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14 giugno 2017

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19244009_1893331814016502_1840693208_nUna donna di circa 60 anni è stata urtata da un’auto oggi pomeriggio a Magenta tra via Santa Crescenzia e via Fanti. La donna è stata soccorsa da un equipaggio della Croce Bianca di Magenta e trasferita, in codice verde, al pronto soccorso del Fornaroli. Sul posto sono arrivate due auto della Polizia locale di Magenta per ricostruire la dinamica

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copertina marco

tossicoCarico Marco Invernizzi, forse una delle ultime carte che ha da giocare è un confronto diretto. Si percepisce che ha un nodo alla gola sulla questione ex area Saffa.

Noi di Cam presenti alla conferenza stmpa post voto, rilanciamo la sua dichiarazione su un possibile confronto a due. Chiara Calati accetterà? Vedremo. Intanto se serve una testata moderatrice super partes noi ci offriamo come moderatori.

il Video:

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marco invernizzi

inverMarco Invernizzi non si arrende. Pur essendo un risultato elettorale deludente spiega che lui e la sua coalizione continueranno per i prossimi dieci giorni, ad ascoltare la gente. nei quartieri, nei punti di aggregazione, in ogni luogo di Magenta. lo ha detto oggi pomeriggio nella conferenza stampa convocata presso il point di piazza Kennedy. “Cercheremo di capire dove ci rimproverano”, ha detto. Ma è sicuro di una cosa: “Sui grandi progetti non è passato il giusto messaggio. La gente è convinta che si tratti di bufale o che occorrano tempi biblici per realizzarlo. E su questo la campagna elettorale avversaria ha avuto le sue responsabilità”.

Invernizzi parla di duemila posti di lavoro nella ex Saffa, 400 posti fissi e un indotto considerevole. “Se queste sono bufale allora che lo mettano per iscritto – ha detto – Dicono che in politica tutto è ammesso. Ebbene io non la penso così. ho messo la faccia in questi progetti che vogliamo portare avanti. Che la mettano anche loro la faccia dicendo che è una bufala”. E’ sempre Invernizzi a dire che questi progetti stanno andando avanti, nonostante tutto e tutti.

“Se Chiara Calati è concorde nel dire che il progetto della ex Saffa sia una bufala che lo dica e che lo metta per iscritto – torna a ripetere – E che si impegni a non portarlinver2o avanti in caso di vittoria. Ma una cosa la voglio dire: Magenta e i magentini non si ingannano su queste cose”. A breve il video della conferenza stampa.

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Protezione-civile

Ha destato allarme la presenza, negli ultimi giorni, di un paio di volontari con la divisa della Protezione Civile Nazionale che si aggiravano per le strade di Vittuone a chiedere contributi per la loro associazione. Fatti analoghi si sono registrati a Magenta e Abbiategrasso. A Vittuone la cosa è stata segnalata alal Polizia locale che ha svolto i dovuti accertamenti scoprendo che si tratta di un’associazione presente nell’elenco delle organizzazioni di volontariato di Protezione Civile della Città Metropolitana di Milano.

Sono però tante le Onlus che nascono e spariscono dopo poco tempo ed la scritta Protezione Civile Nazionale potrebbe trarre in inganno. Cosa fare in questi casi? L’appello della Polizia locale di Vittuone è quello di diffidare: “Date contributi solo alle associazioni che conoscete da sempre e che sapete come lavorano. Evitate di dare soldi ad organizzazioni che non conoscete”.

 

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Unknown

Angelo Paratico ha pubblicato, sul blog di Dino Messina, sul ‘Corriere’ il seguente interessante articolo sulla figura e l’opera di John Kennedy,

 

La RAI ha recentemente trasmesso un intervento di Walter Veltroni, in occasione del centenario della nascita di John Fitzgerald “Jack” Kennedy (29 maggio 1917-22 novembre 1963), una delle icone del nostro mondo moderno.
Veltroni, da quell’uomo di cultura che è, ha descritto Kennedy con parole sincere e accorate, definendolo una delle figure ideali alle quali tutti i democratici del mondo s’ispirano. Questa impressione viene condivisa, statistiche alla mano, da un gran numero di cittadini americani, sia democratici che repubblicani.
Tutto ciò è notevole ma non è facile da spiegare con la logica, perché le ombre sulla sua presidenza e sulla sua vita personale sono assai profonde, anche se queste tendono a restare confinate entro ai libri di storia, senza scalfire la sua immagine popolare, che resta immacolata.

