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Giuseppe Leoni

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TURBIGO – Venerdì 23 giugno, ore 10. Via Fredda, Turbigo. Un’auto si ferma davanti all’edicola Sartorelli, trovando faticosamente un posteggio, in quanto sono in corso i lavori di posa della fibra ottica. Il conducente, un nosatese, deve rimanere pochi minuti in negozio: il tempo necessario per ritirare il quotidiano e pagarlo, per cui spegne l’auto e lascia le chiavi nel cruscotto. Male.  Mentre sta uscendo dal negozio vede la sua auto che si sta muovendo: si rende conto che gliela stanno rubando sotto gli occhi! Grida, impreca, ma l’auto gira a sinistra e si dirige verso Castano Primo.

Succede, però, che il figlio del malcapitato si trovava sulla strada del ‘Gigante’ di Castano Primo e vede l’auto di suo padre che lo sorpassa. Telefona al genitore che lo ragguaglia in poche parole e gli dice di chiamare subito i Carabinieri (112). Detto, fatto, inseguimento e cattura del ladro. Un bel colpo di c.!

 

24 giugno 2017 0 comment
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Unknown

Un importante libro, scritto a due mani da Martin Kemp e Giuseppe Pallanti, è stato pubblicato pochi giorni fa dalla Oxford University Press, il titolo è “Mona Lisa. The people and the Painting”.
Si tratta di un excursus attorno al più celebre dipinto del mondo, la Gioconda. La tesi sposata dagli autori è che la Gioconda sia davvero il ritratto di Monna Lisa Gherardini del Giocondo e che tale dipinto fu davvero iniziato nel 1503 a Firenze.
Non vi si legge nulla di particolarmente nuovo da questo punto di vista, in quanto gli autori raccontano tutto quanto è stato fin qui raccolto e pubblicato, anche se quello che raccontano vien presentato con grande precisione, oltre che con rigore accademico.
L’ultimo capitolo, dove si illustrano le nuove tecniche investigative ideate e applicate da Pascal Cotte alla Gioconda, è davvero speciale e ben scritto.
Di questo libro si era parlato in tutto il mondo circa un mese fa, per via della grande reputazione dei due autori e per due affermazioni fatte da Martin Kemp – docente di Storia dell’Arte al Trinity College di Oxford ed esperto di Leonardo Da Vinci – in una intervista, che ha di poco preceduto l’uscita del libro in libreria.

La prima affermazione riguarda nuovi documenti ritrovati da Giuseppe Pallanti, docente d’economia a Firenze e ricercatore di archivi, che svelerebbero la vera identità della misteriosa Caterina, madre di Leonardo.
La seconda riguarda la casa di Anchiano, vicino a Vinci, che non sarebbe il luogo di nascita di Leonardo, anche se turisti provenienti da tutto mondo vanno a visitarla, convinti che proprio lì vide la luce il grande genio.

Ebbene, l’ultimo punto non è affatto nuovo: da decenni gli specialisti di Leonardo sono a conoscenza del fatto che egli nacque nel borgo di Vinci. Ma, come affermano scherzando i giornalisti anglosassoni: “Non bisogna mai permettere alla verità di tagliar la strada a una bella storia!”. La casa di Anchiano si presenta bene ed esiste uno spazioso parcheggio per i torpedoni…

La prima affermazione di Kemp mi aveva molto incuriosito e anche un po’ preoccupato, perché questa tesi va nella direzione opposta a quanto da me, e da altri maggiormente qualificati ricercatori, come Francesco Cianchi e Alessandro Vezzosi, sostenuto. Questo mi ha convinto a spendere 40 euro e ordinarne una copia a Londra.
Kemp e Pallanti sostengono che la Caterina, madre di Leonardo, fu una povera orfana di Vinci e non una schiava, perché dicono che “non esiste traccia di schiavi nel paese di Vinci”. Può essere, ma la mia tesi è che Caterina fu una schiava spostata da Firenze a Vinci, dopo che fu ingravidata da Ser Piero Da Vinci.

