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Giuseppe Leoni

Toulouse

MILANO-Il reale è il tratto distintivo delle opere del grande artista francese. Incompreso dai suoi contemporanei, è diventato famoso per le donnine in collant neri (si usano ancora oggi), Toulouse-Lautrec era interessato anche al tema medico. In questo dipinto è ritratto il dottor Péan (1830-1898), l’inventore della pinza emostatica, che operava vestito da società con un tovagliolo legato al collo.

La mostra di Palazzo reale  Rimarrà aperta fino al 18 febbraio 2018 

 

 

18 ottobre 2017 0 comment
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SCRIVE ANGELO PARATICO – Una delle caratteristiche del futuro primo ministro austriaco, Sebastian Kurz, è il fatto che non indossa la cravatta. Forse questo accessorio maschile sta per sparire dal nostro guardaroba? Crediamo di no, ma come già accaduto in passato assisteremo alla nascita di nuovi tipi e modelli di cravatte. Un ritorno al farfallino è fuori discussione, dato che ha ricevuto parecchia cattiva pubblicità negli anni 1970 e 1980: ormai gli psicologi confermano che si tende a vedere un bugiardo in chi lo porta.
Gli uomini preistorici appendevano al collo i testicoli disseccati dei nemici uccisi in battaglia. Forse da ciò, deriva l’inconscia fascinazione maschile per la cravatta, così come l’attrazione che esercita sulle donne… Eppure questo è, tutto sommato, un inutile accessorio e, solo grazie a un effetto ottico, l’uomo che la porta appare più elegante e snello.
Togliamo subito dall’equazione i poveri croati. Questi insistono a dire che sia stata una loro invenzione, al tempo della Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648), allorché inviarono dei mercenari in Francia che le portavano. Addirittura la Croazia ha inserito nel suo calendario un giorno dedicato alla cravatta, l’8 ottobre.
Per capire che questa loro affermazione non sia vera ci basta sfogliare il libro, riccamente illustrato, di Cesare Vecellio (1530-1601), pubblicato nel 1590 a Venezia e dedicato a tutti i costumi del mondo, per trovarci scritta la parola “cravatta.” E ancor prima di Vecellio, Eustache Deschamps (1346-1406) scrisse una ballata intitolata “Faite restraindre sa cravate” ovvero riannodate la sua cravatta.
Una sorta di bandana, voce sanscrita, o cravatta la si vede al collo dei guerrieri di Xian, in Cina e anche a quello degli ufficiali dell’esercito romano (focale o sudarium, in latino).
Una delle antenate delle moderne cravatte apparve durante la battaglia di Steinkirk del 1692, in Olanda. Gli inglesi lanciarono un attacco di sorpresa e per correre al campo gli ufficiali francesi, invece di perder tempo ad annodare al collo le proprie bandane, ne infilarono l’estremità nell’occhiello del bavero: la loro immagine parve molto attraente e dinamica, e la moda durò per oltre un secolo.
Alla diffusione delle cravatte contribuì anche un breve periodo glaciale che colpì l’Europa continentale dal 1645 al 1715, forse causata da larghe macchie solari. Le temperature s’abbassarono e gelò il mar Baltico, così che si poteva camminare dalla Polonia alla Svezia.
Questo genere di bandane ricamate furono una delle fortune di Venezia, che ne esportò un grande numero e a prezzi salati per i modelli più fini. Il Re Sole fu un grande collezionista di questi fazzoletti. Quelli più economici arrivano dall’India e in Gran Bretagna addirittura passarono una legge per arginare il loro contrabbando e tassarli, il Calico Act del 1700. Tirare la cravatta a un uomo in Gran Bretagna era considerato un grave crimine, con un suo nome particolare “peanuting” nel senso che il nodo diventa piccolo come un peanut, una nocciolina.
Si dice che i sarti fabbricano gli abiti ma gli uomini debbano annodarsi le cravatte, questo resta una sorta di rito di passaggio per tutti gli uomini. I nodi base sono tre, Orientale, mezzo Windsor e Windsor. Si è calcolato che matematicamente i nodi possibili siano 85 e l’ultima aggiunta risale al 1989 con il nodo Pratt (o Shelby), un mezzo Windsor rovesciato.
La cravatta moderna, simile a quella che indossiamo oggi, nasce in Inghilterra verso il 1850, a Macclefied, nel Surrey, ma erano più corte e larghe di quelle attuali.
Macclefield fu un grande centro industriale specializzato nella stampa della seta, la Como inglese del XIX secolo.

