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Tra le tante ingiustizie della storia, c’è anche quella del telefono, la cui invenzione è stata attribuita a Bell (1876), mentre l’inventore è l’italiano Meucci che registrò l’apparecchio dieci anni prima. Al di là della gloria, il primo ufficio telefonico risale al 1878 a New York, mentre nella Provincia di Milano si cominciò a parlarne nel 1910.  Fu l’ing. Paolo Bignami di Codogno che chiese di mettere all’Odg del Consorzio Agrario di Milano la realizzazione di uno studio per il collegamento telefonico per tutti i Comuni del Milanese. Fu nominata una Commissione che nel settembre dello stesso anno presentò una relazione che sottolineava come il nuovo mezzo di comunicazione “fosse superiore sia alla posta, sia al telegrafo”.  

Venne predisposto un progetto dove ogni Comune sarebbe stato collegato con linea propria a doppio filo al centralino più vicino e stabilita la quota massima annuale – per 25 anni – di concorso spese per eseguire il collegamento telefonico intercomunale completo. Il criterio è sempre quello del numero di abitanti, come oggi: il Comune di Turbigo che nel 1910 aveva 2408 abitanti doveva concorrere con 72 lire; quello di Castano Primo con 6000 abitanti con 180 lire e via dicendo. Dopo qualche anno la Deputazione provinciale di Milano (Odg n. 35 del 19 marzo 1913) decise di concorrere alle spese di collegamento telefonico, ma il collegamento vero e proprio verrà realizzato una decina di anni dopo. E’ la stessa trafila della fibra ottica d’oggidì.  Nella prima fase non c’era il prefisso e la centralinista riceveva tutte le telefonate che arrivavano in paese e le metteva in comunicazione con i pochi numeri telefonici attivi: i cosiddetti ‘sciuri’ e il medico condotto. Ancora negli anni Cinquanta, se arrivava una telefonata al posto pubblico e la persona chiamata non aveva il telefono, bisognava avvisarla correndo in bicicletta a cercarla. Un altro mondo.

Se il XX secolo è stato quello dell’elettricità che ha prodotto, oltre tutto il resto, anche il telefono, il XXI secolo è quello della comunicazione. Il primo Iphone è del 2007 e la storia è appena cominciata….

    

17 settembre 2017 0 comment
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Copia di turbigo via novara

La foto in evidenza è quella di Via Novara – così era chiamata l’attuale Via Roma quando ancora non c’era la circonvallazione –  con il bellissimo angolo Liberty demolito per far posto all’attuale obbrobrio  Ci abitava il sarto Benecchi che utilizzava la lacune che si infiltrava nell’ampia vetrata. E non è la sola presenza in stile floreale che è stata abbattuta. Una casa molto bella è ‘caduta’ in Via Patrioti, mentre ‘resistono’ quelle in Via Matteotti e in Via Roma.

via Pietro Nenni

99 – NENNI Pietro

Collega la Via Plati a Via Villoresi e fu denominata con delibera n. 68 del 29 novenbre 1985. Documenta quella che fu la stagione socialista turbighese, che proprio in quegli anni insediò il secondo sindaco socialista della storia locale.

100 – NOSATE

Collega la piazzetta Cinque Vie con Via Fermi, ma da Via Milano si inserisce nella Strada Provinciale 146 Turbigo-Nosate, strada quest’ultima che prosegue fino al confine della Provincia milanese. Il tratto piazzetta Cinque Vie-Via Milano fu realizzato nel 1945 e fu l’unico vincolo che il Cln locale mise all’autorizzazione alla costruzione della conceria Barengo. La mastodontica conceria è ancora lì.

