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1 luglio 2018

ramos

RUSSIA – Colpaccio della Russia, che elimina la Spagna, giocando in maniera solida e sconfiggendo gli iberici ai calci di rigore. Decisivi gli errori dal dischetto di Koke e Iago Aspas, entrambi ipnotizzati da Akinfeev. Il portiere del CSKA si riscatta dopo le pesantissime amnesie avute durante il Mondiale di Rio 2014, in cui i russi vennero eliminati alla fase a gironi, fallimento che costò, in seguito, l’esonero a Fabio Capello. Altra debacle delle Furie Rosse che, forse frastornate dal repentino e turbolento cambio di ct alla vigilia dell’esordio in terra russa, non hanno mai sfoggiato un gioco efficace e, soprattutto, cinico che venne invece espresso nelle spedizione sudafricana  del 2010.

Servono i tiri dagli 11 metri anche alla Croazia per battere la Danimarca e Kasper Schmeichel. L’estremo difensore del Leicester sforna una prestazione colossale, a livello di quelle che offriva il papa Peter, leggenda del calcio mondiale. Non da meno Subasìc, che para tre rigori. Rakitìc, nella notte in cui Modrìc getta al vento la possibilità di regalare ai suoi i quarti di finale nei tempi supplementari, fallendo dal dischetto al 116′, fa volare la causa croata. Sarà quindi Russia-Croazia, la partita che decreterà chi dovrà compiere l’ultimo, decisivo passo per raggiungere la finale dello Stadio Luzniki.

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striscione

MAGENTA – E’ di certo una bella trovata quella ideata da ignoti per polemizzare sull’alto costo degli abbonamenti alle partite della Juventus per la stagione 2018-19. Lo striscione, il cui scatto è riportato nell’immagine in evidenza e nel testo, è stato esposto sulla Strada Statale SS336, che conduce da Magenta all’aeroporto di Malpensa. Non un bel auspicio per l’inizio della campagna bianconera dei suddetti abbonamenti. Il calciomercato e l’obbiettivo Champions, dunque, non sono le uniche matasse da sbrogliare per i Campioni d’Italia. striscione 2

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magenta 30.07.2016

Mercoledì 27 giugno durante il Consiglio Comunale cittadino al punto 9 dell’O.d.G. è stata presentata la mozione per il collegamento mediante il bus navetta dalla Stazione di Albairate S9 a Malpensa T1 con la sola ma importante fermata intermedia della stazione ferroviaria di Magenta sulla Milano-Torino.

alberto magenta 27.06.18La mozione è stata presentata dal gruppo consigliare PD e il Capogruppo Enzo Salvaggio ha illustrato il lavoro svolto dal Comitato Mobilità Metropoli Insubria per arrivare a presentare nei vari Comuni di interesse del collegamento e li ricordiamo: Magenta, Vigevano, Mortara, Abbiategrasso, Rosate, Albairate/Vermezzo (per una popolazione pari a 200.000 abitanti), Calvignasco e Bubbiano e altri ancora.

Dopo aver illustrato l’importanza della proposta dove oltre a un risparmio di tempo per gli utenti che dalle 2 ore per arrivare a MXP T1 coi mezzi si potrà arrivare in soli 20-25 minuti.

Il territorio avrà una ricaduta molto positiva in termini di: qualità della mobilità con meno auto, mettere al centro i cittadini, le PMI dove i manager si spostano con i voli aerei sempre di più e l’inserimento sempre più facile di Magenta nella rete sugli androidi come Milano, Bergamo e Londra

Salvaggio ha rimarcato il momento storico che vede il territorio a rinnovare il contratto del trasporto pubblico locale e un investimento di circa 180.000 euro potrà essere un grande investimento per il futuro del magentino e non solo.

La mozione ha subìto un apprezzamento da parte della maggioranza, la quale mediante un emendamento presentato dalla consigliera Stefania Bonfiglio indica al Sindaco Chiara Calati e alla propria Giunta per settembre 2018 a vagliare una proposta sostenibile, un incontro con i capigruppo per come canalizzare la proposta e renderla fattibile in un percorso istituzionale che vedrà Regione Lombardia e Città Metropolitana interlocutori principali. La mozione è stata votata all’unanimità dal Consiglio.

Il nostro Comitato ringrazia l’Amministrazione magentina per l’aiuto concreto dato all’importante iniziativa. Ricordiamo che a Magenta sono stati fatti due punti di raccolta firme dove 300 magentini firmarono.

Foto allegate: Alberto Rischio Ref. del Comitato presente al Consiglio Comunale mercoledì scorso e foto di una raccolta firme a Magenta nel 2016.

 

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bof

Dopo Cluny e i Fruttuariensi di Padregnano (1094-1195), il movimento cistercense prese corpo a Chiaravalle (1135) dove cominciò a reagire alla crisi morale della Chiesa, seguito dai Certosini dove la povertà  era all’ordine del giorno. Nel Nord, le prime certose sorsero tra Mondovì e Cuneo (Casotto, 1171) mentre del 1396 è la certosa di di Pavia che aveva vaste proprietà: oltre settantamila pertiche di terreno tra Binasco e Boffalora.

