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Riceviamo e pubblichiamo:

Venerdì 3 Marzo “Liberi- dalla parte dei popoli”, il blog autonomista fondato nell’estate 2016 da alcuni giovani dell’Altomilanese avrebbe dovuto presentare la propria realtà a Pregnana Milanese. Avrebbe, poiché la richiesta è stata negata dall’amministrazione locale in ottemperanza ad una delibera del 2015 che nega spazi comunali ai movimenti indipendentisti. Riteniamo vergognosa questa decisione, altamente lesiva alla libertà di pensiero, per lo più alla luce del fatto che avremmo avuto occasione di parlare di cultura e identità e non di fare becera propaganda.
Becera propaganda che, invece, è stata messa in atto da un amministratore miope di fronte al confronto di idee.
Ci riteniamo preoccupati da tale comportamento, divisivo e irrispettoso della libertà di pensiero altrui.
Cogliamo l’occasione per ringraziare il consigliere Luca Sala (Lega Nord), il quale ha più di tutti avuto a cuore la buona riuscita della serata, purtroppo annullata.
Promettiamo di organizzare una nuova serata di presentazione all’indomani dello sfratto dell’attuale maggioranza dal Comune di Pregnana.

I blogger di Liberi

15 febbraio 2017 0 comment
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Milano Porta Nuova

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In questo libro MILANO. TRA REALTA’ E SOGNO Letizia Moratti (la sindaca che ha voluto l’Expo) ha risposto alle domande di Maria Luisa Agnese in un colloquio sui grandi temi che segneranno l’avvenire della megalopoli che, Milano, è intenta a diventare: una città metropolitana, un modello con otto milioni di abitanti, riscoprendo le tante linee di penetrazione radiale nel contado del tempo che fu. In tale direzione Milano può tracciare percorsi innovativi sulla strada dello sviluppo sostenibile, diventando un esempio per il mondo intero.

Questo il prologo del libro che continua elencando i tanti esempi positivi di rigenerazione del territorio avvenuti negli ultimi anni: l’area Garibaldi-Porta Nuova (nella foto, vista dal famedio), il piccolo HangarBicocca, Villa Scheibler, dimora quattrocentesca ora diventata ‘Casa delle Associazioni’, ma anche il recupero della Darsena e si sta parlando ora della riscoperta dei Navigli.

L’ex sindaco di Milano di centrodestra, che quest’anno ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro con votazione unanime, ha continuato dicendo la sua su tutto, anche sulla metropolitana: linee distinte dai colori (Gialla, Rossa, Verde) e ha indicato il ‘lilla’ per la M5 (perché il fucsia proposto non le piaceva); poi i ‘raggi verdi’, grandi polmoni metropolitani fuoriporta dove si va in bicicletta; gli orti per anziani, quelli scolastici, tanti nuovi alberi che, oltretutto, migliorano la qualità dell’aria, ma anzitutto pulizia e ordine “perché è attraverso la bellezza che si arriva al rispetto della città”.

LA CONTAMINAZIONE, come caduta delle barriere culturali fra materie scientifiche  e umanistiche, ha trovato a Milano terreno fertile. Così come l’integrazione tra arte e industria che arriva addirittura dal Rinascimento e da Leonardo che ha fatto i suoi studi ingegneristici proprio qui. “E’ la cultura che ha svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo del nostro paese – dice la Moratti – Cultura significa conservare l’identità della propria storia, per creare senso di appartenenza, per riflettere sul proprio passato e sul presente, proiettandosi nel futuro. Perché la cultura ha sempre un elemento visionario, di anticipazione del domani.”

I SINDACI MILANESI DALL’UNITA’ D’ITALIA. I sindaci che si sono succeduti dall’Unità d’Italia hanno fatto sicuramente fatto di più per Milano che lo Stato italiano.  

Antonio Beretta ha avviato la nascita del trasporto pubblico e gettato le basi per la fondazione della Banca Popolare di Milano;  a Giulio Belinzaghi si devono i primi esperimenti di illuminazione elettrica e la prima centrale elettrica (1883); Gaetano Negri fece il primo piano regolatore  della città, tessuto misto, ma con le grandi industrie confinate in periferia; con Ettore Ponti nasce l’Istituto case popolari anche come risposta alla crescente immigrazione. Ponti dà seguito ad un progetto precedente di Giuseppe Mussi, istituendo l’Azienda elettrica milanese; Emanuele Greppi, nei primi anni del Novecento, incrementa l’edilizia scolastica e istituisce i Mercati generali.