Angelo Paratico

16 ottobre 2017 0 comment
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CASTANO PRIMO – C’è una castanese fra gli undici venditori a domicilio migliori d’Italia. È Maria Letizia Campo, 52 anni, venditrice di Lux Italia di Castano Primo. Si è sfidata in un appassionante testa a testa con altri dieci campioni di questa professione, nominati da altrettante aziende di Univendita, l’associazione che rappresenta l’eccellenza del settore. Tutti si sono cimentati nella vendita di un prodotto uguale per tutti, un pallone da calcio ufficiale della serie A; poi una giuria, composta da personalità esterne al mondo della vendita diretta, ha pronunciato il verdetto: l’Oscar della Vendita 2017 è andato a Paolo Fiorino, venditore Bofrost di Como.

Per Maria Letizia Campo c’è la soddisfazione di aver ricevuto la nomination da Lux Italia per partecipare all’Oscar della Vendita 2017 e sfidarsi, così, con altri dieci agguerriti finalisti:Mario Barp di AMC Italia, Roberto Battiston di Fi.Ma.Stars, Mirko Bertoncini di Vorwerk Folletto, Raffaella Bompani di CartOrange, Paolo Fiorino di Bofrost Italia, Katia Marcomini di Vorwerk Bimby, Concetta Partinico di Dalmesse Italia, Nicola Sella di Vast&Fast, Pamela Spano di Avon Cosmetics e Anna Zancaglione di Tupperware Italia. Campo ha inoltre partecipato alla serata di gala dell’Oscar, sabato 14 ottobre, nella Viola Lounge dello Stadio Artemio Franchi di Firenze.

L’Oscar della Vendita chiude così in bellezza la sua prima edizione. La giuria che ha valutato le prove dei partecipanti e decretato il vincitore era composta da Sara Funaro,assessore al welfare del Comune di Firenze; Anna Lapini, presidente Confcommercio Toscana e componente della Giunta Confederale; Laura Masi, business development manager ACF Fiorentina e componente del CdA; Giancarlo Antognoni, club manager ACF Fiorentina; Luca Calamai, vice direttore della Gazzetta dello Sport; Niccolò Casalsoli, giornalista de La Nazione.

L’evento si è concluso con la premiazione in una location speciale, il campo di gioco della Fiorentina, tra l’applauso dei tifosi presenti allo stadio. «Abbiamo voluto questo momento straordinario –spiega il presidente di Univendita Ciro Sinatra– per celebrare in grande stile il miglior venditore a domicilio d’Italia, scelto non solo per i suoi risultati ma anche perché incarna al meglio i valori del nostro settore: professionalità nel presentare i prodotti e capacità di instaurare una relazione di fiducia con i clienti».

Altro obiettivo è far conoscere meglio agli italiani il mondo della vendita a domicilio e le sue opportunità di carriera: «Nel 2016 –ricorda Sinatra– le aziende di Univendita hanno fatturato oltre 1,6 miliardi di euro (in crescita del 2,5% rispetto all’anno precedente) e, con i loro oltre 156mila venditori, rappresentano una realtà economica di primo piano nel nostro Paese».

