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delia

TURBIGO – Sono gli ultimi giorni di quella che fu l’edicola ‘Torno’ di Via Allea Comunale, una presenza storica in paese, come documenta la foto che pubblichiamo della Delia, scattata negli anni Cinquanta del secolo scorso.

L’inizio dell’attività commerciale avvenne in un locale adiacente all’attuale ‘Caffetteria di Turbigo’, poi la Delia si spostò di fronte, per gestire un’edicola e un distributore di benzina ‘Aquila’, evidenti nella foto. Quando, negli anni Sessanta del secolo scorso, costruirono i condomini all’inizio di Via Allea, acquistò l’attuale negozio, centrale ed elegante, dove un occhio di riguardo era stato rivolto ai libri.

Lei era sempre lì, tutti i giorni, dietro al bancone dei giornali, con la battuta in dialetto sempre pronta e rivolta a chiunque entrasse nel suo negozio. E’ stata l’anima della Via principale del paese per decenni, sapeva tutto di tutti e non teneva niente per sé. Trattava i turbighesi come usava trattare il Sindaco che andava lì ad acquistare il quotidiano. ‘Senza peli sulla lingua’, alla ‘turbighese’.

Quando lasciò questo mondo il negozio passò al figlio Fiorenzo che, con la moglie Lidia, l’ha gestito fino ai nostri giorni. Un negozio, quello del ‘Fiorenzo’, che ha fatto ‘pendant’ (nel senso che si scambiavano l’apertura domenicale) per decenni con il ‘Polidor’, il Sartorelli di Via Fredda, la cartoleria-edicola più antica del paese che, quest’anno, compie l’80°di apertura.

Un gruppo di amici ha insistito perché ricordassimo il trapasso che vedrà la nuova gestione aprire nuovamente la porta del negozio il 15 maggio. Auguri!

 

5 maggio 2017 0 comment
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Ezio Maria Gray - fioriPG

Continua la nostra ‘Storia delle Vie turbighesi’. Recentemente, un turbighese, Valerio Zinetti, ha scritto un libro sulla figura e l’opera di Ezio Maria Gray, un politico che, in occasione del processo a suo carico (ottobre 1945), nel quale si difese da solo, esordì con le seguenti parole: “Io non sono qui a difendere la mia libertà, sono qui a difendere esclusivamente il mio onore…”. Le responsabilità attribuite a Gray riguardavano non ‘reati di oro o di sangue’, ma solamente per avere, nel Ventennio, ricoperto cariche importanti.

71 – GRAY EZIO MARIA, giornalista, scrittore e uomo politico

L’8 febbraio 2007 la Giunta Municipale ha denominato Via Ezio Maria Gray,  il tratto di strada compreso tra via San Vincenzo Ferreri e piazza Madonna della Luna (ex 1° Maggio) all’interno del piano attuativo ‘Piccolo Giardino’.

EZIO MARIA GRAY nacque a Novara nel 1884. Il padre, Luigi, monarchico sabaudo di puro stampo piemontese, discendeva da una vera dinastia di avvocati i cui primi titoli appaiono nelle patenti di ‘Procuratori del Re’ accordate da Vittorio Emanuele I.  Frequentò il liceo ‘Carlo Alberto’ di Novara nei primi anni del Novecento e, animato da una forte volontà di rinnovamento,  si dimostrò subito sensibile alle muove idee che si agitavano in alcuni gruppi della classe media borghese e che avrebbero dato vita al movimento Nazionalista. Nel 1910, fu chiamato dagli agrari romagnoli a dirigere ‘La Difesa’, per contrastare le polemiche accese dalla ‘Lotta di Classe’, il settimanale dei socialisti massimalisti allora diretto da Benito Mussolini. Partecipò alla prima guerra mondiale come volontario raggiungendo il grado di tenente-colonnello.

Nel 1923, in occasione della fusione dell’Associazione Nazionalista, aderì al Fascismo. Fu deputato nelle quattro legislature fasciste che vanno dal 6 aprile 1924 al 2 agosto 1943. Nel Ventennio, fu Vice-presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Arrestato e processato nell’ottobre 1945, gli addebiti individuati dalle leggi retroattive non toccarono”reati di sangue e di oro”. Liberato in seguito alla largita amnistia dal confino di Procida, fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano. Nel 1953  fu rieletto alla Camera dei Deputati e nel 1963 al Senato della Repubblica. Morì nel 1969.

