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Riceviamo e Pubblichiamo:

Arconate, 16 gennaio 2017 – L’Amministrazione comunale di Arconate ha provveduto all’assunzione a tempo pieno e indeterminato di un nuovo agente di Polizia locale. La nuova vigilessa, operativa a partire da oggi, lunedì 16 gennaio, si chiama Noemi De Luca, ha 34 anni ed è laureata in scienze politiche-studi europei all’Università di Palermo.
L’agente De Luca vanta già un’esperienza di due anni in Polizia Locale: ha lavorato nei Comuni di Verona, Travedona Monate, Darfo e Capo di Ponte.
16128838_10211719491126972_1512291988_nCon la sua assunzione, l’Amministrazione comunale ha completato l’organico del comando di Polizia locale, che può dunque operare nel pieno delle sue funzioni e della sua efficienza. “De Luca – dichiara il comandante della Polizia locale di Arconate e Busto Garolfo, Antonello Grassiha superato e vinto un concorso ed è certamente una figura valida e preparata. Ora affronterà un periodo di formazione obbligatoria, richiesto da Regione Lombardia, e poi potrà lavorare nel pieno delle sue funzioni”.
Siamo soddisfatti e pieni di aspettative per l’avventura professionale della nuova vigilessa – dichiara il sindaco di
Arconate, Andrea Colombo – finalmente, dopo più di due anni, abbiamo un agente assunto a tempo indeterminato. A De Luca le congratulazioni di tutta l’Amministrazione comunale e un grosso in bocca al lupo”.

Il Comune di Arconate

16 gennaio 2017 0 comment
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morte

Buona parte della montagna di carte che ho raccolto nella mia vita la sto portando all’Ecocentro, poco alla volta, con un’azione costante. Le faccio passare, rileggo fatti e momenti passati. E’ un lavoro che fanno tutti i ‘vecchietti’ quando arrivano vicini al trapasso ed hanno il tempo (che prima non c’era) di ordinare le carte, le fotografie, del tempo vissuto.

Ho fatto il cronista per decenni e, il mio archivio, non ho mai smesso di aggiornarlo. Anche ora, che non serve più, perché buona parte del mio tempo la passo a fare il nonno, conservo la memoria degli eventi, perché il ‘mestiere’ si è infiltrato nel mio modo di vivere.

Dicevo che, tra le tante carte pronte per andare al macero, mi sono cadute in terra due fotocopie gialle…C’era uno scarabocchio di mia mano, illeggibile, probabilmente voleva dire che valeva la pena di leggerlo e così ho fatto, emozionandomi nella descrizione della figlia che racconta l’avvicinarsi della morte del padre.

 

CIO’ CHE RESTA DI UN UOMO – 1° concorso di prosa e poesia ‘Don Carlo Prandi’, opera di Marinella Restelli di Arconate.

“Ho capito che te ne stavi andando un pomeriggio di febbraio. Improvvisamente. Un colpo violento in pieno petto, le gambe molli, la sensazione di essermi svuotata del sangue e delle forze e la verità evidente e crudele dipinta sul tuo viso smagrito, emaciato e cupo.

Te ne stavi seduto come sempre sul divano del mio salotto e sembravi attento al programma di cartoni animati che i miei figli, accovacciati per terra e appoggiati alle tue ginocchia, ti obbligavano a seguire quotidianamente, ma non eri già più con noi. Avevi persino dimenticato di sputare le solite, drastiche sentenze sui programmi televisivi e i metodi educativi dei genitori moderni, inseguivi le tue preoccupazioni, la realtà che tacevi da mesi e che cercavi di vincere con la forza di volontà e qualche blando sciroppo.

In un mattino tutto mi fu chiaro: i tuoi inspiegabili malumori per i giochi rumorosi e gli scherzi dei bambini, i secchi rifiuti ad accompagnarli ai consueti appuntamenti, la riluttanza a guidare l’automobile, a salire le scale, ad aiutarmi a portare una borsa pesante, il bisogno continuo di appoggiarti e di sederti, la stanchezza e la spossatezza dei tuoi gesti.

