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morte

L’avevamo conosciuta nella fase ultima della sua vita. Ai primi di agosto una mail informa che la Maria sta morendo. Sapevamo del cancro, sapevamo che, stavolta, sarebbe stata la sua mano a cercare altre mani, come  estremo saluto alla gente della struttura nella quale aveva vissuto – come infermiera-caposala – per 42 anni.

Non aveva mai abbandonato nessuno nei letti della Morte, aveva sentito salire il freddo sulla fronte dei morituri, ma non aveva mai tirato indietro la mano. La conosceva bene la Morte, sapeva di essere stata chiamata. E sapeva anche che, accettandola, l’oltretomba sarebbe stata più vicina. In questo modo si sarebbero cancellati i rancori, gli errori e si sarebbe lasciato un ricordo positivo che avrebbe dato la forza a coloro che ancora restavano in questo mondo  di combattere ad armi pari con la Morte.

Il suo testamento spirituale è stato raccolto nel libro in stampa che raccoglie la storia secolare di quella ‘grande famiglia’ di cui Lei è stata una delle protagoniste… Come ci ha sussurrato Lei tempo fa, “quando arriva il tempo bisogna andare…”. Il Paradiso l’attende…

14 agosto 2018 0 comment
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Cavaos

TURBIGO – Visto che gli umani sono scarsamente interessati a memorizzare i fatti salienti della loro storia, ci pensa il Ticino che, ogni tanto, fa affiorare alcuni reperti che le moderne tecnologie permettono di datare. Il letto del fiume è una sorta di archivio…

L’anno scorso, dall’alveo del fiume è stata ‘estratta’ da un ragazzo turbighese una sorta di excalibur, una spada celtica in rame di quattromila anni fa. Al rinvenimento della spada – allo studio presso la Soprintendenza milanese – è seguito quello di un palificato.

Dopo quello del ponte del 1274 di una decina di anni fa, che ha dato il la ad una pubblicazione (‘Il ponte torriano sul Ticino’), recentemente Christian N.  ne ha rinvenuto un altro ai margini del Cavaoss(foto), in dirittura con il molino del Pericolo, dove arrivava – in un tempo ancora da definire – l’antichissima strada del porto sul Ticino (Il primo atto notarile, nel quale viene notificato l’acquisto da parte di Luigi de Piatti della sesta parte del porto e del ponte di Turbigo, è del 18 dicembre 1417).

Sono tracce – la spada e il palificato – della millenaria storia del Ticino che, oltre ad aver aiutato i locali a campare (la pesca, i sassi…) ha memorizzato le antiche vicende che lo hanno visto protagonista.

In particolare, per quanto riguarda il recente palificato, il Centro Universitario Datazioni, Dipartimento di Scienze dei Materiali dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha scritto nel suo referto: “La pianta da cui è stato ricavato il palo in esame è stata tagliata in un periodo posteriore alla seconda metà del XVII secolo d. C. con un picco di max probabilità tra il 1650 e il 1800”. Ragion per cui possiamo ipotizzare che l’opera possa essere stata preparatoria alla battaglia del 31 maggio 1800, quando Turbigo fu messo a ferro e a fuoco dai Francesi. In tale occasione –  è stato riportato da alcuni storici – il combattimento avvenne proprio al ‘Cavaoss’, una lingua di terra tra i due rami del Ticino, proprio nel cui corollario è stato rinvenuto il palificato.

 

FOTO il palificato affiorato ai margini del Cavaoss.

 

12 agosto 2018 0 comment
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deposizione

TORNAVENTO (Lonate Pozzolo) e Garbagna – Abbiamo visto rappresentato – in questi due affreschi che pubblichiamo –  il dolore della madre per la perdita del figlio, un legame ancestrale che resiste ancora, nonostante tutti gli sconvolgimenti della modernità.

Il primo è una intensa ‘Pietà’ quella posta nell’abside della chiesetta di Santa Maria a Garbagna. Molto bello e doloroso. E’ rappresentato, secondo un’impostazione arcaica che lo data ai primi decenni del Quattrocento. E’ il dolore immenso di una vecchia madre angosciata che sorregge il corpo inanimato del Figlio.

