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TURBIGO – Giovedì 26 ottobre, nella Sala delle Vetrate, le donne del Castanese erano lì. E ci saranno anche domenica 29 (10-12/15-18) per chiacchierare con altre donne sui problemi delle donne. Non per piangersi addosso, ma per ‘Volersi bene, Vedersi belle’. Lo scopo è quello del sostegno e della lotta  contro i tumori femminili che oggi si possono prevenire e battere sul tempo. Nessuna voglia di raccontare i ‘dolori’ del passato, ma per parlare dei progetti futuri, presentati con un biglietto da visita: il sorriso!

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L’associazione CUORE DI DONNA (che ha organizzato la due giorni turbighese) è nata cinque anni fa nel bergamasco, tra alcune donne che si sono ‘incontrate’ sui social e decidono di darsi una mano aiutando – attraverso la prevenzione – altre donne. E così sono sorti diversi gruppi anche nel Milanese. L’associazione è in grado di far fronte alle esigenze di donne che si trovano in difficoltà per prenotazione di esami diagnostici particolari, visite, consulti medici nelle strutture oncologiche milanesi (Istituto dei Tumori, Istituto Europeo Oncologivo, Hamanitas).

 

DIDA La foto esposta in mostra (Elena di Cuggiono) che ha richiamato la nostra attenzione e stimolato a saperne di più. Abbiamo quindi visionato la mostra e ‘scoperto’ che le donne si sono fatte tutte fotografare in luoghi a loro cari, nei loro paesi….    

27 ottobre 2017 0 comment
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In Italia ne soffrono 4,5 milioni di persone. La depressione è sempre più diffusa e le persone ne hanno sempre più coscienza, tanto che in un una recente indagine, viene collocata al secondo posto (27%) dopo i tumori per impatto percepito sulla vita di chi ne soffre (dati Libro Bianco sulla Depressione). “La depressione è un modo di funzionare in cui una persona è profondamente e quasi del tutto concentrata sulle proprie mancanze e frustrazioni. – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Il mondo esterno non è che un riflesso di quello interno, e appare minaccioso e rifiutante. Le persone depresse si accusano spesso e volentieri di colpe passate e insufficienze, si sentono inferiori agli altri e per questo si rifugiano progressivamente in universo sempre più chiuso ed evitante, apparentemente immobile ma in realtà pieno di conflitti interni così profondi e dolorosi da farli piombare nell’apatia, modo di non sentire nulla e ripararsi indirettamente da una sofferenza ritenuta eccessiva”.

Per i famigliari e gli amici spesso è difficile scoprire le prime avvisaglie della depressione in una persona a loro cara. Si tende a sottovalutare il disagio, pensando che passerà da solo. A cosa dobbiamo prestare attenzione per aiutare? “Una delle spie più evidenti che una persona è depressa, al di là dell’apatia e della poca voglia di prendere iniziative, si trova proprio nei suoi discorsi. – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Vediamo assieme quali sono le frasi che ci devono mettere in allarme, soprattutto se ripetute spesso, e come rispondere o quali azioni intraprendere”

Le frasi spia della depressione

“Non cambierà mai nulla”

La depressione è una condizione complicata perché è come dover iniziare un viaggio lunghissimo sentendosi sfiniti. L’apatia dei depressi si accompagna spesso a un acuto senso di mancanza di forze, da cui consegue la quasi totale assenza di motivazione. Ciò che i depressi hanno smesso di sperimentare è che le energie si rigenerano, facendo cose piacevoli.

Cosa fare per aiutarli – Un modo per aiutarli a superare l’immobilismo è, come con i convalescenti, riabituarli piano piano a fare qualcosa di bello insieme a qualcun altro, meglio se poco faticoso.

Cosa rispendere – Una possibile frase da opporre all’immobilismo depressivo può essere qualcosa del tipo “ti va se guardiamo un film?” (o qualche altra attività poco impegnativa da fare insieme o, almeno, vicini)

“Non valgo niente”

Le persone depresse tendono a pretendere troppo da se stesse. Non si accontentano di riuscire in qualcosa, ma di solito vogliono eccellere, cosa che le fa cadere in un gorgo senza fine di auto commiserazione in caso di risultato non confacente alle loro aspettative. Al minimo intoppo nei loro piani, si accusano di essere degli incapaci perché confondono il non primeggiare con il non valere nulla.

