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10 febbraio 2018

basket

Vittoria casalinga per Boffalora, che si riprende dal capotto subito settimana  scorsa a Busto Arsizio, battendo Cassano Magnago per 64-48. Un punteggio che, tuttavia, non descrive in pieno l’andamento del match, in quanto gli ospiti lottano ad armi pari per lunga parte del primo tempo, prima del break della Doria, griffato dalle stoppate di Viganò e dalla tecnica sotto canestro del veterano Stefano Scrocco, che fissano il punteggio sul 40-31 all’intervallo. Al rientro dagli spogliatoi, Cassano prova a ricucire lo strappo, ma ancora una volta è Viganò, con le sue giocate d’intensità sia sulla metà campo offensiva che, soprattutto, su quella difensiva, a respingere il flebile assalto, grazie anche alla tecnica di Jacopo Banfi in cabina di regia e alle triple di Simone Roppo. Il terzo parziale di gioco si conclude, quindi, 48-40. L’ultimo periodo è una pura formalità per i padroni di casa, che piazzano un altro allungo decisivo, conquistando, così, due punti fondamentali per continuare a inseguire i playoff.  Il prossimo impegno per Boffalora sarà ancora tra le mura amiche, contro CMT di Trevisan Paolo, squadra che si trova attualmente al quarto posto in classifica. Sarà, quindi, una partita “da dentro o fuori”, in cui la Doria avrà un margine di errore assai ridotto.

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Cuggiono - Incendio

Chi abita in centro questa notte ha sentito le sirene suonare. Qualcuno pensava ad un malore. Per molti stamane la scoperta su cosa realmente accaduto.

Cuggiono - IncendioUn uomo, forse in un momento di crisi, causata dalla depressione, ha deciso di far eplodere la caldaia di casa che si trovava sul balcone. Un tentativo, andato male, per farla finita. O un metodo per chiedere aiuto, datemi una mano? queste domande dobbiamo porcele.

Il metodo escogitato: creare un incendio che avrebbe fatto esplodere la caldaia. Sappiamo di certo che le caldaie di ultima generazione non esplodono cosi facilmente, non sappiamo se lo sa anche lui.

Rimane il fatto che il gesto compiuto dall’uomo denota un alto grado di disperazione.

Dalle cronache che facciamo, sembra un fenomeno diffusissimo.

Specialmente in casi, come questo, dove, sembra, ci sia in atto un divorzio. Non denunciamo il fatto di cronaca in se che è gravissimo. Facciamo notare che chi deve Cuggiono - Incendiovigilare su situazioni delicate, debba aiutare le persone in difficoltà, prima che avvengano episodi ben più gravi.

L’uomo è stato denunciato per incendio colposo.

Tutto alla fine è andato bene, grazie all’intervento di alcuni passanti che notando l’incendio hanno allertato i vigili del fuoco e i Carabinieri che sono prontamente intevenuti su posto.

Un fumetto diceva “tutto è bene quel che finisce bene”

Foto del servizio: Roberto Garavaglia (Studio Sally)

 

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foibe

Il Giorno del Ricordo è stato onorato, anche a Magenta. Con una cerimonia al parco di via Melzi. “Onorato di vedere tanta gente nel Giorno del Ricordo – ha detto il vice sindaco Simone Gelli – Un giorno in cui ricordiamo le vittime delle foibe. Una tragedia che colpì fortemente il nostro popolo e una comunità che è tra noi”. L’allora amministrazione Del Gobbo partì con questa iniziativa continuata successivamente al parco dedicato in via Melzi. Una corona di alloro è stata deposta al Cippo dei Martiri delle Foibe alla presenza del sindaco Chiara Calati. C’erano anche i vertici della Guardia di Finanza, della Polizia Stradale, locale e dei Carabinieri e numerose associazioni d’Arma (Alpini e Bersaglieri) e di volontariato.

Pierluigi Rodeghiero, segretario del Gruppo Alpini di Magenta ha detto: “Dallo scorso anno una cosa è cambiata. Abbiamo posizionato un’area di rispetto per proteggere il monumento”. Il Presidente dell’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia del comitato di Milano ha aggiunto: “Grazie alla legge del 2004 oggi celebriamo il Giorno del Ricordo. Permettendo a tutti di conoscere un pezzo di storia recente rimasto nascosto. L’esodo, nessuna traccia di italianità doveva esserci su quelle terre. Nelle scuole non si parlava più italiano, ma solo il serbo croato. Vengono soppresse le festività religiose. In quel periodo se qualcuno doveva battezzare i propri figli doveva farlo di nascosto, così come sposarsi in chiesa o celebrare un funerale”.

