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5 settembre 2017

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Un uomo di 66 anni residente a Bergamo ha perso la vita oggi pomeriggio sull’autostrada A4 all’altezza di Però.  Aveva appena olire passato i caselli di Marcallo/Mesero e Arluno con il suo furgone per dirigersi verso casa quanfo ha tamponato una cisterna. Lo scontro è stato violentissimo e lui è morto sul colpo.

Sul posto sono giunti gli equipaggi di Inter Sos del distaccamento di Cisliano, l’automedica e I vigili del fuoco.  La dinamica del sinistro è al vaglio della Polizia Stradale.

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Durante la seduta di Comitato Esecutivo nella mattina di venerdì 1 settembre 2017, il Consorzio Est Ticino Villoresi ha provveduto, con deliberazione n. 248, all’aggiornamento del calendario consortile delle asciutte 2017 con la conferma delle date già definite e la previsione, laddove possibile, e l’effettuazione di sole asciutte parziali al fine di contemperare le diverse esigenze, al momento presenti, ricomprese tra la necessità di avviare in autunno, da parte di ETVilloresi, i lavori di messa in sicurezza delle sponde, in particolare del Naviglio di Pavia (nei Comuni di Milano, Casarile, Giussago e Certosa di Pavia), e gli obblighi delle aziende agricole di mantenere le risaie in sommersione invernale per almeno 60 giorni consecutivi in ottemperanza ai requisiti richiesti dai bandi del Piano Sviluppo Rurale 2014-20.

Il Canale Villoresi, il Naviglio Grande e il Naviglio Martesana entreranno dunque in asciutta parziale – la secca sarà totale esclusivamente sul Villoresi nel solo tratto a valle di Monza – a partire dal 18 settembre mentre il Naviglio di Bereguardo e il Pavese il giorno successivo, il 19 settembre. Si tratterà anche in questo caso di una secca parziale con l’esclusione del solo tratto a valle di Milano per quanto riguarda il Naviglio Pavese.

“Proseguiamo il nostro impegno al fine di conciliare le diverse esigenze in gioco. Per noi il mantenimento dell’efficienza idraulica del reticolo consortile, grazie ad interventi strutturali possibili solo in regime di asciutta, è prioritario ma altrettanto fondamentale è il sostegno fornito al mondo agricolo, anche rispetto ad una serie di nuove esigenze da questo espresse” ha commentato il Presidente del Consorzio Alessandro Folli.

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BUSTO G. – La sfida di calcio tra Bustese Milano City e Real Senise apre i quattro giorni della Festa di San Rocco nel segno di un’amicizia che unisce la cittadina in provincia di Milano con la Basilicata. Iniziative organizzate dal Gruppo San Rocco con il sostegno della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e con il patrocinio dei due Comuni

Tutto iniziò con una partita di calcio. E a distanza di 40 anni da quella sfida che diede avvio al gemellaggio tra Busto Garolfo e Senise, viene riproposta l’amichevole tra la Bustese Milano City e il Real Senise. Dal 7 al 10 settembre il comune lombardo festeggia il quarantesimo dell’unione con la cittadina in provincia di Potenza, rinnovando così un’amicizia che, siglata nel 1977, è andata con il tempo ad alimentarsi. Per quattro giorni, la festa di San Rocco, organizzata dal Gruppo San Rocco per il Gemellaggio con il patrocinio dei due Comuni e il supporto della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, vuole ricordare la storia di due comunità che si sono trovate vicine fin dagli anni Cinquanta, ovvero quando iniziò un forte movimento di emigrazione dalla Basilicata verso la Lombardia.

«Ripartiamo dallo sport quale elemento di unione; ripartiamo dalla volontà di rimetterci in gioco per rendere questa unione ancora più forte e ancora più intensa», afferma il presidente del Gruppo San Rocco, Prospero Roseti. «Quest’anno il gemellaggio celebra l’importante traguardo del quarantesimo di istituzione; in 40 anni Busto Garolfo e Senise hanno creato numerosi momenti di scambio che, passando attraverso i reciproci doni delle statue di San Rocco – 30 anni fa quella donata da Senise a Busto Garolfo e due anni fa quella donata da Busto Garolfo a Senise -, le visite reciproche e le manifestazioni organizzate in occasione di Milano Expo 2015, hanno permesso di rafforzare l’amicizia e la collaborazione. I quattro giorni di festa, che si aprono proprio con la sfida calcistica, vogliono essere un momento di grande condivisione e di coinvolgimento della comunità bustese». In questo, aggiunge Roseti, «un ringraziamento per la condivisione di intenti, oltre che alle due società calcistiche, alle Acli, al Gruppo di ricerca storica di Busto Garolfo, al Milan club e alla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate per il sostegno e la vicinanza che ci hanno sempre dimostrato».

