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Stava scappando con la droga il 33 enne di origini marocchine che oggi pomeriggio alla Cava Seratoni di Nosate è stato colto da arresto cardiaco.

La zona era stata controllata dalla Polizia di Stato di Busto Arsizio quando il nordafricano,  accorto si della presenza degli agenti, è scappato per crollare alla cava.  Inutili I soccorsi giunti sul posto.

3 ottobre 2017 0 comment
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Un giovane di 33 anni è stato ritrovato senza vita all’interno della Cava Seratoni a Nosate. E’ accaduto oggi pomeriggio quando sono giunti sul posto i soccorsi con la Croce Azzurra di buscate e l’automedica.

Per l’uomo, purtroppo, non c’era più niente da fare. Al momento c’è il massimo riserbo da parte degli organi inquirenti su cosa sia accaduto.

 

3 ottobre 2017 0 comment
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Riceviamo e Pubblichiamo:

La domanda è semplice: “COME SONO STATI UTILIZZATI  I FONDI CHE ABBIAMO RACCOLTO?”

Valfornace1Le foto che potete vedere qui  sono la risposta. Sono state scattate a Valfornace  comune nato nei mesi scorsi dalla fusione delle municipalità di Pievebovigliana e Fiordimonte comuni colpiti dal sisma dello scorso agosto. Quella che vedete è la cucina prefabbricata della struttura scolastica inaugurata il 6 settembre, cucina realizzata attraverso la raccolta fondi effettuata da associazioni, comuni e parrocchie del nostro territorio.

Valfornace 1Capofila del progetto cucina l’organizzazione di Volontariato “Mondo in Cammino” con la quale alcuni volontari cuggionesi collaborano da tempo . Una realizzazione questa della cucina che completa quelle delle aule scolastiche donate a questo comune dalla ditta Salini Impregilo.

Alla inaugurazione della scuola era presente una delegazione della nostra zona composta dal Sindaco di Castano Primo Pignatiello, di Valfornace 2Nosate Cattaneo, degli assessori castanesi Fusetti e Canziani, dal segretario comunale Olivieri e da Oreste Magni in rappresentanza delle associazioni di volontariato cuggionesi che si erano attivate tempestivamente sul territorio con numerose iniziative individuando poi il progetto “prefabbricato cucina”  proposto in seguito ai comuni del castanese, progetto che aveva trovato in essi convinta adesione.
Un bell’esempio di collaborazione territoriale che ha visto mercoledì 6 settembre completare questo percorso con l’inaugurazione di questa struttura scolastica.

10 settembre 2017 0 comment
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NOSATE-LONATE. C’è una fetta di terra, ai confini di Nosate con Lonate, dove vige una sorta di ‘porto franco’, nel senso che le poche presenze che ci sono fanno quello che vogliono. Parliamo della chiusura di un ponte sul Villoresi (foto), prosecuzione della Via Alla Guardia di Nosate. Si tratta di un antico tratturo medievale che attraversa la campagna, al quale è stato impedito di proseguire al di là del canale Villoresi in quanto ‘qualcuno’ ha chiuso con panettoni e filo spinato l’uscita del ponte su una strada pubblica. Succede. E’ già tanto che qualcuno se ne sia accorto e ci ha invitato a fare una denuncia su un quotidiano.

Un’altra vicenda del genere è avvenuta qualche decennio fa, sempre al confine tra Lonate e Nosate. Un’antica strada che costeggiava la ‘Rosa dei Venti’ (parte di uno dei tanti campi di aviazione sorti nella brughiera durante il Novecento) che sbucava sulla Provinciale, al margine nord della cosiddetta ‘Pista dei Cavalli’, è stata chiusa per ragioni ignote. Allo sbocco sulla provinciale si trova oggi una cabina di distribuzione dell’energia elettrica.

Nonostante questo pezzo di terra conservi le vestigia del ‘Fosso del Panperduto’ e di quello della ‘Cerca’ di antica memoria, nonostante segnalazione inviate al Parco del Ticino e ai Sindaci dei Comuni, niente mai si è mosso. E così il pubblico diventa privato per usocapione, ma va bene lo stesso.   

 

 

7 settembre 2017 0 comment
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LONATE POZZOLO –  Sono in corso i lavori di costruzione di una piccola centrale idroelettrica che sarà alimentata dalle acque di scarico del depuratore di Sant’Antonino. La realizzazione è stata spostata in territorio di Lonate Pozzolo, un centinaio di metri più a monte dall’attuale manufatto di sfioro nel Canale Industriale che si trova, invece, in territorio di Nosate, dove originariamente era prevista l’installazione. 

