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Una tragedia si è consumata sulle strade domenica pomeriggio. Un uomo di 74 anni ha perso la vita a causa di un incidente stradale avvenuto sulla provinciale 239 ad Arluno. L’uomo era in sella al suo scooter quando, ad un certo punto, avrebbe invaso la corsia proprio nel momento in cui stava arrivando l’auto con due persone a bordo. Lo schianto è stato tremendo. Anche la parte frontale del veicolo è andata distrutta.

Mentre il 74enne, residente a Casorezzo, è finito a terra perdendo conoscenza. I soccorritori sono intervenuti con ambulanza ed elisoccorso, ma le sue condizioni sono apparse subito disperate. Trasportato in codice rosso per un estremo tentativo di salvarlo, ai medici dell’ospedale di Magenta non è rimasto altro da fare che constatarne il decesso. Saranno i carabinieri a chiarire la dinamica del sinistro. (Foto Roby Garavaglia)

 

 

3 luglio 2017 0 comment
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Riceviamo e Pubblichiamo

sindacoConfuteremo alcune idee sulle quali si regge questo procedimento e che sono state date per scontate, ma che, come si vedrà, in realtà non hanno un reale fondamento. E ciò dovrà portare necessariamente ad una generale revisione di questa vicenda. Per ottenere questo risultato ci baseremo su processi paralleli, porteremo prove, evidenzieremo contraddizioni e ribadiremo alcuni principi fondamentali del nostro ordinamento.

Iniziamo:

1) Partiamo con un parallelo: – Nel mese di Luglio del 2014 Solter presenta un progetto per una discarica di R.C.A. nel sito denominato ATEg11 – Regione Lombardia ravvisa un motivo ostativo, ai sensi della L.R. 19/2014 (distanza dal T.U.C., dalle abitazioni di Busto Garolfo) – Il progetto viene rigettato – Solter presenta un progetto che, di fatto, sta ai limiti della norma (il “famoso” triangolo) – Il progetto viene rigettato – Solter presenta ricorso al T.A.R. – Solter rinuncia Cosa accade invece successivamente? – Nel mese di Giugno del 2015 Solter presenta un progetto per una discarica di rifiuti speciali nel sito denominato ATEg11 – Emergono almeno due motivi ostativi (distanza dalle vecchie discariche e distanza dal franco di falda), più uno ancora sub iudice (distanza dal T.U.C., dalle abitazioni di Busto Garolfo); le prove, appunto – Città Metropolitana approva il progetto con prescrizioni – Solter corregge il progetto (tre volte) – Città Metropolitana considera superate le criticità Ora, è evidente la differenza tra i due modi di procedere. E’ vero che si tratta di due enti separati, ma siamo pur sempre nell’ambito della Pubblica Amministrazione. E i due enti sono sottoposti alle medesime leggi. Città Metropolitana ha sempre giustificato questa condotta con il principio di efficienza della macchina amministrativa. Ora dimostreremo che questo obbiettivo non è stato raggiunto, anzi, si è andati nella direzione opposta. Per almeno due motivi: I) Anche Città Metropolitana è ente pubblico e il suo compito è quello di tutelare il bene pubblico; queste continue prescrizioni hanno avuto la conseguenza di suggerire al privato come correggere il progetto. In pratica, è come se l’ente avesse lavorato da consulente per il privato. Togliendo quindi risorse preziose alla parte pubblica. Il compito di Città Metropolitana sarebbe stato quello di rigettare il progetto già all’emergere del primo elemento ostativo. E non continuare a studiare il progetto per indicare al privato le prescrizioni, come invece è stato fatto. Questo era un compito che doveva essere svolto dai progettisti della Solter, non dall’ente pubblico. Se i progettisti privati non conoscono le norme, sono problemi loro, non possono aspettarsi che siano gli enti pubblici suggerire loro come superarle. Ed è invece ciò che è avvenuto. Togliendo tempo ed energie ad altri progetti della Pubblica Amministrazione. E quindi, di fatto, diminuendone l’efficienza amministrativa. II) E, ancor di più: con la decisione di Città Metropolitana di concedere il parere positivo alla Valutazione di Impatto Ambientale con prescrizioni, seppur a fronte della presenza di elementi ostativi, oltre a quanto evidenziato al punto precedente, si è innescata la procedura di ricorso al T.A.R. dei comuni contro Città Metropolitana, raddoppiando di fatto le spese legali. Va infatti ricordato che la Pubblica Amministrazione è una! Suddivisa in parti con compiti diversi, ma che sono sempre parti di un’unica Pubblica Amministrazione. Le cui risorse hanno un’unica fonte: le tasse dei Cittadini e delle imprese. Se il parere fosse stato negativo, come avrebbe dovuto essere, probabilmente sarebbe stato il privato a presentare ricorso; in tal caso però le spese legali avrebbero interessato soltanto una parte della Pubblica Amministrazione. Col parere positivo invece si sono raddoppiati i costi, togliendo risorse ad altri ambiti della Pubblica Amministrazione e quindi, in definitiva, diminuendone l’efficienza. Già questi elementi dovrebbero essere sufficienti per indurre a rigettare, senz’altri indugi, questo progetto. Ma continuiamo.