Mentre ascoltavo Veltroni ho ripreso in mano un libro pubblicato nel 2013, contenente le memorie di Mimi Alford e intitolato “C’era una volta un segreto”.
L’autrice, ormai nonna multipla, racconta la storia del suo passato d’amante di Kennedy. Dopo esser riuscita per più di 40 anni a mantenere segreta la propria relazione, anche ai propri parenti e agli amici, nel 2003 la sua identità venne svelata da un giornale. Quando una mattina trovò una reporter seduta sullo scalino del proprio ufficio, che le chiedeva se era lei quella Mimi che fu amante del presidente, capì che la sua copertura era saltata e ammise tutto. Nei giorni seguenti fu investita da una vera e propria bufera mediatica e solo più avanti negli anni volle raccontare la propria versione dei fatti. Pubblicò quel libretto, che divenne un best seller, a ulteriore testimonianza del fascino esercitato da questo sfortunato uomo politico.

Una serie di apparenti coincidenze – che forse tali non furono – nel giugno 1962 portarono Mimi a entrare per uno stage alla Casa Bianca. Aveva diciannove anni, era vergine ed ingenua, una piccola borghese tenuta nella bambagia dalla famiglia e che non aveva idea di come fosse il mondo.
Attrasse subito le attenzioni del presidente, il quale però l’aveva già incontrata alcuni mesi prima e per questo dicevamo che, forse, lo stage non fu una coincidenza. Poi, come accaduto già a molte altre ragazze, Kennedy approfittò sessualmente di lei, possedendola mentre le faceva da guida nei propri appartamenti privati, mentre le mostrava la camera da letto di sua moglie, Jackie.
Non la bacerà mai sulla bocca e in quella occasione neppure le tolse il reggiseno, ma altri dati più intimi della loro liaison non ci vengono rivelati.
Mimi non mostra rancore verso di lui, né tantomeno rabbia verso se stessa. La loro relazione durò per un anno e lui se la portò in giro in viaggi all’estero. Anche se Mimi sapeva che oltre a lei c’erano altre donne, proprio come Veltroni, è ancora affascinata dal suo mito. Mentre avevano quella relazione, Mimi si trovò un fidanzato, un ufficiale dell’esercito, che poi divenne suo marito ma, a un certo punto, costui doveva essere spostato per sei mesi in una basa lontana da Washington. In lacrime, Mimi lo disse a Kennedy, il quale promise di parlarne al comandante in capo delle forze armate. Il suo amante non venne più spostato. Solo in un caso Mimi ebbe il coraggio di dirgli di no: quando lui voleva passarla al fratello Robert, solo in quella occasione lei gli disse: “Non se ne parla neppure!”. Lui accettò di buon grado e non tornò più sull’argomento.

Come possiamo spiegare il fascino immortale di JFK? Uno dei motivi fu la sua grande bellezza fisica e quella sua abbronzatura – poi emerse che era dovuta a una disfunzione renale che gli colorava la pelle – e i suoi capelli, sempre ordinati, per i quali aveva una cura maniacale. O forse furono i suoi abiti, sempre impeccabili. Mimi racconta che arrivava a cambiarsi la camicia sei volte al giorno!
E poi non dimentichiamo quella sua voce dolce, ammaliante, americana come una torta di mele; certe sue frasi sono diventate leggendarie, anche se forse furono scritte, non da lui, ma dai suoi assistenti.
Faceva uso di cosmetici per apparire più attraente, un esempio famoso di questo fatto si trova nel confronto televisivo con Nixon del 1960, durante il quale egli si mostrò tranquillo e sereno, mentre Nixon sudava e appariva teso. Pochi sanno che uno dei motivi di ciò fu che Nixon aveva una gamba che gli faceva male e, a differenza di Kennedy, aveva rifiutato di farsi truccare, prima di mettersi davanti alle telecamere.

