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6 febbraio 2018

Mantovani 1° luglio 2013 ad Arcore

CATANESE – ABBIATENSE. Attualmente Il partito più in forma nel nostro territorio è la Lega. Una concomitanza di cause l’ha rimessa sul gradino più alto. La tradizione nostrana ha sempre visto il centro destra vincente nel nostro territorio, ma c’erano dei candidati conosciuti, mentre attualmente lo scenario è deludente, sguarnito di politici che abbiano avuto a che fare con la nostra realtà. Le ‘superiori gerarchie’ non hanno pescato nel nostro territorio e tutto il mondo che faceva riferimento a quello che fu il punto di riferimento per Forza Italia, per alcuni decenni, è franato di colpo. Conclusione: il territorio che fu dell’inverunese Marcora e poi dell’arconatese Mantovani è rappresentato da una signora che non abita nel territorio, ma che ha dichiarato di essere in grado di rappresentarlo. ‘Pora nunc!’, in un mondo in cui la politica conta sempre meno, mentre burocrazia e magistratura la fanno da padroni, fare qualcosa di buono diventa difficile, nonostante la valanga di promesse…

MARIO MANTOVANI non è stato presentato da Forza Italia. Già vice presidente della Lombardia, se non ci fosse stata l’azione giudiziaria in corso che gli ha tagliato le gambe, sarebbe stato lui il candidato al posto di Fontana.  Ora, la situazione politica porta il popolo di centrodestra a fare una riflessione: o votare Lega o votare Fratelli d’Italia. Michela Vittoria Brambilla, leader del Movimento Animalista più che di Forza Italia, sarà in lizza nel Castanese e chissà quanta gente la voterà. Forza Italia pagherà dazio? Nel mentre, il Mantovani ‘arrabbiato’ ha aderito a ‘Fratelli d’Italia’ e messo in lista alla Camera la figlia Lucrezia che probabilmente sarà eletta.

MASSIMO GARAVAGLIA (Lega) è certamente il politico più conosciuto nel nostro territorio per essere stato, per tanti anni, sindaco di Marcallo con Casone, poi senatore e, ultimamente, assessore al Bilancio della Regione Lombardia. Il suo futuro è da Deputato.

FRANCESCO PRINA (Pd). Gli uomini e le donne del Partito Democratico non sono molto visibili nel nostro territorio. C’è Francesco Prina, già sindaco di Corbetta, in Parlamento da tempo, ma non è conosciuto nel Castanese, mentre lo è nel Magentino.

Giusto cinque anni fa si votò insieme per Regionali e Nazionali e le cose andarono nel modo che riassumiamo qui sotto: 

REGIONALI – La novità fu rappresentata dai Cinque Stelle  che si attestarono al 15%. Maroni-Fontana (centrodestra) a TURBIGO prese il 50% (2070 voti), mentre Ambrosoli-Gori (centrosinistra) il 32% (1322); a ROBECCHETTO Maroni prese il 54% (1507), Ambrosoli il 25% (700); a CASTANO PRIMO, Maroni 51% (3171), Ambrosoli 28% (1747). La vittoria del centrodestra fu netta e Maroni da Lozza ha potuto governare per cinque anni.

NAZIONALI. Delle tante liste, quelle che hanno toccato palla, sono state sostanzialmente tre.  A TURBIGO il Pdl prese il 26% (1114), la Lega il 14% (595),  il Pd il 22% (929) e i Cinque Stelle il 18% (792); a ROBECCHETTO il Pdl prese il 24% (707), la Lega il 17% (499),  il PD il 17% (514) e i Cinque Stelle il 21% (617).

“Siamo arrivati primi, ma non abbiamo vinto” fu la famosa frase di Bersani, per cui, poco dopo, andò a riverire i Cinque Stelle cercandone i voti, ma ci fu un ‘niet’ che il prossimo quattro marzo non ci sarà.

  

FOTO 1° luglio 2013 – Mario Mantovani ad Arcore in uno dei tanti momenti difficili della storia di Forza Italia

 

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Era entrata in chiesa per pregare. E le hanno rubato la borsa mentre era inginocchiata. Ladri senza scrupoli questa sera, verso le 18, nella basilica di San Martino a Magenta. Due uomini e due donne hanno preso di mira una signora entrata in chiesa.

La donna ha appoggiato la borsa sulla sedia e loro, nel giro di una frazione di secondo, sono riusciti ad arraffarla e a scappare. Pare che poco prima siano entrati nella farmacia di fronte alla basilica, per poi uscire subito. Sul posto sono giunti polizia locale e carabinieri per le indagini.

