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8 agosto 2017

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Ha suscitato sgomento anche nel magentino la notizia, proveniente dalla Sicilia, dell’arresto di alcuni vigili del fuoco discontinui operanti nel distaccamento volontario di santa Croce Camerina, provincia di Ragusa. Appiccare un incendio deliberatamente per poi aspettare di essere chiamati a spegnerlo per percepire l’indennità è un fatto che provoca disgusto. Il volontariato è una risorsa e, da sempre, nel nostro territorio così come in tutta Italia i vigili del fuoco volontari lavorano a stretto contatto con i permanenti. Facendo sacrifici, passando interi week end in caserma, le notti e ogni ritaglio di tempo dell’attività lavorativa quotidiana.

Il presidente nazionale dell’Associazione Vigili del Fuoco Volontari ha detto: “L’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari, Ente Morale che rappresenta dal 1972 gli oltre seimila vigili volontari operanti in più di 300 distaccamenti dislocati su tutto il territorio nazionale, stigmatizza quanto accaduto seppur in attesa dell’esito dall’attività giudiziaria ancora in corso. Sottolineiamo però che il caso, circostanziato di illecito penale, nulla ha a che fare con le migliaia di volontari che da oltre due secoli concorrono nel garantire il soccorso alle popolazioni, unitamente alla componente di ruolo del Corpo Nazionale, con professionalità, onestà e assoluta trasparenza”.

Parole sottoscritte dal consigliere dell’associazione Marcello De Lorenzis che vive e lavora a Magenta. L’associazione garantisce pieno sostegno al restante nucleo di ragazzi del distaccamento di Santa Croce Camerina in un momento così difficile e travagliato. “Il volontariato – aggiunge l’associazione – dei vigili del fuoco è una realtà indiscutibile e irrinunciabile nel nostro Paese ed è fatto di tanto sacrificio, passione e professionalità erogate con impegno quotidiano, a volte a discapito delle esigenze famigliari oltre che del proprio lavoro che garantisce a migliaia di cittadini, anche di località periferiche, un tempestivo soccorso secondo quel modello di prossimità riconosciuto e applicato da tutte le forze antincendio del mondo. Un particolare ringraziamento va alla Magistratura e alle forze di Polizia che in cololaborazione con il Comando Provinciale di Ragusa hanno consentito di accertare le responsabilità dei singoli a tutela della collettività e dell’immagine delle migliaia di volontari italiani”.

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IMG-20170807-WA0036Sono figlio di un Macellaio, nei primi anni della mia vita lavorativa, purtroppo o per fortuna, ho aiutato mio padre nel suo lavoro. Sono passati più di 35 anni da quel periodo, ma già allora i resti non commestibili degli animali, venivano portati negli appositi centri per lo smaltimento.

Non frequento più i macelli, ma visto che già allora le normative erano rigide, presumo che oggi lo siano ancora di più. Quindi per equazione non penso che sia un usanza italiana l’abbandono di carcasse.

Quindi la domanda che mi sono posto oggi, quanto Federica dell’Associazione “Zampe alla Riscossa Onlus” mi ha chiamato per avvisarmi del suo insolito ritrovamento è stata: “perché?”.

IMG-20170807-WA0035Federica, sensibile verso i cani e i gatti abbandonati, spesso girovaga per Cascine e Cortili alla ricerca di animali randagi o abbandonati.

Ieri sera, verso le 19, credendo che la carcassa abbandonata fosse quella di un cane, ha dato subito l’allarme. Ha chiamato i responsabili dell’Ast, le guardie ambientali e infine noi. All’arrivo dei Dottori della Ast, girando la carcassa, si è scoperto che non si trattava di un cane, ma di una capra che era stata macellata e abbandonata nelle campagne della Cascina Peralza a Magenta.

Federica commenta: “ci siamo accorti che non era un cane perché girando la carcassa abbiamo visto gli zoccoli – sottolinea – i resti avevano un odore tremendo e all’animale mancava anche la testa che non è stata ritrovata”.

Un analogo episodio di resti abbandonati era stato scoperto dal nostro direttore qualche anno fa e recentemente un fatto analogo anche a Turbigo.

La carcassa è stata recuperata e portata allo smaltimento. La domanda ce la riponiamo “perché?”

Le foto dell’articolo sono di Federica Cattaneo

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