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La Memoria del Mondo di Magenta pubblica “Cloud, storia di un capitano peloso”, un romanzo  di Laura Oroslini che  parla ai bambini della disabilità legata a un trauma, della vigliaccheria e paura, del coraggio.

Laura Orsolini, consulente editoriale, responsabile del Camp Scrittura e Teatro della Gazzetta dello Sport, autrice dell’ICWA (Associazione italiana scrittori per ragazzi) già autrice di “Io semino vento”, “L’alba si portò via la notte”, “Agente Speciale Biscia Dorata, avventure in pineta” e “Agente Speciale Biscia Dorata, avventure in villeggiatura” si cimenta questa volta con un’avventura emozionante divertente e allo stesso tempo ricca di contenuti profondi. La trama:

“Una notte, nel Mar dei Caraibi, un tonfo improvviso arrestò la nave. Il cielo nero era coperto da nuvole minacciose. Cominciarono a cadere le prime gocce di pioggia.

“Cosa succede? Ho paura” Dafne nascose il muso dietro le lunghe orecchie e cominciò a tremare.
I due conigli uscirono dalla cabina per dirigersi sul ponte di coperta. Il vento freddo e umido scompigliò

i loro ciuffi di pelo facendoli rabbrividire. Cloud rosicchiò un po’ di legno dalla balaustra e lo masticò nervosamente. Si guardò attorno e non credette ai suoi occhi: un galeone battente bandiera pirata aveva abbordato la loro nave.

“Arrendetevi e non uccideremo nessuno” gracchiò una voce proveniente dal vascello nemico.

Di tutta risposta, il Nostromo del brigantino scoccò dal suo arco una carota fossilizzata che squarciò il fiocco del galeone.

30 marzo 2017 0 comment
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sgarbi

‘Lei mi parla ancora’ di Giuseppe Sgarbi è la storia di una vita lunga e felice. Due farmacisti innamorati che passano la vita insieme e che hanno due figli: il famoso Vittorio e Elisabetta. Scrive il padre:

“Hai sempre avuto attenzioni per Elisabetta. La tua voce cambiava quando parlavi al telefono, una rara dolcezza era riservata a lei. Con Vittorio hai sempre parlato come parla un padre, a Elisabetta come una madre.  A me come una donna.”

(…) Tu eri totale in tutto, anche nell’amare. Negli ultimi tempi, quando i dolori ti toglievano il fiato, invocavi il mio nome. Di solito quando la sofferenza si fa insopportabile, le persone invocano la mamma…”. Tu no.

Adesso Giuseppe Sgarbi, vicino al secolo di vita, è rimasto solo. Vive nel ricordo di lei e, per stargli vicino, ha scritto questo bel libro che si legge tutto d’un fiato e ogni pagina porta il lettore a visionare la copertina seppia dove compare la sua sposa, Rina, appoggiata ad un muricciolo, probabilmente quello della sua casa di Ro ferrarese. 

5 marzo 2017 0 comment
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1947

Non ho conosciuto Giovanni Arpino, lo scrittore-giornalista di Bra (Cuneo), figlio di un colonnello piemontese di stanza a Pola (Istria), morto di tumore alla gola nel 1987, a soli sessant’anni. Sono stato, però, vicino alla sorella, che aveva sposato il colonnello Virginio Merli, comandante del Genio Pionieri ‘Folgore’, che aveva sede a Treviso negli Anni Sessanta, quando, chi scrive, era di leva. Un servizio militare particolare in quanto non dormivo in camerata, bensì nella sede del Comando, sempre pronto ricevere comunicazioni dai reggimenti. Inoltre, avevo frequentazione dell’abitazione del colonnello, perché aiutavo i figli a fare i compiti. Ma era anche in modo per entrare nel climax della famiglia, dove la figura e l’opera del fratello Giovanni affiorava dappertutto. Ricordo il primo libro che mi diede la sorella e, ancora, dopo cinquant’anni ho in mente le prime parole: “Su quella che fu la mia giovinezza il mondo mise presto le mani…”. Bellissime. Non ricordo più il titolo, ma poi seguì L’ombra delle colline (1964) con il quale vinse il premio Strega.