I documenti presentati riguardano una tale Caterina di Meo Lippi, solo quindicenne nel luglio del 1451, nove mesi prima della nascita di Leonardo Da Vinci. Giuseppe Pallanti ha scoperto delle carte riguardanti questa ragazza e la sua famiglia ma resta irrisolto il problema centrale: come legarla a quella Caterina, moglie dell’Accattabriga (Antonio Buti) al quale diede 5 figli, dopo che lei aveva accidentalmente partorito Leonardo con Ser Piero Da Vinci.

Questa punto è la chiave di volta di tutto: se il collegamento può essere fatto con certezza fra queste due Caterine, dimostrando che si tratta di una sola, allora il mistero risulterebbe brillantemente risolto. In tal caso Caterina di Meo Lippi sarebbe la madre di Leonardo Da Vinci.
I documenti presentati dal Pallanti dicono che questa Caterina di Meo Lippi aveva 15 anni nel 1451, ma questo non collima con i due documenti già in nostro possesso, nei quali vien riportata l’età della madre di Leonardo.

Possediamo un documento del Accattabriga, suo marito, datato 1484 nel quale Caterina vien detta sessantenne. Dunque sarebbe nata nel 1424 e nel 1451 aveva 27 anni. In un altro documento, che è il suo certificato di morte, ritrovato pochi anni or sono a Milano, e datato 1494, lei vien detta, di nuovo, sessantenne. Dunque, la sua data di nascita andrebbe portata al 1434 e nel 1451 aveva 17 anni, non 15. I conti non tornano in entrambi i casi.

Nella dichiarazione di battesimo di Leonardo, scoperta negli anni ’30 da uno storico tedesco e scritta dal nonno di Leonardo, Antonio Da Vinci, risulta chiaramente che Leonardo nacque a Vinci, ma manca completamente il nome di Caterina, pur essendo menzionati vari altri personaggi. Stesso dicasi per la celebre portata, nota da secoli, del 1457 nella quale Antonio Da Vinci dice che Leonardo ha 5 anni, che è illegittimo ed è figlio di Caterina, presentemente moglie del Accattabriga, ma non mette il patronimico di questa Caterina. Kemp e Pallanti dicono che questa anomalia sia spiegabile con: “Il tono colloquiale del documento, non formale: parlò di Caterina come se fosse noto a chi si stava riferendo, senza bisogno di aggiungere altro”.
Non siamo d’accordo, perché tale documento venne presentato all’ufficio delle tasse di Firenze, non a Vinci.

Dunque in questo libro dove si trova il collegamento fra Caterina moglie dell’Accattabriga e la Caterina di Meo Lippi? L’unico vago punto di contatto presentato dagli autori riguarda il nome dell’ultima figlia dell’Accattabriga e di Caterina: Sandra.
Questo è anche il nome della moglie di Orso Lippi, cugino di Caterina di Meo Lippi e che risiedeva a Mattoni, una frazione di Vinci, prossima a Campo Zeppi. Inoltre, il figlio di questa Sandra fu testimonio alle nozze di Maria, la seconda figlia dell’Accattabriga.

Oggettivamente, questo ci pare un po’ poco per tirare delle conclusioni: infatti in un luogo così poco popolato come Vinci, certamente la Caterina moglie dell’Accattabriga risiedente a Campo Zeppi conobbe Sandra di Orso Lippi, risiedente nella vicina Mattoni e forse furono pure amiche, pertanto, piacendole il suo nome, avrebbe voluto darlo alla figlia. Mia moglie si chiama Stefania, questo perché una famiglia vicina a quella dei suoi genitori aveva una figlia con tale nome che piacque a mia suocera, a tal punto che volle dare a sua figlia quel nome, pur non esistendo alcun grado di parentela.
Come disse Carl Sagan: “Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie”. E questo vale anche per me, che ho scritto un libro per cercare di dimostrare che quella Caterina, madre di Leonardo, fu una schiava orientale di Firenze e, forse, addirittura cinese.

