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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:

La preparazione della Festa di San Vincenzo 2017 ha richiesto almeno due anni di lavoro, due anni in cui abbiamo pensato a come ridestare una tradizione ormai assopita, adattandola al gusto del maggior numero possibile di turbighesi, e affrontando il problema principale di questo paese: la mancanza di una rete tra associazioni e cittadini. Proprio il dover ricostruire quell’indispensabile rete di conoscenze, amicizie, professionalità e competenze è stata la sfida maggiore che abbiamo dovuto raccogliere. È stato un percorso difficile, i cui frutti forse non saranno visibili nell’immediato, ma che ci ha insegnato ad avere tanta pazienza, speranza e fede. Alla luce della nostra esperienza non possiamo dubitare delle parole di don Calanico Nava (Parroco di Turbigo dal 1892 al 1907): “Prego i miei successori di continuare questa devozione al nostro Grande Patrono San Vincenzo: ne ritrarranno quei frutti spirituali e materiali che sempre ne ritrasse il sottoscritto Parroco”. In effetti anche noi abbiamo imparato qualcosa. Abbiamo imparato che la tradizione si può rinnovare, e che quello che è nuovo oggi è la tradizione di domani. Abbiamo capito che la tradizione può anche essere quella di NON avere una tradizione, e che dopo tanti anni di oblio ci si può abituare a NON avere nulla da insegnare ai nostri discendenti.

Per vincere l’inerzia e l’indifferenza cui forse inconsapevolmente ci siamo abbandonati, si è pensato di rinvigorire il culto di un Santo che tradizionalmente è ricordato come protettore delle campagne. Ma per quale motivo dovremmo ricordare un Santo protettore delle campagne in un paese che ha ormai perso la sua vocazione agricola? Se ci pensate bene, anche in tempi recenti, i nostri antenati non avevano molti motivi per aggrapparsi ad una simile devozione, visto che la sussistenza dei turbighesi, a partire dalla fine dell’800, era ormai legata all’industrializzazione del territorio. Crediamo che il motivo di un simile culto sia più profondo e meno superficiale, e che vada ricercato nella complessa, e poco nota, biografia del Santo. San Vincenzo, durante la sua vita, è stato una santo MEDIATORE, capace di unire, MAI di dividere, figlio di un notaio, e forse proprio per questo naturalmente predisposto a mediare e a intercedere. San Vincenzo risanava i conflitti tra le corporazioni, tra le nobili famiglie spagnole, ed era consultato per dirimere complesse vicissitudini dinastiche, tanto da porre le basi per l’unificazione della Spagna e la fine della Guerra dei Cent’Anni. San Vincenzo, schierato inizialmente con l’antipapa, fu riabilitato perché dedicò tutta la sua vita a difendere l’unità della Chiesa, contribuendo in modo fondamentale a ricomporre la frattura insorta in seno alla Chiesa Cattolica dopo lo Scisma d’Occidente. Non si tratta quindi di un santo “vecchio”, ma di una santo attualissimo, da sempre invocato nei periodi storici di profonda incertezza, in cui tutto “andava in rivoluzione”. Non è un caso che i turbighesi si siano rivolti a lui a ridosso della Rivoluzione Francese, dei moti del ’48, dell’Unità d’Italia, e dopo la Liberazione dal Nazifascismo, cioè in tutti quei contesti in cui la popolazione era disgregata e afflitta, bisognosa di una “mercede”, di un segno che potesse infondere speranza per il futuro.