Giovanni Arpino è morto da trent’anni e credo che in pochi si ricordano di Lui. Luigi Mascheroni de ‘Il Giornale’ (il Nostro era stato chiamato da Montanelli nel 1979) gli ha dedicato il 22 gennaio 2017 una pagina. E’andato a Bra a parlare con Catterina’, la moglie, oggi 86enne e ha visto come ha ordinato la memoria di quello che è stato il suo unico uomo.

 

FOTO Giovanni Arpino visto d Dariush Radpour da ‘Il Giornale’ del 22 gennaio 2017

 

24 gennaio 2017 0 comment
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morte

Buona parte della montagna di carte che ho raccolto nella mia vita la sto portando all’Ecocentro, poco alla volta, con un’azione costante. Le faccio passare, rileggo fatti e momenti passati. E’ un lavoro che fanno tutti i ‘vecchietti’ quando arrivano vicini al trapasso ed hanno il tempo (che prima non c’era) di ordinare le carte, le fotografie, del tempo vissuto.

Ho fatto il cronista per decenni e, il mio archivio, non ho mai smesso di aggiornarlo. Anche ora, che non serve più, perché buona parte del mio tempo la passo a fare il nonno, conservo la memoria degli eventi, perché il ‘mestiere’ si è infiltrato nel mio modo di vivere.

Dicevo che, tra le tante carte pronte per andare al macero, mi sono cadute in terra due fotocopie gialle…C’era uno scarabocchio di mia mano, illeggibile, probabilmente voleva dire che valeva la pena di leggerlo e così ho fatto, emozionandomi nella descrizione della figlia che racconta l’avvicinarsi della morte del padre.

 

CIO’ CHE RESTA DI UN UOMO – 1° concorso di prosa e poesia ‘Don Carlo Prandi’, opera di Marinella Restelli di Arconate.

“Ho capito che te ne stavi andando un pomeriggio di febbraio. Improvvisamente. Un colpo violento in pieno petto, le gambe molli, la sensazione di essermi svuotata del sangue e delle forze e la verità evidente e crudele dipinta sul tuo viso smagrito, emaciato e cupo.

Te ne stavi seduto come sempre sul divano del mio salotto e sembravi attento al programma di cartoni animati che i miei figli, accovacciati per terra e appoggiati alle tue ginocchia, ti obbligavano a seguire quotidianamente, ma non eri già più con noi. Avevi persino dimenticato di sputare le solite, drastiche sentenze sui programmi televisivi e i metodi educativi dei genitori moderni, inseguivi le tue preoccupazioni, la realtà che tacevi da mesi e che cercavi di vincere con la forza di volontà e qualche blando sciroppo.

In un mattino tutto mi fu chiaro: i tuoi inspiegabili malumori per i giochi rumorosi e gli scherzi dei bambini, i secchi rifiuti ad accompagnarli ai consueti appuntamenti, la riluttanza a guidare l’automobile, a salire le scale, ad aiutarmi a portare una borsa pesante, il bisogno continuo di appoggiarti e di sederti, la stanchezza e la spossatezza dei tuoi gesti.

Avevo chiuso gli occhi fino ad allora davanti a quella cosa mostruosa che era la tua malattia e che tu avevi cercato in tutti i modi di camuffare e allontanare da te e da noi. Ora la vedevo manifestarsi inesorabile e sapevo con assoluta certezza, ancora prima di aver consultato un medico, che sarebbe stata fatale e senza rimedio. Anche tu lo sapevi, lo avevi saputo fin dal suo insorgere e ti dibattevi in una angosciosa solitudine, le viscere contratte e il respiro mozzo per la paura.

Quella sera quando ti sei alzato dal divano per tornare a casa, ho spiato il tuo incedere lento, la tua lunga pausa sull’ultimo scalino, la tua immensa fatica per arrivare all’auto e ho deciso che non potevo rimanere inerte e passiva ad attendere che i miei giorni si vuotassero della tua presenza e del tuo sostegno.

