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Riceviamo e Pubblichiamo:

IMG_1211Ieri il Sindaco Chiara Calati, accompagnando il Gonfalone della Città e insieme ad una rappresentanza di ANPI Magenta guidata dalla Presidente Nadia Scioscia, ha partecipato alla commemorazione dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema dove il 12 agosto 1944 hanno trovato la morte 560 persone, in prevalenza bambini, donne e anziani.
IMG_1210Giornate come questa – ha commentato il Sindaco Chiara Calati - rappresentano un’occasione importante per ribadire la ferma condanna di ogni forma di odio che porti ad atti di profonda disumanità. E’ fondamentale che ogni commemorazione non sia mai fine a se stessa ma che aiuti a riflettere sull’importanza di valori condivisi e universali senza alcun colore politico. In un luogo di dolore e distruzione è nostro dovere guardare al futuro con occhi di speranza nello spirito di dialogo e collaborazione per essere protagonisti delle scelte che caratterizzeranno la società futura fondata sulla pace“.


Storia dell’Eccidio

All’inizio dell’agosto 1944 Sant’Anna di Stazzema era stata qualificata dal comando tedesco come “zona bianca”, ossia una località adatta ad accogliere sfollati: per questo la popolazione, in quell’estate, aveva superato le mille unità. Inoltre, sempre in quei giorni, i partigiani avevano abbandonato la zona senza aver svolto operazioni militari di particolare entità contro i tedeschi. Nonostante ciò, all’alba del 12 agosto 1944, tre reparti di SS salirono a Sant’Anna, mentre un quarto chiudeva ogni via di fuga a valle sopra il paese di Valdicastello. Alle sette il paese era circondato. Quando le SS giunsero a Sant’Anna, accompagnati da fascisti collaborazionisti che fecero da guide, gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne, vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro in quanto civili inermi, restarono nelle loro case.

pardiniIn poco più di mezza giornata vennero uccisi centinaia di civili, di cui solo 350 poterono essere in seguito identificate; tra le vittime 65 erano bambini minori di 10 anni di età. Dai documenti tedeschi peraltro non è facile ricostruire con precisione gli eventi: in data 12 agosto 1944, il comando della 14ª Armata tedesca comunicò l’effettuazione con pieno successo di una “operazione contro le bande” da parte di reparti della 16. SS-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS nella “zona 183″, dove si trova il territorio del comune di S. Anna di Stazzema; l’ufficio informazioni del comando tedesco affermò che nell’operazione 270 banditi” erano stati uccisi, 68 presi prigionieri e 208 “uomini sospetti” assegnati al lavoro coatto. Una successiva comunicazione dello stesso ufficio in data 13 agosto precisò che “altri 353 civili sospettati di connivenza con le bande” erano stati catturati, di cui 209 trasferiti nel campo di raccolta di Lucca.

santannaI nazifascisti rastrellarono i civili, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra, bombe a mano, colpi di rivoltella e altre modalità di stampo terroristico. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni (23 luglio-12 agosto 1944). Gravemente ferita, la rinvenne agonizzante la sorella maggiore Cesira (Medaglia d’Oro al Merito Civile) miracolosamente superstite, tra le braccia della madre ormai morta. Morì pochi giorni dopo nell’ospedale di Valdicastello. Infine, incendi appiccati a più riprese causarono ulteriori danni a cose e persone.

Non si trattò di rappresaglia (ovvero di un crimine compiuto in risposta a una determinata azione del nemico): come è emerso dalle indagini della procura militare di La Spezia, infatti, si trattò di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione, soggiogandola grazie al terrore. L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.

santanna-2013-04La ricostruzione degli avvenimenti, l’attribuzione delle responsabilità e le motivazioni che hanno originato l’Eccidio sono state possibili grazie al processo svoltosi al Tribunale militare di La Spezia, conclusosi nel 2005 con la condanna all’ergastolo per dieci SS colpevoli del massacro; sentenza confermata in Appello nel 2006 e ratificata in Cassazione nel 2007. Nella prima fase processuale si è svolto, grazie al pubblico ministero Marco De Paolis, un imponente lavoro investigativo, cui sono seguite le testimonianze in aula di superstiti, di periti storici e persino di due SS appartenute al battaglione che massacrò centinaia di persone a Sant’Anna. Fondamentale, nel 1994, anche la scoperta avvenuta a Roma, negli scantinati di Palazzo Cesi-Gaddi, di un armadio chiuso e girato con le ante verso il muro, ribattezzato poi armadio della Vergogna, poiché nascondeva da oltre 40 anni documenti che sarebbero risultati fondamentali ai fini di una ricerca della verità storica e giudiziaria sulle stragi nazifasciste in Italia nel secondo dopoguerra.