Come rispendere – Una buona frase in risposta alla lamentazione circa la carenza del proprio valore può essere “io ti voglio bene proprio così come sei, compresi i tuoi difetti”.

“Voglio tornare quello/a di prima”

Una tendenza comune a molte persone che presentano sintomi depressivi è il fatto di concentrare la propria attenzione sul passato invece che sul presente, di solito idealizzandolo come un momento felice e pieno di soddisfazioni. In molti casi, però, è proprio questo il loro vissuto, tanto che la maggior parte delle depressioni non organiche si sviluppa in conseguenza di qualche evento spiacevole (fine di una relazione sentimentale, licenziamento ecc.).

Cosa consigliare per aiutarli – La cosa fondamentale per migliorare la propria condizione è la politica dei piccoli passi, cioè migliorare la propria vita giorno per giorno, senza pretendere tutto e subito (attività nella quale i depressi sono maestri).

Cosa rispondere – Una buona risposta da dare loro può dunque essere: “Ok, vuoi tornare quello/a di prima. Qual è il primo passo che puoi fare oggi? Se me lo dici ti aiuto”

“Ormai è troppo tardi”

La disperazione depressiva si poggia su una miscela di generalizzazione e assenza di speranza. I depressi fanno di tutta l’erba un fascio:, smettono di distinguere tra un problema e un altro e creano un enorme unico problema chiamato depressione dal quale sembra impossibile uscire. Inoltre, sono pieni di rimpianti: lamentano occasioni svanite, obiettivi persi, sconfitte, e ritengono che se riprovano dove hanno fallito falliranno di nuovo. Il loro orizzonte è cupo, perché manca del tutto la speranza. La speranza è il bene più prezioso, e riuscire a ridargliene anche una goccia è di sicuro un gran risultato.

Cosa rispondere – Un esempio di frase da dir loro in un momento di sconforto può a mio avviso essere “Io credo che ce la farai a raggiugere i tuoi obiettivi. Magari non subito, di certo non tutti, ma sono convinto che ce la farai”.

Il linguaggio che usiamo, le parole che diciamo sono molto importanti per stabile un canale di comunicazione con chi sta affrontando un momento di depressione. “Dobbiamo fare attenzione a quello che diciamo – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Gli antichi sostenevano che le parole possono ferire più della spada e, mai come in questo caso, è vero. Capisco che sia complicato non perdere la pazienza di fronte alle lamentele e all’immobilismo di una persona depressa. Si tratta però di un individuo che si accusa di continuo. Accusarlo a nostra volta o trattarlo con aggressività, nella maggior parte dei casi, è totalmente inutile. Non serve solo tatto, bisogna evitare degli atteggiamenti che possono essere controproducenti. Vediamo assieme due delle frasi tipiche che è meglio evitare”.

Frasi da evitare di dire a un depresso

“Dai, muoviti!”

La depressione non è un capriccio, non si vince unicamente con la forza di volontà. Per superarla, serve una profonda ristrutturazione del proprio modo di stare al mondo. Molto meglio lavorare per convincere la persona depressa a iniziare un percorso di sostegno psicologico invece che incitarla a muoversi facendo non si sa bene cosa.

“Così fai stare male anche me”

Non è un problema del depresso come stiamo noi, farlo sentire in colpa non fa che peggiorare il suo stato.