Non potevo fermare la malattia e neppure la tua vita, ma dovevo trovare un modo per salvare tutto quello che avevi costruito, che avevi amato, dovevo ritrovare il tuo passato, l tua famiglia, le tue radici e inserirti in quel contesto di cui anch’io, sangue del tuo sangue, facevo parte e che doveva continuare anche dopo di te e i tuoi discendenti.

Non ne sapevo molto, le mie conoscenze si fermavano ai tuoi genitori e nei giorni che seguirono ti assillai con mille domande che non ottennero risposta. Eri diventato sospettoso e insofferente e alle mie richieste reagivi con sgarbo, puntandomi gli occhi addosso e rifiutandoti di parlare. Non volevi parlare né del passato, né del presente, specialmente della tua salute. Ricorsi ad una vecchia zia, sorella di tua madre. Andai a trovarla a tua insaputa, ma mi ritrovai di fronte a due occhi vuoti, perduti oltre i vetri della finestra e a un sorriso stanco. Potevo contare solo sulla memoria della mamma e sul vago ricordo dei tuoi racconti che avevo udito da bambina.

Pensai alla famiglia di mio marito (dove l’albero genealogico, scritto su una pergamena, risaliva al Cinquecento e terminava con i miei figli, ndr).

Il tuo emergeva dal nulla, breve, banale e senza radici, destinato a finire nel nulla. Ma i miei figli, che avevano ereditato uno dei nomi dorati della pergamena, erano anche parte di te e volevo a tutti i costi che anche il tuo nome avesse un posto ben definito nella loro vita e nel loro cuore, quando tu non saresti più stato al loro fianco a condividere i pomeriggi invernali, contestando assonnato i loro programmi preferiti o i caldi pomeriggi di vacanza accompagnandoli nelle passeggiate in bicicletta in mezzo alla campagna in cerca di rane e di pesci. Mi chiedevo però, senza riuscire a trovare una risposta, dove si potesse incidere la memoria, le parole, il ricordo di chi non ha pergamene e casato a cui affidare la propria storia.  

Sei uscito di scena senza fare troppo rumore, senza tragedie e bruscamente, come era nelle tue abitudini. Te ne sei andato una bella mattina di giugno, in un’alba radiosa e fresca, eludendo la stretta sorveglianza a cui ti avevo sottoposto per tutta la notte. Hai atteso che mi vincesse la stanchezza e la voglia di una boccata d’aria e mi ha lasciato senza neppure darmi la possibilità di salutarti un’ultima volta. Ho persino pensato che volessi punirmi per averti costretto a ricoverati in ospedale senza tener conto della tua volontà di combattere da solo e senza l’aiuto della scienza, una battaglia che consideravi già persa. Non udivi più i rumori di questo mondo quando ho raccolto dalla barella in corsa verso l’ascensore il tuo ultimo sussulto di vita.

A parte la mamma, ognuno di noi ha continuato la sua abituale esistenza, ha mantenuto la sua serenità e così doveva essere.  Così era stato anche quando se ne andarono i tuoi.  “E’ venuto il loro momento”, si era detto. “Si è compiuto il loro destino, segnato inesorabilmente fin dall’inizio”.

Di quella prima, triste esperienza conservo solo un senso di disagio, di fastidio, più che altro perché l’avvenimento veniva a scombussolare le abitudini e la tranquillità quotidiane. Ma l’altro giorno, inaspettatamente, ho avut la risposta che tanto cercavo e la certezza che i tuoi nipoti ti ricordano ancora con nostalgia, con infinita tenerezza, a prescindere dall’albero genealogico e dal nome.

E’ venuto lo sfasciacarrozze a prendere la tua automobile per la demolizione. Era una decisione che avremmo dovuto prendere da tempo ma nessuno voleva mettere in atto perché la tua 127 azzurra che, forse per vent’anni, aveva scorrazzato tutti e alla quale tenevi in modo quasi morboso, era considerata una parte di te.