Ed evidenziamo una contraddizione:

IMAG63172) Sia per quanto riguarda le integrazioni presentate da Solter a Novembre 2016, che per le controdeduzioni presentate ad Aprile 2017, che in realtà sono due progetti differenti e successivi a quello iniziale, per il quale Solter aveva chiesto l’autorizzazione; due progetti stilati per superare elementi ostativi oggettivi, ricordiamocelo; ebbene, per entrambi questi due nuovi progetti, Città Metropolitana ha dichiarato, su svariati punti, che la criticità sarebbe stata superata. Ed è stato dichiarato soltanto a fronte di una generica formulazione di un principio da parte del proponente, una non precisata promessa ad ottemperare. In pratica ci si fida sulla parola. Il problema è che ci si fida della parola di un soggetto che l’ente stesso ha diffidato. Fidarsi di chi si diffida! E’ già una contraddizione a livello linguistico. Ancor più lo è su un progetto come questo che andrebbe a degradare un territorio per mille anni a venire. E ancor più lo è se il soggetto ha già dimostrato di non ottemperare. Ricordiamo, a titolo d’esempio, la questione relativa alla recinzione: nonostante l’ordine perentorio degli enti competenti, sono passati mesi e numerose altre segnalazioni prima che Solter la sistemasse. Anche solo questo punto sarebbe sufficiente per rigettare il progetto di Solter. In base al principio di precauzione orgogliosamente vigente nell’Unione Europea. Dunque ci sono i precedenti e l’appiglio giuridico che inducono a non accettare generiche promesse come quelle scritte dal proponente nei due progetti citati. Basterebbe basarsi su questi e rigettare il progetto.

Come terzo punto a favore del rigetto del progetto, vorremmo richiamare alcuni concetti base del nostro ordinamento:

discarica3) Città Metropolitana di Milano, non rappresenta un organo terzo, in questa vicenda; non costituisce un organismo arbitrale, non è un’agenzia indipendente. Bensì una parte della Pubblica Amministrazione che prevede sia la sezione tecnica che una componente politica, che è poi quella che stabilisce la direzione da seguire. Com’è giusto che sia in una democrazia. E questo principio è stato ribadito anche dal Consiglio di Stato. Il compito dei tecnici è quello di trovare le soluzioni per attuare le indicazioni di chi è stato democraticamente eletto; per raggiungere gli obbiettivi che chi è stato eletto stabilisce. Nel rispetto delle norme, certo, ma anche seguendo il principio che l’interesse pubblico è preminente rispetto a quello privato. Soprattutto in tema ambientale e di salute pubblica. Qual è appunto quello di cui stiamo trattando. Ebbene in questa vicenda le indicazioni di chi è stato democraticamente eletto sono arrivate chiare e univoche. A tutti i livelli. E dicono tutte che la presenza di una nuova discarica in quella parte di territorio è incompatibile con i progetti futuri, con gli obbiettivi di tutela ambientale e di miglioramento della qualità della vita, che le varie amministrazioni pubbliche si sono dati. Inoltre, sono stati chiaramente evidenziati gli elementi tecnici, oggettivi, ostativi a questo progetto. In aggiunta a tutto ciò, è stato anche richiamato un precedente al quale fare riferimento.