Angelo Paratico

21 giugno 2017 0 comment
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RESCALDINA – Dall’economia solidale alla riforma del mercato elettrico per approdare ad una scelta il più possibile consapevole. Questo il percorso che si propone di fare il ciclo di incontri “Le energie che contano” promosso martedì 20 e 27 giugno da La Tela di Rescaldina in collaborazione con il Comune di Rescaldina, Gasabile, DES Varese e l’associazione Co-Energia. Dopo il primo appuntamento sul consumo critico dei prodotti, la rassegna entra nel vivo del tema affrontando dapprima il mercato elettrico con utili e pratiche indicazioni su come leggere la bolletta della corrente; quindi tocca il consumo critico, ovvero la scelta dell’operatore (che tutti dovremo fare l’anno prossimo) per la fornitura dell’energia elettrica. «L’intento è di fornire non solamente un quadro di conoscenza, quindi i contenuti della riforma del mercato elettrico, ma anche una risposta per poter arrivare ad una scelta consapevole», premette Giovanni Arzuffi portavoce della cooperativa Arcadia che gestisce La Tela. «Anche dietro al banale gesto di accendere la luce di casa nostra c’è una scelta. Vorremmo che sia una scelta di campo, che guardi da una parte alla bolletta quindi al portafoglio e dall’altra alla propria responsabilità sociale, nei confronti dell’ambiente e della società».

Il tema della serata di martedì 20 giugno è “Energia: facciamo luce su bolletta e mercato elettrico”. Gli interventi spiegheranno cos’è il mercato elettrico, cosa significano realmente le voci indicate in bolletta, quali sono i contenuti della riforma. Sarà inoltre presentato il modello di Co-energia come modello di consumo alternativo.

Il titolo dell’incontro di martedì 27 giugno è invece “Facciamo la differenza. due soluzioni concrete alla portata di tutti”. In programma la tavola rotonda “Energia, Sostenibilità ed Ambiente: proposte concrete di energia da fonti rinnovabili su misura per l’Economia Solidale” alla quale è prevista la partecipazione di Stefano Caserini, Docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano; Gianluca Ruggeri consigliere della cooperativa “è nostra” fornitore elettrico cooperativo a finalità non lucrativa e Romano Stefani del CdA di Dolomiti Energia SpA.

Gli incontri si svolgono nella sala Pietro Sanua dell’osteria sociale La Tela di Rescaldina in strada Saronnese 31. L’inizio è previsto alle 21; la partecipazione è libera.

La Tela è un bene sequestrato alla criminalità organizzata, affidato al Comune di Rescaldina e gestito dalla Cooperativa ARCADIA insieme con altre associazioni del territorio. È diventato ristorante e centro di aggregazione e di promozione sociale e culturale.

Info: Osteria sociale del buon essere “La Tela” Strada Saronnese, 31 Rescaldina (MI)

cell. 328 6845452

www.osterialatela.it

Facebook: https://www.facebook.com/osterialatela/

19 giugno 2017 0 comment
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Nella sala Landino del Monastero di Camaldoli, nel 1943 gli intellettuali laici e cattolici prepararono un manifesto di valori etici e di politica sociale ed economica (codice di Camaldoli) che affidarono ad Alcide De Gasperi, il quale lo realizzo’, per la ricostruzione dell’Italia, attraverso l’azione condotta nel partito della Democrazia Cristiana.

Nella stessa sala il 17 e 18 giugno 2017, un gruppo di laici cattolici, convenuti da tutt’ Italia, dalla Sicilia al Veneto, da Milano e da Roma, appartenenti a movimenti, associazioni e piccoli partiti, che si rifanno alla Dottrina sociale della Chiesa verso un nuovo umanesimo, si e’ riunito a convegno per mettere a disposizione l’ esperienza maturata, le conquiste e gli errori, un rinnovato coinvolgimento di giovani generazioni, al fine di esprimere un impegno morale e civile nella politica, in funzione della propria appartenenza, dei valori condivisi e degli ideali propugnati .

Osservato come il compito dei cristiani che vogliano fare politica non sia solo quello di testimoniare i valori in cui credono , militando nei diversi partiti, quanto soprattutto quello di elaborare e realizzare una linea di pensiero politico cristiano, cioe’ di fare una politica cristianamente ispirata; si e’ rilevato come nel nostro Paese manchi un pensiero politico cristiano diffuso e condiviso, manchi una visione storica, nel confronto con il laicismo, di dove stiamo andando e per quali cause e ragioni, manchino scuole di formazione a questo impegno, manchino dei leaders, soprattutto in campo giovanile, manchi insomma un corpo politico cristiano.