Ho visto i miei figli infilarsi nell’abitacolo e uscirne subito dopo con le mani cariche di oggetti che ti erano appartenuti e che avevi usato, perfino la pessuola che serviva per pulire i vetri perché “conservava il tuo odore” e gli adesivi attaccati al cruscotto perché “li avevi incollati per loro” quando erano piccoli.

Insieme abbiamo detto addio ad un ammasso di lamiere arrugginite e scritto a lettere d’oro il tuo nome nel nostro cuore”.    

    

 

31 dicembre 2016 0 comment
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locandina concerto di natale corocivioco magenta

Gli eventi natalizi nella brillante cittadina di Magenta proseguono senza sosta. Ve ne è per tutti i gusti e tra questi non poteva mancare il Coro Civico “Città di Magenta”. Questa sera presso l’auditorium della scuola media baracca – sede del Coro e sito delle prove – sarà di scena proprio questo Coro che porta il nome della città.  A dirigerlo la maestra Tatiana Borodai Ghidini ed accompagnato dal pianista Andres Jesus Gallucci. Il programma si presenta variegato e spazia dalla barocca ed anglosassone “Amazing Grace” (ignoto) al White Christmas di Irving Berlin passando per il settecento di Franck, Rameau, balzando all’ottocento verdiano (Barcarola, I due Foscari) ed approdando al tradizionale Astro del Ciel di Franz Gruber. Oltre a questi altri ancora.

il Coro Civico Città di Magenta in Basilica nel 2015

il Coro Civico Città di Magenta in Basilica nel 2015

Il coro, in apprezzata attività da diversi anni e nato in seno alla grande progettualità musicale magentina rinnovata con grande impulso da poco meno di una ventina d’anni, ha visto tra i suoi direttori anche Andrea Raffanini, di recente impegnato altrove.

Una ottima occasione per ritrovare il Coro per chi già lo conosca e per scoprirlo per coloro che non ne abbiano ancora avuta occasione. Ore 20:30, scuole Baracca di via Caprotti (adiacente Chiesa di san Rocco, alla rotondina verso est).

Alessandra Branca

20 dicembre 2016 0 comment
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lo spirito del natale, ariel junior, ctn magenta

Mercoledì 8 e domenica 11 dicembre 2016, evento natalizio per bimbi al CinemateatroNuovo di Magenta. “Lo spirito del Natale”, in scena Ariel Junior.

lo spirito del natale, ariel junior, ctn magentaSono stupiti gli stessi organizzatori del successo degli spettacoli natalizi al Ctn. Due date e due volte sala stra-piena, da dover mandare via la gente. In scena, Ariel Junior, compagnia del CtN, “tirata sù” dai Senior, già una decina di anni, ovverosia da quando questi ventenni eran proprio bambini. Ed i risultati arrivano. Gli spettacolini di Ariel Junior sono sempre simpatici, accattivanti e ben fatti. I ragazzi dimostrano disinvoltura e senso della battuta, del momento corale, dei colori, del balletto, dell’accompagnamento sonoro.

Anche questa volta hanno dato vita ad una storia simpatica, con una morale natalizia interpretata da tanti personaggi ben caratterizzati.

La storia è semplice e la facciamo raccontare da Ariel Junior:

>> La famiglia Nervosetti è numerosa ma poco unita: egoisti, individualisti e poco abituati a condividere, si trovano ad essere quasi estranei gli uni agli altri. Il vecchio nonnino, nonno Amilcare, desideroso di mettere pace e armonia nella sua famiglia, invita tutti a trascorrere il Natale insieme nella grande casa di famiglia. Il nonno vive solo, servito e riverito soltanto dalla vecchia governante, la signora Costanza… strana donna!

ctn magenta, lo spirito del natale, ariel junior

Tutti accettano per motivi diversi: per la speranza di ereditare la casa, per curiosità,
per fare un viaggio gratis, qualcuno per rivedere i parenti.
Grande è la sorpresa del nonno nel vederli arrivare tutti a casa sua… ma allora siamo sicuri che sia stato Amilcare a convocare tutti? La casa del nonno è abitata da una famiglia di fantasmi che, tanto a affezionata al caro nonnino vuole aiutarlo a mettere a posto la famiglia…. ci sarà mica il loro zampino dietro a tutto questo?