 

101 – NOVARA

E’ il tratto compreso tra il ponte sul Naviglio Grande e il ponte sul Ticino ed è stata denominata con delibera del Consiglio Comunale n. 120 del 28 settembre 1971. Rappresenta un tratto della Strada Statale 341 ‘Gallaratese’ compresa nel territorio comunale, per la quale l’Amministrazione ha chiesto il declassamento in strada provinciale già da qualche anno. E’ un’arteria importante. Dopo la ex Rossari e Varzi, sulla sinistra, un tempo si incontrava un passaggio a livello che fu chiuso nel 1990.  Era un’antica servitù di passaggio, che portava, costeggiando la roggia molinara che si incontra, all’interno dell’alveo del ramo morto del Ticino, chiamato Pita d’oro, perché nel laghetto ancora esistente furono rinvenute molte di quelle pagliuzze d’oro che si erano sedimentate nei secoli. In questa area chiamata Cà’ di Biss nel vernacolo locale, ci sono i resti ‘abbandonati’ dell’antica pila di un ponte medievale (XIII secolo), attribuibili all’epoca in cui i Torriani avevano la Signoria di Turbigo.

102 – 9 NOVEMBRE 1989

E’ la strada al confine con il territorio di Robeccehetto con Induno e fu denominata con delibera della Giunta Municipale 17/2002, a ricordo della Caduta del Muro di Berlino che chiudeva l’epopea comunista in Europa. Il muro di Berlino, dal 1961, divideva in due la capitale tedesca, un passaggio invalicabile fino alla notte precedente il 9 novembre 1989, quando furono aperti i valichi e 300mila berlinesi orientali ne approfittarono subito per andare a respirare l’aria dell’ovest.

via 9 novembre 1989

FOTO Oltre alla ‘foto in evidenza’ della Via Novara (oggi Via Roma),  Via Pietro Nenni e Via 9 Novembre 1989

16 settembre 2017 0 comment
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gruppo d'in gio

vecchie immagini

 

La storia turbighese in 200 pagine (20 euro), raccontata attraverso photo trouvée,  ritrovate nei cassetti, dove il palpito della vita del paese si sente di più.

Il volume delle ‘Vecchie Immagini turbighesi’  realizzato dal ‘Gruppo d’In Giò’, aggiunge alla storica raccolta di ‘Contrade Nostre’ – che si fermava al 1986 –  gli ultimi trent’anni, durante i quali la fisionomia del Turbighese è mutata come non mai.

Il libro – i cui ricavi saranno destinati al restauro della chiesa –  sarà possibile acquistarlo alla festa d’In Giò, che quest’anno si svolgerà il 22 ottobre, ma è possibile prenotarlo già da ora.

 

FOTO Il Gruppo d’In Giò nella storia del Novecento

15 settembre 2017 0 comment
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Copia di Panoramica Naviglio

Nella nostra storia delle Vie, in ogni puntata allarghiamo la visuale su denominazioni caratteristiche del paese, trascurando quelle per le quali non abbiamo niente da aggiungere. Stavolta parliamo di ‘Via Naviglio’, sponda destra, perché la sinistra è la cosiddetta ‘Alzaia’, strada dove avveniva l’attiraglio dei barconi

 95 – MONTE SANTO

Collega la Via Matteotti alla Via Buonarroti e fu denominata nel 1932. Originariamente era un sentiero di campagna. Poi iniziò l’urbanizzazione di questa parte del paese, con due strade sottocosta parallele alla Via Matteotti (che è certamente la strada più antica che portava a Lonate Pozzolo) e diverse altre ortogonali alle due longitudinali.

96 – MONTESSORRI MARIA

Collega la Via Plati (Piatti) alla Via Villoresi e fu denominata con delibera 120 del 28 settembre 1971.

97 – MONTI VINCENZO

Collega la Via Trieste alla Via Cristoforo Colombo e fu denominata con delibera 26 del 9 marzo 1965.

 98 – NAVIGLIO sponda destra

Collega la sponda destra del Naviglio con Via Roma all’altezza dell’ex conceria Cedrati. E’ una strada bianca, malmessa, che passa sotto il ponte della circonvallazione e prosegue. Nel punto in cui una bocca (Cicognera?) del Naviglio alimenta la roggia Pietra, la strada si biforca: da una parte costeggia lo scaricatore del Naviglio che va ai ‘Tre Salti’, dall’altra prosegue diritta sulla riva sinistra del canale in Regresso, che riporta l’acqua che ha lavorato sulla turbina della centrale ‘Castelli’, al Ticino in località ‘Casa delle Barche’.