72 – KENNEDY JOHN FITZGERALD, presidente U.S.A.

Collega la Via Villoresi alla Via Plati e fu denominata con delibera n. 120 del 28 settembre 1971 in memoria del presidente U.S.A. assassinato.

3 maggio 2017 0 comment
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oratorio

TURBIGO – Impossibilitato a uscire di casa,  ho  impiegato il pomeriggio del 1° maggio 2017 a scrivere la storia di questo architetto  a cui è dedicata una Via turbighese. Nato a Turbigo il 30 aprile 1654,  progettò l’Oratorio (ossia chiesa campestre, in quanto allora, a nord del terreno parrocchiale, c’erano solamente campi)  che avrebbe dovuto sorgere in Via Fredda (dove attualmente è collocata la ‘Casa del Giovane’ – Ufficio Postale), in concorrenza con la nascente chiesa degli Agostiniani Scalzi. Perché tra parroco e frati non correva buon sangue,  anche perché gli abitanti del Turbigo in Giò frequentavano volentieri la chiesetta di San Damiano anziché la parrocchiale. E capitava anche che i morenti prendessero l’estrema unzione dai Frati ai quali magari lasciavano parte dei loro beni…L’Oratorio progettato dall’architetto Gola non fu costruito e quindi nel  Turbigh in Giò rimase l’influenza dei Frati fino a quando, nel 1807, il convento fu chiuso dalle superiori autorità.

67 – GOLA GIOVANNI MARIA, architetto secentesco

Collega la Via Corridoni con la Via Libertà ed è stata denominata con delibera n. 68 nel Consiglio Comunale del 29 settembre 1985. I primi insediamenti in margine a questa Via risalgono al secondo dopoguerra, ma fu solamente con il completamento di un piano di insediamenti residenziali a villette che si determinò la necessità che tale vie diventasse pubblica.

Di questo illustre turbighese non si sapeva nulla fino a quando non ne parlarono il Grassi e la Gatti Perer (1965) in occasione della pubblicazione del catalogo del fondo Spedizioni diverse, rintracciato nel 1964 nell’Archivio Arcivescovile di Milano. E’ lì che è stato rintracciato un disegno, datato ‘1678, addì 15 agosto” con firma “Giovanni Maria Gola ha dissegnato” della lunghezza di mm 340×227, realizzato con inchiostro seppia su carta filigranata, il quale rappresenta il progetto di un oratorio campestre, ad aula rettangolare, in due campate e cappella maggiore quadrata, che avrebbe dovuto sorgere nel terreno che da sempre apparteneva alla parrocchia, dove attualmente c’è la ‘Casa del Giovane’ (Ufficio Postale).

Fu il parroco di Turbigo, Melchiorre Butero (1652-1678), che nel 1677 chiese di “poter edificare un oratorio dedicato a San Defendente, per propria devozione e comodità del popolo che va in campagna e si trova un po’ distante dalla parrocchiale” e ciò nonostante qualche anno prima fosse stata posta la prima pietra della nuova chiesa dei SS. Cosma e Damiano, che si trovava a poca distanza dal sito individuato per l’erezione (e forse proprio per una sorta di concorrenza con i frati agostiniani che non erano visti di buon occhio dal parroco! (1)). La chiesetta campestre non si fece perché il parroco morì poco dopo.

 

Recenti ricerche di Paolo Mira hanno permesso di saperne di più su questo architetto turbighese. Giovanni Maria Gola nacque a Turbigo il 30 aprile 1654. Era figlio di Domenico e Angela Borromeo (2), sorella di Giacomo Francesco Borromeo, noto architetto che lavorò con il Richini a Cuggiono, ciò che gli permise di iscriversi al prestigioso collegio milanese nel 1668. Diversamente, il nipote Giacomo Maria Gola che, trasferitosi presso la parrocchia di San Maurilio a Milano, aveva iniziato nel 1673 a frequentare lo studio di Giovanni Sebastiano Robecco, riuscendo a diventare membro del prestigioso Collegio nel 1678. (3)

 

NOTE

1 – Lo documentano una grande quantità di ‘proposizioni’ rinvenute nell’Archivio Plebano di Dairago.

2 – A memoria, purtroppo invecchiata, ricordo che uno dei documenti più antichi conservati nell’Archivio Storico turbighese è il testamento di un Borromeo che abitava nell’attuale Via Al Palazzo, quel palazzo ancora oggi visibile sulla destra scendendo (con delle colonne) prima di arrivare l Naviglio.