In una quarto di secolo di vita non abbiamo mai visto riunite così tante associazioni, i cui simboli sono stati tutti raggruppati sotto l’immagine della fiamma! 20 associazioni e più di 150 persone impegnate a vario titolo per la buona riuscita di questo evento… Praticamente un miracolo! Ci piace dunque pensare che il braccio destro sollevato tipico dell’iconografia di San Vincenzo, non sia sollevato minacciosamente per ammonire chi ascolta: questo gesto ci sembra più quello di un direttore d’orchestra, che sapientemente riesce a dirigere e a mettere d’accordo tutti quelli che si affidano a lui, consentendo di superare divisioni e partigianerie. La nostra esperienza ci conferma tutto questo: quasi tutte le persone che abbiamo contattato ci ha aiutato senza battere ciglio, finanziandoci generosamente senza chiedere nulla in cambio, mettendo a disposizione il proprio tempo e il proprio denaro, condividendo con noi competenze e voglia di fare. Questi sono i miracoli di San Vincenzo, un santo mediatore, ma anche un santo ISPIRATORE, rappresentato con una fiamma sul capo, che non è solo simbolo dello Spirito Santo e della passione della predicazione: rappresenta anche un invito, l’invito a vivere pienamente, con ardore e coraggio, la propria esistenza. Non è un caso che il Santo sia il più delle volte rappresentato come un giovane predicatore: queste fattezze servono proprio a rendere più credibile il messaggio che la fiamma vuole trasmettere. San Vincenzo non è quindi un uomo alla fine della sua esistenza, ma un giovane vigoroso, pronto a giocare un ruolo chiave all’interno della storia e della sua comunità. Alla luce di tutto ciò i campi di cui parlavamo assumono un altro significato. Forse il campo che San Vincenzo protegge è da intendere in senso evangelico; è la comunità, la nostra comunità, che dal 1778 si è votata al Santo per miracolo ricevuto. San Vincenzo assiste al lavoro del buon seminatore, è il custode che veglia sulla semente che cade sulla terra buona, ma che solo con la sua intercessione può portare frutto! Siamo dunque invitati all’unità, perché solo se restiamo uniti in una comunità riusciremo ad ottenere quei frutti materiali e spirituali che don Calanico apprezzava più di cento anni fa. Vi invitiamo quindi a non essere solo fruitori, ma anche collaboratori: il prossimo anno speriamo di attrarre nuove forze, capaci di aggregarsi intorno a questo evento, perché solo in questo modo sarà possibile salvare la nostra tradizione, che è la nostra identità. Abbandoniamo quindi la nostalgia per un passato che rimane tale, e diamoci da fare per costruire qualcosa nel presente, perché in fondo NON TUTTO è perduto! Se infatti è vero che la tradizione è custodire il fuoco e non adorare le ceneri, è altrettanto vero che anche la cenere molto spesso cela l’ultima scintilla, capace di divampare quando uno meno se lo aspetta.

Un primo passo per salvaguardare la nostra storia può essere il finanziamento del restauro della tela di Baldassarre Verazzi, conservata presso la sacrestia parrocchiale. La tela del Verazzi risale al 1850, ha viaggiato a cavallo di tre secoli, ma è in precario stato di conservazione. Le sue condizioni sono molto gravi, tanto che la sua stessa esistenza non è garantita per i prossimi dieci anni. È un pezzo di tradizione che se ne sta andando, ma che può essere salvato con una costosa opera di restauro. Non riteniamo corretto l’intervento di un singolo benefattore, è giusto e doveroso che L’INTERA comunità si faccia carico delle spese di mantenimento, perché spetta a noi cittadini il compito di custodire e tutelare i beni storici turbighesi, in modo da poterli tramandare alle generazioni future. Contribuire al restauro di questo bene storico è molto semplice: potrete farlo acquistando il “Calendario di San Vincenzo 2018”, disponibile al banco libri o presso la “Cartoleria Sartorelli”. Questo calendario è stato concepito come un ponte ideale tra passato e presente, come illustrato dall’immagine di copertina, realizzata dal “Tavolo Fotografico”. Come potete vedere si tratta di un’immagine frutto dell’interpolazione di due fotografie: una scattata negli anni ’80 e l’altra appena due anni fa. Al centro dell’arco trionfale del 1982 trovate l’immagine della vecchia Via San Vincenzo, mentre all’esterno dell’arco si può riconoscere l’assetto attuale di Via Allea e Piazza Madonna della Luna. L’idea che si vuole trasmettere è quella della tradizione che si rinnova, una tradizione raccontata in 46 scatti d’epoca, che vanno dagli anni ’30 al 2015. 80 anni di storia dunque, accompagnati dai testi integrali delle memorie di due parroci, due guide autorevoli della nostra comunità: don Pietro Bossi (Parroco di Turbigo dal 1844 al 1891) e don Carlo Michele Galbussera (Parroco di Turbigo dal 1760 al 1795), che con le loro cronache ci raccontano l’origine del culto di San Vincenzo Ferrer in terra turbighese. Il calendario si ripropone quindi di tramandare la tradizione più recente, senza però dimenticare l’origine della devozione a San Vincenzo, che quest’anno compie i suoi primi 240 anni.