Presente nell’elenco delle  Denominazione delle Vie del 1971, il catasto del 1850 la indica come strada consorziale detta Al Ponte di Turbigo a far intendere che si trattasse di una strada importante. Qui possiamo solo ipotizzare che dal ‘Ponte di Castano’ arrivasse a quello di Turbigo (due ponti in successione nell’antico alveo del Naviglio). Purtroppo, il Catasto Teresiano del 1722 non la prende in considerazione, per cui possiamo desumere che la strada assunse una certa importanza solamente nell’Ottocento.

La strada compare nel primo Elenco delle strade vicinali che porta la data del 23 marzo 1866,  con due punti estremi: Dal ponte di Turbigo ai boschi e, al punto 8, in un successivo elenco approvato dall’amministrazione di Paolo Tatti del 1° marzo 1892, è pure indicato che aveva una lunghezza di 500 metri e una larghezza di 3.

Non si spiega l’esistenza del passaggio sotto il pilone della linea ferroviaria Novara-Seregno (1880) a far pensare che la strada – in un certo tempo – percorresse anche l’attuale sponda destra fino a raccordarsi al ponte della Padregnana. Diversamente, sul pilone dell’altro ponte ferroviario a servizio della centrale termoelettrica (1936), il passaggio non è stato realizzato, per cui la strada in sponda destra era già stata cancellata dalla storia.

FOTO Panoramica del Naviglio

14 settembre 2017 0 comment
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Anna Mei

meiNuova impresa per la campionessa mondiale ed europea di ultracycling, che questa volta sfida il record delle 12 ore. L’iniziativa straordinaria è voluta da Anna Mei per raccogliere fondi per sostenere Debra Sudtirolo, l’Associazione dedicata ai bambini affetti da epidermolisi bollosa.

Milano, 12 settembre 2017 – Anna Mei, campionessa mondiale ed europea di ultracycling, il 12 ottobre tenterà di aggiudicarsi un nuovo Guinness World Record pedalando per 12 ore consecutive su pista outdoor. L’iniziativa, la cui partenza è prevista alle 7 del mattino, si svolgerà all’interno del velodromo Vigorelli, lo storico impianto sportivo di Milano conosciuto anche come lo “Stradivari” delle piste, dedicato al ciclismo su pista e al football americano.

Fresca di vittoria al campionato europeo che si è tenuto a Dobrovnik in Slovenia il 15/16 luglio e dopo essersi aggiudicata nel corso degli anni vari titoli italiani e mondiali e  ben cinque record mondiali indoor  in diverse categorie (record mondiale femminile di 1000km indoor percorsi in 35 ore, record mondiale femminile di 398km in 12 ore, record delle 24 ore con 738 Km , record delle 100 miglia in 4 ore 35 minuti e record delle 200 miglia in 9 ore e 45 minuti), Anna, milanese, classe 1967, con questa impresa vuole superare il record sulle 12 ore.

annamei21Accanto all’aspetto agonistico e sportivo ce n’è un altro molto importante, legato alla solidarietà, che muove la campionessa: l’intera iniziativa è infatti pensata per sostenere Debra Sudtirolo (www.debra.it) l’Associazione che si occupa di aiutare i bambini affetti da epidermolisi bollosa, una patologia che rende la pelle di chi ne soffre molto fragile.