Aggiunge il presidente della Bcc, Roberto Scazzosi: «È importante non perdere il senso delle tradizioni e della storia locale. Il gemellaggio racconta la storia di Busto Garolfo e, di conseguenza, anche della nostra banca, intrecciando così le vicende di due comunità che nel tempo si sono sviluppate e sono cresciute».

Ad aprire il programma della Festa di San Rocco giovedì 7 settembre, alle 18.30 al campo sportivo Roberto Battaglia, la sfida amichevole di calcio tra la Bustese Milano City e il Real Senise (ingresso libero). Venerdì 8, alle 20.30 un momento di preghiera in onore di San Rocco alla chiesetta della Madonna della Neve. Sabato 9, alle 10.30 in aula consiliare l’accoglienza ufficiale della delegazione di Senise e l’apertura della mostra fotografica sul gemellaggio. Nel pomeriggio, dopo la visita guidata a Busto Garolfo (alle 15 dal municipio), in piazza Lombardia è prevista l’esibizione del Gruppo folkloristico dei fratelli Lucarelli e Polito (alle 18.15). Domenica 10 si apre con la processione con la statua di San Rocco (alle 10 dalla chiesetta della Madonna della Neve), quindi alle 11 la messa concelebrata dai parroci dei due paesi. Quindi al parco comunale gli interventi ufficiali e il pranzo con piatti tipici della tradizione lombarda e lucana. Il pomeriggio prevede attrazioni per bambini e famiglie; alle 19.30 la premiazione del torneo di tennis ASDT Busto Garolfo per i 40 anni del gemellaggio.

Tutte le sere, dalle 19, al parco comunale Falcone e Borsellino è in funzione un servizio di bar ristorante gestito dal Gruppo San Rocco in collaborazione con il Milan club Busto Garolfo; alle 21 animazione musicale.

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VARESE – Entra nel vivo il progetto del docufilm DigitaLife prodotto da Varese Web con Rai Cinema e Fondazione Ente Dello Spettacolo. L’opera, diretta da Francesco G. Raganato, racconterà come il digitale ha cambiato, e sta cambiando, la vita di ognuno di noi. Il tutto realizzato con i video dei cittadini che possono essere inviati attraverso il sito www.digitalife.org e sulla piattaforma di Rai Digital www.rai.it/digitalife.

Il progetto è stato presentato a Venezia, domenica 3 settembre, durante il Festival del cinema, all’interno degli eventi promossi dalla Fondazione Ente dello Spettacolo: presenti il regista Francesco G. Raganato, il presidente di Varese Web Marco Giovannelli, Davide Milani per Fondazione Ente dello Spettacolo e il consigliere di amministrazione Rai Giancarlo Mazzuca.

Dall’avvio del progetto sono già arrivati centinaia di video da diverse parti del mondo. Tante letture diverse sul vissuto con il digitale. Pezzi di un mosaico generale che racconteranno come la vita di tutti è cambiata radicalmente negli ultimi vent’anni.
Il regista Francesco G. Raganato, autore di programmi televisivi e documentari premiati a livello internazionale, ha già iniziato a lavorare sui primi video arrivato dai cittadini. «L’intento è quello di creare un film corale il più universale possibile, non partendo da assunti assoluti o massimi sistemi, ma raccontando storie sincere, in cui ognuno di noi possa riconoscersi. Tecnicamente mi piace definire questo film come un “flusso di coscienza collettivo” dove non c’è una corrente dominante che trascina le altre ma ci sono i flussi unici e affini di chi decide di condividere la propria storia con noi. La sensazione che vogliamo far emergere alla fine del film è molto simile quella di un abbraccio, di un abbraccio collettivo, di un gruppo di persone che ha donato le proprie storie per dirci che non siamo soli».