Pietà

Tale sacra rappresentazione della ‘Pietà’ assunse, qualche decennio dopo, i caratteri della ‘Deposizione’ e del compianto su Cristo che vede accanto a Maria e al corpo esangue del Figlio di Dio, la presenza di altri personaggi. 

E’ il caso, documentato dalla foto in evidenza, della pala d’altare della chiesa parrocchiale di Tornavento, dove al dramma sacro sono presenti Giuseppe D’Arimatea (il donatore del Sepolcro) e Nicodemo (fariseo), i quali sorreggono i simboli della crocifissione (chiodi, tenaglie, martello) a significare la loro partecipazione alla ‘Pietà’. Simboli, quello della croce, presente anche nell’affresco di Garbagna.

Il tema autentico della ‘Pietà’, con il figlio disteso sulle ginocchia della Vergine, ha avuto la forza di sussistere, nella devozione popolare, per tutto il Cinquecento, come dimostrano innumerevoli opere presenti nelle nostre chiese, tra cui quella pubblicata di Tornavento.

 

FOTO IN EVIDENZA L’affresco ‘Postea Mori’ della Castellana, oggi pala d’altare nella chiesa parrocchiale di Tornavento, fu studiato per la prima volta da don Pietro Snider, allora parroco della frazione di Lonate Pozzolo (Contrade Nostre, vol. II – 1982/83 p. 174); La ‘Pietà’ diSanta Maria a Garbagna    

6 agosto 2018 0 comment
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montone

Il due di agosto, nelle nostre regioni del Nord, era diffusa la festa di Ómen, una singolare tradizione oramai perduta nel tempo, riservata ai soli uomini che, in questi decenni non sono particolarmente brillanti. Per testimonianza diretta, posso dire che era ricordata ancora negli anni Settanta del secolo scorso nelle nostre contrade, ma adesso sembra essersi definitivamente spenta, anche perché i cambiamenti sono stati tali che il nostro folklore non ha saputo tenere il passo.  

Scrive Giancarlo Minella di aver trovato una rara attestazione di questo evento agostano  in una pubblicazione di Canzo (Como) della ‘Compagnia di Nost’, in cui si parla della festa celebrata dai ‘paisan’ con l’astensione dai lavori pesanti, ma anche del vezzo di adornare con un ‘galin rus’ (nastrino rosso) l’orgoglio virile, posizionandolo sulla patta.

Una festa campestre degli uomini quindi, non inserita nel calendario liturgico, durante la quale innalzavano i calici di vino cantando e sciorinando visioni allegoriche di carattere sessuale che non mancano mai nelle fantasie maschili.

Giancarlo Minella, vicepresidente di ‘Terra Insubre’ ha scritto, qualche decennio fa, che tale festa ricorda una celebrazione irlandese ancora in voga oggi (1° agosto) in onore del dio Lugh, la principale divinità celtica e trovava riferimento in una consuetudine legata alla preparazione del pane con il primo grano raccolto (fertilità dei terreni che potrebeb trovare riferimento negli attributi maschili di cui dicevamo sopra).

 

FOTO Un gentile montone…

 

1 agosto 2018 0 comment
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madonna in trono

GARBAGNA (Novara). La chiesetta di Santa Maria di Garbagna (ha corrispondenze con Santa Maria in Binda a Nosate, Santa Maria di Rubone, Santa Maria di Ferno e altre ancora), attestata sin dall’XI secolo, è arrivata sino a noi in condizioni tali da permetterci una lettura figurativa precisa.

In particolare, l’arcaica ‘Madonna in Trono’ (ha assonanze con quella di Rubone per i motivi a melograno) rappresenta bene la concezione della Madre di Dio. L’affresco della fine del Quattrocento, firmato da Tommaso Cagnola, è stato eseguito su uno sfondo piatto e uniforme (sembrerebbe che il pittore non conoscesse ancora lo spazio prospettico) e rappresenta la Vergine assisa in trono, con in capo la corona, accompagnata dalle immagini di due angeli musicanti che diventeranno di moda nel Cinquecento.

