Home Storia Locale
Category

Storia Locale

giornate fai 3

giornate fai 4I giorni 25 e 26 marzo tornano le ‘Giornate FAI di Primavera’, in cui il FAI (Fondo Ambiente Italiano) apre al pubblico un gran numero di luoghi degni di interesse. Quest’anno per il 25° compleanno della manifestazione i siti aperti saranno più di 1000. E uno di questi è l’Oratorio di San Salvatore a Casorezzo (Mi), un piccolo gioiello dell’età romanica ancora poco conosciuto.

Come sempre accade nelle giornate FAI, sono i ragazzi delle scuole che presentano i diversi luoghi ai visitatori.  Nel caso della chiesetta di Casorezzo a fare da ‘apprendisti ciceroni’ saranno gli studenti di due classi dell’Istituto Torno di Castano Primo, una del corso Scienze Umane e l’altra dell’Economico. Per i più grandi di loro questo impegno rientra anche nelle attività di Alternanza Scuola Lavoro.

giornate fai 2Gli studenti hanno seguito un percorso di preparazione con il FAI e con la Professoressa Chiara Maggioni dell’Università Cattolica di Milano, esperta di arte medievale e ‘anima’ di un gruppo di volontari che ha particolarmente a cuore la chiesetta. Ora gli studenti sono pronti per mostrare ai visitatori le bellezze di San Salvatore. Molte le informazioni da dare e i capolavori da illustrare: le tracce storiche (la più antica è del 922), il ciclo di rarissimi dipinti murali di origine romanica (commuoventi alcune scene dell’Infanzia di Gesù), i pregevoli affreschi del primo Rinascimento che riportano ai tempi della peste, fino alle tracce ancora visibili di un terremoto del XII secolo e al recente restauro.

giornate fai 5<E’ un modo di fare scuola vivo e attivo – precisa Maria Merola, Dirigente Scolastico del Torno – in cui gli studenti mettono le loro conoscenze al servizio del territorio e nello stesso tempo imparano a scoprire come l’arte e il paesaggio italiani siano una risorsa per tutti. >

L’oratorio di San Salvatore è visibile al pubblico nei giorni 25 e 26 marzo, dalle 10 alle 17.30 con orario continuato. I volontari della Delegazione FAI Milano NordOvest, nata da pochi mesi e già molto attiva, saranno pronti ad accogliere i visitatori e a indicare loro gli altri luoghi d’interesse aperti in zona, in particolare la villa Lampugnani Gajo di Parabiago. Questo altro sito, esempio di liberty novecentesco, potrà essere un’altra piacevole scoperta dopo le atmosfere medievali di San Salvatore.

Lia Sabbadini

giornate fai 6Oratorio di San Salvatore,
Viale San Salvatore 21, Casorezzo (Mi)
Sabato 25 e domenica 26 marzo, dalle ore 10 alle 17.30
http://www.giornatefai.it/luoghi/90878
https://www.facebook.com/sansalvatore.casorezzo/

24 marzo 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
AVMB1

TURBIGO – Oggi, mercoledì 22 marzo 2017, alle 10.30, nella chiesa parrocchiale,   i funerali dell’architetto-archeologo Angelo Vittorio Mira Bonomi. Circa vent’anni fa, in occasione dei suoi settant’anni, pubblicammo su ‘Città Oggi’ una lunga intervista, qui sotto ripubblicata in parte:

“Nato a Turbigo, in Via Adua il 24 giugno 1930, giorno di San Giovanni, da Clementina figlia di Giulia della famiglia dei Motta, moglie del pittore Angelo Marelli e da Luigi Mira di stirpe turbighese nelle case della ‘Filatura Valle Ticino’, dove il padre condusse lunga attività alle dipendenze del senatore Treccani degli Alfieri, illustre mecenate, passò l’infanzia con il suo maestro d’arte e di vita l’artista Carlo Bonomi alla ‘Selvaggia’, eremo di cultura e di forti insegnamenti nel concetto rinascimentale “Salvatico è chi si salva”.

I primi studi nel collegio salesiano di Novara e a Re in Val Vigezzo consolidarono il carattere e gli ideali. Giovanissimo partecipò –  sempre in Val Vigezzo – alle operazioni contro le forze straniere e governative che contraccavano le posizioni di resistenza delle divisioni partigiane che, nel settembre del 1944, occuparono la città di Domo (Domodossola) costituendo la prima Giunta provvisoria di governo dell’Ossola liberata.