Univendita (www.univendita.it) Qualità, innovazione, servizio al cliente, elevati standard etici. Sono queste le parole d’ordine di Univendita, la maggiore associazione del settore che riunisce l’eccellenza della vendita diretta a domicilio. All’associazione aderiscono 18 aziende: AMC Italia, Avon Cosmetics, bofrost* Italia, CartOrange, Conte Ottavio Piccolomini d’Aragona, Dalmesse Italia, Fi.Ma.Stars, Jafra Cosmetics, Just Italia, Lux Italia, Nuove Idee, Ringana Italia, Tupperware Italia, Uniquepels Alta Cosmesi, Vast & Fast, Vorwerk Contempora, Vorwerk Folletto, Witt Italia che danno vita a una realtà che mira a riunire l’eccellenza delle imprese di vendita diretta a domicilio con l’obiettivo di «rafforzare la credibilità e la reputazione del settore tra i consumatori e verso le istituzioni». Univendita aderisce a Confcommercio.

La vendita diretta in Italia ha fatturato complessivamente 3,6 miliardi di euro nel 2016. Univendita, con oltre 1,6 miliardi pari al 46% del valore dell’intero comparto, rappresenta quasi la metà del mercato (fonte: Format Research, marzo 2017).

16 ottobre 2017 0 comment
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A seguito di un incontro tra il ministro Luca Lotti e il presidente di Anso, Marco Giovannelli, e di un colloquio telefonico con Luca Sofri, direttore de «Il post», venerdì 13 ottobre, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che inserisce a pieno titolo le testate online nel provvedimento a sostegno dell’editoria che riconosce un credito d’imposta al 75% per le imprese e i lavoratori autonomi che investono in campagne pubblicitarie su quotidiani e periodici, emittenti TV e radio locali. Agevolazione che arriva al 90% se a investire sono piccole e medie imprese, microimprese e start-up innovative.

«Grazie all’intervento del Ministro Lotti – dice Marco Giovannelli, presidente Anso-, si è sbloccata una situazione che di fatto avrebbe tagliato fuori i giornali digitali dal provvedimento a sostegno dell’editoria e con il decreto approvato le testate on line vengono inserite a pieno titolo nel cosiddetto “bonus pubblicità”».

Il decreto legge, che inizialmente riguardava solo stampa, radio e televisione, andrà in aula settimana prossima per la conversione in legge.

«È un grande successo per i nostri giornali -commenta Marco Giovannelli, presidente di Anso-. Un successo doppio, perché ribadisce ancora una volta che il mondo dell’editoria sta cambiando e perché, finalmente, si riconosce che i giornali digitali hanno pari dignità con gli altri media. In questi vent’anni sono nate centinaia di esperienze che con fatica e tenacia lavorano per un’informazione per lo più locale. La qualità e la professionalità sono un elemento fondante della gran parte delle nostre esperienze. Ringraziamo il ministro Lotti per aver ascoltato le nostre voci ed essersi impegnato in prima persona per questo risultato».

Ovviamente, le testate digitali inserite nel provvedimento dovranno essere in linea con quanto richiesto dalla nuova legge sull’editoria, che prevede una serie di adempimenti, tra cui la registrazione in Tribunale e al ROC. «Starà alla nostra capacità di lavoro -chiosa Giovannelli- poter beneficiare dei provvedimenti a sostegno dell’editoria».

16 ottobre 2017 0 comment
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 DSC07075TURBIGO- Non si può dire che ci fosse una fiumana d turbighesi a celebrare il centenario dell’Associazione Caduti e Dispersi in guerra. Comunque, la sezione turbighese, guidata prima dalla mamma e oggi dal figlio Erminio Motta (classe 1937), non ha mancato – negli ultimi decenni – di ricordare il 90°, il 95° e il secolo di vita dell’Associazione alla presenza dei Sindaci del territorio, dei rappresentanti regionali e provinciali della benemerita associazione nata, a Milano un secolo fa, il 26 novembre. Data storica, che sarà ricordata fra poco più di un mese,DSC07063 nella metropoli milanese, al teatro Dal Verme, alla presenza delle autorità nazionali e del Sindaco di Milano.  Però il ‘sentiment’ c’è ancora a Turbigo se, alla fine della cerimonia, il presidente della Pro Loco, Dante Bolognesi, ha ricordato un ‘suo’ Caduto e con lui tutti gli altri dei quali riportiamo qui sotto i nomi:

GRANDE GUERRA (1915-1918)