Con le dovute differenze individuali, quasi tutti vogliamo le stesse cose: amore, amicizia, accettazione, compagnia, riconoscimento. “Grazie al cielo, non è impossibile trovare qualcuno che ci apprezzi, a cui suscitiamo simpatia o attrazione, un lavoro. – conclude lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Fondamentale è però cercare abbastanza. Un grandissimo passo per le persone depresse consiste nel concentrare le proprie forze nel raggiungimento delle cose davvero importanti, abbandonando quelle superflue. È, infatti, molto più facile, per esempio, trovare un amico che diventare delle rock star e non solo le rock star hanno amici…Varie persone depresse soffrono molto perché ritengono di non essere degne di amore in quanto non sono abbastanza qualcosa (interessanti, intelligenti, belle, brillanti, ricche ecc.) e sfidano il mondo per dimostrare il proprio valore. La buona notizia è che non è per mancanza di valore che non vengono amate. Quella brutta è che, per ottenere l’amore che desiderano, devono fare molto più di quanto sono abituate. I depressi, infatti, sono iperattivi a livello emotivo e mentale, ma agiscono pochissimo. Di solito, pretendono ma non fanno nulla. Inoltre è fondamentale, per stare nel mondo senza soffrire in maniera eccessiva, accettare il fatto che è inevitabile fallire qualche volta, soprattutto se si hanno obiettivi ambiziosi. I depressi agiscono poco, e quando lo fanno pretendono che il cosmo regali loro il risultato che sperano. Se non succede, ne fanno un dramma, e iniziano a creare infinite lamentele circa la loro sfortuna o ingiustizie che hanno impedito loro di arrivare dove volevano. Lamentarsi, purtroppo, non cambia la situazione di una virgola. Molto più utile è prendersi la responsabilità di ciò che si vuole, arrivando a creare dei piani di azione concreti o a rinunciare, se l’obiettivo è troppo difficile da raggiungere. Rinunciare a qualcosa di impossibile non è codardia, ma l’unico modo per non buttare la propria vita in rimpianti. Per uscire dalla depressione, spesso, può essere fondamentale un intervento professionale che accompagni la persona in un viaggio di cambiamento e accettazione della propria storia e dei propri limiti, in maniera da ritrovare interesse in se stessi e nello stare nel mondo, un cammino di riscoperta del piacere e delle piccole bellezze che rendono una vita degna di essere vissuta”.

GIOVANNI PORTA
 (www.giovanniporta.it) Psicologo psicoterapeuta di orientamento gestaltico, è esperto in alimentazione e teatroterapia. Vive e lavora tra Roma e Milano. Da anni realizza laboratori e percorsi in cui l’arte viene utilizzata con finalità terapeutiche. Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova, si è successivamente specializzato con un master in “Utilizzo di tecniche artistiche nella relazione d’aiuto”, ha una specializzazione in Psicoterapia della Gestalt presso l’I.G.F. di Roma, ed una in “Teatro e Psichiatria”.

Riceve a: Roma, via delle Lega Lombarda 13 (metro Bologna) – Pomezia, via Rimini 5B – Milano, via Ozanam 15 (metro Lima)

6 aprile 2017 0 comment
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La paura arriva all’improvviso, quando il panico entra nella nostra vita non siamo mai pronti. È normale che sia così. Entra nelle nostre giornate stravolgendole e cambiandole per sempre, o così crediamo, perché, in realtà, con l’aiuto di un esperto si può guarire in pochi mesi. La forza di cui abbiamo bisogno è dentro di noi. “Di solito, gli attacchi di panico iniziano con qualche sintomo fisico – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Il cuore si mette a battere forte, si ha la sensazione di non riuscire a respirare a sufficienza, di stare per soffocare; ci si sente strani, quasi non se stessi, gli arti possono essere intorpiditi e si può sentire dolore al petto. Più i sintomi fisici si intensificano più l’angoscia e la paura crescono, diventando autentico terrore: si teme di morire, di impazzire o di non tornare mai più alla normalità. Sono attimi che durano millenni, e che lasciano profondi segni anche una volta passati. Infatti, chi soffre di attacchi di panico spesso comincia a vivere nel terrore che ritornino, alimentando un circolo vizioso di “paura della paura” che fa rintanare sempre più la persona in situazione protette, note, conosciute, sicure (almeno in teoria)”.

Ne soffre il 3,5% nella popolazione mondiale. Nel corso della propria vita un individuo su tre ha sperimentato almeno un episodio di panico o ansia sotto forma di attacco senza che vi sia stata, successivamente, un cronicizzazione. E’ una patologia molto diffusa, secondo i sondaggi più recenti quasi 10 milioni di italiani ne soffrono in maniera sistematica. Le donne sono maggiormente a rischio, ma anche gli uomini non ne sono esenti e, purtroppo anche gli adolescenti si ritrovano sempre più spesso a fare i conti con questo male. In un 30-40% delle persone sparisce spontaneamente. In un altro 30% si ha la remissione con la terapia specifica, ma ci possono essere ricadute. Per un altro 30% circa occorre una terapia più prolungata.