ARCHITETTO – Terminò il liceo alla scuola pubblica di Busto Arsizio e, nel 1949, si iscrisse alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dove maturò gli insegnamenti di illustri docenti quali il Portalupi, Gio Ponti, Annoni allievo di Boito, Crema Soprintendente ai Munumenti della Lombardia e architetto della Veneranda Fabbrica del Duomo, Gazzola Soprintendente ai Monumenti del Veneto, professionisti conclamati per arditi progetti  (ricordiamo la proposta italiana del Gazzola per sollevare il grandioso tempio rupestre di Abu Simbel in Egitto, con martinetti idraulici in occasione della costruzione della diga di Asuan).

Laureato e abilitato ai pieni voti (100/100), continuò la sua professione che aveva già iniziato prima ancora di terminare gli studi accademici, con opere pubbliche (il palazzo comunale di Turbigo 1964-68) e private (la Villa Merlo a Massino Visconti, unica al mondo per la sua ardita architettura strutturale sul bacino imbrifero del Lago Maggiore), con l’educazione appresa e la tenacia per la libertà espressiva (…).

ARCHEOLOGO – Archeologo di chiara fama acquisita in anni di ricerca, apprezzato “non solo com teorico, ma come studioso ricco di esperienza pratica” ha affondato la vanga nel nostro sottosuolo per conto dello stimato prof. Emerito Mario Mirabella Roberti, Soprintendente Archeologico della Lombardia, per risolvere questioni relative alla Protostoria della Lombardia Ocidentale, ricerche culminate con la scoperta – nel 1976 – del grande insediamento della facies culturale della Malpensa dell’Età del Bronzo Finale (XII-IX secolo a. C. ) reso noto dallo scopritore al mondo scientifico nel IX Congresso Internaziuonale di Preistoria e Protostoria a Nizza nel settembre 1976.

Ancora recentemente, nel 1996, in una complessa indagine per conto del dottor Federico Longobardi, Procuratore della Repubblica di Montepulciano, il Nostro ha individuato il mausoleo-santuario del Re Porsenna di Chiusi, in Val di Chiana a Sarteano (VI sec. a. C.), sacro monumento della cosmologia etrusca”.  

 

Nella fase ultima della sua vita ha raccolto le sue memorie in una serie di libretti dei quali pubblichiamo le copertine

AVMB2AVMB3AVMB4

AVMB5AVMB6 

 

22 marzo 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
torre

TURBIGO – “La Via dei Frati, così chiamata, fu aperta un secolo fa nei campi di proprietà dei frati agostiniani che abitavano il vicino convento…”  Si tratta dell’unica indicazione toponomastica rimasta dell’insediamento religioso, frutto della volontà testamentaria del cardinale Flaminio Piatti (1550-1613), il quale volle che nel suo paese natale fossero eretti un convento e una chiesa. Il convento, oggi abitazione privata, fu incamerato dallo Stato agli inizi dell’Ottocento, mentre la chiesa – dopo tante traversie – è tornata ad essere il centro della vita religiosa d’in Giò. Ancora ieri sera, 18 marzo 2017, a tarda ora, la processione della Madonna Pellegrina di Fatima, ha sostato sul sagrato per qualche minuto.

59 – FRATI (Via)

Collega la Via Alessandro Volta con la Via Patrioti ed è di antica memoria e tradizione. Nel 1933 ci fu la proposta della Commissione comunale per la toponomastica, presieduta dal podestà Ermenegildo Carnevali, di cambiarla in Via S. Francesco d’Assisi (denominazione che qualche anno dopo sarebbe stata data alla piazza progettata da Carlo Bonomi e pagata dagli industriali turbighesi). Ma la Società Sorica Lombarda, sentita in merito, espresse parere contrario e quindi la Prefettura restituì la delibera al Comune. Precedentemente e significatamente era stata la R. Soprintendenza delle Province Lombarde che, con nota del 24 febbraio 1932, aveva chiesto lumi. Il podestà rispose: “La Via dei Frati è chiamata così perché fu aperta un secolo fa nei campi di proprietà dei frati agostiniani che abitavano il vicino convento. Nei sotterranei della chiesa annessa al convento esistono parecchie mummie di tali frati che…paiono vivi, seduti attorno ad un pretorio”.