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arluno

E’ finito all’ospedale con il codice giallo un operaio impegnato in alcuni lavori in una ditta di trasporti di Arluno. L’infortunio è accaduto oggi, in tarda mattinata presso la sede di via Adua. L’operaio, di nazionalità tunisina, ha 45 anni e lavora per una cooperativa di Bollate. Stava utilizzando un muletto sul quale c’era posizionata una cassa.

L’uomo era sceso dal muletto quando si è verificato l’infortunio. E’ indietreggiato bruscamente, mentre la cassa stava per scivolare dal muletto. E ha riportato traumi non gravi. Soccorso dai presenti è stato allertato il soccorso sanitario che ha inviato ad Arluno un equipaggio della Croce Bianca di Sedriano.

Una volta stabilizzato l’operaio è stato trasferito, in codice giallo, al pronto soccorso del Fornaroli di Magenta. L’infortunio è stato rilevato dalla polizia locale di Arluno.

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Eugene-Green_regista_ospite_Aquerò_2018

Aquerò” è una parola di dialetto occitano; la parola che usò la bimba Bernadette di Lourdes per indicare ciò che non riusciva a delimitare verbalmente, qualcosa a cui non riusciva a dare un nome: l’apparizione dell’invisibile. Qualcosa di semplice ma di straordinario. Aprire squarci per mostrare l’invisibile è proprio dell’arte e dell’arte cinematografica in particolare; ciò che il cinema mostra, l’essenza di una buona pellicola, spesso è proprio in ciò che non si vede, o che si crede di non vedere, ma c’è. E così Acec Milano (il circuito delle sale di comunità della Diocesi milanese) ha deciso di denominare così l’atipico “festival” dedicato al cinema di riflessione, quello – come sottolineano gli organizzatori – “che ha il coraggio di confrontarsi con le domande fondamentali (il senso, la bellezza, la giustizia, la verità); che cerca, sperimenta, si mette in discussione.”. Il Festival si caratterizza per un nucleo centrale di eventi in una intensa tre giorni al cinema San Fedele di Milano (da venerdì 9 a domenica 11) e per altri dieci eventi collegati sul territorio, grazie alla collaborazione con le migliori sale di comunità del circuito associativo. Tra queste, CinemateatroNuovo di Magenta. “La nostra sala è da molti anni impegnata nella proposta di un cinema di confronto con le domande che la società pone all’uomo come individuo e come parte di una comunità. Domande che interrogano ognuno di noi, credente o meno. Il buon cinema è in grado di metterci di fronte a scelte valoriali e senso della vita che tendiamo a dimenticare nella concitazione del quotidiano”, spiega Alberto Baroni, direttore della Sala di Comunità magentina e membro del Consiglio di Acec Milano; “Del tutto naturale quindi che la nostra sala aderisse al Festival ‘Aquerò’ “. CTN inserisce quindi due date dedicate ad Aquerò nel palinsesto della consolidata rassegna Filmforum (“il cui spirito è da ventotto edizioni il medesimo che sottende il neo-nato Aquerò”): la prima il 12 febbraio (in via eccezionale di lunedì), con “Le Fils de Joseph” (presentato nel 2016 ai festival di Berlino e Torino) del regista Eugéne Green, il quale sarà presente in sala per il dibattito; la seconda il 1 marzo con “Personal shopper” (Premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2016) del regista Olivier Assayas, del quale si parlerà in sala con il filosofo Roberto Mordacci. Insieme agli illustri ospiti ed a Marco Invernizzi, l’amico abbiatense Fabrizio Tassi, collaboratore di lunga data di Filmforum, questa volta in veste di Direttore artistico del Festival Aquerò. L’ingresso per questi due appuntamenti Filmforum-Aquerò è ridotto a € 3,00 per tutti. Note: Il progetto “Aquerò – Lo spirito del cinema” nasce da una idea di Acec Milano con il sostegno di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia; il patrocinio dell’Arcidiocesi milanese e del Comune di Milano, in collaborazione con il Centro Culturale San Fedele e Itl. La direzione artistica di Fabrizio Tassi ed quella organizzativa di Gianluca Bernardini.

Per chi volesse approfondire: www.spiritodelcinema.it

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n7

E’ stata rinviata al prossimo 20 febbraio l’udienza che si sarebbe dovuta tenere oggi al Tribunale di Milano dove si sta celebrando il processo per bancarotta fraudolenta a carico di ex amministratori della ex Novaceta di Magenta. In tale data verranno ascoltate le difese degli imputati Squillace e Cimatti.

Si andrà, quindi, alle controdeduzioni della parte civile e alle controdeduzioni difensive finali. Il processo si avvia così a conclusione. Dopo tali udienze il Tribunale si pronuncerà su uno dei processi più importanti che hanno riguardato il nostro territorio.