Una testimonianza incredibile e terrificante. Lui che a Natale stava a casa da scuola, il giorno dopo veniva bacchettato dal maestro pubblicamente. La terra della sua famiglia è stata nazionalizzata. “Mio padre aveva protestato e venne portato ai lavori forzati vicino a Zagabria a costruire la ferrovia – continua – Per le foibe hanno cominciato a lavorare dopo l’8 settembre del 43. Subito sparirono 800 persone. Il grande disastro è cominciato dopo il 25 aprile del ’45. Da noi, anziché festeggiare la Liberazione, cominciò l’occupazione. Poco dopo cominciò la pulizia etnica. Noi italiani siamo stati cacciati. Tra il ’45 e il ’46 a guerra finita sono spariti nel nulla oltre 17mila persone. Altre ricerche parlano di 22mila sparizioni. Un vero e proprio genocidio”.

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casari

Stefano Casari di CasaPound non risponde agli slogan antifascisti di questa mattina in piazza Liberazione a Magenta. “Avevamo tutte le autorizzazioni per poter installare il nostro banchetto – dice – Non pensiamo nemmeno di dover replicare”. E si fa forte delle 500 firme raccolte soltanto nell’Altomilanese.

“Un grande consenso che sappiamo esserci anche parlando con le persone e che deriva dalla bontà del nostro programma – ha detto Casari – Un programma concreto che mette, davanti ad ogni cosa, gli italiani. Dal reddito nazionale di natalità con un contributo mensile, alla necessità di uscire dall’euro, al dovere di fermare l’immigrazione diventata incontrollabile e che fa arricchire le solite cooperative”.

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bambinate

Quante volte diciamo che sono solo bambinate. Ragazzate che, alla fine, non lasciano il segno. E, invece, il segno lo lasciano eccome. A volte traumi che non si cancellano. Il prossimo 24 marzo nella Libreria La Memoria del Mondo di Magenta presenteremo il libro di Piergiorgio Paterlini ‘Bambinate’. Di questo parla in uno stile asciutto. Perché la ferocia dell’infanzia non conosce tempo, né confini.

“Ogni giorno è pronta a esplodere. Anche se a tutti fa comodo pensare sia per gioco, altro non è che il primo irrompere della violenza nella vita degli uomini. In questo romanzo asciutto e teso, Piergiorgio Paterlini torna ad affrontare le passioni dei ragazzi, nel loro tratto piú oscuro e inquietante. Metà anni Sessanta. È il Venerdí Santo in un paesino della Bassa Padana e, come da tradizione, si rappresenta la Via Crucis. Anche i personaggi sono quelli della tradizione: le Pie Donne, il Sommo Sacerdote, il Cireneo, la soldataglia. E Pilato. I protagonisti, però, sono tutti bambini e nessuno di loro sta recitando, nemmeno il piccolo Cristo che viene trascinato sul Golgota. Gli adulti guardano, ma non vedono. Cinquant’anni dopo, il ragazzo che allora era Pilato ritorna in paese. Tutto è rimasto come quel giorno, i cambiamenti hanno intaccato soltanto la superficie. I bambini feroci di un tempo sono ora uomini sconfitti e rancorosi, e quel povero Cristo invecchiato ha imparato a portare la sua croce. La resa dei conti sarà crudele come allora fu spietato il gioco. Anche oggi è il giorno della Passione”.