Un lungo cartiglio racconta la storia del donatore che volle onorare la Vergine Maria e S. Francesco. Si tratta di Bernardinus de Rognono de Taeghio (1481), un probabile pastore bergamasco (Bernardino Rognoni), originario della Val Taleggio, rappresentato inginocchiato davanti alla ‘Regina degli Angeli’, mentre alle sue spalle c’è S. Francesco che, quale santo protettore, con la mano destra tocca l’Offerente sulle spalle, mentre con la sinistra regge un Crocifisso.

 Rubone1

FOTO  1 – La Madonna seduta su un trono gotico, indossa un manto scuro su di una veste d’oro, ornata con i classici disegni del melograno (presenti anche a Rubone), un simbolo coi suoi frutti, di alcuni aspetti del mondo cristiano.  La Vergine regge con la destra il Bambino ritto in piedi: 2 – La pala d’altare di Santa Maria di Rubone, territorio di Bernate Ticino, andata perduta

 

25 luglio 2018 0 comment
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giulio1

TURBIGO – Oggi mi è capitato in mano un lavoretto che mi aveva fatto il ‘Giulio’, per piacere. E allora ho pensato di ricordarlo e mi sono messo a cercare quello che hanno scritto su di Lui, quando gli fu attribuito la civica benemerenza del ‘Turbighese d’Oro’. La riconoscenza è un sentimento desueto – anche se chi scrive la mette al primo posto – così come ricordare chi ha dato lustro al paese, secondo i precetti del Foscolo, non è più di moda.  

LA CIVICA BENEMERENZA

Giulio Tettamanti (1939-2008) era nato a a Turbigo da genitori turbighesi. La sua fanciullezza l’ha trascorsa sull’Alzaia del Naviglio Grande, dove ha conosciuto gli amici più cari con i quali ha condiviso gioie e dolori della vita. Al suo tempo, dopo il rosario serale, tutti gli abitanti del cortile si sedevano attorno ad ascoltare storie che gli anziani raccontavano e ognuno diceva la sua in merito a quanto era successo durante la giornata. D’estate ci si addormentava cullati dai concerti dei grilli e le acque del Naviglio Grande nel loro scorrere – una sorta di metafora della vita – applaudivano sommessamente (oggi sono gli aerei a farla da padrone).

La sua fede la deve, oltre al buon Dio, ai suoi genitori e alle persone che il Signore gli ha fatto incontrare. Terminate le scuole elementari ha iniziato a lavorare come falegname presso una bottega del luogo e, la sera, frequentava a Castano Primo la scuola per l’avviamento al lavoro, acquisendo una specializzazione che ha utilizzato, in seguito, nella centrale termoelettrica dell’Enel di Turbigo, dove è stato impiegato sino alla pensione.

Nel 1966 si è sposato e dal matrimonio sono nate due figlie, le quali gli hanno donato il piacere di diventare nonno di tre nipoti. Nel dopolavoro Giulio era sempre disponibile con tutti,  ha sempre aiutato chi si rivolgeva a lui per un bisogno e lo faceva con un amore sincero per il prossimo. Un atteggiamento straordinario anche ai suoi tempi…

giulio

E’ ANDATO IN PARADISO. Ha scritto Giuseppe Leoni nel marzo 2008 in occasione della sua morte: “Se c’è il Paradiso Giulio Tettamanti, 68 anni, ci va diritto perché era una persona buona, per natura. E’ caduto in bicicletta domenica scorsa, colpito da un infarto. Di quelli che non lasciano scampo. Stava portando in bicicletta la ‘particula’ sacra ai malati in paese. Com’era sua abitudine, come aveva sempre fatto.  Aveva lavorato in centrale, ma di più in parrocchia Non conosceva la regola del ‘do ut des’ che impera oggidì: non chiedeva mai nulla in cambio dei servigi che faceva alle vecchie signore che dovevano cambiare una lampadina o montare un chiavistello alla porta.  Il mondo va avanti perché ci sono uomini come Giulio, con una umanità così grande da lasciare sbalorditi chi tende a difendere il suo con le unghie e i denti, tutti i giorni, che non regala neanche un sorriso ai vicini. Turbighese d’oro (1999), Croce Oro dell’Avis, suonava nella Banda musicale ‘La Cittadina’. Se n’è andato un turbighese che ha fatto solo bene al paese, uno di quelli che lasciano il segno, scavato con l’esempio”.

 

 

24 luglio 2018 0 comment
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