Era prevista sin dall’inizio quando, nel 1987, a seguito di un’ordinnza del  Ministro della Protezione Civile, il varesotto Giuseppe Zamberletti, il progetto di bonifica delle acque di spagliamento dell’Arno fu affidato alla società Castalia. Successivamente, nel 1988, l’Assessorato Ambiente e Ecologia della Regione Lombardia affidò, a ‘Italimpianti’ lo studio generale per il ‘Risanamento dei territori soggetti al disperdimento delel acque di rifiuto e meteoriche dei torrenti Arno, Rile e Tenore e delle fognature di Busto Arsizio’.

Il rapporto finale conteneva già tutte le soluzioni che sarebbero state perseguite negli anni successivi: addurre le acque di Busto Arsizio al depuratore di S. Antonino, attraversando i territori di Magnago e Vanzaghello; intervenire risolutamente sui torrenti Arno Rile e Tenore che costituivano, nel tratto finale, una vera e propria fognatura a cielo aperto. Eppoi convogliare le acque di scarico del depuratore e dell’Arno nel Canale Industriale e, in emergenza nel Canale Marinone e da qui nel fiume Ticino.  

L’intero progetto entrò nell’Accordo di Programma tra più enti, del dicembre 1998, siglato in Regione dall’allora assessore alle Opere Pubbliche e Protezione Civile, Milena Bertani, in vista dell’apertura dell’aeroporto ‘Malpensa 2000’, le cui acque sarebbero state convogliate anch’esse al depuratore di Sant’Antonino. E’ in questo contesto di apertura dell’aeroporto che si trovarono i fondi necessari all’operazione di bonifica con la realizzazione di alcune vasche di dispedimento e raccolta dei reflui e messa in opera di uan tubazione che convogliava i reflui – in uscita dall’impianto di fitodepurazione –  al Canale Industriale. Nel 2006 venne aperto il manufatto di sfioro sul Canale Industriale ( e non mancarono alti lai per le schiume che si innalzavano sul pelo dell’acqua), nelle vicinanze dell’attuale fabbricato che la ditta ‘Mondino costruzioni’ sta realizzando e dove sarà installato l’impianto idroelettrico.   

Questa la storia che ha portato le acque della fognatura di Busto Arsizio e Malpensa nel Canale Industriale e quindi nel Naviglio Grande (un bacino imbrifero, quello del Ticino, estraneo a tali acque, che avrebbero dovuto essere indirizzate nell’Olona), quelle stesse acque che una volta depurate a Sant’Antonino faranno girare – fra qualche mese – la turbina collocata sulla riva sinistra del Canale Industriale, nella zona che nel vernacolo locale è detta ‘Punt di Ladar’.  

27 agosto 2017 0 comment
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:

La preparazione della Festa di San Vincenzo 2017 ha richiesto almeno due anni di lavoro, due anni in cui abbiamo pensato a come ridestare una tradizione ormai assopita, adattandola al gusto del maggior numero possibile di turbighesi, e affrontando il problema principale di questo paese: la mancanza di una rete tra associazioni e cittadini. Proprio il dover ricostruire quell’indispensabile rete di conoscenze, amicizie, professionalità e competenze è stata la sfida maggiore che abbiamo dovuto raccogliere. È stato un percorso difficile, i cui frutti forse non saranno visibili nell’immediato, ma che ci ha insegnato ad avere tanta pazienza, speranza e fede. Alla luce della nostra esperienza non possiamo dubitare delle parole di don Calanico Nava (Parroco di Turbigo dal 1892 al 1907): “Prego i miei successori di continuare questa devozione al nostro Grande Patrono San Vincenzo: ne ritrarranno quei frutti spirituali e materiali che sempre ne ritrasse il sottoscritto Parroco”. In effetti anche noi abbiamo imparato qualcosa. Abbiamo imparato che la tradizione si può rinnovare, e che quello che è nuovo oggi è la tradizione di domani. Abbiamo capito che la tradizione può anche essere quella di NON avere una tradizione, e che dopo tanti anni di oblio ci si può abituare a NON avere nulla da insegnare ai nostri discendenti.