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Immagine

-“Dottore, posso dirLe che quel quadro è davvero molto bello? Potrei fargli una foto?”

-“Certamente. Pensi che lo ha dipinto una mia paziente affetta da sindrome di Down”

 

Anni fa dipinsi un piccolo quadro che intitolai “La luna e i pesci”  del quale non sono mai stato soddisfatto e non so ancora il perché.

Mi diverte guardare i quadri che le persone hanno in casa o nei loro uffici, quindi la prima volta che sono entrato nello studio del mio medico curante ho notato, in mezzo alle immancabili stampe di artisti famosi, un grazioso dipinto. Piccolo e ben incorniciato si divideva il chiodo con un calendario.

L’immagine mi ha colpito subito per i toni delicati ma soprattutto per il soggetto che ritraeva. Ho pensato che avesse potuto dipingerlo un bambino, forse il figlio del Dottore. Oltre all’atmosfera che il quadro emanava mi colpì l’insieme degli elementi ritratti: la luna, l’onda, il sole e, più di tutte, a renderlo davvero unico, le due stelle marine adagiate sulla sabbia bianca.

Ogni volta che mi recavo dal Medico ci buttavo uno sguardo. Qualche giorno fa ho chiesto il permesso di  fotografarlo e nel prenderlo in mano, staccarlo da quel chiodo e osservarlo da vicino ho provato una piacevole sensazione. L’operazione è stata talmente rapida che solo quando mi sono trovato in ascensore, ingrandendo l’immagine sullo schermo del telefono ho notato i pesci. Si muovevano ciascuno in direzione diversa stazionando sotto la superficie dell’acqua, al chiaror della luna. Insomma, proprio la luna e i pesci che avevo tentato di dipingere io, ma anche due stelle marine rosse su un angolo di spiaggia bianca. Una composizione davvero bella per la sua genuinità.

Mi sento ispirato e decido di riprodurre il quadro, di farne una versione mia, dopotutto il motivo per cui iniziai a dipingere fu proprio che non sopportavo di appendere delle stampe alle pareti. Mi piacciono la rivisitazione, la reinterpretazione, il contatto e il confronto con un altro individuo che butta fuori ciò che è e ciò che sente, dunque un artista.

Prendo un pannello telato grossomodo delle stesse dimensioni dell’opera in questione e inizio a tracciare una bozza con la matita. Subito mi rendo conto che questa strada è sbagliata. L’autore del quadro non ha proceduto in questo modo. Sarebbe un errore cercare di replicare il risultato finale, non intendo farne  una copia  ma carpire la quintessenza che ha generato questa piccola opera, quella che Kandinsky definiva “la necessità interiore di esprimersi”. Si tratta quasi di stabilire un contatto tra anime. Allora inizio a cancellare i tratti a matita pur lasciandone leggeri segni, perché in fondo ora sono io che mi esprimo, non più lei. Parto dalla luna che nel suo taglio è indefinita, nell’esecuzione mi lascio guidare dai colori ricordando l’insegnamento di Gauguin.

Ammetto a me stesso che questa ragazza è riuscita a fare il quadro che avevo in mente tanti anni fa. Ha stabilito un contatto tra la luna e i pesci, aggiungendo un’onda gigantesca che non fa paura e due stelle marine che somigliano a due ciambelle, due panettoni, per il modo in cui sembrano posare la loro massa abbondante sulla superficie morbida della sabbia.

Imito l’autore usando pochi colori. Dipingo e osservo, osservo e dipingo. Più cerco di fare lo stesso quadro meno mi sento libero. Rischio di cadere nella trappola dell’emulatore, chi ha fatto questo quadro non copiava nessuno, era sé stesso mentre dipingeva. La quintessenza di quest’opera è la libertà e la serenità dell’artista nel momento della realizzazione.

Noto una cosa che mi stupisce: le due stelle marine non sono ferme, una delle due si sta tuffando nel mare, consapevole che l’andirivieni delle piccole onde renderà graduale e naturale l’ingresso e poi l’immersione (per metà è già in acqua).

L’osservazione di questa scena mi mette in armonia, mi riconcilia e mi rendo conto che la mia necessità interiore di esprimermi non ha riguardato soltanto la riproduzione (a modo mio) di quest’opera, ma anche la scrittura di questo breve testo.

Oggi, come nel 1910, l’arte ha molto a che vedere con la necessità di esprimersi e sempre meno con le abilità. Ci aiuta a buttar fuori ciò che abbiamo dentro, e alle volte qualcun altro viene intercettato dai nostri cosmi.

La prossima volta che andrò dal Dottore gli parlerò di questo quadro dicendo che forse merita di avere un chiodo tutto suo.

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