Bambinate, quindi. Non un semplice romanzo. Ma un libro che ci farà riflettere sul fenomeno del bullismo. Ne parleremo da qui all’appuntamento del 24 marzo. Oggi proponiamo il testo del professore della ragazzina di 12 anni che ha tentato di togliersi la vita a Pordenone. “Oggi una ragazza della mia città ha cercato di uccidersi. Ha preso e si è buttata dal secondo piano. No, non è morta. Ma la botta che ha preso ha rischiato di prenderle la spina dorsale. Per poco non le succedeva qualcosa di forse peggiore della morte: la condanna a restare tutta la vita immobile e senza poter comunicare con gli altri normalmente. “Adesso sarete contenti”, ha scritto. Parlava ai suoi compagni. Allora io adesso vi dico una cosa. E sarò un po’ duro, vi avverto. Ma c’ho ‘sta cosa dentro ed è difficile lasciarla lì. Quando la finirete? Quando finirete di mettervi in due, in tre, in cinque, in dieci contro uno? Quando finirete di far finta che le parole non siano importanti, che siano “solo parole”, che non abbiano conseguenze, e poi di mettervi lì a scrivere quei messaggi – li ho letti, sì, i messaggi che siete capaci di scrivere – tutte le vostre “troia di merda”, i vostri “figlio di puttana”, i vostri “devi morire”. Quando la finirete di dire “Ma sì, io scherzavo” dopo essere stati capaci di scrivere “non meriti di esistere”? Quando la finirete di ridere, e di ridere così forte, quando passa la ragazza grassa, quando la finirete di indicare col dito il ragazzo “che ha il professore di sostegno”, quando la finirete di dividere il mondo in fighi e sfigati? Che cosa deve ancora succedere, perché la finiate? Che cosa aspettate? Che tocchi al vostro compagno, alla vostra amica, a vostra sorella, a voi? E poi voi. Voi genitori, sì. Voi che i vostri figli sono quelli capaci di scrivere certi messaggi. O quelli che ridono così forte. Quando la finirete di chiudere un occhio? Quando la finirete di dire “Ma sì, ragazzate”? Quando la finirete di non avere idea di che diavolo ci fanno 8 ore al giorno i vostri figli con quel telefono? Quando la finirete di non leggere neanche le note e le comunicazioni che scriviamo sul libretto personale? Quando la finirete di venire da noi insegnanti una volta l’anno (se va bene)? Quando inizierete a spiegare ai vostri figli che la diversità non è una malattia, o un fatto da deridere, quando inizierete a non essere voi i primi a farlo, perché da sempre non sono le parole ma gli esempi, gli insegnamenti migliori? Perché quando una ragazzina di dodici anni prova a buttarsi di sotto, non è solo una ragazzina di dodici anni che lo sta facendo: siamo tutti noi. E se una ragazzina di quell’età decide di buttarsi, non lo sta facendo da sola: una piccola spinta arriva da tutti quelli che erano lì non hanno visto, non hanno fatto, non hanno detto. E tutti noi, proprio tutti, siamo quelli che quando succedono cose come questa devono vedere, fare, dire. Anzi urlare. Una parola, una sola, che è: “Basta””.

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CUGGIONO – Anziché rimanere in casa ad assistere mestamente alla grande rappresentazione di Sanremo, un folto gruppo di amatori ha partecipato alla presentazione del libro di Gabriele Pagani,  con il quale ha interloquito il noto storico Mario Comincini di Abbiategrasso. Peccato che tali storie interessassero più Milano che la provincia, per cui non abbiamo saputo più di tanto sui fossi della ‘Cerca’ e del ‘Panperduto’ che segnano il territorio dell’Altomilanese da almeno un millennio.  

L’intramontabile Oreste Magni  ha introdotto la serata.

“I fontanili sono gli antesignani dei Navigli e dei Canali – ha detto l’autore – e Milano nell’antichità aveva l’Olona che lo attraversava, il fontanile Nirone e altri due Navigli (per fiume si intendeva anche un sistema integrato di fontanili). Comunque, il corso d’acqua milanese d’eccellenza è l’Olona, deviato a Rho verso la città all’epoca di Federico Barbarossa, probabilmente per questioni difensive.

Il salto di qualità si ebbe con lo scavo del Naviglio Grande ad opera dei milanesi che ha seguito, ma non si è sovrapposto alla traccia del ‘Ticinello’ (fossato difensivo fino al XIII secolo), che delimitava il territorio della ghibellina Pavia da quello di Milano (ancora oggi ad Abbiategrasso il Naviglio Grande gira per Milano, ma un ramo, l’antico Ticinello, prosegue per Pavia).

Una disquisizione è avvenuta sulle origini della conca. Non è vero che l’abbia inventata Leonardo, ma esisteva già cinquant’anni prima che arrivasse a Milano (la conca di Varenna, prima al mondo, è del 1439!). Fu l’abate di Morimondo, Fumagalli, che per primo ne parlò nei suo scritti, ma la ‘fake news’ continua da due secoli ad essere tramandata.

Fu proprio l’introduzione della conca che diede il la alla tracciatura di una serie di Navigli tra cui anche quelli ‘personali’ del Duca – ha detto Comincini “che diventato troppo grasso non riusciva più a spostarsi con il cavallo e si fece costruire dei Navigli per arrivare, via acqua, alle sue residenze”.  

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