Pertanto, Città Metropolitana di Milano, a questo punto non deve far altro che evitare ulteriori dispersioni di tempo e risorse, e rigettare definitivamente questo progetto. Altre possibilità sarebbero soltanto delle forzature.

Questa è la parte politica della dichiarazione che i comuni di Casorezzo, Busto, Inveruno e Arluno, come capofila del Roccolo, hanno messo a verbale nella Conferenza dei Servizi di Oggi.

A questa si è aggiunta anche una parte legale, scritta dall’Avv. Seccia, e una tecnica scritta dal geologo dott. Zaro.

Purtroppo non sono servite: i funzionari di Città Metropolitana sono intenzionati, nonostante tutto, a concedere l’autorizzazione al progetto discarica. Faremo tutti i passi necessari per continuare ad opporci a questa follia

28 giugno 2017 0 comment
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Emergono particolari importanti dall’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di 21 persone nell’ambito di una vasta indagine sul traffico di stupefacenti dalla Colombia e che vede Arluno come base del sodalizio criminale. E personaggi affiliati residenti tra Arluno, Vittuone, Sedriano e Corbetta. I nomi sono quelli di Francesco Riitano, domiciliato ad Arluno, Nicola Guido e Agazio Samà anche loro residenti ad Arluno. Gli investigatori hanno minuziosamente documentato lo scambio di pacchi, zaini, borse. Cocaina in cambio di soldi. Un esempio di tale scambio è ben documentato dalle intercettazioni del 21 aprile dello scorso anno ad Ossona, quando la periferica ambientale ha registrato il rumore provocato dall’apertura di sei cerniere. O il 10 aprile quando Nicola Guido si reca in via Padre Romero ad Arluno, “strada chiusa e fuori da potenziali osservatori” e si incontra con una persona di nome Alessandro.

Anche in quell’occasione dalla periferica ambientale si sente aprire e chiudere una cerniera con il classico rumore del fruscio delle banconote. Sospetti più che fondati perchè tre successivi controlli da parte delle forze dell’ordine, sempre lo scorso anno, sulle auto usate in occasione di questi scambi, hanno portato al sequestro di quasi 450mila euro in contanti. Anche la presenza di vani occulti di almeno quattro delle auto riconducibili agli indagati, rappresenta un ulteriore riscontro. Gli investigatori scoprono che la base logistica del sodalizio si trova al civico 51 di via Martiri della Libertà, luogo in cui dimorano stabilmente gli indagati Nicola Guido e Andrea Agazio Samà. In via Martiri della Libertà il sodalizio “dispone di un complesso abitativo costituito da diversi appartamenti riuniti attorno ad una corte che viene utilizzato sia per lo stoccaggio della sostanza stupefacente che per riunioni strategiche”. Si tratta, scrivono i magistrati, di un luogo strategico che ben si presta a tale utilizzo in quanto particolarmente appartato e dotato di un unico accesso da una stradina stretta a fondo chiuso facilmente controllabile tanto che nel corso delle indagini non è stato possibile effettuare servizi di osservazione, controllo e pedinamento. Stando così le cose gli investigatori hanno piazzato una telecamera capace di riprendere i veicoli che entravano ed uscivano da quella zona.

Tra gli affiliati i ruoli erano ben distinti. una vera e propria organizzazione gerarchica dove ognuno aveva il suo compito, tanto che a confermarlo è stato il collaboratore di giustizia Antonino Belnome in un suo vecchio interrogatorio: “Sia Guido Nicola che Ciccio Riitano sono affiliati e sono coinvolti in attività di traffico di sostanze stupefacenti, ma con ruoli ben diversi. Nello specifico Riitano Francesco ha sicuramente un ruolo di primo piano ed una posizione riconosciutagli dal contesto criminale di appartenenza, mentre Guido Nicola ha un ruolo minore, potrei definirlo un trasportatore”.