3 – Già nel Cinquecento esisteva a Milano un‘Università di Ingegneri e Agrimensori che poco alla volta assunse un carattere statutario.  Dal XVI al XVIII secolo furono diversi i professionisti provenienti dai nostri paesi che ottennero l’iscrizione al prestigioso Ordine. Il primo citato (1593) è Giovanni Pietro Carisio, un cuggionese, seguito dal parente Gerolamo Carisio nato nel 1623 da Giovanni Antonio, detto il ‘Contino’ e Perpetua Pissina. A lui sono legati Giacomo Francesco Borromeo di Turbigo, figlio di sua sorella Maddalena Carisio e il nipote di quest’ultimo, Giovanni Maria Gola.   

 

FOTO Il sito della parrocchia (attuale area occupata dalla Casa del Giovane-Ufficio Postale)  dove il parroco Butero voleva innalzare una chiesetta, in ‘concorrenza’ con la rinnovata chiesa dei SS. Cosma e Damiano gestita dai padri Agostiniani Scalzi, della quale erano in corso i lavori. Questo sito ha una lunga storia: durante la sua terza Visita Pastorale il card. Andrea Ferrari benedì l’Oratorio maschile (qui rappresentato nella foto in evidenza). In questo Oratorio si riunivano le operaie turbighesi all’inizio del Novecento e qui fu arrestato il sindacalista Antonio Noseda. L’oratrio maschile è stato demolito negli anni Cinquanta del secolo scorso per far posto alla Casa del Giovane.

 

68 – GORIZIA (Via)

Collega la Via Matteotti con Via Buonarroti e porta a una delle due scalinate che salgono verso la parte monumentale del paese.  Originariamente Via privata fu denominata nel 1932, quando iniziarono ad essere costruite le prime case, come quelle dei fratelli Colombo. Con atto testamentario, uno di questi fratelli, lasciò la propria abitazione all’Asilo Infantile e la parrocchia la vendette nel 2007 a privati.

 

69 – GRAMSCI ANTONIO (Via)

Si trova all’ Arbusta. Collega Via Villoresi con Via Plati e fu denominata con delibera n. 68 del 29 novembre 1985. La Via Antonio Gramsci, politico, è una delle Vie –  lottizzate con giudizio – che segna il tempo della Prima Repubblica, dove i partiti, specialmente quelli della sinistra storica, avevano l’ambizione di ricordare i loro leader nella toponomastica locale.

70 – GRANO (Via del)

Collega Via 1° Maggio con Via Vittorio Veneto ed è di antica memoria e tradizione in quanto collegava anticamente la nobile residenza dei Piatti (l’attuale Asilo Nido di Villa Tatti)  con la Corte Nobile della medesima famiglia.

1 maggio 2017 0 comment
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Copia di Saronno 5 maggio 2017

SARONNO – La Comunità pastorale saronnese organizza –  per venerdì 5 maggio ore 21 – presso il Santuario, una serata con Pinin Brambilla Barcilon che parlerà del suo intervento al Cenacolo di Leonardo.
L’occasione sarà propizia per fare dei confronti con l’altro cenacolo saronnese scolpito da Andrea da Corbetta e decorato da Alberto da Lodi negli anni in cui il dipinto leonardesco manifestava tutte le problematiche note.

1 maggio 2017 0 comment
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gene

Il turbighese Giuseppe Genè (alias Giuseppe Cedrati) fu uno dei primi naturalisti dell’Ottocento  europeo: il quadro ad olio che rappresenta la sua effige (che trova corrispondenza con le fattezze dei Cedrati d’oggidì) aspetta ancora di essere restaurato. Anche questo è un sintomo che il paese, storicamente inteso, non c’è più…

65 – GENE’ GIUSEPPE (alias Giuseppe Cedrati)

Collega la Via Corridoni con la Via Libertà e fu denominata con delibera n. 26 del 9 marzo 1965. Negli anni Trenta del secolo scorso, a conoscenza del fatto che il Comune stava riordinando le Vie turbighesi, il parroco Riboni (con lettera del 19 novembre 1930) proprose al segretario politico del Fascio locale, Guido Rivolta, la denominazione di una Via “all’illustre scienziato che nacque a Turbigo, come risulta dai registri battesimali, il 10 dicembre 1800, nella casa ora De Cristoforis e morì a Torino. Di questo nostro scienziato ne parlarono vari giornali una quindicina di ann fa e una copia venne a noi recapitata”. La proposta non fu presa in considerazione. Fu soltanto trent’anni dopo che l’Amministrazione Paratico decise di dare il nome dell’insigne naturalista (il cui vero cognome era Cedrati) al tratto di strada in questione.