Per via della sua giovanile baldanza, Kennedy non riuscì mai a “leggere” e a interagire con un relitto del passato come Krushev: non capì che certi suoi discorsi erano riservati al consumo interno in Urss e non andavano presi alla lettera; inoltre, dopo che i due s’incontrarono, la sua antipatia per lui aumentò a dismisura e questo provocò una grave escalation militare fra le due potenze, che precipitò gli Stati Uniti nella guerra del Vietnam e poi, con la crisi di dei missili di Cuba, s’arrivò a un millimetro dalla guerra termonucleare.

La strada verso il potere di Jack fu spianata da sua padre, e dai suoi nonni irlandesi, tutti potenti e ricchi. Si laureò ad Harvard nel 1940, con una tesi intitolata “La pacificazione di Monaco” nella quale criticava la prudenza di Chamberlain nell’affrontare Hitler. Facile farlo dopo il 1939! La cosa suona ironica, perché suo padre, Joe Kennedy, fu ambasciatore degli Stati Uniti a Londra e lui stesso fu a favore del volo su Monaco di Chamberlain: fu proprio questo che causò il suo licenziamento da parte di Roosevelt.
Suo padre lo spinse a pubblicare quella tesi sotto forma di libro, intitolandolo “Why England slept” con una introduzione di Henry R. Luce, dopo che Harold Laski rifiutò, lasciandoci una nota nella quale notava che quel libro “Era il prodotto di una mente immatura, e se non fosse stato scritto dal figlio di un uomo molto ricco non avrebbe mai trovato un editore”.

Saltando ora da questo suo primo libro al secondo – che ebbe un’importanza enorme per trasformarlo in un credibile candidato alla presidenza – arriviamo a “Profiles of Courage” uscito il 1 gennaio 1956, nel quale descrive le vite di alcuni senatori americani del passato, i quali vollero seguire la propria coscienza, invece che il proprio interesse.
Questa sua opera gli meritò il premio Pulizer e fu un grosso successo editoriale, creando la sua immagine di uomo d’alti principi morali e democratici che dura ancor oggi e che gli permise di spuntarla su Nixon, che era molto più preparato di lui.

La verità emerse nel 2008 – anche se già in molti la sapevano – quell’opera fu scritta da un suo talentuoso assistente, che gli scriveva i discorsi, il suo nome era Ted Sorensen.
Nella sua autobiografia “Counselor: A Life at the Edge of History” Ted Sorenson raccontò la genesi dell’opera: l’idea iniziale fu di Kennedy ma la ricerca e la composizione furono solo sue. Per 6 mesi lavorò per scriverlo, anche per dodici ore al giorno, mentre Kennedy era in giro per il mondo o stava in ospedale.
Nel 1957 il giornalista Drew Parson raccontò questa storia in televisione, alla ABC, parlando a Mike Wallace il quale, stupito, chiese come il senatore Kennedy avesse potuto ritirare il Pulizer per un libro scritto da un altro. Parson disse che girava una battuta in Senato: “Jack dovrebbe avere meno profilo e più coraggio”. Un gioco di parole sul titolo…
Joe Kennedy, il padre di Jack, che seguiva la trasmissione, telefonò ai propri avvocati dicendogli di querelare il canale televisivo, chiedendo danni per 50 milioni di dollari, una somma enorme. Qualche giorno dopo Robert Kennedy e il suo avvocato si presentarono presso la ABC, chiedendo una smentita ufficiale o avrebbero preso le vie legali. Il direttore della ABC accettò di smentire, nonostante Wallace e Parson rifiutarono di rimangiarsi quanto avevano detto. La smentita fu effettivamente mandata in onda e nel 1957, senza preavviso, Jack mandò un grosso bonus a Sorensen, che non se lo aspettava e che lo rese felice ma non ci vuol molto a immaginare perché fu così generoso.

Questo malvezzo di uomini politici che si fanno scrivere i libri è più comune di quanto non si possa pensare. Lo stesso Winston Churchill, nel 1953, vinse il premio Nobel per la letteratura grazie ai volumi della sua “Storia della Seconda Guerra Mondiale” scritti da un gruppo di storici guidati da William Deakin.