L’alba delle Officine Meccaniche ‘Mazzoni’ avvenne proprio lungo una derivazione di questa Via un secolo fa (oggi la gloriosa officina in mattoni bruciati è chiusa), dopo un breve periodo in cui l’attività nacque in un’area addossata alla chiesa dei SS. Cosma e Damiano.

Oggi lungo questa Via parallela alla Via Fredda c’è un’entrata sussidiaria delle Manifatture Cerutti e la vecchia casa dell’ingegner Silvio Spagnoletti  (che fa angolo con Via Volta, abitazione attuale dei signori Bianchi) che lavorò alla costruzione della prima centrale termoelettrica di Turbigo entrata in funzione nel 1927. L’ing. Spagnoletti aveva due figlie che si maritarono negli anni Trenta con due piloti operanti al ‘Campo della Promessa’ di Lonate Pozzolo e andarono ad abitare all’estero. In posizione mediana c’è quella che fu la  Casa Romorini, progettata da Carlo Bonomi (nella foto) e vincolata, come le altre, dallo strumento urbanistico in vigore.

 

FOTO La casa a torre di Mario Romorini, con copertura cuspidata, innalzata negli anni 1924-26

19 marzo 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Copia di Ponte sulla ferrovia 2

Continua la nostra  ‘storia’ delle Vie turbighesi. Qui sotto parliamo di una fetta di territorio , oggi zona industriale, ma un tempo boschivo, che raccoglie la memoria di un impianto di follatura medievale.

56 – FOLLA (Via, ‘della’) – 1971

Collega la Via Centrale Termica con il confine di Robecchetto e fu denominata dal Consiglio Comunale con delibera 120 del 28 settembre 1971. Molte le Vie denominate in tale anno per via del Censimento in corso, tant’è che la numerazione civica del paese si è fermta allora e non è stata più aggiornata.

L’antica radice del vocabolo folla si ritrova nel latino ful, ossia, ‘premere’. Da qui il termine follatura che stava ad indicare il trattamento sotto pressione a cui veniva sottoposto il panno di lana con lo scopo di renderlo più resistente.

L’industria della lana fu l’antesignana del sistema capitalistico. Nella manifattura della lana, la serie complessa delle numerose manipolazioni attraverso le quali il ‘vello sudicio’ diveniva pregiato tessuto morbido dagli smaglianti colori, passava attraverso  l’azione di numerosi artefici: battitori, sceglitori, cardatori, lavatori; poi quelli dei filatori, appresso quello dei tessitori, in seguito i follatori, i garzatori e, ultimi, i tintori. Queste operazioni avvenivano in una serie di officine, ma la materia prima rimaneva di proprietà del mercante di lana.

Per diventare dei follatori bisognava possedere il capitale necessario all’impianto ed effettuare il pagamento della tassa di matricola dell’arte, il tutto per avere la possiblità di ricevere commissioni dall’imprenditore, il vero e proprio monopolista della materia prima.

La lavorazione finale del panno ebbe larga diffusione nel Milanese negli ultimi secoli del Medioevo e, successivamente, le forze idrauliche vennero anche utilizzate per triturare gli stracci e preparare la pasta di cellulosa. Le prime ‘folle di carta’ azionate dalle acque dei mulini sono documentate sin dal Trecento e, in memoria dell’antico successo commerciale milanese, ancora oggi in Francia si parla di papier lombard. Fu la presenza di numerosi corsi d’acqua che solcavano le campagne milanesi a far sì che questa tecnica si impiantasse in po’ dovunque, e anche a Turbigo dove la ruota del mulino era azionata dalle acque dell’Arno e l’antico toponimo è stato tramandato dalla ‘Cascina della Folla’ alla quale faceva capo l’impianto di follatura.

57 – FONTANILE (Vicolo) – 1971

E’ stato denominato con delibera 120/1971 del Consiglio Comunale. Collega la Via Centrale Termica alla sponda destra del Naviglio Grande e delimita oggi a sud il parcheggio della Mewa.