Si tratta di una malattia genetica che porta chi ne è affetto a dover convivere tutta la vita con vesciche e piaghe dolorose generate da ogni minimo sfregamento della pelle. Da qui il nome “bambini farfalla”, alludendo appunto alla delicatezza della loro pelle.

logoAnna, che è insegnante in una scuola elementare in provincia di Lecco, è testimonial dell’Associazione dal 2009, anno in cui ha partecipato a una gara di endurance a Cesenatico a sostegno dei  bambini farfalla. È stato dopo quella gara che la record woman ha deciso di impegnarsi per un obiettivo preciso: far conoscere la epidermolisi bollosa e raccogliere fondi per finanziare la ricerca affinché si possa arrivare a garantire a questi bambini una vita il più possibile normale.

Proprio per questo il prossimo mese Anna Mei sarà nuovamente in sella alla sua bicicletta per superare il   Guinness World Record. Secondo la Mei  il carattere dei bambini farfalla mostra delle affinità con quello di un ciclista: entrambi hanno una grandissima voglia di vivere e una grande capacità nel sopportare il dolore. La differenza è data dal fatto che la sofferenza del ciclista ha una fine, mentre quella di questi bambini no. Ecco perché la ricerca è l’unica arma a disposizione oggi per cercare di curare chi soffre di questa patologia che colpisce circa mille persone in Italia e 500.000 nel mondo.

A questo scopo è già partita una raccolta fondi online, raggiungibile al seguente link: www.retedeldono.it/it/progetti/tennis-club-premeno-asd/12h4debra.

Si ringrazia “Tennis Club Premeno 1895” per il supporto nella gestione della raccolta fondi online.

#12h4Debra è il 12 ottobre. Mentre Anna corre per battere il record, aiutaci a raggiungere un nuovo record di solidarietà!

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Anna Mei è una ciclista italiana. Nasce in una famiglia di sportivi: il padre Aldo è un allenatore di tennis, mentre il nonno Vincenzo è stato primo maestro di tennis in Italia nonché capitano della squadra italiana di coppa Davis negli anni trenta. Diplomata ISEF è tuttora insegnante di educazione fisica. Nel 1996, agli albori dello Spinning in Europa, entra in contatto con questa specialità ciclistica indoor. Successivamente  si cimenta nelle prime gare di 24h Endurance di Mountain bike, competizioni riconosciute dall’UCI, specializzandosi definitivamente in queste gare. Anna detiene ben cinque record: il record mondiale femminile di 1000 km indoor percorsi in 35 ore, il record mondiale femminile di 738,851 km in 24 ore, il  record mondiale femminile di 398km in 12 ore, il record delle 100 miglia in 4 ore 35 minuti e quello delle 200 miglia in 9 ore e 45 minuti. Dal 2009 è testimonial di Debra Sudtirolo, lAssociazione che si occupa di aiutare i bambini affetti da epidermolisi bollosa.

12 settembre 2017 0 comment
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TURBIGO – Le ‘Vie’ sono le vene del paesaggio e ne raccontano la storia. La ‘Via Monteruzzo’, essendo una ‘coronaria’ meriterebbe di più, perché potrebbe essere stata quella dove fu posata la ‘prima pietra’ del ‘Turbig in Giò’, nel senso che le prime abitazioni sorsero sul ‘terraggio’  (terrapieno) del Naviglio e gli edifici poggiano sulla terra di risulta dello scavo. E’ una zona molto antica, segnata da ritrovamenti romani (rinvenuti sia in Via Coni Zugna, sia sull’Alzaia sx del Naviglio durante gli scavi della rete fognaria), ma anche da osterie e da una grande ‘officina’ di riparazione delle barche, dove operavano i Cavaiani che hanno abitato nella zona fino a qualche decennio fa. Siamo quasi arrivati a contare cento Vie turbighesi, ma questa puntata la dedichiamo al ‘Monteruzzo’  di antica memoria e tradizione.

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91 – MONTE GRAPPA

Collega la Via Bainsizza con la Via Matteotti. Originariamente, come la maggior parte delle vie interne al paese, era una Via privata che fu denominata pubblicamente nel 1932, anni questi dell’urbanizzazione di quella parte del paese. La denominazione si inserisce nel novero delle Vie che ricordano i luoghi della prima guerra mondiale, bagnati con il sangue dei 46 turbighesi caduti.