Prima dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, nel giugno dello stesso anno, SS tedesche, affiancate da reparti della X MAS, massacrarono 72 persone a Forno. Il 19 agosto, varcate le Apuane, le SS si spinsero nel comune di Fivizzano (Massa Carrara), seminando la morte fra le popolazioni inermi dei villaggi di Valla, Bardine e Vinca,nel comune di Fivizzano . Nel giro di cinque giorni uccisero oltre 340 persone, mitragliate, impiccate, financo bruciate con i lanciafiamme.

Nella prima metà di settembre, con il massacro di 33 civili a Pioppetti di Montemagno, in comune di Camaiore (Lucca), i reparti delle SS portarono avanti la loro opera nella provincia di Massa Carrara. Sul fiume Frigido furono fucilati 108 detenuti del campo di concentramento di Mezzano (Lucca), mentre a Bergiola i nazisti fecero 72 vittime. Avrebbero poi continuato la strage con il massacro di Marzabotto.

13 agosto 2018 0 comment
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inveruno

Siamo sdraiati in una camera a Vienna, stasera ceniamo in battello sul Danubio, ma il Magentino e il Castanese, grazie alle nuove tecnologie ci seguono sempre. Un’amico ci invia un foto di una pianta caduta a Inveruno in via Raffaello Sanzio 39116718_697891170565215_5551892305557848064_nangolo via XXV Aprile, la foto di copertina. Allagato il sottopasso della stazione ferroviaria in via Espinasse a Magenta. Sono intervenuti i Vigili danubiodel Fuoco e la Protezione civile. Ad Arconate, l’amico Gimmy Arena segnala una pianta caduta sul Ponte dei Marinai.

Fortuntamente qui a Vienna il cielo è sereno…

13 agosto 2018 0 comment
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nai del gobboOggi alla presenza del sindaco di Milano Beppe Sala e dell’assessore regione Lombardia Bolognini, hanno partecipato alla commemorazione della strage del 10 agosto 1944 il sindaco di Abbiategrasso Cesare Nai e per il comune di Magenta il consigliere Del Gobbo Cristiano.

Ricordiamo l’episodio, prendendolo dal sito dell’A.N.P.I. di Lissone:

La mattina del 10 agosto 1944, a Milano, quindici tra partigiani e antifascisti vennero prelevati dal carcere di San Vittore e portati in Piazzale Loreto, dove furono fucilati da un plotone di esecuzione composto da militi della legione «Ettore Muti» agli ordini del capitano delle SS Theodor Saevecke, noto in seguito come boia di Piazzale Loreto.

Erano:

Umberto Fogagnolo, classe 1911, era un accanito avversario del regime fascista. La sua attività clandestina fu intensa e svolta attraverso numerosi discorsi e scritti. Fu tra i primi a dare l’assalto, il 25 luglio 1943, al “covo” di via Paolo da Cannobio. L’8 settembre formò bande di patrioti, organizzò rifornimenti di armi, aiutò ed inquadrò i compagni di fede. Nell’ottobre del 1943, in pieno giorno, venne arrestato a Milano nel corso Vittorio Emanuele perché affrontò coraggiosamente il comandante della ” Muti”, Colombo, mentre pestava un operaio. Domenico Fiorani, classe 1913. Nel 00111settembre del 1943 fu licenziato dallo stabilimento nel quale lavorava, aveva poco denaro e la moglie da curare, fu così che si dedicò intensamente all’attività politica. Fondò una nuova sezione socialista a Sesto San Giovanni e diede la sua opera come propagandista e collaboratore di giornali clandestini. Il 25 giugno 1944 mentre si recava a trovare la moglie in ospedale fu arrestato dalle SS e trasferito a San Vittore. Vitale Vertemati, aveva 26 anni quando fu arrestato il 1° maggio del 44’ a causa del suo lavoro di collegamento tra i vari gruppi partigiani. Giulio Casiraghi, classe 1899, militante nel partito comunista da lunga data. Fu arrestato: nel 1931 per reati politici e per aver svolto attiva propaganda sui fogli clandestini, venne liberato dal confino di polizia nel 1936, nel 1943 perché organizzatore degli scioperi verificatisi alla ditta ” Marelli” e infine il 12 luglio dello stesso anno in quanto addetto alla ricezione dei messaggi da Londra per gli aviolanci. Tullio Galimberti, classe 1922. Chiamato alle armi, anziché militare nelle file fasciste, preferì dedicarsi al movimento clandestino. Ebbe attivi e frequenti contatti con i G.A.P e svolse numerose missioni importanti. Fu catturato in pieno giorno in una via centrale di Milano. Eraldo Soncini, classe 1901. Fin da giovane partecipò ai movimenti proletari. Attivissimo militante nelle file del partito socialista, subì un primo arresto nel 1924 e in tale occasione fu violentemente bastonato. Dopo l’8 settembre fu attivamente ricercato, ma ciò non gli impedì di partecipare alla lotta clandestina sino al giorno in cui fu catturato dalle SS. Andrea Esposito, 46 anni, iscritto al partito comunista collaborò attivamente con i partigiani della 113° brigata “Garibaldi”. Fu arrestato il 31 luglio in casa insieme al figlio Eugenio, che era sfuggito ai nazifascisti per non andare a combattere sotto le insegne della Repubblica Sociale e che verrà deportato a Dachau. Andrea Ragni, 23 anni. Dopo l’8 settembre, mentre partecipava ad un’azione per tentare di impossessarsi di armi, fu ferito e ricoverato a Niguarda da dove riuscì a scappare. Arrestato una seconda volta, riuscì a fuggire nuovamente, ma venne ripreso e rinchiuso a San Vittore sino al giorno della fucilazione. Libero Temolo , classe 1906, frequentò sin dalla gioventù i circoli comunisti del proprio paese e soffrì il carcere e le persecuzioni. Giunse a Milano nel 1925 e divenne un attivo organizzatore delle S.A..P. Fu catturato al posto di lavoro nell’aprile del 1944. Emidio Mastrodomenico, classe 1922, si trasferì a Milano nel 1940 dove operò presso il commissariato di Lambrate. Fu arrestato in quanto capo delle GAP. Salvatore Principato, classe 1892, militò sin da giovane nel partito socialista. Nel 1933 fu una prima volta arrestato perché apparteneva al movimento ” Giustizia e Libertà”. Rilasciato tornò a svolgere attività antifascista e dopo l’8 settembre lavorò intensamente per la libertà d’Italia fino al giorno del suo arresto. Renzo Del Riccio, classe 1923, socialista , era soldato di fanteria quando l’8 settembre con il suo reggimento partecipò ad accaniti scontri contro i tedeschi in Monfalcone. Tornato al suo paese, lavorò sino al marzo del 1944, epoca in cui, essendo stata chiamata la sua classe, riparò in montagna nei dintorni di Como. Organizzò un audace tentativo di sabotaggio con la collaborazione dei partigiani. Arrestato, fu inviato dai tedeschi in Germania, ma a Peschiera riuscì a fuggire e a nascondersi poi a Milano in casa di parenti. Fu arrestato in seguito ad un falso appuntamento nel 1944. Angelo Poletti, svolgeva un ‘attiva propaganda partigiana tra i lavoratori dell’Isotta Fraschini presso cui lavorava. Fu arrestato mentre andava a prelevare armi per i compagni. Rimase per molto tempo a San Vittore dove subì sevizie. Vittorio Gasparini , dopo l’invasione tedesca, messosi in aspettativa collaborò con i partigiani raccogliendo fondi e curando il funzionamento di una radio trasmittente clandestina. Fu arrestato nel novembre del 1943 vicino Brescia. Rimase a San Vittore sino al giorno della sua fucilazione. Gian Antonio Bravin , classe 1908, dopo l’armistizio iniziò la sua attività politica. Fece parte del III Gruppo GAP di cui divenne il capo organizzando vari colpi. Venne arrestato nel 1944.