Avevo chiuso gli occhi fino ad allora davanti a quella cosa mostruosa che era la tua malattia e che tu avevi cercato in tutti i modi di camuffare e allontanare da te e da noi. Ora la vedevo manifestarsi inesorabile e sapevo con assoluta certezza, ancora prima di aver consultato un medico, che sarebbe stata fatale e senza rimedio. Anche tu lo sapevi, lo avevi saputo fin dal suo insorgere e ti dibattevi in una angosciosa solitudine, le viscere contratte e il respiro mozzo per la paura.

Quella sera quando ti sei alzato dal divano per tornare a casa, ho spiato il tuo incedere lento, la tua lunga pausa sull’ultimo scalino, la tua immensa fatica per arrivare all’auto e ho deciso che non potevo rimanere inerte e passiva ad attendere che i miei giorni si vuotassero della tua presenza e del tuo sostegno.

Non potevo fermare la malattia e neppure la tua vita, ma dovevo trovare un modo per salvare tutto quello che avevi costruito, che avevi amato, dovevo ritrovare il tuo passato, l tua famiglia, le tue radici e inserirti in quel contesto di cui anch’io, sangue del tuo sangue, facevo parte e che doveva continuare anche dopo di te e i tuoi discendenti.

Non ne sapevo molto, le mie conoscenze si fermavano ai tuoi genitori e nei giorni che seguirono ti assillai con mille domande che non ottennero risposta. Eri diventato sospettoso e insofferente e alle mie richieste reagivi con sgarbo, puntandomi gli occhi addosso e rifiutandoti di parlare. Non volevi parlare né del passato, né del presente, specialmente della tua salute. Ricorsi ad una vecchia zia, sorella di tua madre. Andai a trovarla a tua insaputa, ma mi ritrovai di fronte a due occhi vuoti, perduti oltre i vetri della finestra e a un sorriso stanco. Potevo contare solo sulla memoria della mamma e sul vago ricordo dei tuoi racconti che avevo udito da bambina.

Pensai alla famiglia di mio marito (dove l’albero genealogico, scritto su una pergamena, risaliva al Cinquecento e terminava con i miei figli, ndr).

Il tuo emergeva dal nulla, breve, banale e senza radici, destinato a finire nel nulla. Ma i miei figli, che avevano ereditato uno dei nomi dorati della pergamena, erano anche parte di te e volevo a tutti i costi che anche il tuo nome avesse un posto ben definito nella loro vita e nel loro cuore, quando tu non saresti più stato al loro fianco a condividere i pomeriggi invernali, contestando assonnato i loro programmi preferiti o i caldi pomeriggi di vacanza accompagnandoli nelle passeggiate in bicicletta in mezzo alla campagna in cerca di rane e di pesci. Mi chiedevo però, senza riuscire a trovare una risposta, dove si potesse incidere la memoria, le parole, il ricordo di chi non ha pergamene e casato a cui affidare la propria storia.  

Sei uscito di scena senza fare troppo rumore, senza tragedie e bruscamente, come era nelle tue abitudini. Te ne sei andato una bella mattina di giugno, in un’alba radiosa e fresca, eludendo la stretta sorveglianza a cui ti avevo sottoposto per tutta la notte. Hai atteso che mi vincesse la stanchezza e la voglia di una boccata d’aria e mi ha lasciato senza neppure darmi la possibilità di salutarti un’ultima volta. Ho persino pensato che volessi punirmi per averti costretto a ricoverati in ospedale senza tener conto della tua volontà di combattere da solo e senza l’aiuto della scienza, una battaglia che consideravi già persa. Non udivi più i rumori di questo mondo quando ho raccolto dalla barella in corsa verso l’ascensore il tuo ultimo sussulto di vita.

A parte la mamma, ognuno di noi ha continuato la sua abituale esistenza, ha mantenuto la sua serenità e così doveva essere.  Così era stato anche quando se ne andarono i tuoi.  “E’ venuto il loro momento”, si era detto. “Si è compiuto il loro destino, segnato inesorabilmente fin dall’inizio”.

