Home Rubriche
Category

Rubriche

press

Una volta, tanti anni fa ho provato anch’io qualche esperienza di reportage di guerra.

stop_killing_journalists_0Per fortuna (o sfortuna) ora faccio un giornalismo più “Casereccio”. Il Massimo che mi può capitare è andare a mangiare in qualche ristorante pubblicizzato ad arte da qualche mio collega “intenditore” e mi viene un forte mal di pancia.

Scherzi a parte, ho sdrammatizato un pochino, ma qui parliamo di colleghi, esposti in diversi fronti che per fare il loro mestiere (io ritengo questi giornalisti di seria A) rischiano e molte volte ci lasciano la pelle.

Come è giusto che sia, l’articolo si trova su Ossigeno per L’informazione e credo che Alberto Spampinato non me ne voglia, se lo allego qui sotto, faccio questo gesto per sensibilizzare i Lettori di CAM.

2016 Annus Horribilis. Battuto il record di giornalisti uccisi

19 gennaio 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
San Carlo

1570

 

 

 

 

 

TURBIGO –  Il nostro tempo, segnato da orge in parrocchia, da alti prelati che vivono da nababbi, da sedicenni che uccidono i genitori per niente, avrebbe bisogno di una figura di alta moralità come fu quella di San Carlo Borromeo nato ad Arona (1538) e morto all’età di 46 anni. Fautore della Controriforma uscita dal Concilio di Trento assimilò le idee di un ritorno alla carità evangelica e alla dedizione verso il popolo, al punto che durante i difficilissimi momenti della peste, quando l’autorità politica si era dissolta, rimase  solo Lui, a croce alzata contro la tempesta.

Nell’ottobre 1484 si recò in ritiro spirituale al Sacro Monte di Varallo, poi passò ad Arona dove cominciò ad avere i sintomi di quella malattia che l’avrebbe portato alla tomba. Venne messo su una barca diretta a Milano: percorse un tratto di Ticino e poi, a Tornavento, la barca si infilò nel Naviglio Grande. Passò quindi, morente, nei nostri paesi che aveva visitato quindici anni prima e, poche ore dopo essere arrivato alla Darsena milanese, morì.

Il nostro territorio è rimasto segnato da quello che forse è il personaggio più importante della storia del milanese degli ultimi secoli: dagli innumerevoli quadri che lo ritraggono esposti nelle chiese, alle opere da lui ordinate e realizzate, come la chiesa di San Fedele a Milano e il Santuario di Rho. Prima di San Carlo immoralità e corruzioni la facevano da padroni: il Borrmeo applicò severe norme di comportamento dando per primo l’esempio.

Le Visite Pastorali – da Lui volute –  servirono anche a verificare la condotta morale dei parroci di campagna che spesso facevano i ‘padroni’ del paese. Il 9 aprile 1570 (dopo aver visitato la pieve di Corbetta), in una settimana, visitò tutte le parrocchie della pieve di Dairago: oltre alla capo pieve, Inveruno, Turbigo, Buscate, Magnago, Nosate, Borsano, Castano, Cuggiono, Villa Cortese, Arconate e Busto Garolfo. Nel corso delle Visite faceva esaminare accuratamente gli altari, il fabbricato della chiesa, descrivendone minutamente lo stato, faceva redigere l’inventario dei benefici annessi alle chiese. Vagliava con severità il tenore di vita dei sacerdoti, la loro istruzione. Tutto veniva scritto in verbali oggi conservati presso l’Archivio Arcivescovile di Milano dai quali abbiamo tratto la mappa che qui pubblichiamo.

Una mappa questa con indicazione approssimativa dei luoghi, delle distanze in miglia, dei corsi d’acqua. In un tempo in cui non esistevano ancora le carte geografiche (altro che il Gps attuale) queste carte manoscritte forniscono un importante contributo alla viabilità antica del nostro territorio. Il ‘Navilio’ circonscrive metà della carta e viene scavalcato da alcuni ponti, allora in legno. Nei pressi dei ponti di Turbigo e Castelletto di Cuggiono sono segnalate delle ‘bettole’, luoghi di ristoro dei passeggeri.

 

FOTO L’immagine di San Carlo è diffusa in tutto il nostro territorio (quella che pubblichiamo è un particolare della tela esistente nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, realizzata per volontà testamentaria del cardinale Flaminio Piatti, anch’egli animato da un grande fervore controriformistico) e, alcune volte, come nella tela conservata  nell’ex convento di S. Ambrogio della Vittoria di Parabiago, in momenti importanti, come quando posò la prima pietra per la chiesa di San Fedele a Milano, progettata dall’architetto Pellegrino Tibaldi, lo stesso del Santuario di Rho.