Nel 1988 scrivemmo all’Università di Torino, Dipartimento di Biologia Animale, per chiedere informazioni circa la vita dell’illustre turbighese. Il direttore, prof. Camillo Vellano, ci rispose con una cortese lettera fornendoci copia di due brevi biografie del Nostro. Inoltre, il prof. Vellano ci disse che presso l’istituto e museo di Zoologia dell’Università (dove il prof. Gené svolse la sua attività scientifica dal 1831 al 1847), del quale l’attuale Dipartimento di Biologia Animale e largamente erede, è conservata documentazione dell’attività dell’illustre studioso, “nonché un ritratto ad olio di riproduzione dell’effige”. Solo sette anni dopo , il 4 ottobre 1995, ci recammo a Torino per ‘scoprire’ il volto del nostro concittadino. Ci bastò dire di essere di Turbigo per essere ricevuti con tutti gli onori ed avere la possibilità di fotografare il ritratto di Giuseppe Gené appeso nell’Aula Magna dell’istituto. Ci dissero nell’occasione che il quadro avrebbe avuto bisogno di un restauro e noi l’abbiamo cercato – nel nostro piccolo – in tutti questi anni, ma finora nel l’abbiamo trovato.

Il 10 novembre 2000 la Biblioteca civica ha organizzato un incontro sulla figura e l’opera dello zoologo italiano, Giuseppe Gené. Relatore il prof. Pietro Passerin D’Entreves, docente alla Facoltà di Scienze Matematiche e Fisiche Naturali dell’Università di Torino. Seguono alcuni stralci della nota di cronaca pubblicata, al tempo, su ‘Città Oggi’:

“L’unica tristezza è stata la scarsa partecipazione dei turbighesi che non hanno più memoria del loro passato e degli uomini che hanno occupato – come ha detto l’assessore Cipelletti – “un posto di prim’ordine nel libro mastro della cultura”. Paolo Mira, presidente della Biblioteca, ha sottolineato come l’iniziativa della Biblioteca è nata dalla percezione  “del bisogno del paese di riscoprire la propria tradizione, il sentimento di appartenenza ad un determinato territorio” anche per uscire dal torpore nel quale sembra sprofondato Turbigo. Poi la parola è passata all’illustre professore torinese.

FU UNO DEI PRIMI NATURALISTI EUROPEI –  Il museo di Torino era uno dei più importanti d’Italia e i suoi direttori (Genè fu uno di questi) erano in contatto con tutto il mondo. Fondato nel 1739, al tempo in cui il museo era ancora  una “Camera delle Meraviglie”, bisogna arrivare all’inizio dell’Ottocento, con Bonelli, allievo di Lamarck (che aveva pubblicato la prima filosofia evoluzionistica del tempo – Le specie si possono modificare nel tempo) per entrare nel mondo moderno. Bonelli modificò il museo secondo la teoria evoluzionista del suo maestro, ma con la Restaurazione (1814) dovette fare marcia indietro. Ma l’ambiente accademico era ormai pregno della nuova filosofia e quando morì, nel 1830, fu chiamato a sostituirlo nella direzione del museo Giuseppe Genè, convinto antievoluzionista. Il turbighese, laureato a 21 anni in filosofia a Pavia, si era dedicato alle scienze naturali durante una lunga malattia che gli lasciò come postumo una forte passione scientifica. Genè pur essendo un convinto assertore della tesi “fissista” non rimaneggiò l’opera di Bonelli, squisitamente evoluzionista, ma si dedico a studi sulla flora e fauna della Sardegna su specifica indicazione del re Carlo Alberto. E fu in questa occasione che conobbe Alberto Lamarmora (fratello del famoso generale) e con lui portò avanti la conoscenza naturalistica di questa importante parte del Regno. Suo è lo studio sul Falco Eleonora e l’individuazione di 56 specie nuove di insetti (il professore torinese ha portato anche scritti autografi del Genè sui pesci del Ticino con il nome in dialetto, posto accanto a quello scientifico). Fu segretario al 1^ congresso degli scienziati italiani che si tenne nel 1840 e tentò anche la strada della divulgazione con una pubblicazione Pregiudizi popolari sugli animali.