Di quella prima, triste esperienza conservo solo un senso di disagio, di fastidio, più che altro perché l’avvenimento veniva a scombussolare le abitudini e la tranquillità quotidiane. Ma l’altro giorno, inaspettatamente, ho avut la risposta che tanto cercavo e la certezza che i tuoi nipoti ti ricordano ancora con nostalgia, con infinita tenerezza, a prescindere dall’albero genealogico e dal nome.

E’ venuto lo sfasciacarrozze a prendere la tua automobile per la demolizione. Era una decisione che avremmo dovuto prendere da tempo ma nessuno voleva mettere in atto perché la tua 127 azzurra che, forse per vent’anni, aveva scorrazzato tutti e alla quale tenevi in modo quasi morboso, era considerata una parte di te.

Ho visto i miei figli infilarsi nell’abitacolo e uscirne subito dopo con le mani cariche di oggetti che ti erano appartenuti e che avevi usato, perfino la pessuola che serviva per pulire i vetri perché “conservava il tuo odore” e gli adesivi attaccati al cruscotto perché “li avevi incollati per loro” quando erano piccoli.

Insieme abbiamo detto addio ad un ammasso di lamiere arrugginite e scritto a lettere d’oro il tuo nome nel nostro cuore”.    

    

 

31 dicembre 2016 0 comment
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mantovani

Una pagina “sponsorizzata” su Facebook vuol dire che qualcuno ha pagato per renderla ancora più visibile, permettere che il post arrivi anche dove di solito non arriva.

15621865_593976697461641_6959272978761037783_nCosi, LA NOSTRA VERITA’, lancia un articolo dove Vittorio Mantovani esprime il dolore del difficile periodo vissuto dalla sua famiglia per le note vicende giudiziare del padre Mario.

Ve la proponiamo come  link dalla pagina di La Nostra Verità. 

Ci colpisce la frase finale dell’articolo, dove Vittorio sottolinea: “Tuttavia non auguro a nessuno quanto ci è successo: nemmeno a chi se la ride vistosamente sotto i baffi, nemmeno a chi ci odia dal profondo del cuore, nemmeno a chi specula sul nostro sangue tutti i giorni, nemmeno a chi ha provato ad ucciderci con l’invidia girando le chiavi della cella di San Vittore per mio padre, nemmeno a chi ha voluto che vivessimo quelle sbarre arrugginite. No, nemmeno a voi auguro il male, nemmeno a voi che di certo non avete vissuto le mie ferite, e che non portate – come faremo noi, per sempre – le nostre cicatrici. Sarebbe semplice farsi prendere di nuovo dalla rabbia e dal furore. Ma ormai è più forte di me, non ci riesco. Perciò io vi sorrido, ed a voi – prima di tutto –  auguro Buon Natale. Stavolta, nessuno escluso”.

22 dicembre 2016 0 comment
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L’Amministrazione Comunale informa la cittadinanza che Piazza Giovanni Falcone e Paolo Borsellino aprirà al pubblico a partire da venerdì 23 dicembre 2016.
Si tratta di un fatto importante per tutta la comunità arconatese, perché rappresenta il risultato di un lungo e complesso confronto con l’operatore privato durante il quale il sindaco Andrea Colombo e tutta l’Amministrazione hanno sempre lavorato con un unico obiettivo: evitare che il centro del paese si trasformasse in un cantiere a cielo aperto, con inevitabili ricadute su traffico, viabilità e decoro urbano.
Ora è necessario guardare al futuro: il Comune, nei limiti delle sue possibilità, lavorerà per garantire che anche la casa di riposo privata venga terminata nel più breve tempo possibile. In questo senso l’Amministrazione si adopererà, come fatto fino ad oggi, per assicurare che tutti gli aspetti della convenzione con il concessionario siano rispettati, ponendo sempre al primo posto l’interesse pubblico.
Piazza Falcone e Borsellino sarà inaugurata ufficialmente prima dell’Estate: nelle prossime settimane seguiranno informazioni più dettagliate a riguardo.