 

24 maggio 2017 0 comment
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Un cortile invisibile. Quello conosciuto da tutti come il ‘Cantun’ ad Arluno dove questa mattina si è svolta una vasta operazione della DDA. Traffico di enormi quantitativi di cocaina dalla Colombia e un giro di soldi da capogiro. Le basi era li, a poche centinaia di metri dal pieno centro del paese dove nessuno dice di avere sentito o visto qualcosa. Dove nessuno ha mai avuto sospetti su qualcuno, ma nemmeno è in gradi di dire che ieri mattina c’erano le forze dell’ordine in quella zona. Siamo in via Martiri della Libertà all’altezza del civico 51. Una via lunga che, di fronte ad una pizzeria, vede una stradina senza uscita costellata di corti e appartamenti. All’ingresso un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, beneaugurante. Un luogo talmente chiuso che gli stessi investigatori consideravano difficoltoso operare tramite appostamenti. Il rischio di essere scoperti era troppo forte.

“Forze dell’ordine? Io questa mattina stavo lavorando, non posso avere visto”, commenta una donna. Ed è la stessa frase pronunciata da altre persone incontrate lungo quella strada a fondo chiuso. Eppure li abitava Guido Nicola, considerato dagli investigatori affiliato alla famiglia di ‘ndrangheta dei Gallace. Sempre secondo l’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Giudice per le Indagini preliminari Maria Cristina Mannocci, sarebbe lui da avere effettuato la consegna di stupefacente agli acquirenti e ad avere provveduto alla raccolta del denaro.

Ad avere intrattenuto i rapporti con i fornitori sudamericani e ad avere partecipato al ritiro dei telefoni blackberry criptati da distribuire ai sodali. Ed è Arluno a comparire spesso nell’ordinanza, come a pagina 28 dove si legge: “La base logistica del sodalizio è certamente Arluno dove abitano alcuni degli indagati tra cui lo stesso Riitano Francesco che, pur formalmente residente in Germania, abita di fatto a Rogorotto, frazione di Arluno”. Nella stesa via Martiri della Libertà viveva Agazio Samà che sovrintendeva in particolare “alle operazioni di stoccaggio e deposito dello stupefacente”, presso la corte al civico 51 della stessa via e “presenziava agli incontri con altri associati”. A breve pubblicheremo l’intera ordinanza.

 

 

23 maggio 2017 0 comment
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È in corso dalle prime ore di questa mattina, nelle province di Milano, Monza e Brianza, Alessandria, Catanzaro, Perugia, Roma, Varese, Vercelli e contestualmente in Germania, una vasta operazione condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Milano e del ROS, per l’esecuzione di un’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 21 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, e di numerosi episodi di traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina.arluno

Dall’indagine, avviata dai Carabinieri a seguito dell’arresto in flagranza, nel settembre 2015 a Bareggio (MI), di uno degli odierni indagati, trovato in possesso di 30 kg. di cocaina, è emersa l’esistenza di un sodalizio radicato in Arluno (MI) e collegato all’articolazione territoriale della ‘ndrangheta denominata “Gallace”, egemone nel territorio di Guardavalle (CZ) e con ramificazioni sia in Lombardia che nel Lazio (Anzio e Nettuno – RM), che gestiva l’importazione dal Sudamerica e il traffico di ingenti quantitativi di cocaina. (comunicato stampa, seguiranno aggiornamenti)

Ulteriori dettagli saranno divulgati nel corso della conferenza stampa prevista per le ore 11.30 presso la Sala Stampa del Comando Provinciale Carabinieri di Milano, in via della Moscova n. 21.

 

23 maggio 2017 0 comment
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IMG_3151Conosciamo uno degli istruttori, Matteo Osnaghi, il quale ci ha raccontato del corso e ci ha invitato a vedere l’ultima lezione del 19° corso di Autodifesa che si è tenuto presso le Scuole “Baracca”.

Curiosi ci siamo andati e abbiamo visto la passione che Matteo, assistendo il suo maestro Forges Scauri con l’aiuto del Istruttore Nicolò Rachele mettono nell’insegnamento di questa disciplina che è il Krav Maga Israeliano.