«Sono vent’anni che lavoriamo con le comunità per far crescere un progetto di informazione – racconta Marco Giovannelli, presidente della Varese Web -. DigitaLife è uno sviluppo di questo approccio. Crediamo che il fascino maggiore della cultura digitale sia la partecipazione. La carica innovativa di questo film però non è legato solo al mosaico che verrà realizzato grazie ai video inviati, ma al trattamento dei materiali stessi. Il progetto sarà un lungo racconto corale che accompagnerà tutte le fasi della produzione e post produzione fino all’arrivo in sala. Avremo così una piattaforma dove ogni cittadino potrà esprimere la propria opinione e al tempo stesso esser protagonista di un film che racconterà i cambiamenti con lo sguardo rivolto anche al futuro».

Nel cast artistico di DigitaLife vi è anche Vittorio Cosma, compositore e produttore discografico che, con la sua Music Production, si occuperà della colonna sonora del film. Inoltre, la produzione del docufilm ha trovato come sostenitori come il Fai – Fondo Ambiente Italia, il Parco Nazionale delle Cinque terre, Terre des Hommes, l’associazione europea delle vie Francigene, l’Ordine dei giornalisti, Anso. A cui si sono aggiunti partner come Sea, Eolo, Coop, Tigros, Elmec informatica, Caffè Chicco d’oro, Habitare.

Per rimanere aggiornati, o per entrare a far parte della comunità di DigitaLife sono attivi diversi canali. Oltre al sito www.digitalife.org la pagina Facebook, Instagram, Twitter e YouTube (https://youtu.be/nRd7hKkkiew). Per qualsiasi altra richiesta è possibile scrivere a digitalife.film@gmail.com

Il regista Francesco G. Raganato
È stato scelto da Varese Web attraverso un bando a cui hanno partecipato 230 registi e videomaker. Raganato ha diretto diversi documentari per il programma “La storia siamo noi” di Giovanni Minoli su Rai2, realizzando poi prodotti anche per La7 e History Channel. Parallelamente alla TV ha lavorato ad alcuni film-documentari creati apposta per il cinema e l’on-demand. “L’Isola Analogica”, su alcune vicende legate al consumo accidentale di LSD nella piccola isola di Alicudi nelle Eolie, vince il Gran Premio del Mediterraneo/Prix Italia, festival a cui partecipano le maggiori emittenti televisive europee. Al cinema e poi in dvd per Feltrinelli Real è uscito “Tsunami tour”, l’unico documentario che racconta la prima campagna elettorale di Grillo. Con “Looking For Kadija”, mette in scena un picaresco viaggio in una sconosciuta Eritrea, riuscendo a raccogliere numerose testimonianze sulle condizioni di vita nella ex-colonia italiana. Questo documentario, prodotto da RAI Cinema, vince il primo premio al Festival del Cinema di Roma nel 2013. Tra i suoi ultimi lavori c’è la serie “Islam Italia”, ideata e condotta da Gad Lerner per Rai3, attualmente candidata al Prix Italia.

La produzione Varese Web
Nata nel 2000, Varese Web srl si occupa di editoria multimediale. DigitaLife è la prima opera cinematografica realizzata dopo un lungo periodo di attività e di progetti realizzati anche sul territorio nazionale.
Edita Varesenews, il quotidiano online della provincia di Varese, nato nel 1997, uno dei più vecchi e importanti progetti di giornalismo digitale. Il giornale negli anni è cresciuto grazie alla capacità di esser parte delle proprie comunità e di credere nella diffusione della cultura digitale. Varesenews ha oltre 4 milioni di lettori al mese, 196mila fan sulla pagina Facebook, 22mila follower su Instagram e 16mila su Twitter.

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Alcuni giorni fa il Times di Londra ha riportato la notizia di una bambina cristiana affidata ad una famiglia musulmana fondamentalista, poi ritornata alla famiglia naturale cui era stata tolta dai servizi sociali in seguito a proteste di vario genere.

Una notizia sensazionale che assume un’altra connotazione se si consulta la storia dei bambini orfani oppure sottratti illegalmente ai genitori e affidati a persone o istituzioni che non avevano niente a che vedere con il background culturale dei bambini stessi.

La storia che sto per raccontare inizia in un orfanotrofio di New York ai primi del Novecento quando le suore cattoliche che per anni avevano assistito alla collocazione da parte della Children’s Aid Society (Società per l’assistenza all’infanzia) di bambini messi sugli Orphan Trains diretti verso le zone rurali del Midwest. Se è pur vero che i bambini venivano tolti dai problemi degli slum di New York è altrettanto vero che la loro origine irlandese, italiana o polacca sarebbe stata cancellata in quanto gli affidamenti erano presso famiglie di agricoltori protestanti.