Per vincere l’inerzia e l’indifferenza cui forse inconsapevolmente ci siamo abbandonati, si è pensato di rinvigorire il culto di un Santo che tradizionalmente è ricordato come protettore delle campagne. Ma per quale motivo dovremmo ricordare un Santo protettore delle campagne in un paese che ha ormai perso la sua vocazione agricola? Se ci pensate bene, anche in tempi recenti, i nostri antenati non avevano molti motivi per aggrapparsi ad una simile devozione, visto che la sussistenza dei turbighesi, a partire dalla fine dell’800, era ormai legata all’industrializzazione del territorio. Crediamo che il motivo di un simile culto sia più profondo e meno superficiale, e che vada ricercato nella complessa, e poco nota, biografia del Santo. San Vincenzo, durante la sua vita, è stato una santo MEDIATORE, capace di unire, MAI di dividere, figlio di un notaio, e forse proprio per questo naturalmente predisposto a mediare e a intercedere. San Vincenzo risanava i conflitti tra le corporazioni, tra le nobili famiglie spagnole, ed era consultato per dirimere complesse vicissitudini dinastiche, tanto da porre le basi per l’unificazione della Spagna e la fine della Guerra dei Cent’Anni. San Vincenzo, schierato inizialmente con l’antipapa, fu riabilitato perché dedicò tutta la sua vita a difendere l’unità della Chiesa, contribuendo in modo fondamentale a ricomporre la frattura insorta in seno alla Chiesa Cattolica dopo lo Scisma d’Occidente. Non si tratta quindi di un santo “vecchio”, ma di una santo attualissimo, da sempre invocato nei periodi storici di profonda incertezza, in cui tutto “andava in rivoluzione”. Non è un caso che i turbighesi si siano rivolti a lui a ridosso della Rivoluzione Francese, dei moti del ’48, dell’Unità d’Italia, e dopo la Liberazione dal Nazifascismo, cioè in tutti quei contesti in cui la popolazione era disgregata e afflitta, bisognosa di una “mercede”, di un segno che potesse infondere speranza per il futuro.

In una quarto di secolo di vita non abbiamo mai visto riunite così tante associazioni, i cui simboli sono stati tutti raggruppati sotto l’immagine della fiamma! 20 associazioni e più di 150 persone impegnate a vario titolo per la buona riuscita di questo evento… Praticamente un miracolo! Ci piace dunque pensare che il braccio destro sollevato tipico dell’iconografia di San Vincenzo, non sia sollevato minacciosamente per ammonire chi ascolta: questo gesto ci sembra più quello di un direttore d’orchestra, che sapientemente riesce a dirigere e a mettere d’accordo tutti quelli che si affidano a lui, consentendo di superare divisioni e partigianerie. La nostra esperienza ci conferma tutto questo: quasi tutte le persone che abbiamo contattato ci ha aiutato senza battere ciglio, finanziandoci generosamente senza chiedere nulla in cambio, mettendo a disposizione il proprio tempo e il proprio denaro, condividendo con noi competenze e voglia di fare. Questi sono i miracoli di San Vincenzo, un santo mediatore, ma anche un santo ISPIRATORE, rappresentato con una fiamma sul capo, che non è solo simbolo dello Spirito Santo e della passione della predicazione: rappresenta anche un invito, l’invito a vivere pienamente, con ardore e coraggio, la propria esistenza. Non è un caso che il Santo sia il più delle volte rappresentato come un giovane predicatore: queste fattezze servono proprio a rendere più credibile il messaggio che la fiamma vuole trasmettere. San Vincenzo non è quindi un uomo alla fine della sua esistenza, ma un giovane vigoroso, pronto a giocare un ruolo chiave all’interno della storia e della sua comunità. Alla luce di tutto ciò i campi di cui parlavamo assumono un altro significato. Forse il campo che San Vincenzo protegge è da intendere in senso evangelico; è la comunità, la nostra comunità, che dal 1778 si è votata al Santo per miracolo ricevuto. San Vincenzo assiste al lavoro del buon seminatore, è il custode che veglia sulla semente che cade sulla terra buona, ma che solo con la sua intercessione può portare frutto! Siamo dunque invitati all’unità, perché solo se restiamo uniti in una comunità riusciremo ad ottenere quei frutti materiali e spirituali che don Calanico apprezzava più di cento anni fa. Vi invitiamo quindi a non essere solo fruitori, ma anche collaboratori: il prossimo anno speriamo di attrarre nuove forze, capaci di aggregarsi intorno a questo evento, perché solo in questo modo sarà possibile salvare la nostra tradizione, che è la nostra identità. Abbandoniamo quindi la nostalgia per un passato che rimane tale, e diamoci da fare per costruire qualcosa nel presente, perché in fondo NON TUTTO è perduto! Se infatti è vero che la tradizione è custodire il fuoco e non adorare le ceneri, è altrettanto vero che anche la cenere molto spesso cela l’ultima scintilla, capace di divampare quando uno meno se lo aspetta.