Quanto è stato realizzato non avrebbe mai potuto vedere la luce senza l’indispensabile collaborazione di persone straordinarie. Un ringraziamento doveroso va fatto al Parroco don PierLuigi Albricci, che fin da subito ci ha incoraggiato a intraprendere quest’avventura, supportandoci con la sua disponibilità; grazie anche a don Andrea Cartabia, che si è fatto contagiare dal nostro entusiasmo; grazie a Padre Radek, che ha consentito alla Comunità di Turbigo di ricevere la Benedizione Apostolica di Papa Francesco; grazie al Sindaco Christian Garavaglia e all’Assessore alla Cultura Marzia Artusi, nostri primi interlocutori, che hanno fermamente creduto in questo progetto, dandoci piena fiducia e fornendoci i mezzi per concretizzare le nostre idee; grazie agli imprenditori turbighesi, che con il loro indispensabile contributo economico ci hanno consentito di sostenere le spese necessarie; grazie a tutti i collaboratori della parrocchia, che hanno condiviso con noi professionalità e competenze; grazie ai ragazzi delle Scuole Medie di Turbigo, alla prof.ssa Maria Silanos (dirigente dell’Istituto Comprensivo don Lorenzo Milani), al prof. Giorgio Mira e alla prof.ssa Lucia Scarano, che con maestria hanno reso possibile la realizzazione della mostra iconografica di venerdì 5 maggio; grazie alla dott.ssa Francesca Tinazzi, Coordinatrice della Scuola Materna “Ente Morale”, con la quale abbiamo potuto instaurare un proficuo rapporto di reciproca collaborazione; grazie ai membri del “Gruppo San Vincenzo”, che ci hanno fatto capire che cosa significhi custodire la fiamma della tradizione; grazie in particolare a Paolo Mira e Patrizia Morbidelli, i nostri mentori, che ormai da anni sono per noi una fonte inesauribile di consigli e suggerimenti; grazie a Dario Airoldi, Franco Barbieri, Dante Bolognesi, Susanna Borroni, Fabio Bove, Maurizio Carnago, Claudio Borsani, alla prof.ssa Maria Pia Gervasone, a Giuseppe Landini, Maria Franca Marcoli, don Giuseppe Monti, Luigi Scotti, e al Comandante della Polizia Locale di Turbigo Fabrizio Rudoni; grazie ai ragazzi degli “Amici della Musica”, all’associazione “TurboGiovani”, al gruppo “Lo Schiaccianoci”, alla “Fioreria Baga – Carla Fiori”, alla “Cartoleria Sartorelli”, al gruppo “Trasatemp”, ai “Rioni Turbighesi”, al “Gruppo Storico don Pietro Bossi”, alla compagnia teatrale “Gli Inconsapevoli Talenti”, e ai ragazzi e ai papà dell’Oratorio San Luigi di Turbigo; ma soprattutto grazie alle associazioni e a tutti i cittadini di Turbigo, i veri protagonisti della Festa di San Vincenzo! Chiediamo dunque al nostro Santo compatrono di intercedere per noi, esaudendo le nostre preghiere, confidando che sappia infondere in noi la speranza, la gioia e la fiducia che serve a tutta la Comunità di Turbigo! GRAZIE!