La chiesa cattolica tentò, quindi, di gestire in altro modo le proprie adozioni dirigendosi verso le comunità cattoliche sparse al di fuori delle grandi città dove la crescita dei bambini sarebbe stata senz’altro migliore esattamente come faceva la Children’s Aid Society ma mantenendo la cultura e la religione originale.

Ad esempio, 1e Sisters of Mercy del Foundling Hospital di New York (Sorelle della Carità dell’Ospedale dei Trovatelli di New York) si misero in contatto con il parroco del centro minerario di Clifton-Morenci al confine tra Arizona e Messico, una company town dove si estraeva il rame di proprietà della Phelps–Dodge, che assicurò loro la presenza di famiglie cattoliche in grado di allevare gli orfani nel migliore dei modi. Al sacerdote, appena trasferitosi dalla Francia, sfuggirono le considerazioni sullo stato di apartheid in cui vivevano questi cattolici ovvero minatori messicani sia di nazionalità americana sia frontalieri in transito che pur costituendo il 70% della popolazione non erano rappresentati quasi a nessun livello. Firmato l’accordo con le famiglie messicane, senza rendersi conto che la vita in un campo minerario in mezzo al deserto dell’Arizona non poteva essere paragonata a quella pur dura delle fattorie delle pianure centrali, le suore, un accompagnatore e 40 bambini di origine irlandese di carnagione chiara e occhi azzurri intrapresero un viaggio in treno di oltre 3200 da New York a Clifton-Morenci dove giunsero il 1 ottobre 1904.

Ad accogliere l’arrivo del treno oltre alle famiglie cattoliche interessate c’erano pure molte donne cosiddette anglo-americane al corrente delle pratiche del Midwest quando all’arrivo dei treni degli orfani si potevano scegliere quelli da portare a casa.

In questo caso la situazione era diversa ma soltanto le donne messicane ne erano al corrente perché le anglo-americane non frequentavano la loro chiesa cattolica.

Un gruppo di sedici bambini fu alloggiato in parrocchia in attesa di essere ridistribuiti il giorno seguente mentre i rimanenti 24 rimasero sul treno in attesa di proseguire l’indomani per la vicina Morenci.

Le donne anglo-americane non gradirono il conferimento di bambini di carnagione bianca, occhi cerulei e capelli chiari alle famiglie di messicani, e il giorno seguente riuscirono a convincere il vice sceriffo a formare un posse ovvero un gruppo di cittadini, diciamo benpensanti, come quelli che abbiamo spesso visto nei film western inseguire i fuorilegge, che si munì pure di catrame, piume e corde nel caso potessero servire. Le suore e il loro assistente furono di fatto prese in ostaggio, e i bambini strappati a viva forza dalle famiglie messicane.

La medesima situazione si creò a Clifton dove soltanto gli interventi pacificatori dello sceriffo, del giudice e di un funzionario della miniera garantirono la fuga precipitosa delle suore e del loro assistente che avevano tentato in tutti i modi di opporsi alla prepotenza della folla anglo-americana rischiando pure la pelle.

Qualche mese dopo il loro ritorno a New York, le suore denunciarono i rapitori presso la Territorial Supreme Court di Phoenix (L’Arizona divenne stato federale nel 1910) ma persero la causa perché la corte decretò che tutto era stato fatto nell’interesse dei bambini.

Nell’aprile del 1906 la Corte Suprema americana sentenziò che i messicani non erano idonei a garantire un modo di vivere e un’istruzione adeguata a bambini bianchi.

In entrambi i casi nessuna famiglia messicana fu visitata o investigata e tutti i giurati e rappresentanti della corte erano anglo – americani.

Il primo processo fu contro Lucia Gatti, la moglie di origine tedesca di John Gatti, macellaio in Chase Street, la via principale di Clifton che viene ritenuta l’istigatrice delle dimostrazioni. Il censimento del 1910 addirittura mostra il figlio William come proprio, nato nel 1903 a New York da padre italiano e madre nata in Arizona. È soltanto la consultazione del censimento del 1920 che conferma la verità. John Gatti è adesso sposato con Lucia Patritti di Bene Vagienna, Cuneo e vive con John, figlio adottivo che risulta nato a New York nel 1903 da madre newyorkese, padre sconosciuto e fa consegne per il padre adottivo. Adesso la famiglia abita in Wards Canyon a Clifton: mirabilmente le 30 famiglie del vicinato sono quasi tutte messicane.