EVOLUZIONISTI E FISSISTIFu il tema del tempo. I fissisti dicevano che le specie esistenti erano ancora quelle delle creazione, mentre gli evoluzionisti capeggiati poi da Darwin (L’Uomo e le Scimmie è del 1864) indicavano nell’orangutan l’anello di collegamento tra l’uomo e i bruti. Al di là della posizione fissista di Genè, certo è che il problema scientifico è tutt’altro che risolto: in alcune università americane i creazionisti, ancora oggi, negano con tutte le forze, la teoria evoluzionista di Darwin”.

Il nipote di Giuseppe Gené: Guido Boggiani, esploratore – Agli inizi dell’Ottocento il padre di Giuseppe, Francesco, fattore dei beni della Casa Erba-Odescalchi lasciò Turbigo e scomparse dalla scena locale. Si è scoperto in tempi recenti che la figlia dello scienziato turbighese, Clelia, aveva sposato ad Omegna Giuseppe Boggiani ed aveva dato alla luce un figlio, Guido (Omegna 1861-Paraguay 1902), morto giovane come il nonno. Pittore affermato, ben presto si lasciò prendere dalla passione dell’avventura. Si imbarcò per il Sud America per poi spostarsi nel selvaggio Paraguay, dove imparò gli idiomi locali arrivando a scrivere un vocabolario. Ritornò in patria e dopo un viaggio in Grecia con D’Annunzio (suo grande amico) ripartì per il Paraguay dove riprese gli studi linguistici, antropologici ed artistici. La sua voglia di conoscere lo spinse troppo avanti, fino a incontrare la tribù dei pericolosi Ayoréos dalla quale venne imprigionato e ucciso. Recentemente, Isabella Bonati, ha tratteggiato la figura del grande esploratore nel volume Guido Boggiani – orme nell’ignoto, Torino, 2006.

 

FOTO Il ritratto di Giuseppe Gené che aspetta di essere restaurato

 

66 – GIOVANNI XXIII, Papa Pacelli

Collega la Via Villoresi alla Via Plati (Piatti) e fu denominata con delibera n. 120 del 28 settembre 1971.

 

25 aprile 2017 0 comment
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Copia di cimitero

TURBIGO  – Dopo la ‘Battaglia di Magenta’ e l’unione della Lombardia al Piemonte dei Savoia, nel maggio 1860 si svolsero le prime elezioni amministrative e venne eletto il primo Consiglio Comunale della storia. Risulta composto quasi esclusivamente da proprietari terrieri che altro non erano che gli antichi ‘estimati’ che avevano governato nei secoli precedenti. Difatti, tra gli eletti figurano i più bei nomi dell’aristocrazia e della borghesia terriera turbighese: De Cristoforis (massoni anticlericali), Bussola (primario ospedaliero), Della Porta (nobile decaduto ma ‘possidente’), ecc. Costoro, coadiuvati da alcuni elementi della piccola borghesia (artigiani, ma anche i primi dipendenti statali), sono parte di quella classe dirigente che avrebbe governato il paese fino all’avvento del fascismo.

Non si cambia il mondo in un momento, ma l’Unità d’Italia qualcosa cambiò. Innanzitutto allontanò definitivamente la chiesa dal potere temporale e aprì le porte ad altri ceti, industriali e professionisti (in particolare, ingegneri), che sarebbero diventati i protagonisti del nuovo contesto politico-sociale che avrebbe trasformato una nazione agricola in una potenza industriale. Segue l’albo dei consiglieri comunali, tratto da documenti d’archivio, personaggi che si alternarono per decenni alla guida del paese, in quanto allora c’era una sorta di turn-over ogni due anni  (Archivio Storico Civico, categoria 1, classe 4, fascicolo 15, Consiglieri comunali 1890-1925):

cimitero

ACQUADRO Giovanni fu Giuseppe nato il 3 febbraio 1863 a Biella, industriale, eletto nel 1902;

BIANCHI Isidoro fu Carlo nato il 21 maggio 1864 a Turbigo, falegname, eletto nel 1902;

BAGA Giovanni fu Carlo nato a Turbigo il 15 febbraio 1848, contadino, eletto nel 1909;

BRANCA Antonio fu Lodovico nato l’11 settembre 1833 a Turbigo, possidente, eletto  nel 1891(ha la tomba nel secondo campo);

BUSSOLA Fedele fu Giovanni nato il 20 marzo 1827 a Turbigo, possidente, eletto nel 1895 (tomba al confine tra il 1° e 2° campo);