Perché il mondo di chi soffre di attacchi di panico diventa sempre più piccolo?

Chi ne soffre inizialmente mette di atto delle strategie di autodifesa per non incorrere più nella paura. Si inizia ad evitare i luoghi dove si sono verificati, complicandosi la vita all’inverosimile. I comportamenti di evitamento sono uno dei sintomi più comuni: per esempio se l’attacco è arrivato quando stavamo mangiando una certa cosa la eviteremo, oppure, non si andrà più in metropolitana se il primo episodio è accaduto lì, a casa di un amico, se non siamo stati beni in quell’occasione, o al cinema, a teatro, o…. fino a quando la paura entra in casa e a questo punto non si sa più cosa fare. Capita a molti che al mattino si facciano la lista immaginaria di ciò che è meglio evitare, non fare; qualche evento al quale non partecipare, amici da non vedere e bugie da inventare per proteggere questo grande segreto.Ci si sente sempre più soli.Costruiamo dei muri tutto attorno a noi per difenderci, fino a soffocarci, e diamo per scontato che sia giusto così, che quei muri siano necessari per preservare il nostro equilibrio. Abbiamo paura che gli attacchi di panico ritornino. L’attesa diventa un inferno. La paura ci fa tornare bambini: ci sentiamo fragili, indifesi.

Cosa fare per guarire?

Non si guarisce con uno schiocco di dita, ovviamente. Non si raggiunge la felicità senza fare nulla: stare a letto non serve, né girare intorno ai propri problemi, occorre affrontarli. creando, mattone dopo mattone, il proprio percorso personale. “Sia nella pratica clinica, che nella mia esperienza personale, ho notato un profondo legame tra lo sviluppo degli attacchi di panico e la difficoltà delle persone che ne soffrono ad esprimere la propria aggressività. – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – È come se tutta la rabbia non espressa sovraccaricasse la persona, ed esplodesse a volte in maniera incontrollata generando gli attacchi di panico (e spesso, proprio restando negli ambienti che si considerano sicuri, con le persone di sempre, si creano le condizioni che ne facilitano il ripetersi). Esprimersi, farsi valere, dichiarare apertamente ciò che si sente e che si pensa è vissuto come troppo pericoloso, e perciò evitato in ogni modo. Molte persone smettono addirittura di ascoltare ciò che sentono (in particolare la rabbia per le ingiustizie subite, il dolore per i desideri irrealizzati) e da fuori appaiono in una pacifica quiete. Purtroppo, è solo un’apparenza, e appena si va a scavare emergono con forza le emozioni che cercano in ogni modo di provare: rabbia, odio, disperazione, frustrazione, colpa, dolore. Gli attacchi di panico di solito migliorano quando si smette di dirigere la propria aggressività verso se stessi invece che verso il mondo esterno per ottenere ciò che si desidera, quando si decide di convivere con la paura del fallimento invece di evitare di vivere pur di non provarla”. In questo senso l’aiuto di un esperto per qualche mese è essenziale, ma cosa fare da subito?

10 consigli da mettere in pratica subito per chi soffre di attacchi di panico:

Imparare a conoscerli, divenire consapevoli delle varie fasi (insorgenza, apice, decrescita) e del fatto che non sono mortali né infiniti. Imparare ad osservarli come si osserva un temporale fastidioso, sapendo che finirà e, grazie a questa convinzione, provare a conviverci. Per migliorare la capacità di osservare le proprie sensazioni con un po’ di distacco, può risultare utile apprendere le basi della meditazione. Ci sono persone che ne hanno anche molti al giorno. E’ essenziale in questi casi imparare a riconoscerli e a lasciarli passare.
Comprendere che gli attacchi di panico sono solo un sintomo, e dunque non costituiscono il vero problema. Il vero problema è ciò che li causa, cioè la propria insoddisfazione esistenziale. Agire su di essa costruendo degli obiettivi raggiungibili. Chiedere, se serve l’aiuto di un professionista.
Quando si percepisce che stanno per insorgere degli attacchi di panico, invece di subire passivamente le sensazioni fisiche spiacevoli che si stanno provando, fare qualcosa di concreto: muoversi, camminare, oppure raccontare a un amico ciò che si sta vivendo, mettere in atto delle tecniche di rilassamento e non farsi troppe paranoie mentali.
Dedicarsi ad attività artistico-espressive: teatro, canto, pittura, movimento, scrittura. Qualsiasi cosa permetta di dare voce ai propri vissuti interiori. Molto utili in questo senso le principali artiterapie, in particolare – a mio avviso – la teatroterapia, perché permette di sperimentare in un gruppo protetto nuovi modi di comportarsi.
Trovare il coraggio mandare a quel paese chi lo merita.
Definire amici solo le persone di cui ci si può realmente fidare.
Condividere con gli amici le proprie problematiche, e chiedere loro aiuto in caso di bisogno.
Imparare a convivere con la propria paura e a fare figuracce, se sono funzionali al raggiungimento di qualcosa che davvero si desidera
Parlare con persone che hanno avuto attacchi di panico e che li hanno risolti
Diventare consapevoli che gli attacchi di panico guariscono.