 

92 – MONTELLO (vicolo)

Fu il podestà Carnevali che,  con delibera n. 72 del 14 dicembre 1935,  denominò ‘Vicolo Montello’  il “”tratto di strada chiusa che da via San Vincenzo penetra nel caseggiato”, in memoria di un luogo teatro dai duri combattimenti della prima guerra mondiale, in quanto si trovava al centro del fronte del Piave, in provincia di Treviso. Fu il principale obiettivo dell’offensiva austriaca del 15 giugno 1918; l’VIII armata italiana comandata dal generale Giuseppe Pennella riuscì, però, a contenere lo sfondamento e poi a respingere il nemico oltre il Piave.

 

93 – MONTE NERO

Collega la Via San Vincenzo con la Via Matteotti e segna il tempo in cui questo tratto di campagna fu completamente urbanizzato. Fu sempre il podestà Carnevali che, nel 1932, denominò una via privata, già esistente da tempo, in Via ‘Monte Nero’. Denominazione che ricorda come il 16 giugno 1915, gli alpini del 3° Rgt. espugnarono la vetta del Monte Nero, una posizione austriaca considerata inespugnabile.

 

94 – MONTE RUZZO

La Via ‘Monte Ruzzo’, acciottolata da una trentina d’anni, collega la Via ‘Al Palazzo’ alla Via ‘Coni Zugna’, ma un tempo era la parallela all’Alzaia del Naviglio Grande. Nel 1956, quando fu costruita la Circonvallazione, la strada fu interrotta e demolita anche la cascina ‘Zugna’, che insisteva sul tracciato e la matrice originaria fu alterata. In primis, un tratto dell’antica Via ‘Monte Ruzzo’ fu denominato Via ‘Coni Zugna’ (per ricordare la vecchia cascina demolita), mentre l’antica strada fu relegata in un ruolo minore, di collegamento dell’Alzaia con la ‘Coni Zugna’, mantenendo il tracciato originario, indicato nella foto, nella direzione del recente insediamento abitativo (dove sorgeva l’officina di riparazione delle barche con la scala che porta al Naviglio) e proseguiva – al di là della Strada Statale –  verso la centrale iroelettrica ‘Guglielmo Castelli’, raccordandosi all’Alzaia del Naviglio Grande che proseguiva verso il Ponte di Castano. Inoltre, la Via era collegata al Turbigh in Giò attraverso un peduncolo, oggi denominato Via ‘Al Palazzo’.

La Via risulta già documentata nel Catasto Teresiano del 1722 e, in un documento del 1755 (Archivio di Stato di Milano, Catasto, 374/43), risulta la vendita di una porzione di casa ‘Al Montaruzzo’ da parte di don Gio. Battista Brasca Visconti Daverio e Giovanni&Carlo Cavaiani.

Il toponimo è difficile da decifrare, anche se possiamo ipotizzare l’insediamento nel cosiddetto ‘palazzo’ incompiuto della nobile famiglia dei Monteruzzo (c’è un castello omonimo a Castiglione Olona), ma non ci sono certezze.

Di certo sappiamo, invece, che nello Stato d’Anime del 1844 è indicata come una località importante, dove abitavano in prevalenza barcaioli, quali Carlo Branca, Giuseppe Cormani, Antonio e Gerolamo Cavaiani. La presenza dei barcaioli era motivata dall’esistenza dell’officina di cui abbiamo detto, inserita nel complesso abitativo recuperato una ventina di anni fa su progetto dell’architetto Angelo Vittorio Mira Bonomi. Insediamento che ha due entrate: una in Via Monteruzzo e l’altra sulla Strada Statale, appena a monte del ponte sulla Circonvallazione.

FOTO Una foto del ‘Monteruzzo’, visto dalla riva destra del Naviglio, nel 1940 insieme a due scatti dei nostri giorni

10 settembre 2017 0 comment
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