Il fontanile che ha dato il nome al vicolo è ‘entrato in servizio’ al tempo della costruzione della massicciata delle Ferrovie Nord e ha il troppo pieno che scarica nella roggia Barlassina. Un tempo questa roggia era alimentata dalla Bocca Cicognera del Naviglio Grande (sottesa ancora oggi al ponte della circonvallazione) e costeggiava la riva destra del Naviglio alimentando le marcite un tempo esistenti lungo la Via Roma. Occupava una parte della carreggiata dell’attuale Via Centrale Termica e penetrava nell’attuale sedime della centrale termoelettrica dove oggi si sono perse le tracce, ma è molto probabile che la poco acqua residua finisca nell’Arno.

58 – FOSCOLO UGO, poeta (Via)

Collega la Via Nosate con la Via Molinara ed è stata denominata dal Consiglio Comunale con delibera 26 del 9 marzo 1965.

 

FOTO Questo ponte ferroviario della Novara-Seregno (1887) fu progettato in tal modo per salvaguardare lo scorrere delle acque dell’Arno (che nei tempi antichi azionava un impianto di follatura) e fu proprio in occasione della realizzazione della massicciata che affiorò il fontanile. Da questo punto, sulla sinistra nella foto, inizia la Via Folla che, attraverso le campagne, conduce in territorio di Robecchetto

 

18 marzo 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Canale Industriale e stazione

Continua la storia delle Vie turbighesi. Delle tre Vie trattate, la Via Enrico Fermi conduce a una necropoli romana cristianizzata dalla chiesetta longobarda di San Pietro (identica a Santa Maria in Binda), già documentatane XIII secolo e della quale si è persa la memoria, ma probabilmente  si trovava nell’area oggi occupata da Villa Seratoni.

52 – ERBA, famglia nobile (Via) – 1985

Collega la Via De Cristoforis con la Via Doria e fu denominata con delibera n. 68 nel Consiglio Comunale del 29 settembre 1985, un periodo – come abbiamo già avuto modo di scrivere – durante il quale avvenne  l’urbanizzazione del Belvedere, occasione che diede motivo di riscoprire le antiche famiglie nobili che ebbero la signoria e grandi proprietà nel territorio turbighese. Il cognome Erba si ricollega necessariamente a quello degli Odescalchi di cui Giorgio Erba (fine XIII secolo) di Como fu capostipite di uno dei rami in cui si divise questa illustre famiglia.

53 – EUROPA Via e Vicolo privato – 1971

Collega la via Libertà con Via Alzaia Naviglio e fu denominata con delibera del Consiglio Comunale del 28 settembre 1971, anche se si tratta di un tratturo antico. Nel primo decennio del XXI secolo la Via è stata interessata da un forte fenomeno di urbanizzazione e, qualche anno prima, allo sbocco di Via Europa in Via Libertà, c’era stato l’insediamento delle Case Aler.

54 – FALCONE E BORSELLINO (Via)

Il tratto stradale tra la Via E. Villoresi e la nuova rotatoria è stato denominato con delibera della Giunta comunale n. 110 del 21 luglio 2015.

55 – FERMI Enrico (Via) – 1971

Collega la Via Milano a Via Nosate. Costeggia il canale Industriale fino al territorio del Ponte di Castano. Fu denominata dal Consiglio Comunale con delibera 120 del 28 settembre 1971. La costruzione delle Case ‘Gianella’ negli anni Cinquanta del secolo scorso spinse in avanti la Via fino a interessare anche la Ticinera (un tempo territorio di Castano) che oggi comprende la zona industriale del paese. Diversamente dall’altro Premio Nobel per la fisica, Guglielmo Marconi, ‘fascista in tutti i sensi’, al quale Turbigo ha dedicato un’altra Via,  Enrico Fermi, premio Nobel per la Fisica nel 1938, non fu d’accordo con la nuova politica imboccata dall’Italia (leggi razziali, la moglie era ebrea) e colse l’occasione – una volta ritirato il premio a Stoccolma  – per ‘fuggire’ negli Usa dove lavorò alla realizzazione della prima bomba atomica.

Nei pressi dell’intersezione di questa arteria con la Via per Nosate c’era l’antica chiesetta di San Pietro, più o meno dov’è oggi la Villa Seratoni, nell’area della quale fu scoperta – ai tempi della costruzione –  una necropoli con tombe a camera – documentata da padre Virginio Martinoni, sui coppi della quale c’era ‘stampato’ un sole splendente.