BUSSOLA dottor Carlo fu Fedele nato a Turbigo il 6 aprile 1859, ‘dottor fisico’ domiciliato a Turbigo eletto in Consiglio Comunale il 23 luglio 1899 (decise di farsi cremare in ossequio a quanto stava predicando il milanese Malachia De Cristoforis che intendeva togliere il ‘servizio defunti’ alla chiesa cattolica);

CARNAGHI Ernesto fu Antonio nato a Turbigo il 12 marzo 1850, agente di campagna, domiciliato a Turbigo, eletto il 23 luglio 1899;

CAVAIANI Zefferino fu Giuseppe nato il 12 ottobre 1831 a Turbigo, possidente eletto il 14 luglio 1895;

COLOMBO Francesco fu Carlo nato il 7 febbraio 1850 a Turbigo, possidente, eletto il 23 luglio 1899;

COLZANI Giuseppe fu Giovanni nato a Turbigo il 3 maggio 1859, contadino, eletto nel 1909;

COMBI cav. Dottor Francesco fu Giuseppe nato a Milano il 17 settembre 1829, pensionato possidente, eletto il 14 luglio 1895;

CORMANI Carlo fu Giuseppe nato il 7 novembre 1838 a Turbigo, possidente, eletto il 23 luglio 1899;

CORMANI Giovanni fu Carlo nato il 18 ottobre 1861 a Turbigo, Salsamentario, eletto il 14 luglio 1895;

DE CRISTOFORIS nobile Giuseppe fu Tomaso nato il 4 aprile 1820 Milano eletto il 20 luglio 1890. Alla sua morte (16 gennaio 1892), al suo funerale (è sepolto a Turbigo, vedi foto) partecipò il gotha della massoneria milanese

DE CRISTOFORIS nobile Luigi fu Giuseppe nato l’11 settembre 1860 a Turbigo, possidente, eletto il 14 luglio 1895;

DELLA PORTA nobile Cesare fu Raffaele nato il 22 febbraio 1867 a Casorezzo, possidente,

eletto il 14 luglio 1895;

FARINA Giuseppe fu Paolo nato il 2 maggio 1837 a Turbigo, fittabile, eletto il 20 luglio 1890;

GENNARO Uberto di Federico nato 27 febbraio 1871 a Osnago, industriale, eletto il 23 luglio 1899;

GRASSI Paolo di Luigi nato il 31 gennaio 1872 a Inveruno, possidente, eletto il 23 luglio 1899;

MIRA Carlo fu Giuseppe nato a Turbigo il 17 dicembre 1864, cantoniere ferroviario, eletto nel 1902;

MOTTA Edoardo fu Giuseppe nato 22 aprile 1851 a Turbigo, ufficiale postale;

MOTTA Ermenegildo fu Vincenzo nato il 19 luglio 1860 a Turbigo, prestinaio-possidente, eletto il 23 luglio 1899;

PEDROLI Giovanni fu Carlo nato a Turbigo il 9 novembre 1840, possidente e collettore postale, eletto il 14 luglio 1895;

PEROTTA Giovanni Antonio fu Carlo nato il 3 agosto 1813 a Turbigo, Oste;

PEROTTA Carlo fu Giovanni Antonio, nato il 18 ottobre 1844 a Turbigo, oste-possidente, eletto il 14 luglio 1895;

POZZI Domenico fu Napoleone, nato il 2 aprile 1839 a Milano, possidente, eletto il 14 luglio 1895 con 127 voti ottenuti;

RE Carlo fu Gaetano nato il 5 gennaio 1830 a Turbigo, fabbro-ferraio, possidente, eletto il 23 luglio 1899;

SECCO SUARDO conte Giovanni di Gerolamo, nato il 5 settembre 1859 a Milano (morto nel luglio 1892), dottore in legge;

SERATONI Luigi fu Giuseppe nato il 29 agosto 1869, oste, eletto nel 1909:

TATTI ingegner Paolo fu Luigi nato il 13 dicembre 1838 a Milano, possidente, ingegnere civile, eletto il 14 luglio 1895.

 

FOTO Monumento funebre del marchese Giuseppe De Cristoforis e moglie, posto tra il primo e il secondo campo del cimitero comunale. Primo sindaco dopo l’unità d’Italia fu un grande

massone (come tutti membri della numerosa famiglia), cosicché al suo funerale (gennaio 1892) partecipò il gotha della massoneria milanese

23 aprile 2017 0 comment
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