Comune di Arconate

21 dicembre 2016 0 comment
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15204135_364710873883248_2107022405_oil nostro inviato Gimmy Arena ci ha mandato questo suo pezzo che pubblichiamo con molto piacere: “Il 2016 è un anno importante per la pittrice Tina Parotti, ricorrono i suoi primi 50 anni nel segno della Pittura e i primi 10 anni della CASA-GALLERIA di Arconate. Presente all’inaugurazione l’amico Luigi Giurdanella che ha presenziato anche all’inaugurazione del 2006. La pittrice arconatese mi ha fatto un enorme piacere invitandomi, non conosco nulla di Arte purtroppo è quindi arrivato 15225335_364711230549879_830121217_oalla casa Galleria di Tina mi sono sentito un pò fuori luogo, conosco le sue opere attraverso i Social e devo dire che mi ha sempre colpito per la semplicità e lo stile. Ovviamente non sono un critico d’arte, ma le opere ben fatte colpiscono immediatamente, come ad esempio il fior15226433_364711243883211_993976310_ne stilizzato che rappresenta proprio il suo marchio, la sua immagine! Ovviamente anche il fiore stilizzato ha un suo racconto è una sua storia. Qui nella Casa-Galleria tutto trasuda di arte anche l’arredamento scelto per incorniciare le opere di Tina esaltano la particolarità ricercata con sobrietà! Voglio raccontare l’aspetto emozionale e non l’aspetto critico delle opere. Tina nel suo racconto fa sembrare la sua arte semplice spontanea, ne parla con amore e questo è tipico di chi ha tanta passione, una donna austera ma simpatica allo stesso tempo,  hanno una luce accesa dentro ,sembrano illuminarsi di una luce propria. Tina mi racconta la sua stori, l’inizio in gioventù a Milano delle mostre fatte. Mi spiega che non sempre è stato facile, adesso, per i  i giovani e molto più semplice, negli anni 60 emergere era molto ma molto più complicato, dovevi essere davvero testardo er seguire le tue passioni . Grazie Tina un esperienza unica”.

28 novembre 2016 0 comment
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mattioni

Una serata che ha trattato il referendum costituzionale non soltanto dal punto di vista politico, ma anche tecnico. Ad Arconate l’ospite di eccezione era il Professor Angelo Mattioni, già docente di Diritto Costituzionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e, in passato anche alla Statale di Milano e a Trieste. Esperto costituzionalista ha affrontato, nella sua vita, importanti tematiche legate al diritto alla salute, all’assistenza, all’istruzione e tanto altro.

La sua presenza si è rivelata fondamentale per capire i meccanismi che stanno dietro la riforma e per rispondere a domande dei non addetti ai lavori che potrebbero trovarsi in difficoltà nella decisione su questo referendum. Francesco Colombo ha moderato l’incontro al quale hanno preso parte parecchie persone. Il sindaco Andrea Colombo ha aperto la serata: “Abbiamo fatto della partecipazione dei cittadini uno dei nostri punti di forza – ha detto il sindaco – L’obiettivo è quello di avvicinare i cittadini alle scelte che vengono effettuate nell’amministrazione di una città”. Presenti Carlo Borghetti del PD (l’unico per il ‘si’), il consigliere regionale M5S Stefano Buffagni, l’assessore regionale Luca Del Gobbo, l’on. Nicola Molteni per la Lega Nord e, per Forza Italia, il senatore Sante Zuffada.

E’ stato proprio il professor Mattioni ad introdurre la serata dal punto di vista tecnico ponendosi una domanda. Ovvero: questo progetto di revisione ci darebbe una nuova Costituzione qualora venisse approvato? “Sicuramente no”, ha detto il professore. Non urterebbe mai quello che è l’orientamento fondamentale di questa Costituzione. Le garanzie, le libertà fondamentali, i diritti sociali rimangono tali e quali. Una parte significativa non è minimamente interessata da questa revisione. Se vogliamo capire di più di questo progetto ascoltiamo il professore nel video che pubblichiamo:

 

17 novembre 2016 0 comment
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