GIOVANNI PORTA
 Psicologo psicoterapeuta di orientamento gestaltico, è esperto in alimentazione e teatroterapia. Vive e lavora tra Roma e Milano. Da anni realizza laboratori e percorsi in cui l’arte viene utilizzata con finalità terapeutiche. Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova, si è successivamente specializzato con un master in “Utilizzo di tecniche artistiche nella relazione d’aiuto”, ha una specializzazione in Psicoterapia della Gestalt presso l’I.G.F. di Roma, ed una in “Teatro e Psichiatria”.

Riceve a:

Roma, via delle Lega Lombarda 13 (metro Bologna)

Pomezia, via Rimini 5B

Milano, via Ozanam 15 (metro Lima)

17 febbraio 2017 0 comment
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img_5170La bella Cristina Pastori dell’associazione sportiva di Ossona (A.s.d. Break Point), ha appena inaugurato un nuovo corso dal nome Bubble Soccer. Sabato 19 novembre, dalle 16 in avanti e all’interno di uno dei campetti da tennis dove lei insegna insieme a Mattia De Dionigi, si è svolta una travolgente inaugurazione sullo sport inglese, quale Bubble Soccer.

Si gioca 5 contro 5, ognuno dentro gonfiabili da 8 kg con bretelle di sicurezza che garantiscono un gioco senza pericolo”, introduce Adam Oliveri, in compagnia del suo amico d’infanzia Giuseppe Di Modugno. “Abbiamo pensato di proporlo qui a Ossona visto che in Italia ce ne sono pochi di Bubble Soccer e ci sembrava carino pensare a questo progetto”, raccontano ancora i ventenni.

img_5155Nel pomeriggio di sabato scorso, festa grande con bimbi e genitori, divertiti per la nuova disciplina di casa Break Point. “Qui da noi, si svolgono molti altri corsi che danno la possibilità a tutte le età di parteciparvi”, spiega Cristina, “corsi di yoga per ritrovare il benessere, allontanando lo stress, freestyle super tonic system che permette di tonificare tutti i gruppi muscolari utilizzando affidabili e comode fasce di resistenza, ga e total body che prevedono un corso di tonificazione mirato per gambe, addominali e glutei che include un rigenero cardiovascolare e resistenza fisica”.

I corsi vengono svolti in orari in via di definizione, dal lunedì al sabato, rispettivamente nelle salette indicate della palestra fresca di ristrutturazione. Che aspetti? Vai a fare la tua prova!

27 novembre 2016 0 comment
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BUSTO ARSIZIO – Appuntamento con  Caffè Letterario – Esperimenti per una nuova cultura, gli incontri con la cultura legati a vari aspetti della psiche, organizzati e fortemente voluti dalla dottoressa Rosa Versaci, psicologa, psicoterapeuta della Gestalt, direttrice di Centro Talea. L’iniziativa si basa su due presupposti fondamentali: la cultura deve uscire dagli ambienti irraggiungibili dove si è nascosta alla vista dei più, per riappropriarsi del suo primato pubblico; una psicoterapia, davvero alla portata di tutti,  non si occupa solo dei pazienti dentro gli studi ma si rivolge a tutta la collettività. Il coinvolgimento sociale, infatti, conduce ad esperienze che portano non solo oltre la cura, ma alla crescita e allo sviluppo di un nuovo clima.

A questo scopo, vengono organizzate serate gratuite a cadenza mensile in cui colleghi psicoterapeuti provenienti da tutta Italia offrono il loro tempo e la loro professionalità.