IL COMITATO SAN VINCENZO
22 maggio 2017 0 comment
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:

Il comitato organizzativo della Festa di San Vincenzo invita tutta la popolazione turbighese a prendere parte alla 3 giorni di eventi che si svolgerà in occasione del 240° anno dalla richiesta del parroco Galbussera – avvenuta nel 1777 – di poter impartire, attraverso l’intercessione di San Vincenzo Ferrer, solenne Benedizione apostolica al paese ed alle campagne. Per l’occasione si esorta la popolazione ad addobbare le case con i colori dei rioni di appartenenza.

Il neonato gruppo si augura che i numerosi appuntamenti che si svolgeranno tra il 5, 6, 7 maggio possano essere percepiti come momenti di unione e di attaccamento a Turbigo.

I giovani che hanno avuto il desiderio e l’iniziativa di custodire “la fiamma” di quest’antica tradizione sono stati spinti da una precisa volontà: quella di prender esempio dalla figura del Santo per poter esaltare le ricchezze inestimabili che Turbigo custodisce. Il compatrono della nostra parrocchia fu un predicatore ed annunciatore della bellezza della vita cristiana e di valori ancor oggi attuali. La carità, l’attenzione verso il prossimo, la disponibilità sono elementi essenziali per tutte le persone che nel nostro paese sono impegnate nell’associazionismo; capendo l’importanza della fitta rete di realtà presenti nel nostro paese, si è voluta create un’opportunità di collaborazione che possa mostrare come il nostro comune sia ricco di associazioni testimoni dei valori predicati da questo potente protettore.

Un Santo potente che rappresenta l’importante patrimonio storico e artistico che Turbigo custodisce e vanta ormai da moltissimi anni. San Vincenzo Ferrer è parte del ventaglio di Santi propri delle tradizioni turbighesi che, da sempre, sono uno dei tramiti con cui la popolazione resta ancorata alla Fede. Esso è anche figura che richiama l’importanza della famiglia Piatti – e delle numerose opere da essa compiute – e che testimonia quanto le nostre chiese (Beata Vergine Assunta e Santi Cosma e Damiano), oltre che alla loro primaria funzione di Tempio del Signore, siano scrigno di storia e cultura; edifici voluti e curati per molto tempo dai nostri antenati e che, ancora oggi, richiedono di essere preservati dal passare degli anni. Proprio in occasione di questa Festa di San Vincenzo Ferrer si è deciso di donare il ricavato per il restauro della pregevole tela raffigurante il Santo. Opera di Baldassarre Verrazzi è oggi custodita nella sacrestia della chiesa parrocchiale e necessità, quanto più rapidamente possibile, di un intervento di restauro per evitare che gli anni la facciano completamente scomparire.

San Vincenzo Ferrer è una figura che oggi ci permette di creare un ponte, con la mente e con il cuore, che ci conduce nel nostro passato più prossimo. Riporta alla memoria il Gruppo San Vincenzo (1978 – 2008). Persone che per molto tempo dimostrarono vero amore per il loro paese e la loro parrocchia. Ecco come la Festa di San Vincenzo di quest’anno vuole essere segno di gratitudine e di riconoscenza verso chi ha voluto donare gratuitamente il proprio tempo per arricchire il nostro paese.

La memoria di chi non c’è più e di chi ancora è ricordo vivente di ciò che furono le scorse feste di San Vincenzo possa scuotere i giovani turbighesi, insegnando che l’impegno sociale può essere un’alternativa alla negatività che oggi sembra prendere il sopravvento.

Il motto del comitato organizzativo della Festa di San Vincenzo è: “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”.
L’augurio è che questo “fuoco” possa portare positività a tutti i turbighesi e al nostro paese. Che la speranza possa essere profusa in ognuno assieme a buoni auspici futuri.

Il comitato San Vincenzo Ferrer

2 maggio 2017 0 comment
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Il carisma ed il coraggio è ciò che è stato raccontato di un uomo in apparenza docile ma che ha voluto rinvigorire la chiesa, la sua diocesi, in anni difficili come il 1929.