BOFFALORA: EX-GRANGIA CERTOSINA. Alla fine del XIV secolo (15 aprile 1396) venne istituita a Boffalora una grangia certosina per volontà di Gian Galeazzo Visconti. La ‘grangia’ (da ‘grano’) era una tipica azienda agricola cistercense, una forma di conduzione del terreno agrario che aveva preso piede anche sulla riva sinistra del Ticino, dove sembrerebbe essere nata la ‘marcita’ ad opera dei monaci di Morimondo e Chiaravalle. In realtà la marcita è frutto della funzione termica dell’acqua che, provenendo da fontanili e avendo una temperatura tra 9-12°C, forma sui prati un velo in continuo movimento che protegge dal gelo, rendendo così disponibile un’erba verde e fresca anche quando il resto dei terreni circostanti è indurito dal ghiaccio o ricoperto di gelo.

I resti di quella che fu la ‘grangia’ sono ancora evidenti negli edifici prospicienti l’attuale piazza 4 giugno 1859, sulla riva e nei pressi del ponte sul Naviglio Grande. Questa parte del paese era denominata ‘Orti della Certosa’ e comprendeva una vasta zona agricola, dove sorgevano i rustici e le abitazioni della cosiddetta ‘grangia’, una comunità di conversi, non sacerdoti, facenti capo alla Certosa di Pavia. Il complesso della grangia è ancora riconoscibile nel porticato (foto) con colonne e capitelli scudati in granito che oggi costituiscono il sottopasso d’accesso al ponte sul Naviglio e alla stessa piazza, il fabbricato verso nord, segnato in alto da curiosi comignoli in cotto, sei-settecenteschi e il grande portale d’accesso con cornice bugnata. Le proprietà della grangia giungevano fino ad Ossona dove è testimoniato un oratorio dedicato a San Bartolomeo e decorato con affreschi di notevole valore artistico.

 

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CAMERI (Novara) – Primo della categoria, un giornalista del ‘Corriere’, Giovanni Caprara, è riuscito ad entrare nella ‘fabbrica’ degli F35 a Cameri e quello che ha visto lo ha raccontato il 29 giugno sul secolare quotidiano milanese.

La fabbrica trincerata di Cameri, della ‘Leonardo – Divisione Velivoli’, è quella che produce, con un migliaio di dipendenti, il più avanzato Caccia finora concepito.

“E’ come passare dal telefono da tavolo allo smartphone’, hanno significativamente detto gli ingegneri che hanno progettato una ‘macchina invisibile’ che può decollare anche in verticale sulle portaerei.

Gli F-35 sostituiranno i ‘vecchi’ Tornado dell’Aeronautica, ormai invecchiati. Una tale attività, di alto profilo tecnologico, ha dato vita ad un centinaio di aziende che lavorano a corollario della ‘fabbrica’, specializzate nella produzione di componenti necessari all’assemblaggio dei Caccia. In tutto 1800 posti di lavoro, che dovrebbero raddoppiare a regime, secondo un programma approvato dalla Corte dei Conti che ha misurato anche i vantaggi economici dell’iniziativa di quella che un tempo si chiamava ‘Finmeccanica’, uno dei fiori all’occhiello dell’Italia, penalizzata negli ultimi anni da alcune inchieste della magistratura.   

 

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1967 - 1 corona

1967 - 3 scopertura busto in bronzo

TURBIGO – I famigliari del compianto Luigi Mereghetti, 8° ‘Turbighese d’Oro’, conoscendo la nostra passione per la vecchia Turbigo, ci hanno messo a disposizione le foto che il padre aveva amorevolmente conservato nella sua abitazione di Via Fredda. Una parte di queste foto le abbiamo condivise su Facebook con i turbighesi, attraverso le quali sono stati riscoperti gli allievi del ‘Velo Club’ degli Anni Sessanta (Enzo Tapella, Paolo Re, Franco Ghezzi, Luigi Feudo), ma soprattutto le vittorie di Guido Bianchini, il quale ha avuto così motivo di ricordare la sua passione giovanile segnata da tante vittorie.

Tra i tanti fascicoletti con la copertina di plastica del tempo, uno blu, con la scrittura a mano di Luigi Mereghetti, diceva: “Cimitero 1967, 1° trofeo Raffaele Marcoli, Busto in bronzo, Scultore, Banda di Samarate”.

Nessuno muore veramente finché vive nel ricordo di chi lo ha conosciuto e il ‘carnet blu’ con le foto trouvéhanno fatto uscire dall’oblio un momento della storia turbighese, del tempo del primo trofeo ‘Raffaele Marcoli’ alla memoria. Tali memorie, di un momento vitale del ‘Velo Club’- un’associazione che continua ancor oggi ad animare la vita sportiva dell’Altomilanese – registrano il momento della posa del busto sulla tomba di Raffale Marcoli (posta nel viale centrale, dietro la cappelletta centrale che divide il secondo dal terzo campo).

Opera dello scultore samaratese Giuseppe Bandail ‘Busto in bronzo di ‘Raffaele Marcoli’ fu offerto dalla popolazione e le foto qui pubblicate fissano i diversi momenti vissuti più di cinquant’anni fa.

 

FOTO – Il corteo si dirige al cimitero per la cerimonia di posa del Busto in bronzo a Raffaele Marcoli, campione di ciclismo (la domenica prima della morte aveva vinto la ‘Coppa Bernocchi’); Il sindaco Giambattista Paratico nel momento in cui scopre il Busto in bronzo di Raffaele Marcoli, offerto dalla popolazione

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