00112La strage fu perpetrata come rappresaglia per un attentato consumato il 7 agosto 1944 contro un camion tedesco (targato WM 111092) parcheggiato in viale Abruzzi a Milano. Nell’evento, in cui non rimase ucciso alcun soldato tedesco (l’autista Heinz Kuhn, che era addormentato nel mezzo parcheggiato, riportò solo lievi ferite) provocò la morte di sei cittadini milanesi e il ferimento di altri cinque. Il comandante dei Gap, Giovanni Pesce, negò sempre che quell’attentato potesse essere stato compiuto da qualche unità partigiana. Certi elementi anomali hanno fatto definire ad alcuni l’attentato come controverso: il caporal maggiore Kuhn aveva parcheggiato il mezzo a poca distanza da un’autorimessa in via Natale Battaglia e dall’albergo Titanus, entrambi requisiti dalla Wehrmacht.

Sulle motivazioni della rappresaglia è utile notare come il bando di Kesselring prevedesse la fucilazione di dieci italiani solo in caso di vittime tedesche.

Theodor Saevecke, che faceva base presso l’Hotel Regina in via Silvio Pellico, sede delle SS e noto luogo di tortura, pretese ed ottenne, ciò nonostante, la fucilazione sommaria di quindici antifascisti, e compilò egli stesso la lista, come testimoniato da Elena Morgante, impiegata nell’ufficio delle SS, cui fu ordinato di batterla a macchina.

Dopo la fucilazione eseguita da membri della Muti – avvenuta alle 06:10 – i cadaveri scomposti furono lasciati esposti sotto il sole, per tutta la giornata calda giornata estiva e coperti di mosche, a scopo intimidatorio. Un cartello li qualificava come “assassini”. I corpi rimasero circondati da membri della Muti che impedirono persino ai parenti di rendere omaggio ai propri defunti. Secondo numerose testimonianze, i militi insultarono ripetutamente gli uccisi (definendoli, tra l’altro, un “mucchio d’immondizia”) e i loro congiunti accorsi sul luogo.

Il poeta Franco Loi, testimone della tragedia e probabilmente allora abitante nella vicina Via Casoretto, ricorda:

« C’erano molti corpi gettati sul marciapiede, contro lo steccato, qualche manifesto di teatro, la Gazzetta del Sorriso, cartelli , banditi! Banditi catturati con le armi in pugno! Attorno la gente muta, il sole caldo. Quando arrivai a vederli fu come una vertigine: scarpe, mani, braccia, calze sporche.(….) ai miei occhi di bambino era una cosa inaudita: uomini gettati sul marciapiede come spazzatura e altri uomini, giovani vestiti di nero, che sembravano fare la guardia armati! » (Franco Loi)

10 agosto 2018 0 comment
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Pedaggi

PedaggiPeriodo di vacanze e ci si allontana di più dalle zone in cui si vive. L’occasione, per me, è il recupero di un parente all’aeroporto di Orio al Serio.

Mi è saltato all’occhio, pagando, la differenza di costo tra i due tratti, praticamnte identici, sia dal punto di vista costruttivo che manutentivo.

I Costi:

da Milano Est a Bergamo 34.2 km. Pedaggio per auto/moto: 3,50 € – km utili ai fini del calcolo del pedaggio: 48 Km

da Milano Ghisolfa a Arluno 10.4 Km. Pedaggio per auto/moto: 2,80 € - km utili ai fini del calcolo del pedaggio: 21 Km

La domanda che viene spontanea è: “perchè queste sostanziose differenze?

La Gestione della Milano/Torino è affidata a Satap, una società privata (Gruppo Gavio).

Invece la Milano/Venezia è gestita da Autostrade per l’Italia.

Basta questa differenza per creare una tale  disparità di costo  chilometro? Sono molti gli utenti pendolari del Magentino e dell’Altomilanese, pendolari col Capoluogo, obbligati per lavoro a servirsene, che si lamentano per il costo spropositato da affrontare tutti i giorni. 3

Calcolando solo il tratto Arluno/Ghisolfa il costo al Km sale a ben 0,28 €.

8 agosto 2018 0 comment
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pala

Il 6 luglio pubblicammo su CAM  una lettera di un gruppo di utenti frequentanti i corsi C.I.E.F del Palazzetto di Magenta, che lamentavano una drastica riduzione degli orari, soprattutto dei corsi tenuti in pausa pranzo.