1 – ALZANI Carlo; 2 – BAGA Francesco; 3 – BETTINELLI Giovanni; 4 –  BIANCHINI Enrico; 5 – BOLLA Raffaele; 6 – BRANCA Luigi,  Medaglia di bronzo: “Si offrì volontario per aprire insieme a pochi altri un varco attraverso i reticolati nemici. Nell’assolvere tale rischioso compito cadde ferito a morte”  ; 7 – CAGELLI Angelo, Medaglia di bronzo: “Tiratore addetto ad una mitragliatrice controbatteva con calma e freddezza l’intenso fuoco nemico, riparando continuamente i guasti dell’arma e sostituendone le parti avariate dalle schegge e pallottole che frequentemente la colpivano”;  8 – CALCATERRA Luigi; 9 – CARDESI Carlo; 10 –  CARIMATI Giovanni; 11 – CAVAIANI Arnaldo; 12 – CAVAIANI Zefferino; 13 – CAVAIANI Zefferino; 14 CITTERIO Vincenzo; 15 – COLOMBO Attilio; 16 –  COLOMBO Riccardo; 17 – COLOMBO Carlo; 18 – COLOMBO Francesco; 19 – COLOMBO Giovanni; 20 – COLOMBO Mario; 21 –  Soldato EMBI Eraldo; 22 – GARAVAGLIA Arturo;  23 – GARAVAGLIA Enrico; 24 – GARAVAGLIA Giuseppe; 25 – GUBBELS Alberto, Medaglia di Bronzo al V.M.: “Durante un assalto ai trinceramenti nemici, visto cadere mortalmente il proprio ufficiale, Alberto Gubbels prontamente assumeva il comando del plotone e con grande slancio lo guidava ancora all’assalto finché a pochi passi dalla trincea nemica cadeva egli stesso mortalmente ferito”.

Paolo Mira su Agorà del novembre 2014 ha pubblicato una spigolatura d’archivio (oltre alla foto della lapide esistente al cimitero) dalla quale risulta che Alberto Angelo Maria Gubbels, nato a Terni il 13 agosto 1890, era figlio di Enrico, direttore di filatura e Maria Caterina Lacrosse. La famiglia, a motivo del lavoro del padre, aveva lasciato la città di Terni nel 1995 e, prima di giungere a Turbigo, nel 1912 risultava residente a Prato. Il Giovane Caduto, ricordato anche nell’Albo d’Oro dei Caduti Lombardi della Grande Guerra fu insignito della Medaglia di Bronzo al V. M.  durante una cerimonia pubblica che si tenne a Turbigo nel 1916. Per la buona riuscita della commemorazione si era mosso in prima persona il sindaco Carlo Bussola.

26 – MAGNONI Vincenzo; 27 – MAZZUCCHELLI Domenico; 28 – MERLO Giovanni; 29 – NOE’ Carlo; 30 – PARATICO Giovan Battista il suo omonimo fu sindaco di Turbigo dal 1960 al 1975; 31 – PARINI Carlo; 32 – PASTORI Angelo; 33 – PELUSELLI Umberto; 34 – RAIMONDI Andrea; 35 – RICCARDI Giovanni; 36 – ROMORINI Carlo; 37 – RUGGERI Adolfo; 38 – TAPELLA Aurelio; 39 – TAPELLA Giovanni; 40 – TARANTOLA Pietro; 41 – TOMBONI Fedele; 42 – TUNESI Carlo; 43 – TUNESI Giovanni; 44 – VARINI Giuseppe; 45 – VERGANI Giuseppe; 46 –  ZOIA Luigi.