IMG_3148Siamo rimasti colpiti da Forges Scauri, il 71 enne Cintura Nera di Karate al 6° dan, ci tiene a puntualizzarlo che è inoltre Istruttore Certificato di Krav Maga.

Al suo attivo a Magenta ha all’attivo 10 anni d’insegnamento di questa tecnica di autodifesa.

Forges ci ha davvero stupito per il suo fisico, 71 anni e sembra un ragazzino pieno di energia. Da Militare ha prestato servizio nei paracadutisti, 14 mesi, 11 lanci (ricordiamo che per il brevetto ne bastano 5 di lanci).

La cura del fisico, la passione sono insite in lui, si capisce quando ne parla. Il lavoro nella Polizia Locale per 25 anni, il Karatè e da 10 anni il Krav Maga, assieme a Matteo e a Nicolò posso solo trasmettere passione e soprattutto molta esperienza nella tecnica.

IMG_3129Ci fa sapere: “a Ottobre partira il 20° corso, il primo lunedì del mese, vi invitiamo a partecipare, oppure per chi è curioso può venire a vedere, poi decide se seguire le 8 lezioni di ogni corso. Ricordo che i iei corsi hanno un insegnamento intensvo, già dalla prima lezione si capisce. Tre i livelli, principiante, intermedio e avanzato – invita ad andare a vedere le lezioni e aggiunge - Poi se se piace si potrà iscriversi e imparare a difendersi in caso di aggressione

IMG_3144Forges è presidente dell’A.S.D Budo Karate Arluno/Magenta. Ad Arluno insegna Karatè e lì i corsi inizieranno il primo giovedì di Ottobre.

Una nota su quello che abbiamo visto, ai corsi partecipano quasi al 50% uomini e donne. Quindi conoscere il modo di autodifendersi, in questa società moderna sembra che sia una cosa necessaria.

Chiunque volesse informazioni sui corsi può chiamare Forges al numero 338/8394731

Spieghiamo cos’è il Krav Maga:

Il Krav Maga è un metodo di combattimento israeliano nato in ambienti ebraici dell’Europa centro-orientale nella prima metà del XX secolo. La parola krav maga, in ebraico moderno, significa letteralmente “combattimento con contatto”. La traduzione più utilizzata è comunque “combattimento corpo a corpo”.

Anche se viene spesso indicato come stile di combattimento finalizzato alla difesa personale, in realtà il krav maga ha una componente offensiva che spesso prevede di attaccare l’avversario prima di essere attaccati.

Il krav maga è una “tecnica di combattimento” semplice e pratica. Infatti è nata per essere appresa in breve tempo ed essere usata in un contesto bellico. Il krav maga predilige un approccio offensivo, che caratterizza questo sistema di combattimento. Se altre arti marziali tradizionali, soprattutto di matrice orientale, tendono ad associare oltre all’insegnamento delle tecniche un sistema filosofico e spirituale, il krav maga risponde a criteri di tipo militare quali l’efficacia e la rapidità con cui si arriva al risultato desiderato, che è la neutralizzazione dell’avversario.

Dove spesso molte arti marziali prediligono un’impostazione attendista che lascia all’avversario la prima mossa, il krav maga punta ad una rapida neutralizzazione dell’avversario prima che questi possa diventare una minaccia. Esso è una sintesi armonica di tecniche derivate dalle arti marziali, da sistemi di lotta a mani nude e dai metodi del close combat del Maggiore Firebairn. L’impostazione privilegiata prevede l’attacco a parti “sensibili” del corpo come occhi, gola o genitali, evitando movimenti e azioni macchinose o non alla portata di tutti.

Questa impostazione, adatta ad ambienti ad alto rischio come i teatri operativi mediorientali, potrebbe essere fonte di problemi in situazioni di vita quotidiana: infatti l’approccio aggressivo e anticipatorio potrebbero portare a complicazioni di natura penale. Per questo, nell’ambito civile della difesa personale, il krav maga viene insegnato da istruttori esperti per essere usato solo in casi estremi di pericolo per la propria vita (violenza da strada, tentativi di stupro, aggressioni a mano armata ecc.).

10 maggio 2017 0 comment
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