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La paura arriva all’improvviso, quando il panico entra nella nostra vita non siamo mai pronti. È normale che sia così. Entra nelle nostre giornate stravolgendole e cambiandole per sempre, o così crediamo, perché, in realtà, con l’aiuto di un esperto si può guarire in pochi mesi. La forza di cui abbiamo bisogno è dentro di noi. “Di solito, gli attacchi di panico iniziano con qualche sintomo fisico – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Il cuore si mette a battere forte, si ha la sensazione di non riuscire a respirare a sufficienza, di stare per soffocare; ci si sente strani, quasi non se stessi, gli arti possono essere intorpiditi e si può sentire dolore al petto. Più i sintomi fisici si intensificano più l’angoscia e la paura crescono, diventando autentico terrore: si teme di morire, di impazzire o di non tornare mai più alla normalità. Sono attimi che durano millenni, e che lasciano profondi segni anche una volta passati. Infatti, chi soffre di attacchi di panico spesso comincia a vivere nel terrore che ritornino, alimentando un circolo vizioso di “paura della paura” che fa rintanare sempre più la persona in situazione protette, note, conosciute, sicure (almeno in teoria)”.

Ne soffre il 3,5% nella popolazione mondiale. Nel corso della propria vita un individuo su tre ha sperimentato almeno un episodio di panico o ansia sotto forma di attacco senza che vi sia stata, successivamente, un cronicizzazione. E’ una patologia molto diffusa, secondo i sondaggi più recenti quasi 10 milioni di italiani ne soffrono in maniera sistematica. Le donne sono maggiormente a rischio, ma anche gli uomini non ne sono esenti e, purtroppo anche gli adolescenti si ritrovano sempre più spesso a fare i conti con questo male. In un 30-40% delle persone sparisce spontaneamente. In un altro 30% si ha la remissione con la terapia specifica, ma ci possono essere ricadute. Per un altro 30% circa occorre una terapia più prolungata.

Perché il mondo di chi soffre di attacchi di panico diventa sempre più piccolo?

Chi ne soffre inizialmente mette di atto delle strategie di autodifesa per non incorrere più nella paura. Si inizia ad evitare i luoghi dove si sono verificati, complicandosi la vita all’inverosimile. I comportamenti di evitamento sono uno dei sintomi più comuni: per esempio se l’attacco è arrivato quando stavamo mangiando una certa cosa la eviteremo, oppure, non si andrà più in metropolitana se il primo episodio è accaduto lì, a casa di un amico, se non siamo stati beni in quell’occasione, o al cinema, a teatro, o…. fino a quando la paura entra in casa e a questo punto non si sa più cosa fare. Capita a molti che al mattino si facciano la lista immaginaria di ciò che è meglio evitare, non fare; qualche evento al quale non partecipare, amici da non vedere e bugie da inventare per proteggere questo grande segreto.Ci si sente sempre più soli.Costruiamo dei muri tutto attorno a noi per difenderci, fino a soffocarci, e diamo per scontato che sia giusto così, che quei muri siano necessari per preservare il nostro equilibrio. Abbiamo paura che gli attacchi di panico ritornino. L’attesa diventa un inferno. La paura ci fa tornare bambini: ci sentiamo fragili, indifesi.

Cosa fare per guarire?

Non si guarisce con uno schiocco di dita, ovviamente. Non si raggiunge la felicità senza fare nulla: stare a letto non serve, né girare intorno ai propri problemi, occorre affrontarli. creando, mattone dopo mattone, il proprio percorso personale. “Sia nella pratica clinica, che nella mia esperienza personale, ho notato un profondo legame tra lo sviluppo degli attacchi di panico e la difficoltà delle persone che ne soffrono ad esprimere la propria aggressività. – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – È come se tutta la rabbia non espressa sovraccaricasse la persona, ed esplodesse a volte in maniera incontrollata generando gli attacchi di panico (e spesso, proprio restando negli ambienti che si considerano sicuri, con le persone di sempre, si creano le condizioni che ne facilitano il ripetersi). Esprimersi, farsi valere, dichiarare apertamente ciò che si sente e che si pensa è vissuto come troppo pericoloso, e perciò evitato in ogni modo. Molte persone smettono addirittura di ascoltare ciò che sentono (in particolare la rabbia per le ingiustizie subite, il dolore per i desideri irrealizzati) e da fuori appaiono in una pacifica quiete. Purtroppo, è solo un’apparenza, e appena si va a scavare emergono con forza le emozioni che cercano in ogni modo di provare: rabbia, odio, disperazione, frustrazione, colpa, dolore. Gli attacchi di panico di solito migliorano quando si smette di dirigere la propria aggressività verso se stessi invece che verso il mondo esterno per ottenere ciò che si desidera, quando si decide di convivere con la paura del fallimento invece di evitare di vivere pur di non provarla”. In questo senso l’aiuto di un esperto per qualche mese è essenziale, ma cosa fare da subito?