Grande successo per la serata sul cardinal Schuster organizzata dalla commissione cultura della comunità pastorale Santa Maria in Binda (Turbigo, Nosate, Robecchetto e Malvaglio).
Una cinquantina di persone hanno partecipato, ascoltando i racconti e scoprendo la figura dell’arcivescovo; pastore dedito e attento alla sua diocesi, ai suoi preti e ai suoi fedeli.

“Questa serata sia il ringraziamento al nostro arcivescovo, che ci ha fatto il dono di consacrare la nostra chiesa. Un ringraziamento anche a monsignor Apeciti, giunto da Roma per voi.” È l’esordio
del parroco della comunità pastorale Santa Maria in Binda, don PierLuigi Albricci.
Grato per la serata, il parroco ha voluto esprimere qualche pensiero in occasione dell’ottantesimo anniversario di dedicazione della chiesa parrocchiale di Turbigo (B. V. Assunta), compiuta proprio dall’allora arcivescovo Schuster.

La parola poi è passata a monsignor Apeciti, rettore del Pontificio Seminario Lombardo a Roma e responsabile del Servizio per le Cause dei Santi dell’Arcidiocesi di Milano, che ha voluto
“lasciar parlare il cardinal Schuster” citando le sue parole e presentandolo come uomo attento agli ultimi e moderno, per i suoi tempi.

Infine, a chiudere la serata è stato Paolo Mira, architetto, giornalista e cultore di storia turbighese. Lo studioso, mediante un accurato lavoro d’archivio, è riuscito a raccontare i contatti che l’arcivescovo ha avuto con i paesi del castanese, descrivendolo come uomo serio ma che sapeva abbandonarsi a dell’ironia su ciò che gli accadeva e su se stesso.

A fine serata entusiasmo tra i partecipanti, “lavoro notevole e interessante” è il commento di alcuni.
Momento di cultura importante che ha saputo presentare l’aspetto interiore di un grande uomo di fede, tratti di carattere non raccontati di frequenza e quindi anche del tutto sconosciuti.

A conclusione di questo evento non si può che rivolgere un ringraziamento ai relatori che, con il loro sapere, hanno insegnato qualcosa di nuovo a tutti noi.

13 settembre 2016 0 comment
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“Tutto quello che é stato seminato, si spera, darà frutto qui, a casa” è uno dei commenti che Ezio Merlo e sua moglie Rita hanno voluto rivolgermi, parlando della loro esperienza.
7 giorni nella terra di Gesù, Israele e Palestina, assieme a don PierLuigi Albricci, parroco della Comunità Patorale Santa Maria in Binda (Turbigo, Nosate, Robecchetto, Malvaglio), ed altri 9 pellegrini.

Un pellegrinaggio che ha saputo evocare emozioni e sentimenti attraverso la visita di luoghi simbolici come la chiesa del “Dominus Flevit”, l’orto degli ulivi, dove Gesù pregò prima di essere consegnato alle guardie, o ancora il Santo Sepolcro, luogo importantissimo per tutti i cristiani.
I nostri pellegrini non sono rimasti colpiti solamente dai luoghi ma anche dai gesti che hanno compiuto in questa settimana; in primis quelli vissuti di persona (la memoria del battesimo nel fiume Giordano e il rinnovo delle promesse matrimoniali a Cana di Galilea) e quelli vissuti grazie all’aiuto della guida Luca R., definita da Ezio “eccezionale”.

Insomma, una settimana davvero suggestiva che ha lasciato una missione ai pellegrini.
Riprendendo l’esordio del racconto di Rita, il pellegrinaggio vero inizia a casa, dove non ci sono le emozioni che si hanno ad essere sul posto ma dove la vera “prova” è quella di “dare frutto”, trasmettendo ai fratelli ciò che a loro è stato insegnato.

Oltre ad aver lasciato un grande bagaglio d’esperienza ai partecipanti, c’e da dire che il pellegrinaggio è stato vissuto in un periodo storico particolare, macchiato dal terrore.
Alla domanda se si fosse sentita l’influenza della situazione socio politica attuale Ezio e Rita hanno risposto negativamente e ci è stato riferito di aver percepito grande rispetto fra le religioni che convivono in Israele.