1940/45 – La seconda Guerra mondiale

Chi ha compilato gli elenchi dei Caduti della seconda guerra mondiale, per l’erigendo Monumento, non ha distinto tra i tanti soldati turbighesi dispersi i Russia, gli arditi, i militi della Repubblica Sociale Italiana. Davanti alla morte non c’è bisogno di nessun distinguo. Ecco i Caduti del secondo conflitto:

1  – AGLIO Giovanni Battista; 2 – AZZIMONTI Gilberto;  3 – BISONI Vito;

4 – BOLOGNESI Dante; 5 – BONALI Francesco; 6 – BONZA Felice; 7 – BOTTIANI Mario; 8 – BOTTINI Enea; 9 – BRAGA Osvaldo; 10 – BRUSA Giovanni; 11 – BRUSATORI Livio; 12 – CALCATERRA Mario;  13 – CARABELLI Pierino; 14 – CARCHEN Giuseppe;  15 – CARISSOLI Carlo;16 – CAROLI Luigi; 17 – CIOCCA Luigi;  18 – CORBETTA Vittorio; 19 – FACHERIS Giovanni; 20 – GIANELLA Bernardo; 21 – LANGE’ Francesco; 22 – LANGE’ Mario; 23 – MAZZONI Carlo; 24 – MEREGHETTI Mario; 25 – MERLOTTI Enrico; 26 – MERLOTTI Roseo;   27 – MERLOTTI Vittorino;  28 – MILANATO Annibale; 29 – MILANI Carlo; 30 – MIRA Carlo; 31 – MONTICELLI Luigi; 32 – MONTICELLI Mario; 33 – NAVA Luigi;  34 – PELUCCHI Luigi; 35 – PEROTTA Matteo; 36 – RAMPONI Ernesto;  37 – SALMOIRAGHI Battista; 38 –  SESINI Giovanni; 39 – VARCHETTI  Carlo; 40 – VIGNATI Angelo; 41 – VIOLI Ernesto.

 

 

 

15 ottobre 2017 0 comment
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Augustinianum16

Se la questione meridionale italiana da quasi un secolo è al centro del dibattito storiografico e politico nel nostro Paese, scarsa attenzione viene data alla questione lombarda che si inserisce, più in generale, nella questione settentrionale, il cui confine è tracciato dal perimetro delle cosiddette regioni a residuo fiscale negativo: cioè di quelle regioni che allo Stato danno in tasse più di quanto ricevono in servizi. Si delinea un’area geografica comprendente le regioni del Nord, un’area entro la quale si riscontra una certa omogeneità storico cultural-sociale, ed economica. Anche se dobbiamo dire che, grazie a Milano, la Lombardia è la regione che più assomiglia ad uno stato autonomo, nel quale esiste in modo inequivocabile un vero riconoscibile polo di potere socio-economico-amministrativo a reggerne la vita.

La questione settentrionale potrebbe oggi, per grandi linee, affacciarsi nei termini problematici del compito e della responsabilità, maturati sul piano storico, delle Regioni del Nord di tenere agganciato il Paese al mondo internazionale. Mentre le risorse per consentire questo compito non sono per niente definite. Anzi, non se ne parla nemmeno. Se a seguito della conseguente sottodotazione di infrastrutture e di strutture di servizio esse sono costrette a frenare il passo ad esser danneggiato e’ l’ intero Paese.

L’ assistenzialismo centralistico verso le regioni del Sud ha dato luogo a ingenti trasferimenti finanziari alle famiglie senza la contestuale creazione di nuovi posti di lavoro. Si è in tal modo sviluppato un modello di società dei consumi senza una corrispondente produzione. Lo Stato Italiano ha sottratto ingenti risorse finanziarie agli investimenti in infrastrutture di servizio, tanto al Nord, quanto al Sud; dove peraltro gli investimenti realizzati non hanno dato i risultati ipotizzati.

La soluzione?

Alcuni sostengono un’idea più avanzata sul piano del federalismo”, soprattutto in campo fiscale; altri più sfumatamente parlano di “regionalismo”, in aderenza sostanzialmente all’idea di una maggiore autonomia dell’ente locale. Ma poi inevitabilmente nelle risposte degli uni e degli altri emergono tutte le tematiche del dibattito generale: dai principi di interdipendenza, di sussidiarietà, di solidarietà, al policentrismo ed al cosmopolitismo. Il tutto inquadrato in un sistema che sia in grado di conciliare le esigenze di autogoverno-partecipazione locale, con la salvaguardia del principio di unità-solidarietà nazionale.

14 ottobre 2017 0 comment
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