“Siamo giunti alla quinta edizione – racconta la Dott.sa Versaci- e sono molto lieta delle numerose collaborazioni di cui quest’anno saremo partner. Proprio nell’ambito della collaborazione con l’Istituto Antonioni, diretto da Andrea W. Castellanza e B.A. Film Festival, importante manifestazione cinematografica nata nel 2003 con lo scopo di valorizzare le produzioni italiane di qualità, giovedì 17 Marzo alle ore 21.00 presso Villa Calcaterra- Istituto Michelangelo Anotonioni di Via Magenta, 70 a Busto Arsizio, proporremo una serata dal titolo ”Il sorriso di Candida”.

“Il sorriso di Candida” è un cortometraggio che introdurrà un dibattito sul tema dell’Alzheimer e di come la malattia cambia le dinamiche e le emozioni familiari. In Europa si stima che l’Alzheimer  rappresenti il 54% di tutte le demenze con una prevalenza nella popolazione ultrasessantacinquenne, che aumenta con l’età e risulta maggiore nelle donne. Un tema rilevante non solo per “i numeri” ma soprattutto per le implicazioni emotive che esso comporta. Di questo e di molto altro parleremo nel corso della serata.

Lo faremo in compagnia di Rita Bugliosi, scrittrice del film, giornalista e divulgatrice scientifica del CNR;   Elvira De Leonibus, ricercatrice CNR; Angelo Caruso, regista; Sabrina Paravicini, attrice protagonista ed  Andrea Castellanza direttore Istituto Michelangelo Antonioni.

Ingresso Libero fino ad esaurimento posti.

Gradita conferma a infocaffeletterariobusto@gmail.com

 

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Rosa Versaci, Psicoterapeuta; Andrea Castellanza, direttore IStituto Antonioni

Rosa Versaci, Psicoterapeuta; Andrea W. Castellanza, direttore Istituto Antonioni

14 marzo 2016 0 comment
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Caffè Letterario 2015-2016

 

Quinta Edizione – Quarto appuntamento

con  Caffè Letterario – Esperimenti per una nuova cultura, gli incontri con la cultura legati a vari aspetti della psiche, organizzati e fortemente voluti dalla dottoressa Rosa Versaci, psicologa, psicoterapeuta della Gestalt, direttrice di Centro Talea.

Le serate gratuite ed aperte al pubblico sono ospitate da Libreria Ubik di Piazza San Giovanni a Busto Arsizio hanno come argomento la psicologia applicata a diversi settori, dalla coppia alla genitorialità, passando per la consapevolezza di sé. Il tema portante di quest’anno è: “Passione e ragione: l’unico capolavoro è vivere”, le due metà inseparabili di quell’intero, che è la nostra esistenza.

La prossima serata dal titolo: “Una storia per mia figlia” si svolgerà  giovedì 10 dicembre alle ore 21.00.

Caffè Letterario presenta Maddalena Mazzocut-Mis, esperimenti per una nuova cultura con la Professoressa Maddalena Mazzocut-Mis, già stata ospite del Centro Talea,  racconterà come una mamma affronta il tema della nascita di una figlia.  Una favola illustrata per genitori e figli adottivi, una bambina unica, alla ricerca del compleanno. Come tutti noi racconta la favola straordinaria della sua nascita.  Tema delicato e impegnativo quello delle adozioni, trattato con cura, colore, allegria. Insieme presenteremo il libro ”Il compleanno di Rosapilla” scritto da Maddalena Mazzocut-Mis ed illustrato da Katia Ranalli.

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Inoltre, per questa quinta edizione, Caffè Letterario – Esperimenti per una nuova cultura collaborerà con L’Istituto Michelangelo Antonioni diretto da Andrea Castellanza in una serie di progetti che verranno resi noti nel corso dell’anno e con Sbam design di Busto Arsizio. Rimangono attive accanto al progetto culturale anche progetti di solidarietà a sostegno di associazioni locali che si occupano di disagio psichico e sociale.

Per maggiori informazioni e per conoscere il programma in modo più approfondito, basta consultare il sito: www.centrotalea.com e la pagina face book www.facebook.com/psicocultura

1 dicembre 2015 0 comment
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