 

14 gennaio 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
ferrrai

 

Braga-Ferrari-1170x878

TURBIGO – Di Turbighesi di qualità, che hanno attraversato le nostre strade – e che alla fine della loro vita ritornano sui loro passi – ne abbiamo conosciuti parecchi. Non facciamo l’elenco perché bisognerebbe aggiungere anche una breve biografia e non ne abbiamo il tempo, anche se il nostro archivio mentale è pieno di queste presenze. Però un ‘famedio virtuale turbighese’ sarebbe opportuno e non ricordare solamente i protagonisti della politica che, per la verità, sono in pochi quelli che hanno lasciato una traccia. 

Recentemente abbiamo avuto modo di incontrare il professor Giuseppe Ferrari. Una comune amica l’ha accompagnato e siamo stati insieme qualche ora, non prima di aver solcato insieme alcune strade turbighesi che lui ricordava perfettamente (per esempio la cinta dell’ex convento degli Agostiniani Scalzi di Via Pasubio-Volta).

Il professor Ferrari, già primario di Neonatologia e Pediatria presso l’Ospedale Mauriziano di Torino e Libero Docente di Clinica Pediatrica all’Università della medesima città, ha ricoperto importanti incarichi in seno alle istituzioni legate alla cura dell’infanzia ed è stato collaboratore dell’Unicef e del Ministero della Sanità. Ha curato e tradotto libri di divulgazione fra cui ‘Bambino 2000’ e ‘Il bambino dalla A alla Z’. Con De Agostini ha pubblicato ‘Il Bambino felice’ e ‘La mamma felice’, oltre a quello del quale pubblichiamo la copertina, ‘I bambini crescono nonostante gli adulti’ (2011).

Dicevamo dell’incontro con il professor Ferrari, classe 1937, che ha voluto ritornare (abita a Torino) a passeggiare nel paese in cui, nel secondo dopoguerra, aveva frequentato le elementari e, successivamente, il liceo classico ‘Carlo Alberto’ di Novara. Suo padre era il direttore della Rossari&Varzi e, Lino Braga, che ha frequentato la 5° elementare insieme, ci ha detto che già allora aveva una marcia in più. Qi questi Turbighesi che ritornano a vistare il nostro bel paese dobbiamo essere orgogliosi e cercare di ricordarli seguendo i comandamenti del grande Ugo Foscolo.       

 

FOTO il professore Ferrari a destra con Lino Braga, compagni di classe nel secondo dopoguerra

13 gennaio 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
index

Martedì approvata mozione al Pirellone per potenziare le campagne informative e di prevenzione

cek12 gennaio 2017 – “La lotta all’Hiv non si deve limitare alle campagne promosse in occasione della giornata mondiale contro l’Aids: tutti i giorni deve essere come il 1° dicembre” E’ quanto ha detto il vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) martedì in Aula durante la discussione su una mozione del gruppo Patto Civico approvata all’unanimità che chiede alla giunta di “intraprendere campagne informative e di sensibilizzazione più efficaci e mirate, affinché la popolazione sia informata sulle possibilità di effettuare controlli gratuiti e sulle modalità di trasmissione dell’infezione”.

Cecchetti più volte ha portato la questione in Consiglio regionale, organizzando anche alcune iniziative di sensibilizzazione tra cui la distribuzione di materiale informativo e profilattici con la “Rosa Camuna” (il simbolo della Lombardia) agli studenti universitari, l’accessione della scritta luminosa ‘Stop Aids’ sulla facciata del Pirellone e un flash mob lo scorso 1° dicembre in Piazza Duca d’Aosta in cui i dipendenti regionali hanno realizzato un grosso fiocco rosso umano, simbolo della battaglia contro il virus dell’Hiv.