Tutti i sindaci che si sono succeduti si sono impegnati  nel campo dei servizi di pubblica utilità.  Il socialista Emilio Caldara aumenta il sostegno ai ceti deboli, mentre Luigi Mangiagalli (1922-26) progetta l’Istituto nazionale dei tumori. Con Mangiagalli la città acquisisce i comuni limitrofi di Baggio, Affori, Crescenzago, Greco, Lambrate, Musocco, oggi quartieri milanesi.

Sotto i podestà vengono inaugurati la stazione centrale, il palazzo della Borsa, il palazzo di Giustizia e, in particolare, l’aeroporto Forlanini.

Nel dopoguerra, Antonio Greppi, riparte dalla cultura: ricostruisce La Scala, fonda il Piccolo Tetaro e realizza il QT8 un quartiere ideato al commissario della Triennale Piero Bottoni.  Con Virgilio Ferrari Milano conquista il ruolo di centro di architettura moderna grazie alla realizzazione dei primi grattacieli: Pirelli, Torre Velasca, Torre Galfa. Inizia la realizzazione della metropolitana. Seguono i sindaci Gino Cassinis, Pietro Becalossi per poi arrivare a Aldo Aniasi e Carlo Tognoli. Quest’ultimo predispose un razionale piano dei trasporti che prevede la terza linea della metropolitana, il passante ferroviario, la pedonalizzazione del centro attraverso un referendum: da piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele. Fu il primo sindaco a sostenere il sistema moda che stava nascendo.

IL SOGNO FUTURO. “Mi piacerebbe che Milano – per le sue qualità intrinseche –  diventasse la capitale dell’innovazione, mettendo a sistema tutte le sue straordinarie realtà scientifiche e tecnologiche, universitarie, imprenditoriali e finanziarie, che diventasse una Silicon Valley italiana, focalizzata sui temi della qualità della vita e della sostenibilità (…) Mi piacerebbe una Milano dove tornino a volare le farfalle …)”

 

FOTO in evidenza: Milano lo sky-line di Porta Nuova visto dal famedio; 2 – La copertina del libro; 3 – 1 – Letizia Moratti con il padre Paolo Brichetto Arnaboldi (+2013) durante la manifestazione del XXV aprile 2006 a Milano. Era lì come combattente per la Libertà nell’organizzazione ‘Franchi’ di Edoardo Sogno, una formazione partigiana moderata e liberale.  Nonostante la sua storia (catturato dalla Gestapo e finito a Dachau) padre e figlia durante il corteo furono violentemente contestati da gruppi di facinorosi, in linea con quel conformismo di sinistra che predica ancora oggi che la ‘guerra di liberazione’ è ‘cosa loro’.

 

 

13 febbraio 2017 0 comment
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Finalmente, dopo il referendum che ha bocciato la riforma costituzionale presentata dal governo Renzi, anche la sentenza della corte costituzionale sulla legge elettorale è stata emessa.

I giudici erano chiamati a dare un loro parere sull’Italicum, legge elettorale preparata per la camera dei deputati prima degli esiti del referendum popolare che portò alle dimissioni del presidente del consiglio, e a prendere decisioni circa il sistema elettorale da applicare al Senato della Repubblica.

I pareri dei partiti, in questi mesi di attesa, sono stati molto discordanti tra loro:

La Lega di Salvini avrebbe voluto correre alle urne con una legge elettorale che prevedesse i collegi uninominali. Ma comunque si pronunciò sempre disposta a confrontarsi con il popolo, privato del suo diritto al voto ormai da troppo tempo, con qualsiasi sistema elettorale.

Il M5S con il suo “Democratellum” avrebbe voluto l’estensione dell’Italicum anche al Senato.

Berlusconi divenne tifoso di un sistema proporzionale, con soglie di sbarramento al 5% e un premio di maggioranza.

I centristi si rivelarono favorevoli ad un sistema proporzionale con soglie di sbarramento non troppo alte.

Il PD infine, come aveva detto lo stesso Renzi prima delle dimissioni, era pronto a ritrattare lo stesso Italicum, con la minoranza PD. I patti erano chiari, modifica si ma doveva comunque rimanere una legge elettorale che avrebbe dato governabilità al sistema italiano.