Lo spirito del Natale e il clima di serenità
è difficile da creare quando non ci si ascolta e si è arrabbiati… meno male che ci pensano i fantasmi a sistemare le cose…o quasi! <<

Una storia semplice adattata ai bambini e che ricorre all’espediente dei fantasmi; ma, a dir la verità, quante delle nostre famiglie avrebbero bisogno di qualche fantasma affezionato ed amico per aiutarci a ricomporre questioni irrisolte o complicazioni ? Viviamo in una società che è ben post-post parcellizzazione ed i tempi della vita (molto poco vicini allo spirito del Natale ed anche umano in generale, direi) ci portano ad allontanarci dagli affetti anche quando non vi siano insanabili contenziosi; a volte per sola disattenzione.lo spirito del natale, ariel junior, ctn magenta

Bene, anche per questo CinemateatroNuovo esiste: per creare momenti di riflessione, pausa dai concitamenti e dagli stress “della vita moderna” (come recitava una nota pubblicità d’antan), per dare spazio allo stare insieme;  lasciando fuori dalla sala i problemi e trovarsi, magari a ridosso del Natale, mamme e papà coi propri bimbi a vedere una spettacolino simpatico, uno svago che scaldi i cuori.

Se ne è fatto carico “Ariel Junior”; compagnia dei ex “cuccioli” di Ariel, con dieci anni ormai di intrattenimento teatrale di esperienza al Nuovo. Ed è così che i ragazzini, i figli di Ariel senior, sono diventati ragazzi; ognuno di loro studia, vive e sta diventando adulto del terzo millennio; ma insieme sono Ariel Junior, una compagnia ormai autonoma.

Ed infatti hanno fatto tutto da sé: sceneggiatura, regia, costumi, luci, controllo tecnico, recitazione. E bene, hanno imparato! (“Ariel Junior? è la cosa più bella che abbiamo fatto!”, parola di Mauro Colombo, Ariel senior)

La piéce, andata in scena in occasione dell’Immacolata, ha registrato il pienone al CTN per entrambe le repliche; nei pomeriggi dell’8 e dell’11 dicembre la sala di via San Martino, non è riuscita a contenere tutti coloro che – sfidando il traffico, il freddo e gli impegni natalizi – hanno voluto regalare ai propri piccoli e regalarsi insieme a loro (prezzo sempre alla portata di tutti: 4 euro con merenda) un mondo più facile.lo spirito del natale, ariel junior, ctn magenta

Nelle prime file bimbi piccoli piccoli, con i loro “oooh” con i loro commenti fatti di paroline, le domandine alle mamme, (“chi è quello?”) o sospirini o mugugnetti (le cose dei piccolini); e poi in ordine crescente di età, genitori compresi. Una sana bella atmosfera che davvero ti riconcilia col mondo. E, a dir la verità, abbiamo quasi l’impressione che lo spettacolo piaccia di più ai genitori che ai loro bambini…

Fuori c’è un mondo freddo, per dirla con Paolo Conte, ma dentro al CTN… c’è lo Spirito del Natale!

Mettiamo qui sotto la scheda dello spettacolo con tutti i nomi dei ragazzi che lo hanno preparato.ctn magenta, lo spirito del natale

“LO SPIRITO DEL NATALE” – ARIEL Jr.

Attori: Paolo Mazzia, Matteo Mazzia, Raffaela Parini, Erika Satriano, Marco Stanganelli, Sara Porati, Francesca Garavaglia, Benedetta Baroni, Lucia Cerati, Natalia Vutera, Walter Guglielmetti, Giulia Mattina, Emanuele Beni, Laura De Simone, Nik Nicolas Garavaglia.

Coreografia: Francesca Cislaghi .

Scene e costumi: Eleonora Parini .

Luci e Musiche: Mauro Rava, Giacomo Vilbi.

Regia: Laura Cerati, Michele Volgarino.

Alessandra Branca

14 dicembre 2016 0 comment
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