Il responsabile della Cooperativa Insegnanti di educazione Fisica, Emilio Moscatelli, ci fa pervenire la risposta del gestore, che noi pubblichiamo:

pala3”  Con la presente siamo a rispondere a quanto pubblicato su Corriere Alto Milanese il 6 agosto 2018 in merito alla lettera aperta all’Assessore allo Sport del comune di Magenta Luca Aloi, inviata da alcune nostre affezionate corsiste dello spazio pausa pranzo delle attività di fitness presso il PALAFITNESSMAGENTA gestione C.I.E.F.

E’ nostro profondo rammarico constatare che la riduzione dei corsi di pausa pranzo provochi tanto malcontento tra queste nostre clienti , ma è stato loro spiegato ,all’inizio di luglio , che purtroppo l’aumento dei costi generali di gestione, ha indotto la C.I.E.F. ad una strategia operativa che mirasse a un ridimensionamento di alcune attività a fronte di una forte riduzione della quota sia mensile che annuale, infatti la quota di  un abbonamento “FREE” valevole 12 mesi con  libero ed illimitato  accesso a tutte le attività di fitness presso il PALAFITNESSMAGENTA è stata fissata per il 2018-19 in € 200,00 contro i precedenti €370,00 del 2017-18

pala2Siamo quindi dispiaciuti, anche se ci conforta la critica delle nostre clienti in quanto ciò significa che il lavoro in questi anni è stato apprezzato e lo sarà certamente anche nei prossimi, certi che verrà svolto come sempre  con professionalità, correttezza, competenza e serietà qualità  che hanno sempre accompagnato e contraddistinto gli istruttori e lo staff che operano presso il PALAFITNESSMAGENTA.

Volevo a questo punto ricordare che la contrazione  d’orario non è stata decisa arbitrariamente dalla C.I.E.F. ma sono state comunicate all’ Amministrazione Comunale le difficoltà di gestione riscontrate negli ultimi anni e di conseguenza la  condivisa scelta operativa in atto, che dovrebbe permettere a tutti nel prossimo futuro di continuare ad usufruire di quel servizio che la C.I.E.F. in questi 39 anni ha fornito a tutta la cittadinanza.”

Il responsabile C.I.E.F. del PALAFITNESSMAGENTA

Emilio Moscatelli

8 agosto 2018 0 comment
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ticino

Il caldo torrido, l’ingente umidità che si sta abbattendo sulla Pianura Padana e, in generale, su tutta la Penisola Italiana, sta provocando parecchi disagi alle varie persone che patiscono questo clima, che si presenta, ormai,  da circa quattro estati a questa parte. A farne le spese, oltre agli esseri umani, è anche tutta la flora che ci circonda, in particolare, basandomi su una mia esperienza personale, i corsi d’acqua che scorrono nell’immensa zona che costituisce il Parco del Ticino. Ecco, proprio il fiume che conferisce il nome ad una delle più grandi e importanti aree naturalistiche, popolata da qualsiasi specie faunistica, sta subendo, e non poco, le ondate di calore sferrate da quest’arida estate. La quantità di acqua contenuta nel suo letto, tutto ghiaia e ciottoli, anche di medie dimensioni, si è ridotta drasticamente a causa proprio del caldo e del sole battente. La sua portata è andata a diminuire nel corso dei mesi di luglio e agosto, in cui la forte afa si è amplificata in maniera sproporzionata, portando, dunque, alla generazione di lunghi tratti di sole pietre ed alghe essicate, destinate alla scomparsa. Una landa desolata, un paesaggio che non ha nulla a che vedere con quello che appare nel periodo primaverile, in cui l’acqua sgorga e mostra il suo impeto, talvolta fatale, come già accaduto. Restano, in ogni caso, punti in cui i liquidi, seppur stagnanti, sono ancora presenti. A testimonianza di ciò che è riportato in queste righe, in copertina pubblichiamo una scatto, di pregevole fattura, che descrive il tutto. Autore di questa piccola cartolina è Enzo Salvaggio, che ringraziamo per la generosità nel fornirci la foto.

8 agosto 2018 0 comment
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