Un primo passo per salvaguardare la nostra storia può essere il finanziamento del restauro della tela di Baldassarre Verazzi, conservata presso la sacrestia parrocchiale. La tela del Verazzi risale al 1850, ha viaggiato a cavallo di tre secoli, ma è in precario stato di conservazione. Le sue condizioni sono molto gravi, tanto che la sua stessa esistenza non è garantita per i prossimi dieci anni. È un pezzo di tradizione che se ne sta andando, ma che può essere salvato con una costosa opera di restauro. Non riteniamo corretto l’intervento di un singolo benefattore, è giusto e doveroso che L’INTERA comunità si faccia carico delle spese di mantenimento, perché spetta a noi cittadini il compito di custodire e tutelare i beni storici turbighesi, in modo da poterli tramandare alle generazioni future. Contribuire al restauro di questo bene storico è molto semplice: potrete farlo acquistando il “Calendario di San Vincenzo 2018”, disponibile al banco libri o presso la “Cartoleria Sartorelli”. Questo calendario è stato concepito come un ponte ideale tra passato e presente, come illustrato dall’immagine di copertina, realizzata dal “Tavolo Fotografico”. Come potete vedere si tratta di un’immagine frutto dell’interpolazione di due fotografie: una scattata negli anni ’80 e l’altra appena due anni fa. Al centro dell’arco trionfale del 1982 trovate l’immagine della vecchia Via San Vincenzo, mentre all’esterno dell’arco si può riconoscere l’assetto attuale di Via Allea e Piazza Madonna della Luna. L’idea che si vuole trasmettere è quella della tradizione che si rinnova, una tradizione raccontata in 46 scatti d’epoca, che vanno dagli anni ’30 al 2015. 80 anni di storia dunque, accompagnati dai testi integrali delle memorie di due parroci, due guide autorevoli della nostra comunità: don Pietro Bossi (Parroco di Turbigo dal 1844 al 1891) e don Carlo Michele Galbussera (Parroco di Turbigo dal 1760 al 1795), che con le loro cronache ci raccontano l’origine del culto di San Vincenzo Ferrer in terra turbighese. Il calendario si ripropone quindi di tramandare la tradizione più recente, senza però dimenticare l’origine della devozione a San Vincenzo, che quest’anno compie i suoi primi 240 anni.

Quanto è stato realizzato non avrebbe mai potuto vedere la luce senza l’indispensabile collaborazione di persone straordinarie. Un ringraziamento doveroso va fatto al Parroco don PierLuigi Albricci, che fin da subito ci ha incoraggiato a intraprendere quest’avventura, supportandoci con la sua disponibilità; grazie anche a don Andrea Cartabia, che si è fatto contagiare dal nostro entusiasmo; grazie a Padre Radek, che ha consentito alla Comunità di Turbigo di ricevere la Benedizione Apostolica di Papa Francesco; grazie al Sindaco Christian Garavaglia e all’Assessore alla Cultura Marzia Artusi, nostri primi interlocutori, che hanno fermamente creduto in questo progetto, dandoci piena fiducia e fornendoci i mezzi per concretizzare le nostre idee; grazie agli imprenditori turbighesi, che con il loro indispensabile contributo economico ci hanno consentito di sostenere le spese necessarie; grazie a tutti i collaboratori della parrocchia, che hanno condiviso con noi professionalità e competenze; grazie ai ragazzi delle Scuole Medie di Turbigo, alla prof.ssa Maria Silanos (dirigente dell’Istituto Comprensivo don Lorenzo Milani), al prof. Giorgio Mira e alla prof.ssa Lucia Scarano, che con maestria hanno reso possibile la realizzazione della mostra iconografica di venerdì 5 maggio; grazie alla dott.ssa Francesca Tinazzi, Coordinatrice della Scuola Materna “Ente Morale”, con la quale abbiamo potuto instaurare un proficuo rapporto di reciproca collaborazione; grazie ai membri del “Gruppo San Vincenzo”, che ci hanno fatto capire che cosa significhi custodire la fiamma della tradizione; grazie in particolare a Paolo Mira e Patrizia Morbidelli, i nostri mentori, che ormai da anni sono per noi una fonte inesauribile di consigli e suggerimenti; grazie a Dario Airoldi, Franco Barbieri, Dante Bolognesi, Susanna Borroni, Fabio Bove, Maurizio Carnago, Claudio Borsani, alla prof.ssa Maria Pia Gervasone, a Giuseppe Landini, Maria Franca Marcoli, don Giuseppe Monti, Luigi Scotti, e al Comandante della Polizia Locale di Turbigo Fabrizio Rudoni; grazie ai ragazzi degli “Amici della Musica”, all’associazione “TurboGiovani”, al gruppo “Lo Schiaccianoci”, alla “Fioreria Baga – Carla Fiori”, alla “Cartoleria Sartorelli”, al gruppo “Trasatemp”, ai “Rioni Turbighesi”, al “Gruppo Storico don Pietro Bossi”, alla compagnia teatrale “Gli Inconsapevoli Talenti”, e ai ragazzi e ai papà dell’Oratorio San Luigi di Turbigo; ma soprattutto grazie alle associazioni e a tutti i cittadini di Turbigo, i veri protagonisti della Festa di San Vincenzo! Chiediamo dunque al nostro Santo compatrono di intercedere per noi, esaudendo le nostre preghiere, confidando che sappia infondere in noi la speranza, la gioia e la fiducia che serve a tutta la Comunità di Turbigo! GRAZIE!

IL COMITATO SAN VINCENZO
22 maggio 2017 0 comment
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