10 consigli da mettere in pratica subito per chi soffre di attacchi di panico:

Imparare a conoscerli, divenire consapevoli delle varie fasi (insorgenza, apice, decrescita) e del fatto che non sono mortali né infiniti. Imparare ad osservarli come si osserva un temporale fastidioso, sapendo che finirà e, grazie a questa convinzione, provare a conviverci. Per migliorare la capacità di osservare le proprie sensazioni con un po’ di distacco, può risultare utile apprendere le basi della meditazione. Ci sono persone che ne hanno anche molti al giorno. E’ essenziale in questi casi imparare a riconoscerli e a lasciarli passare.
Comprendere che gli attacchi di panico sono solo un sintomo, e dunque non costituiscono il vero problema. Il vero problema è ciò che li causa, cioè la propria insoddisfazione esistenziale. Agire su di essa costruendo degli obiettivi raggiungibili. Chiedere, se serve l’aiuto di un professionista.
Quando si percepisce che stanno per insorgere degli attacchi di panico, invece di subire passivamente le sensazioni fisiche spiacevoli che si stanno provando, fare qualcosa di concreto: muoversi, camminare, oppure raccontare a un amico ciò che si sta vivendo, mettere in atto delle tecniche di rilassamento e non farsi troppe paranoie mentali.
Dedicarsi ad attività artistico-espressive: teatro, canto, pittura, movimento, scrittura. Qualsiasi cosa permetta di dare voce ai propri vissuti interiori. Molto utili in questo senso le principali artiterapie, in particolare – a mio avviso – la teatroterapia, perché permette di sperimentare in un gruppo protetto nuovi modi di comportarsi.
Trovare il coraggio mandare a quel paese chi lo merita.
Definire amici solo le persone di cui ci si può realmente fidare.
Condividere con gli amici le proprie problematiche, e chiedere loro aiuto in caso di bisogno.
Imparare a convivere con la propria paura e a fare figuracce, se sono funzionali al raggiungimento di qualcosa che davvero si desidera
Parlare con persone che hanno avuto attacchi di panico e che li hanno risolti
Diventare consapevoli che gli attacchi di panico guariscono.

GIOVANNI PORTA
 Psicologo psicoterapeuta di orientamento gestaltico, è esperto in alimentazione e teatroterapia. Vive e lavora tra Roma e Milano. Da anni realizza laboratori e percorsi in cui l’arte viene utilizzata con finalità terapeutiche. Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova, si è successivamente specializzato con un master in “Utilizzo di tecniche artistiche nella relazione d’aiuto”, ha una specializzazione in Psicoterapia della Gestalt presso l’I.G.F. di Roma, ed una in “Teatro e Psichiatria”.

Riceve a:

Roma, via delle Lega Lombarda 13 (metro Bologna)

Pomezia, via Rimini 5B

Milano, via Ozanam 15 (metro Lima)

17 febbraio 2017 0 comment
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img_5170La bella Cristina Pastori dell’associazione sportiva di Ossona (A.s.d. Break Point), ha appena inaugurato un nuovo corso dal nome Bubble Soccer. Sabato 19 novembre, dalle 16 in avanti e all’interno di uno dei campetti da tennis dove lei insegna insieme a Mattia De Dionigi, si è svolta una travolgente inaugurazione sullo sport inglese, quale Bubble Soccer.