Fra le cause della crisi in Italia della posizione dei cristiani in politica possiamo annoverare, in breve sintesi, l’ affievolimento della percezione dei valori cristiani da propugnare,
ed il conseguente vuoto di valori ideali politici da realizzare. In questo vuoto trovano spazio le posizioni populistiche e le ideologie laicistiche.

Ma, al fondo, c’e’ bisogno di una seria riflessione sul laicismo in Italia e soprattutto nel confronto con l’Europa, di un percorso strutturato di formazione alla politica dei cattolici, e di una mobilitazione giovanile in grado di costituire corpo e classe dirigente politici.

Sono previsti a breve nuovi incontri nazionali operativi.
FOTO: Achille Colombo Clerici pres. IEA

19 giugno 2017 0 comment
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De Vitt

Riprendiamo la storia delle Vie. Fa caldo e andare a cercare nel tempo la storia di questa via – prima che la memoria vada a farsi benedire – allevia l’afa stringente del pomeriggio. Inoltre, l’incontro di un appassionato che ci segue attentamente – al punto di fermare l’auto in Via Fredda per dirci di continuare –  ci ha dato motivi sufficienti per riprendere il filo del discorso iniziato ormai da più di un anno. 

75 – VIA LIBERTA’, antica strada che dal Castello turbighese conduceva al Comune di Padregnano

Già Via ‘Per Cuggiono’ nell’Ottocento, Comune quest’ultimo a capo del Mandamento, che indicava una circoscrizione amministrativa rimasta in vigore fino al 1854. Turbigo apparteneva al Mandamento di Cuggiono,  Distretto XIV, che in seguito sarebbe diventato il Distretto IX. C’è ancora la scritta ‘leggibile’ del ‘Mandamento’ sulla casa d’angolo, in alto, in prossimità del guado del Naviglio di Via 3 Giugno.

Prima ancora che indicasse la strada per Cuggiono, le vecchie carte parlano di strada per Padregnano (che nei tempi antichi era un Comune rurale, come Turbigo) e collegava il Castello medievale turbighese del Torriani (XIV secolo) a questo antichissimo centro d’età romana – oggi in territorio di Robecchetto con Induno, ma non fu senpre così – il quale Padregnano ospitò, nei primi secoli dopo il Mille, un importante monastero fruttuariense. Gli atti notarili (venditiones ad libellum) rinvenuti da Flavia De Vitt nell’Archivio di Stato di Udine ( pubblicati su Contrade Nostre), hanno permesso di realizare la carta  topografica che pubblichiamo, la quale ci permette di conoscere la configurazione del territorio turbighese, tra Ducento-Trecento, attraversato dalla strada in questione, che vede l’alternarsi della coltivazione della vite e dei boschi fino a Padregnano, località dove si stendevano diversi campi-prati irrigati da risorgive, ma anche da derivazioni d’acqua dal Naviglio. Oggi c’è un grande allevamento di anguille che sfrutta l’acqua delle risorgive, ma il paesaggio non è cambiato granché, se non dalle rovine della città murata di Padregnano che sta cadendo letteralmente a pezzi.

Negli anni Trenta del secolo scorso, la Via fu denominata alla memoria di Michele Bianchi (1882 -1930), primo segretario del Partito Nazionale Fascista (1921-23) per poi prendere l’attuale denominazione (Via Libertà) con delibera delle Giunta Municipale del 13 maggio 1945, indicante la Via che dalla XXV aprile si spinge fino al confine dl Robecchetto con Induno.

 

IN EVIDENZA Carta topografica ricostruita con i toponimi e le notizie contenute nelle ‘venditiones ad libellum’ (del XIII secolo) rinvenute da Flavia De Vitt nell’Archivio di Stato di Udine. Si vede chiaramente la Via Libertà che dal Castello si dirige alla Cascina Gatta e da lì si dirige al Padregnano.

 

76 – LIGURIA (1971)

Collega la Via Molinara con la Cascina Scaldasole e fu denominata con delibera n. 120 del 28 settembre 1971, in memoria della contestuale istituzione delle Regioni. Questa Via e la successiva, dedicate appunto alle Regioni Italiane, sono il frutto della scelta dei Padri Costituenti che vollero uno Stato ‘regionale’, la cui istituzione fu lunga e difficile (1970).