Non si è avuta paura ma, d’altro canto, si è rimasti colpiti per la situazione in cui uomini e bambini sono costretti a vivere per poter lavorare; all’alba uomini, donne e bambini si ritrovano sui marciapiedi ad aspettare gli autobus che hanno il compito di portarli nei loro luoghi di lavoro.

Per tutto ciò il viaggio ha arricchito i pellegrini dal punto di vista della fede e della cultura, una settimana che attraverso sentimenti, emozioni, dubbi e, magari, paure è diventata indimenticabile.

(In copertina: il gruppo di pellegrini davanti alla moschea di Omar)

2 settembre 2016 0 comment
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TURBIGO – NOSATE. Come dono di Natale ho ricevuto la biografia di Giovannino Guareschi di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro. A pag. 111 si cita don Giuseppe Saibene, parroco di Nosate (1938-1975), il suo legame con Giovannino Guareschi, insieme al quale pasteggiava spesso alla ‘Case delle Barche’, a quel tempo gestita dal ‘Sandrun’, e parlavano di politica. Quella politica degli Anni Cinquanta, dove il Partito Comunista ce la metteva tutta per sconfiggere la Democrazia Cristiana che era stata ‘promossa’ nelle elezioni del 18 aprile 1948 da Guareschi scrivendo: ‘Nell’urna… Dio ti vede, Stalin no!’. La ricompensa del suo impegno ‘politico’ fu la galera – per aver scritto male di De Gasperi – con un’ulcera sanguinante che gli rendeva ancora più pesante la prigionia.

A Nosate, Giovannino veniva per assaporare anche la parlata di don Giuseppe, anticomunista viscerale, che suonava le campane a stormo quando i ‘compagni’ venivano in piazza Borromeo a fare i comizi. Era in canonica che si preparava la lista per per elezioni comunali, al fine di abbattere i ‘sinistri’, operazione che riuscì magistralmente a don Giuseppe Saibene appena dopo la fine della guerra.

Del ‘Mondo Piccolo’, che Guareschi raccontò verosimilmente nei suoi libri (tradotti in tutto il mondo), ispirando film che ancora oggi sono seguiti da milioni di spettatori, parlavano male solamente gli italiani, sicché toccò a un certo professor Mario Manlio Rossi, all’epoca professore di filosofia e letteratura all’Università di Edimburgo, proporre la candidatura di Giovannino Guareschi al Nobel nel 1965.

Ebbene sì, Giovannino figurava nelle ‘nominations’, accanto ai grandi nomi (Yourcenar, Simenon, Ungaretti) e l’Accademia di Svezia voleva premiarlo, mentre per i ‘conformisti’ di casa nostra non era degno di nota. Al punto che, tre anni dopo la ‘nomination’, quando un infarto massivo si portò via l’autore di Mondo Piccolo (nonostante avesse magistralmente scritto quando era prigioniero dai tedeschi nel ’43: “Non muoio anche se mi ammazzano”, le testate italiane come l’Unità, in puro stile trinariciuto, commentava con le parole “malinconico tramonto di uno scrittore mai sorto”. E i giornali cattolici (‘Il Nostro tempo’) fecero anche peggio: un ‘compromesso storico’ culturale ante litteram a sostegno delle tante balle che i giornali scrivono anche oggi, che fanno venir voglia di risparmiare 1,40 euro quotidiano!

Nel 1965 il Nobel per la letteratura andò al russo Michail Solochov, autore de ‘Il placido Don’, ma la gente del Po non sa chi sia e non lo saprà mai. Avrebbe voluto che il ‘sentiment’ risvegliato da Guareschi per il grande fiume e la sua culura avesse ricevuto il prestigioso riconoscimento che i recenti documenti desecretati a Stoccolma hanno indicato essere alla portata del Nostro. Ci voleva soltanto un po più di italianità…

FOTO ‘La vittoria a Nosate del 27 maggio 1951′. Disegno di don Giuseppe Saibene, parroco di Nosate (1938-1975)

 

10 gennaio 2016 0 comment
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