Si gioca 5 contro 5, ognuno dentro gonfiabili da 8 kg con bretelle di sicurezza che garantiscono un gioco senza pericolo”, introduce Adam Oliveri, in compagnia del suo amico d’infanzia Giuseppe Di Modugno. “Abbiamo pensato di proporlo qui a Ossona visto che in Italia ce ne sono pochi di Bubble Soccer e ci sembrava carino pensare a questo progetto”, raccontano ancora i ventenni.

img_5155Nel pomeriggio di sabato scorso, festa grande con bimbi e genitori, divertiti per la nuova disciplina di casa Break Point. “Qui da noi, si svolgono molti altri corsi che danno la possibilità a tutte le età di parteciparvi”, spiega Cristina, “corsi di yoga per ritrovare il benessere, allontanando lo stress, freestyle super tonic system che permette di tonificare tutti i gruppi muscolari utilizzando affidabili e comode fasce di resistenza, ga e total body che prevedono un corso di tonificazione mirato per gambe, addominali e glutei che include un rigenero cardiovascolare e resistenza fisica”.

I corsi vengono svolti in orari in via di definizione, dal lunedì al sabato, rispettivamente nelle salette indicate della palestra fresca di ristrutturazione. Che aspetti? Vai a fare la tua prova!

27 novembre 2016 0 comment
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BUSTO ARSIZIO – Appuntamento con  Caffè Letterario – Esperimenti per una nuova cultura, gli incontri con la cultura legati a vari aspetti della psiche, organizzati e fortemente voluti dalla dottoressa Rosa Versaci, psicologa, psicoterapeuta della Gestalt, direttrice di Centro Talea. L’iniziativa si basa su due presupposti fondamentali: la cultura deve uscire dagli ambienti irraggiungibili dove si è nascosta alla vista dei più, per riappropriarsi del suo primato pubblico; una psicoterapia, davvero alla portata di tutti,  non si occupa solo dei pazienti dentro gli studi ma si rivolge a tutta la collettività. Il coinvolgimento sociale, infatti, conduce ad esperienze che portano non solo oltre la cura, ma alla crescita e allo sviluppo di un nuovo clima.

A questo scopo, vengono organizzate serate gratuite a cadenza mensile in cui colleghi psicoterapeuti provenienti da tutta Italia offrono il loro tempo e la loro professionalità.

“Siamo giunti alla quinta edizione – racconta la Dott.sa Versaci- e sono molto lieta delle numerose collaborazioni di cui quest’anno saremo partner. Proprio nell’ambito della collaborazione con l’Istituto Antonioni, diretto da Andrea W. Castellanza e B.A. Film Festival, importante manifestazione cinematografica nata nel 2003 con lo scopo di valorizzare le produzioni italiane di qualità, giovedì 17 Marzo alle ore 21.00 presso Villa Calcaterra- Istituto Michelangelo Anotonioni di Via Magenta, 70 a Busto Arsizio, proporremo una serata dal titolo ”Il sorriso di Candida”.

“Il sorriso di Candida” è un cortometraggio che introdurrà un dibattito sul tema dell’Alzheimer e di come la malattia cambia le dinamiche e le emozioni familiari. In Europa si stima che l’Alzheimer  rappresenti il 54% di tutte le demenze con una prevalenza nella popolazione ultrasessantacinquenne, che aumenta con l’età e risulta maggiore nelle donne. Un tema rilevante non solo per “i numeri” ma soprattutto per le implicazioni emotive che esso comporta. Di questo e di molto altro parleremo nel corso della serata.

Lo faremo in compagnia di Rita Bugliosi, scrittrice del film, giornalista e divulgatrice scientifica del CNR;   Elvira De Leonibus, ricercatrice CNR; Angelo Caruso, regista; Sabrina Paravicini, attrice protagonista ed  Andrea Castellanza direttore Istituto Michelangelo Antonioni.

Ingresso Libero fino ad esaurimento posti.

Gradita conferma a infocaffeletterariobusto@gmail.com

 

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Rosa Versaci, Psicoterapeuta; Andrea Castellanza, direttore IStituto Antonioni

Rosa Versaci, Psicoterapeuta; Andrea W. Castellanza, direttore Istituto Antonioni

14 marzo 2016 0 comment
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Caffè Letterario 2015-2016

 

Quinta Edizione – Quarto appuntamento

con  Caffè Letterario – Esperimenti per una nuova cultura, gli incontri con la cultura legati a vari aspetti della psiche, organizzati e fortemente voluti dalla dottoressa Rosa Versaci, psicologa, psicoterapeuta della Gestalt, direttrice di Centro Talea.

Le serate gratuite ed aperte al pubblico sono ospitate da Libreria Ubik di Piazza San Giovanni a Busto Arsizio hanno come argomento la psicologia applicata a diversi settori, dalla coppia alla genitorialità, passando per la consapevolezza di sé. Il tema portante di quest’anno è: “Passione e ragione: l’unico capolavoro è vivere”, le due metà inseparabili di quell’intero, che è la nostra esistenza.