Nonostante i punti di vista dei diversi partiti, la consulta ha espresso il suo parere secondo questi termini:

Oggi, 25 gennaio 2017, la Corte costituzionale si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale della legge elettorale n. 52 del 2015 (c.d. Italicum), sollevate da cinque diversi Tribunali ordinari. La Corte ha respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall’Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale, ed è quindi passata all’esame delle singole questioni sollevate dai giudici.
Nel merito, ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal Tribunale di Genova, e ha invece accolto le questioni, sollevate dai Tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono.
Ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi Tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del d.p.r n. 361 del 1957.
Ha dichiarato inammissibili o non fondate tutte le altre questioni.
All’esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione.

Alla camera deputati avremo l’Italicum con le modifiche previste dalla sentenza riportata sopra.
Al senato, invece, avremo un sistema proporzionale puro con soglia di sbarramento di base regionale dell’8% per i partiti che corrono da soli e del 3% per quelli nelle coalizioni.
Ci sarà la preferenza unica. Infine, ogni collegio avrà ampiezza regionale anche per le regioni più popolose, questo renderà difficoltosa la caccia alle preferenze.

26 gennaio 2017 0 comment
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Copia di Craxi a Magenta

Copia di craxi e nenniMAGENTA – Domani 24 gennaio, alle 15, si svolgeranno nella chiesa parrocchiale di Pontevecchio di Magenta, i funerali di Antonio Craxi, fratello di Bettino del quale è stato recentemente ricordato l’anniversario di morte da ‘uomo libero’ ad Hammamet, in Tunisia. Al tempo, magistrati e compagni, non hanno dato il pass al rientro in Italia per curarsi del diabete che gli stava ‘mangiando’ una gamba. Comunque, non si ricorda la morte di un leader politico, dopo quasi vent’anni, se non avesse lasciato un segno nella storia italiana, anche perché nei famigerati ‘Anni Ottanta’ della Prima Repubblica – al tempo della ‘Milano da bere’ per intenderci – si stava sicuramente meglio d’oggidì.

Il vento nei confronti di Craxi sta cambiando se il sindaco di Milano (l’assessore D’Alfonso, Pd di origini socialiste, ha già dichiarato di essere d’accordo) è disponibile ad aprire una discussione sulla denominazione di un luogo milanese ‘importante’ alla memoria di quello che fu il primo milanese a diventare Presidente del Consiglio.

Fabrizio Valenti ha recentemente ricordato il legame affettivo che Craxi aveva con Magenta e le due foto che pubblichiamo lo documentano. Anche Andrea Buffoni, sindaco di Gallarate dal 1975 al 1983, poi senatore della Repubblica, ha recentemente ricordato il suo legame con Craxi e il momento in cui lo incontrò per l’ultima volta (marzo 1994) in piazza del Pantheon, poco prima delle elezioni politiche. Scrive:

“Mi appare irriconoscibile, senza energia, come spento il fuoco della passione che lo aveva animato per anni. Anche la sua fisicità, la sua mole sembra rimpicciolita. Lo smarrimento della solitudine e dell’abbandono nello sguardo. Parliamo, o meglio parla molto lui, la voce tremante, gli occhi lucidi:

- Per la prima volta, dopo cento anni di storia, dalle elezioni sono esclusi i socialisti e il loro simbolo! Ribadisce che si sente ingiustamente colpito, accerchiato e indifeso e che ‘A Milano aspettano solo di potermi arrestare il giorno dopo le elezioni!’

L’uomo è rassegnato e furioso e, ovviamente, angosciato, ma non domo”.

Sarebbe ora di rimediare a una tale ingiustizia.

 

23 gennaio 2017 0 comment
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GALLARATE – Ho appena finito di leggere il libro di Andrea Buffoni, sindaco di Gallarate dal 1975 al 1983, poi senatore della Repubblica. Fu vicino  Craxi negli ultimi passaggi, e lo incontrò per l’ultima volta nel marzo del 1994 in piazza del Pantheon., poco prima delle elezioni politiche.

“Mi appare irriconoscibile, senza energia, come spento il fuoco della passione che lo aveva animato per anni. Anche la sua fisicità, la sua mole sembra rimpicciolita. Lo smarrimento della solitudine e dell’abbandono nello sguardo. Parliamo, o meglio parla molto lui, la voce tremante, gli occhi lucidi:

- Per la prima volta, dopo cento anni di storia, dalle elezioni sono esclusi i socialisti e il loro simbolo!

Ribadisce che si sente ingiustamente colpito, accerchiato e indifeso e che ‘A Milano aspettano solo di potermi arrestare il giorno dopo le elezioni!’

L’uomo è rassegnato e furioso e, ovviamente, angosciato, ma non domo”.