L’analisi di quanto successo non è semplice, e nemmeno Linda Gordon, l’autrice di The Great Arizona Orphan Train Abduction ha una risposta completa. Tuttavia, dopo aver parlato con lei e ascoltato le sue conferenze, penso che i pregiudizi e le supposte superiorità di alcuni gruppi etnici siano le cause principali di quanto successo non solo a Clifton-Morenci ma anche in altri campi minerari –  company town e non solo dell’Arizona.

Ad esempio, se agli anglo-americani erano concesse dalla compagnia mineraria abitazioni con tre stanze e servizi sanitari interni e ai messicani con nuclei più numerosi due stanze e nessun servizio sanitario interno, facile poi sentenziare che questi ultimi vivevano stipati e in cattive condizioni igieniche.

Inoltre, la povertà non ha niente a che fare con la rispettabilità, e che cosa ne sapevano gli altri della vita familiare messicana? Mancò anche una solidarietà tra donne che avrebbe potuto gettare le basi per una maggiore coesione all’interno della comunità. Le messicane desiderose di integrarsi attraverso uno sbianchettamento pur artificiale e le anglo americane restie ad accettare una cultura che aveva segnato il territorio da secoli.

Si conoscevano un po’ meglio gli uomini, cui in miniera erano riservati i lavori più generici e comunque sottopagati perché la scala remunerativa privilegiava gli anglo-americani, gli immigrati dalla Cornovaglia, gli altri nord europei, gli italiani e subito dopo i messicani ed infine i cinesi. Ma la società messicana era molto matriarcale e la decisione delle adozioni fu soprattutto femminile anche perché avevano un maggiore contatto con la chiesa e con sacerdote.

Parte della scarsa collaborazione tra i messicani e gli anglo-americani fu innescata poi dallo sciopero generale dell’anno precedente, 1903, indetto per ottenere le otto ore di lavoro che fu sostenuto alla fine soltanto dai messicani e da uno sparuto gruppo di italiani – guidati da Frank Salerno e Frank Colombo. Lo sciopero fallì ma dimostrò almeno l’unità dei minatori messicani.

Un quadro generale poco noto all’esterno e non facilitato dal comportamento della compagnia mineraria Phelps-Dodge che tendeva a dividere i minatori. Basti ricordare che il 12 luglio 1917  la medesima Phelps-Dodge con l’aiuto di un posse di circa 2000 persone rispose a uno sciopero generale con la deportazione illegale di circa 1300 minatori dal centro minerario di Bisbee, poco lontano da Clifton-Morenci,  caricati su carri bestiame e spediti 320 chilometri a est verso le Tres Hermanas Mountains nel New Mexico, abbandonati a se stessi e diffidati dal tornare a Bisbee.

Oggi, la guida della società storica della contea di Greenlee elenca tutto quanto si può visitare nel museo locale, con un accenno en passant alle conferenze che si tengono periodicamente sugli avvenimenti storici come le “adozioni etniche” (sic!), scioperi, sparatorie e arte della frontiera.

L’opuscolo di Charles A. Spezia che promuove, invece, la storia e la visita della storica Chase Creek di Clifton, Arizona riporta la solita amnesia riguardo al treno degli orfani ormai entrato nelle pieghe nascoste del tempo. È interessante sapere dei molti cuggionesi, che dopo aver appreso il mestiere in Michigan o in Missouri, si stabilirono a Clifton-Morenci sia come minatori sia come imprenditori. Antonio Spezia gestiva un consorzio agrario mentre Ambrose Spezia era proprietario dell’Old Buffet Bar. Ma è evidente che la loro è un’altra storia.

Gli angoli dell’incomprensione non furono mai completamente smussati ed ancora oggi dobbiamo citare il comportamento poco ortodosso dello sceriffo dell’Arizona, pure di origine italiana, Joe Arpaio che proprio non sopporta gli immigrati messicani. Per non parlare del muro tra Arizona e Messico che il presidente americano Donald Trump vorrebbe ergere sulla scia del protezionismo padronale della Phelps-Dodge in vigore oltre un secolo fa.