Buona parte dell’attuale Via Fermi delimita la zona industriale del paese (adiacente a quella incentrata su Via Dante) dov’erano impiantate parecchie concerie (delle quali sono rimasti gli scheletri) e dove, più recentemente, ha trovato spazio una grande tintoria proveniente da Busto Arsizio.

Negli Anni Sessanta del secolo scorso – di fronte alla centrale idrolettrica Gugliemo Castelli – furono innalzati diversi edifici popolari ( ‘I Cà dal Gianella’), in un appartamento dei quali visse anche la scrittrice Laura Pariana: “Laura scrive circondata dall’acqua, abita in una casa con i vetri colorati e le pareti affrescate da lei con le finestre aperte su una strada da dove si vede il Naviglio che scorre” (A. Fiori, L’Unità, 28 ottobre 1996).

 

FOTO L’inizio della Via Enrico Fermi negli anni Cinquanta del secolo scorso. Si riconosce la stazione elettrica che distribuiva l’energia  prodotta dalla centrale idroelettrica Guglielmo Castelli, entrata in servizio all’inizio del Novecento.

 

12 marzo 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
images

Continua la storia delle Vie turbighesi. In Germania occorre avere il consenso degli abitanti per cambiare la denominazione di una Via. In Italia no e dopo il XXV aprile 1945 furono cambiate diversi denominazioni a Vie assegnate nel Ventennio fascista, come la Via Michele Bianchi che divenne Via Libertà o la Via Ettore Muti oggi Giacomo Matteotti. Alla metà degli anni Ottanta, l’urbanizzazione del Belvedere, diede motivo di riscoprire le antiche famiglie nobili che ebbero la signoria di Turbigo, come i Della Torre, ma anche i Doria strettamente imparentati con i Landi.     

 

51 – DORIA, famiglia nobile (Via) – 1985

Posta il località ‘Belvedere’, collega la Via Landi con la Via De Cristoforis e fu denominata con delibera n. 68 del Consiglio Comunale del 29 settembre 1985. Già nella Turbigo ottocentesca esisteva una Via dedicata ai Doria-Landi (oggi chiamata Via Castello) in memoria dell’antico feudatario.

I Doria entrarono nella storia turbighese in occasione dello sposalizio della principessa Maria Polissena Landi (1608-1679) con il principe Gian Andrea II Doria (1607-1640) avvenuto in pompa magna a Venezia nel 1627. In questo modo il feudo di Turbigo, già in possesso dei Landi, passò all’illustre casata genovese. Una serie di controversie giuridiche, riferentesi ai diritti feudali, misero in discussione il possesso del feudo, ma alla fine passò a Gio. Andrea III Doria (1653- 1737) che, sposando Anna Phamphili, aveva concentrato nelle sue mani le ricchezza dei Doria di Genova, dei Landi di Piacenza e dei Pamphili di Roma. Tutto ciò con l’aiuto di cardinali e Papi che si erano succeduti nelle tre famiglie in questione.

Gio. Andrea III Doria era, al suo tempo, l’uomo più ricco d’Italia e forse anche per questa ragione riuscì a vincere la causa con la Regia Camera spagnola  – caso più unico che raro – e a farsi assegnare il feudo turbighese. Un personaggio notevole che, un certo W. Kleckner di Loano, ha studiato per tutta la vita inseguendo il suo ritratto che andò disperso nella seconda guerra mondiale a seguito dei furti perpetrati dai tedeschi.

Nei primi decenni del Settecento il principe possedeva a Turbigo ben 1327 pertiche di terreno nella zona compresa tra Via Corridoni e Via Libertà, indicata nel Catasto Teresiano come ‘La Vignaza’, oltre al castello, l’osteria al Segno dell’Annunciata e il molino del Pericolo.

Ultimo ‘Signore di Turbigo’, ancora nel 1784, fu Andrea IV Doria Pamphili Landi (1747-1820), principe regnante – come si diceva allora – del casato. Fu lui che cominciò a vendere la grande proprietà, come d’altro canto fecero anche gli Arese di Robecchetto, ai cosiddetti ‘borghesi’, facenti parte della nuova classe sociale in forte ascesa.

 

Stemma Doria-Landi-Pamphili (nel centro quello dei Doria)

7 marzo 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Newer Posts