La prossima serata dal titolo: “Una storia per mia figlia” si svolgerà  giovedì 10 dicembre alle ore 21.00.

Caffè Letterario presenta Maddalena Mazzocut-Mis, esperimenti per una nuova cultura con la Professoressa Maddalena Mazzocut-Mis, già stata ospite del Centro Talea,  racconterà come una mamma affronta il tema della nascita di una figlia.  Una favola illustrata per genitori e figli adottivi, una bambina unica, alla ricerca del compleanno. Come tutti noi racconta la favola straordinaria della sua nascita.  Tema delicato e impegnativo quello delle adozioni, trattato con cura, colore, allegria. Insieme presenteremo il libro ”Il compleanno di Rosapilla” scritto da Maddalena Mazzocut-Mis ed illustrato da Katia Ranalli.

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Inoltre, per questa quinta edizione, Caffè Letterario – Esperimenti per una nuova cultura collaborerà con L’Istituto Michelangelo Antonioni diretto da Andrea Castellanza in una serie di progetti che verranno resi noti nel corso dell’anno e con Sbam design di Busto Arsizio. Rimangono attive accanto al progetto culturale anche progetti di solidarietà a sostegno di associazioni locali che si occupano di disagio psichico e sociale.

Per maggiori informazioni e per conoscere il programma in modo più approfondito, basta consultare il sito: www.centrotalea.com e la pagina face book www.facebook.com/psicocultura

1 dicembre 2015 0 comment
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Comolli Expo

Pubblichiamo il testo-intervista a Giampietro Comolli, già diffuso su alcuni giornali nazionali, in merito al tema mediatico di questi giorni:

“Medici tibi fiat moderata diaeta” si legge fra i motti della Scuola Salernitana di medicina già nel IX° secolo d.C. ad indicare quanto l’alimentazione fosse un supporto terapico, una forma concreta per prevenire le malattie, un coadiuvante terapeutico nel caso di determinati malanni soprattutto infiammatori, debilitanti, degenerativi. Segno evidente di conoscenza ed esperienza di fitoterapia già avvita e di uso farmacologico degli alimenti. Galeno stesso, noto medico latino-greco, consigliava per le ferite della carne umana l’uso di decotti di vino e bollitura di garze per la fasciatura in modo di accelerare la guarigione. Gli Etruschi stessi, nella valle del Po, furono i primi a salare nel vino la carne e poi a farla essiccare al sole , più che cuocerla direttamente sul fuoco. San Colombano stesso, nella potente e grande abbazia di Bobbio del VII° sec d.C., diede indicazioni chiare ai monaci di essiccare cosce intere di maiale al sole prima di consumarle come per i pesci da infilare in spaghi da appendere alle pareti dei muri, come pure diede ordine di tagliare a grandi pezzi tutte le carni, senza distinzione di colore, da “insaccare” solo con sale e vino e erbe speziate in budelli naturali, cuocendo le carni per lungo tempo in acqua, facendole bollire lentamente. Le stesse popolazioni campane antiche, sempre oltre 1000 anni fa ( dieci secoli), indicavano che la migliore e sana cottura della carne di manzo e maiale ( carni rossi, ndb) era quella di farle cuocere avvolte in foglia di vite o di cavolo, sia su piastra che meglio in bollitura. Non per niente Unesco ha stabilito che il Cilento (Campania e Pollica in particolare) siano punto di riferimento della Dieta Alimentare Mediterranea, come patrimonio Umanità. Lo stesso si può dire della valle del fiume Po, ovvero di parte della pianura padana, che da secoli è l’incrocio fra dieta meridionale europea e dieta continentale, unico simbolo concreto che pone le carni rosse e bianche nella propria dieta principale con molte verdure, legumi, ortaggi, latticini e frutta abbinata. Questo a indicare che fra tutti gli alimenti, se non ricchi di presidi chimici contro malattie endemiche, non esistono cibi cancerogeni o produttori di malformazioni o di neoplasie, ma che è la quantità del consumo e la non curanza della cottura o l’eccesso di bruciatura della carne che può causare danni all’organismo animale. Due esempi in antitesi ma che chiariscono il tema vero, e non gli allarmismi gratuiti: pensiamo a cosa è successo nel XV° secolo in America e sud America alle popolazioni che da anni mangiavano solo cibo proveniente dal mais, si estinsero con la pellagra. Quanti neonati nel medioevo furono dichiarati morti per l’eccesso e prolungato consumo di latte non materno. Il vino stesso è un alcolico pericoloso, ma in dosi e in momenti giusti e corretti è ancora oggi un antiossidante naturale e biologico importantissimo contro colesterolo cattivo, infiammazioni interne, ipertensione, vecchiaia delle cellule arteriose.
Credo che l’OMS abbia fatto la pipì fuori dal vasino, o più correttamente i giornali del mondo hanno colto solo in parte il risultato della ricerca per “FARE” audience e battage in concomitanza con la chiusura di Expo Milano, puntando il dito contro l’alimento, tralasciando o emarginando il vero fattore soggettivo del danno recato, ovvero: confezionamento, arrostitura, uso della fiamma. << L’Italia è fuorigioco o fuoriallarme per la sua storia alimentare ricca e culturale, ma anche per un consumo di carne dimezzato rispetto a Usa, Australia, Argentina, Cile, Canada, Irlanda (da 100 a 130 kg/anno/procapite, l’Italia intorno a 70 kg). Se il barbacue si usa 3 volte all’anno è un conto, diverso è 3 volte alla settimana oppure 10 volte al mese. Inoltre, come dato oggettivo, il consumo di 100 grammi di carne in scatola o hot-dog o wurstell o salsiccia ogni giorno, tutti i giorni, il rischio di neoplasie all’intestino o mutazioni neurali è del 40%, scende al 7/8% se si mangia, tutti i giorni, lo stesso quantitativo di carne rossa non trattata. L’uso di carne affumicata è assimilabile alla griglia. Sono d’accordo con il prof Andrea Strata quando asserisce che la produzione di “ammidi” (per questo si predilige la bollitura della carne rossa, l’uso di olio di oliva e non burro per la cottura di tutte le carni e uova) con l’annerimento di alimenti, compreso biscotti e pizza, è la causa del problema, non la carne rossa di per se stessa. Ha ragione Giorgio Calabrese quando dice che le alte ricerche scientifiche non spiegate al volgo della comunicazione, possono cadere nel terrorismo psicologico. Ha ragione il ministro Lorenzin quando asserisce che bisogna evitare allarmismi. Sicuramente l’Italia si può considerare, come altri paesi, solo molto ai margini del problema, superabile con più cultura, più conoscenza, più civiltà. Quello che avrebbe dovuto fare Expo Milano! Sarà una vera eredità di Expo? L’Italia ha colto l’occasione di Expo per chiamarsi fuori dalla incoltura alimentare? >>

29 ottobre 2015 0 comment
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Malva

LA MALVA, LE SUE PROPRIETA’, I SUOI BENEFICI E UN BUON RISOTTO,

TOCCASANA PER L’INTESTINO: sfiammante, lenitiva ed emolliente.

RISOTTINO CON I FIORI DI MALVA e POMATA PER LE MANI fai-da-te.

La malva, malva sylvestris, è una pianta erbacea perenne e spontanea che cresce nei luoghi incolti e nei boschi. Può avere forma di cespuglio eretto o prostrato. Presenta un fusto (60-80 cm) dritto, peloso e legnoso alla base, dove ha foglie grandi che si rimpiccioliscono verso la cima. I fiori, di un colore che va dal violetto all’azzurro intenso con striature più scure,  si raccolgono all’inizio della fioritura, mentre i getti e le foglie più tenere da maggio a settembre, meglio al mattino presto. Può essere essiccata in luogo ventilato e ombroso. Viene anche coltivata, come erba aromatica e verdura, ma più spesso è presente spontaneamente.

QUALI SONO I COMPONENTI CHE APPORTANO BENEFICI

Le MUCILLAGINI, è una delle piante più ricche, possiedono proprietà sfiammanti  ed emollienti. Contiene potassio, tannini, antociani (malvina), ossalato di calcio, vitamine e pectina. Viene utilizzata come LASSATIVO, ANTIFLOGISTICO, EMOLLIENTE,  è OFTALMICA e BECHICA (calma la tosse).