Angelo Paratico

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RESCALDINA – Recupero e riuso. Queste le parole d’ordine per lo spazio estivo de La Tela di Rescaldina che viene inaugurato ufficialmente giovedì 15 giugno alle ore 18.30. Per tutta l’estate il cortile dell’osteria sociale sorta all’interno di uno stabile sottratto alla criminalità organizzata diventa “La Tela Defò”: uno spazio all’aperto che il gruppo di lavoro Materica 31 ha arredato con oggetti nati dal recupero di materiali destinati alla discarica. «Siamo particolarmente orgogliosi di questo nuovo spazio – osserva Giovanni Arzuffi portavoce di Arcadia la cooperativa che gestisce La Tela -. Non solamente perché propone una filosofia basata sul riutilizzo, contro lo spreco. Ma soprattutto perché è sorto grazie alla rete che il gruppo di lavoro composto da professionisti del mondo della comunicazione e del design ha saputo creare con diverse aziende del territorio, con la collaborazione del Comune di Rescaldina. Ciascuna impresa ha donato parte dei propri materiali di scarto che, nelle mani dei volontari, sono diventati oggetti di arredo. È lo scopo de La Tela: essere non solamente luogo di socialità e di condivisione, ma anche uno spazio dove nascono e si sviluppano le idee».

Per l’allestimento, Materica 31 è andato rovistare negli scantinati e nei magazzini alla ricerca di oggetti cui dare nuova vita. «Siamo partiti frugando nel retrobottega de La Tela», premette Simona Giustizieri che insieme con Alessandra Pescio e Marika Giustizieri ha dato vita al gruppo di lavoro. «Qui abbiamo trovato scarti di packaging alimentare e pezzi di arredamento dismessi. Quindi, con l’importante collaborazione del Comune di Rescaldina, ci siamo presentati alle aziende della zona alla ricerca di materiali non più utilizzati cui però potevamo dare nuova vita e un nuovo uso. La risposta è stata sorprendente».
Con un po’ di inventiva e tanta manualità, vecchie cassette della frutta si sono trasformate in una libreria, i grandi contenitori dei pelati sono diventati vasi. Da pallet e legno di seconda scelta, opportunamente trattati e lavorati, sono nati divanetti, tavolini e il palco; con le stoffe di recupero sono stati abbelliti i vasi, è stata fatta la copertura dell’area esterna ed imbottite le sedute, ma anche sono state costruite le tende/gioco per i bambini. «L’obiettivo non era solamente arredare uno spazio, ma anche e soprattutto trasmettere un preciso messaggio per fare del riuso una pratica della nostra vita quotidiana», prosegue Giustizieri. «Materica 31 è un gruppo di giovani che presto si costituiranno in associazione. Il nostro obiettivo è diventare un laboratorio di idee con lo scopo di diffondere una maggiore sensibilità ambientale attraverso la gestione di risorse riciclabili e riusabili. Ci stiamo già attivando per organizzare corsi, laboratori e progetti da proporre a grandi, piccoli e scuole».
In occasione dell’inaugurazione, negli spazi de La Tela Defò sarà allestita una piccola mostra con la presentazione della storia degli oggetti utilizzati per l’allestimento.

Per arredare La Tela Defò hanno contribuito donando materiali e servizi: Azienda Agricola Bruzzese, Cooperativa Arcadia, Falegnameria Banfi, M&M Servizi, Idraulica Venturi Gianpaolo, Scrosati Arredamenti Metallici, Zucchi Bassetti.

Il programma dell’inaugurazione prevede alle 18.30 l’apertura de La Tela Defò, a tutti i presenti sarà offerto un rinfresco. Dalle 21 ad allietare la serata un duo jazz con fisarmonica e clarinetto.
La partecipazione è libera.

La Tela è un bene sequestrato alla criminalità organizzata, affidato al Comune di Rescaldina e gestito dalla Cooperativa ARCADIA insieme con altre associazioni del territorio. È diventato ristorante e centro di aggregazione e di promozione sociale e culturale.

Info: Osteria sociale del buon essere “La Tela” Strada Saronnese, 31 Rescaldina (MI)
cell. 328 6845452
www.osterialatela.it
Facebook: https://www.facebook.com/osterialatela/

 

FOTO un’immagine del Defò

 

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