 

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N.B. Per evitare la confusione tra orfani  (orphan) e trovatelli (foundling), gli orfani sono bambini i cui genitori sono deceduti, mentre i trovatelli sono stati abbandonati dai loro genitori. In genere la società ha avuto meno rispetto per i trovatelli ritenuti meno degni di essere aiutati.

 

ERnesto R Milani

1 settembre 2017

ernesto.milani at gmail.com

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The European House Ambrosetti

Nella nostra storia contemporanea i terremoti più devastanti per numero di vittime e distruzioni (Belice, Irpinia, L’Aquila, Centro Italia-Amatrice per citare) hanno riproposto il problema della fragilità edilizia di borghi e città. Situazione frutto di una cultura urbanistica piu’ romantica ed estetica che non razionale; basata sulla esigenza filologica di una aprioristica conservazione del manufatto edilizio come testimonianza della cultura del Paese anche a scapito, oltrechè della sicurezza, di ogni logica di convenienza economica.

Le polemiche rozze e prevenute, dopo gli accadimenti di Ischia, ne sono la triste prova.

La visione di cui si diceva non ha permesso quel graduale rinnovamento ed adeguamento degli immobili (riuso e sostituzione) alle nuove esigenze di vita; rinnovamento che avrebbe comportato anche il conseguimento di standard qualitativi maggiormente idonei a garantire condizioni adeguate di sicurezza.
Andiamo a vedere quante sostituzioni edilizie ( demolizione e ricostruzione ) sono state realizzate in città e borghi nell’arco di mezzo secolo; ma soprattutto quante se ne sarebbero potute realizzare.

Ben poche, con la normativa rigida di cui si era dotato il nostro Paese; e poche anche con le norme attualmente vigenti. Ed allora, le conclusioni sono facili da trarre.

Siamo andati avanti per decenni con interventi edilizi tampone, causa anche di parte dell’abusivismo. Come dice il proverbio, peggio il rimedio del male.

Nelle polemiche si dice: mancano un’analisi, una mappature ed un monitoraggio dei rischi naturali, idrologici e geologici ; manca una
definizione di piani sistematici di gestione delle emergenze in caso di disastri naturali e via dicendo.

Ma, considerando lo stato della legislazione nazionale in materia, manca ben altro. Manca una normativa unitaria addirittura in tema di principi fondamentali: conseguenza della incapacita’ della politica di conciliare la cultura con l’economia.

Solo da pochi mesi abbiamo un regolamento edilizio tipo, le cui norme valgono per tutto il territorio nazionale, ed i Comuni stanno adeguandovisi gradualmente.

Oggi la situazione italiana e’ a macchia di leopardo. In assenza di leggi nazionali ogni regione legifera a modo suo.

Servono una legge nazionale sul regime dei suoli, che disciplini il diritto di costruire codificandone i principi, ed una legge sul consumo del suolo, che tenga conto della peculiarita’ della situazione italiana.

Leggi che siano ispirate ai principi di razionalita’, economicita’, liberta’ individuale, prestazionalita’ e funzionalita’ delle strutture edilizie; che favoriscano i processi di rigenerazione urbana.

Che fissino le norme per disciplinare gli interessi legittimi ed i diritti soggettivi in relazione alla pianificazione territoriale (Jus aedificandi ) e istituiscano il principio di perequazione
obbligatoria nelle aree di espansione; con la facolta’ di traslazione dei diritti edificatori o volumetrici all’intermo di ambiti territoriali omogenei.

Che risolvano la dicotomia tra piani non conformativi e piani conformativi, ad esempio in relazione alla zonizzazione funzionale o alla attribuzione degli indici edificatori o volumetrici.

E bisogna cominciare a pensare di superare il livello comunale ( che e’ storico convenzionale ) come parametro-scala per la pianificazione urbanistica.

Leggi dunque che mirino ad un effettivo rinnovamento del Paese alla luce della esigenza di competitivita’ internazionale.
E infine, last but not least, bisogna riflettere seriamente sulla massiccia presenza, nelle nostre realta’ urbane, del “condominio”, un soggetto che si sta dimostrando tra i meno reattivi di fronte alle esigenze di rinnovamento di paesi e citta’.

 

FOTO Achille Clerici al tradizionale incontro di Cernobbio

5 settembre 2017 0 comment
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