Qualche giorno dopo una tale tortura di stato Craxi emigrò in Tunisia e lì morì. Una vergogna per l’Italia, ancora in attesa di essere cancellata dalla storia. E i protagonisti di un tale misfatto non si sono ravveduti. Paolo Bracalini ha scritto (Il Giornale, 1° luglio 2016) che ogni anno mille innocenti vanno a finire in carcere (un sito errorigiudiziari.com ne fa l’elenco) e RAI 3, sabato scorso, ha messo in piedi addirittura una trasmissione andando a cercare gli innumerevoli imprigionati per niente che costellano la recente storia politica e non dell’Italia. Ma in questa Italia, che ci sia gente che toglie la libertà individuale perché non ha fatto bene il suo lavoro, sembra non interessare a nessuno.

Anche Andrea Buffoni, autore di Ricordare con gli occhi della mente, cinquecento pagine dov’è raccolta la sua esperienza politica che si chiude, anche nel suo caso, con un avviso di garanzia, per il quale, dopo dieci anni, è stato giudicato innocente (‘Il fatto non sussiste’). Una malagiustizia normale in Italia, con una magistratura di intoccabili che nessun potere politico osa mettere in discussione. Renzi si è limitato a ridurre le ferie e non siamo neanche sicuri se c’è riuscito…

 

FOTO Andrea Buffoni, nipote di Francesco Buffoni che fu senatore del Regno all’inizio del Novecento

 

8 gennaio 2017 0 comment
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TURBIGO – Io l’ho conosciuto bene il compagno Gian Piero Bersani. La sua pagina di facebook lo disegna com’era. Ha abitato nell’ultimo ventennio in paese, zona Belvedere. Si era spostato da Bareggio, dove aveva animato la politica locale per anni (era stato segretario di sezione e candidato provinciale per Rifondazione Comunista), per arrivare poi a Turbigo dove non aveva mancato di far sentire la sua presenza all’interno delle iniziative di quelli che furono i partiti della sinistra storica. Lui era sempre rimasto lo stesso: il pugno sinistro alzato contro la tempesta! Gli altri no.

Ebbi modo di conoscerlo circa vent’anni fa a ‘Città Oggi’: distribuiva il settimanale nelle edicole del Castanese, del Magentino e della Statale 11 e il suo lavoro era meticoloso. Non mancava mai di dare suggerimenti, oppure di segnalare se qualche edicola non esponeva la locandina.

Ricordo una vicenda che segnala la generosità dell’uomo e il rispetto che da allora gli ho  sempre riconosciuto. Un lunedì sera (il settimanale si impaginava nei giorni di lunedì e martedì, per arrivare nelle edicole il mercoledì pomeriggio) i computer andarono in tilt.

Eravamo fermi, nessuno di noi sapeva dove mettere le mani, oltre al fatto di togliere e rimettere le alimentazioni. Arrivò Bersani che sapevamo avere una maggiore conoscenza delle macchine di noialtri che venivamo da un altro mondo, mentre lui aveva sempre bazzicato nel campo al punto da fondare un antesignano ‘Corriere Altomilanese’, perché aveva capito che tale area era sprovvista di un foglio informatore. D’altra parte la ‘Prealpina’ – alla quale aveva collaborato per anni come corrispondente locale – aveva una mezza pagina sul Castanese (ancora oggi è così) e, al tempo, non c’era altro prima che arrivassero i settimanali.  Dicevo di quel stramaledetto lunedì. Eravamo in panne: Gian Piero si mise lì, lavorò tutta la notte del lunedì e lo ritrovai lì il martedì mattina a dirmi che le macchine erano pronte e che il giornale poteva continuare ad essere impaginato così da essere puntuale nelle edicole.

Non ebbe neanche una lira per tale lavoro, se non la rogna di essere disturbato, in seguito, quando qualche computer faceva i capricci.  

Anni dopo lo ritrovai a Turbigo dove si era trasferito. Era rimasto vedovo e non stava vivendo uno dei suoi momenti migliori. Ma non ha mai abbassato il capo.  Aprì un negozio di ‘Riciclo cultura’, del quale è rimasta l’insegna in Via Roma, ma non ebbe il successo sperato. Andai a trovarlo una volta: era entusiasta del suo lavoro!

L’ho rivisto qualche estate fa al distributore di Via Novara su una Kawasaky, ma faceva fatica a controllare la pressione delle gomme. Aveva sempre in bocca una stramaledetta sigaretta e una battuta me la regalava sempre, pungente, sempre sulla stessa frequenza. Ciao compagno!  

 

1 gennaio 2017 0 comment
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