 

77 – LOMBARDIA (1971)

Collega la Via Milano con la Via Molinara e fu denominata con delibera 120 del 28 settembre 1971.

 

 

 

16 giugno 2017 0 comment
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MILANO – Cambiare la disposizione dei mobili, dare un tocco di colore -quello giusto però-, scegliere i complementi perfetti e curare l’illuminazione. E poi un servizio fotografico realizzato da un professionista. Bastano questi interventi, non strutturali e temporanei, per cambiare volto a una casa e far scattare il colpo di fulmine con i compratori: è questa la filosofia dell’home staging, una nuova strategia di valorizzazione immobiliare arrivata in Italia da qualche anno. «Secondo l’ultima indagine congiunturale di Bankitalia sul mercato delle abitazioni in Italia, primo trimestre 2017, il tempo medio di vendita di una casa nell’area metropolitana di Milano è di 6,2 mesi, mentre la media italiana che è di 7,1 mesi. Dai sondaggi che facciamo periodicamente fra i nostri associati risulta che, dopo un intervento di home staging, questo tempo si riduce a 58 giorni»: parola di Fosca de Luca e Michela Galletti, presidente e vicepresidente dell’associazione nazionale Home Staging Lovers, associazione di categoria che riunisce un centinaio fra i migliori home stager italiani.

L’home stager è un professionista che unisce conoscenze di arredamento d’interni, decorazione, fotografia e marketing immobiliare per presentare al meglio un immobile destinato alla vendita. Non ristruttura la casa, né la arreda in modo definitivo. «L’home stager, lo dice la parola stessa, mette in scena l’abitazione con il preciso obiettivo di svelarne tutte le potenzialità a un target di compratori ben individuato –spiegano la presidente e vicepresidente dell’associazione–. Possibili acquirenti che vedranno prima di tutto la casa attraverso le foto sul web, fondamentali per suscitare l’interesse iniziale fra mille proposte a portata di click, e poi visiteranno gli spazi allestiti ad hoc». In un mercato immobiliare che si sta risvegliando, ma che è ancora piuttosto fermo, è fondamentale che la propria casa in vendita possa spiccare fra le altre, «E, soprattutto, essere venduta a un prezzo non troppo inferiore rispetto a quello proposto. Nelle aree metropolitane come Milano, sempre secondo Bankitalia, lo sconto medio sui prezzi di vendita è del 12,3%, per le case oggetto di home staging si riduce al 5%» sottolineano de Luca e Galletti.

Ecco perché l’intervento di un home stager viene caldeggiato sempre più spesso ai proprietari dagli stessi agenti immobiliari. «Negli USA si contatta un home stager addirittura prima di mettere in vendita la casa –spiegano de Luca e Galletti–, da noi invece troppo spesso si aspetta di avere un immobile invenduto da tempo prima di decidersi. Ma l’investimento viene subito ripagato». I prezzi, naturalmente, variano moltissimo in base all’abitazione: metratura, numero di locali, stato in cui si trova, se è arredata o vuota. «Orientativamente, si parte da qualche centinaio di euro se sono necessari solo piccoli interventi in una casa già arredata. Dai mille euro a salire se l’abitazione va allestita da zero –spiega l’associazione Home Staging Lovers–. L’home stager fa un preventivo di prezzi e tempi di intervento, da poche ore a qualche giorno. Il proprietario non acquista nulla, né arredi né complementi. Tutto è temporaneo e rimane nella casa per il tempo della vendita. Compresi nel servizio ci sono gli scatti fotografici professionali che saranno il biglietto da visita della casa».

Sembra facile a dirsi, ma per fare tutto questo serve un esperto che conosce il mercato immobiliare e le strategie di vendita. Solo così pochi e semplici tocchi sono in grado di rivoluzionare il volto di un’abitazione. E di fare innamorare all’istante i compratori.

Home Staging Lovers HSL è l’associazione di categoria degli home stager italiani, i professionisti della valorizzazione immobiliare che preparano gli immobili per una loro collocazione sul mercato veloce e redditizia.

www.homestaginglovers.it

16 giugno 2017 0 comment
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