COME SI UTILIZZA IN CUCINA, LA TISANA E IL DECOTTO

Come ALIMENTO, si impiegano i germogli, le foglioline e i fiori freschi (nelle insalate ad esempio). Le foglie, crude, sole o aggiunte ad altre verdure, si utilizzano per insaporire risotti e minestre, con un gusto molto particolare. Le foglie vanno liberate dalla costolatura e tritate finemente e possono essere consumate sia crude che cotte in caso di stitichezza.

RISOTTO COI  FIORI DI MALVA. Preparate il vostro risottino con olio, cipolla e sfumate col vino bianco, comeMalva2 siete soliti fare. Cinque minuti prima del termine della cottura, aggiungete una manciata di fiori di malva (vale per 2/3 persone). Anche così si esplica l’azione lenitiva sull’intestino!

La TISANA si prepara versando 150 ml di acqua bollente su un cucchiaio (3 g) di foglie o fiori frantumati, lasciate riposare per 10 minuti, filtrate e bevete. Utile in caso di tosse e raffreddore, sfiamma le mucose e aiuta ad espettorare. E’ utile in caso di stitichezza, infiammazioni intestinali e dello stomaco. Le mucillagini creano un film protettivo sulla mucosa gastro-intestinale e con gli antociani svolgono un’azione sfiammante.

Le mucillagini vengono rilasciate anche a freddo, viene indicato come il metodo migliore per l’estrazioni delle mucillagini. Un cucchiaio di fiori e foglie essiccate in un bicchiere di acqua a temperatura ambiente, da lasciar riposare tutta la notte e bevuta al mattino a digiuno, aiuta l’evacuazione in caso di intestino pigro.

DECOTTO PER USO ESTERNO. Mettere 10 g di foglie di malva in 200 ml di acqua fredda e portare a ebollizione. Far bollire per 15 minuti a fuoco minimo e filtrare.

Raffreddato, il decotto, può essere applicato sugli occhi, con un batuffolo di cotone imbevuto, per le infiammazioni degli occhi. I lavaggi col decotto leniscono anche le infiammazioni vaginali.

FOGLIE FRESCHE. Rimedio della tradizione:  in caso di mal di denti e infiammazioni delle gengive si applicano le foglie direttamente sulla parte.

MUCILLAGINE DI MALVA: si acquista pronta nelle erboristerie e si utilizza esternamente, sulla pelle in caso di scottature, irritazione da sfregamento, eritemi da pannolino.

MESSEGUE’, nel suo “ Il mio erbario”, prepara gli infusi e i decotti con foglie, fiori e radici di malva. Consiglia di estirpare le radici in autunno e di spazzolarle, senza lavarle perché perderebbero mucillagini.

Il suo DECOTTO: 15 pizzichi di fiori, o 20 di foglie, o 30 di radici pestate, o 20 di miscela delle tre parti in un litro d’acqua fredda, portare a ebollizione , facendo bollire per qualche minuto; bere 3 o 4 tazze al giorno per le infiammazioni dell’apparato digerente,  sono soprattutto le radici che potenziano il decotto.

Il decotto concentrato (una buona manciata di pianta intera in un litro d’acqua) viene consigliato da Mességué per tutti gli usi esterni: scottature, punture d’insetti, acne, orticaria, eruzioni della pelle, vaginiti,  ma anche per sciacqui in caso di gengiviti e afte.

CONSERVAZIONE: sia le foglie che i fiori vanno essiccati rapidamente all’ombra e conservati in recipienti chiusi al riparo da luce e aria.

POMATA DI BELLEZZA PER LE MANI.

Sfogliando e leggendo qua e là, mi sono imbattuta in questa crema/pomata alla malva. Di particolare ha che il componente principale è il burro.

Mettere 50 g di foglie di malva in 200 ml di latte scremato in un pentolino e far bollire per 5 minuti. A parte, sciogliere molto lentamente, 100 g di burro a bagnomaria e unire il decotto di malva filtrato. Mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo, lasciate rapprendere a temperatura ambiente e trasferite in un vasetto a chiusura ermetica, da conservare in frigorifero. Spalmate la crema sulle mani tutti i giorni per 15 giorni, magari di sera, strofinando delicatamente, dopo 2/3 settimane avrete delle mani morbide e vellutate. Io sto ancora raccogliendo le foglie ma ragguagliatemi sui vostri risultati!

 AVVERTENZE. La malva non è una pianta tossica, ma se assumete farmaci, come antidiabetici, può ridurne l’effetto, chiedete parere al vostro medico.

24 maggio 2015 0 comment
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