Ben vengano queste richieste per potenziare le campagne informative, – commenta Cecchetti – bisogna arrivare a parlare di questo problema senza tabù o vergogna come succede nei paesi del nord Europa. Nel 2016 in Lombardia ci sono stati 830 nuovi casi di infezione da Hiv, di cui la metà solo nella città di Milano. I contagi oggi avvengono soprattutto a causa di rapporti sessuali non protetti, dettati soprattutto dall’ignoranza in quanto manca una vera consapevolezza dei rischi che si corrono. Occorre quindi – ha concluso Cecchetti – più prevenzione e una maggiore comunicazione anche per informare i cittadini sui centri in cui è possibile effettuare gratuitamente e nel totale anonimato il test Hiv

12 gennaio 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
15977373_10209542644457707_8301117834637448670_n

Milano, 11 gennaio 2017 – “Il campo base di Expo deve essere smantellato il prima possibile e, come prevedono gli accordi presi nel 2012, quell’area deve essere trasformata in parco pubblico e restituita ai rhodensi” E’ quando ha detto ieri sera il vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) durante la discussione in Aula su una mozione presentata da Sel che chiedeva alla Regione di accogliere i richiedenti asilo nel campo base di Expo. La mozione è stata respinta dai consiglieri regionali.

E’ ora – ha continuato Cecchetti – di mettere un freno alle continue richieste di utilizzare quell’area per le più svariate problematiche del comune di Milano. E’ arrivato il momento che la società Expo, ora in liquidazione, si dia una mossa e rispetti gli impegni presi: c’è infatti un accordo del 2012 che parla chiaro e che sancisce che la società Expo deve smantellare a spese proprie l’area, trasformarla in verde pubblico e riconsegnarla al Comune di Rho. Ovviamente noi continueremo a respingere richieste che vadano in altro senso: quella non è la sede per sistemare i finti profughi.”

E’ folle – ha commentato ancora Cecchetti – che la sinistra continui a presentare richieste per trovare delle strutture agli immigrati irregolari, che addirittura hanno già vitto e alloggio pagato dai contribuenti, mentre proprio in queste ore tanti nostri cittadini sono costretti a dormire al gelo. E’ ora – ha concluso Cecchetti – che tutte le forze politiche inizino a pensare seriamente al bene della nostra gente in difficoltà e non solo agli interessi dei clandestini

12 gennaio 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
wp_20170108_15_38_42_pro

Riceviamo una mail firmata da Marco Gioanola (che nessuno di noi conosce) destinata agli amministratori di Bernate e Cuggiono. Condividendo ciò che mostra attraverso le sue foto e scritti, anche perchè noi abbiamo già denunciato queste situazioni, con il senso civico che ci appartiene pubblichiamo:

Agli amministratori della cosa pubblica;

Per conoscenza alle associazioni e ai mezzi d’informazione del territorio.

wp_20170108_15_41_36_proGentili signori e signore, ho già scritto diverse volte senza mai ricevere il minimo cenno di risposta, e ho poca speranza, anche questa volta, di ricevere altro che errori di “casella postale piena”.

L’area tra Cuggiono e Bernate, tra Via Cicogna e il naviglio, è una discarica a cielo aperto.

I fossi tra i campi e ai bordi della strada sono utilizzati come immondezzaio e contengono ogni tipo di maceria e rifiuto.

Da mesi giaccionwp_20170108_15_04_52_proo in mezzo ai campi due frigoriferi. Oggi, proprio sotto il minaccioso cartello del comune di Bernate che intima di non scaricare rifiuti, c’era un carrello del supermercato e, nel fosso, spazzatura d’ogni tipo.

Non posso pensare che un componente dell’amministrazione pubblica, alla vista di tali scempi, non intervenga. L’unica spiegazione che posso darmi è che non avete mai fatto una passeggiata in zona. Vi allego alcune foto (oltre a quelle mandate in passato) e offro la mia disponibilità a condurvi per un istruttivo tour della zona nel caso intendeste approfondire la questione.

Nelle mie quasi quotidiane passeggiate tra i campi del Parco del Ticino raccolgo bottiglie, sacchi e ogni genere di rifiuto maneggiabile che incontro sul mio cammino. Però francamente mi aspetterei che in un paese civile fosse il servizio di nettezza urbana a provvedere, non i cittadini.

Nella certezza della vostra continua inazione e indifferenza al problema, vi pongo una semplice domanda: “cosa dovrebbe fare un cittadino di fronte all’inarrestabile degrado del territorio? Sto seriamente pensando di affittare un furgone, ripulire la zona e venire a scaricare l’immondizia davanti al vostro municipio, ma non sono sicuro che provvedereste alla pulizia nemmeno in quel caso. Attendo altri suggerimenti“.

Cordiali Saluti,  Marco Gioanola – Cuggiono

NDR, abbiamo visto gli indirizzi mail dei contatti a cui è stata inviata questa protesta, è impossibile che non sia stata letta da chi ha la possibilità e il dovere di rispondere.

9 gennaio 2017 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Newer Posts