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12 settembre 2017

albairate

 la 12^ edizione in Corte Salcano

Domenica 17 settembre 2017 nella Corte Salcano di Albairate (via Cesare Battisti, 2) si svolgerà la dodicesima edizione della Festa Amici del Museo Agricolo Angelo Masperi”.

«È un evento che esalta il forte legame della nostra comunità con la tradizione agricola di questo pregiato territorio ancora verde e ricco di acque. – afferma il sindaco Giovanni Pioltini – Si tratta di un valido momento di aggregazione sociale, grandi e piccini, in cui è possibile riscoprire saperi e sapori del passato grazie al prezioso lavoro di numerosi volontari guidati dal Presidente Ilario Ferretti».

Il programma della manifestazione prevede: alle ore 10.00 apertura del museo (visita gratuita); alle 11.30 aperitivo offerto dagli “Amici” e alle 12.30 pranzo con trippa e salamella (da consumarsi in loco o anche da asporto).

Nel pomeriggio si aprirà la festa alle 14.00 con degustazioni di prodotti agricoli locali e dalle 15.00 inizierà la tradizionale trebbiatura del mais.

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mas

Ben due mesi! Tanto il tempo trascorso da quando il Difensore Civico Regionale ha sollecitato l’amministrazione comunale di Magenta, rectius amministrazione Calati, in ordine alla mancata adozione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.). Si tratta del secondo invito indirizzato al Comune di Magenta non avendo ricevuto risposta dalla precedente amministrazione Invernizzi. Il piano avrebbe dovuto essere adottato già dal 1986 a tutela degli interessi dei m5scittadini disabili. Come M5S, non appena siamo venuti a conoscenza di tale grave inadempienza, ci siamo subito attivati mediante la richiesta di verifica, al Difensore Civico Regionale, con le risultanze che stiamo esponendo.

Il Meetup Magenta Cinque Stelle sollecita la nuova amministrazione a dare risposta pubblica a noi ed ai nostri concittadini. Non accetteremo mere dichiarazioni di intenti già sentite in campagna elettorale. I disabili sono una priorità.  

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Anna Mei

meiNuova impresa per la campionessa mondiale ed europea di ultracycling, che questa volta sfida il record delle 12 ore. L’iniziativa straordinaria è voluta da Anna Mei per raccogliere fondi per sostenere Debra Sudtirolo, l’Associazione dedicata ai bambini affetti da epidermolisi bollosa.

Milano, 12 settembre 2017 – Anna Mei, campionessa mondiale ed europea di ultracycling, il 12 ottobre tenterà di aggiudicarsi un nuovo Guinness World Record pedalando per 12 ore consecutive su pista outdoor. L’iniziativa, la cui partenza è prevista alle 7 del mattino, si svolgerà all’interno del velodromo Vigorelli, lo storico impianto sportivo di Milano conosciuto anche come lo “Stradivari” delle piste, dedicato al ciclismo su pista e al football americano.

Fresca di vittoria al campionato europeo che si è tenuto a Dobrovnik in Slovenia il 15/16 luglio e dopo essersi aggiudicata nel corso degli anni vari titoli italiani e mondiali e  ben cinque record mondiali indoor  in diverse categorie (record mondiale femminile di 1000km indoor percorsi in 35 ore, record mondiale femminile di 398km in 12 ore, record delle 24 ore con 738 Km , record delle 100 miglia in 4 ore 35 minuti e record delle 200 miglia in 9 ore e 45 minuti), Anna, milanese, classe 1967, con questa impresa vuole superare il record sulle 12 ore.

annamei21Accanto all’aspetto agonistico e sportivo ce n’è un altro molto importante, legato alla solidarietà, che muove la campionessa: l’intera iniziativa è infatti pensata per sostenere Debra Sudtirolo (www.debra.it) l’Associazione che si occupa di aiutare i bambini affetti da epidermolisi bollosa, una patologia che rende la pelle di chi ne soffre molto fragile.

Si tratta di una malattia genetica che porta chi ne è affetto a dover convivere tutta la vita con vesciche e piaghe dolorose generate da ogni minimo sfregamento della pelle. Da qui il nome “bambini farfalla”, alludendo appunto alla delicatezza della loro pelle.

logoAnna, che è insegnante in una scuola elementare in provincia di Lecco, è testimonial dell’Associazione dal 2009, anno in cui ha partecipato a una gara di endurance a Cesenatico a sostegno dei  bambini farfalla. È stato dopo quella gara che la record woman ha deciso di impegnarsi per un obiettivo preciso: far conoscere la epidermolisi bollosa e raccogliere fondi per finanziare la ricerca affinché si possa arrivare a garantire a questi bambini una vita il più possibile normale.

Proprio per questo il prossimo mese Anna Mei sarà nuovamente in sella alla sua bicicletta per superare il   Guinness World Record. Secondo la Mei  il carattere dei bambini farfalla mostra delle affinità con quello di un ciclista: entrambi hanno una grandissima voglia di vivere e una grande capacità nel sopportare il dolore. La differenza è data dal fatto che la sofferenza del ciclista ha una fine, mentre quella di questi bambini no. Ecco perché la ricerca è l’unica arma a disposizione oggi per cercare di curare chi soffre di questa patologia che colpisce circa mille persone in Italia e 500.000 nel mondo.

A questo scopo è già partita una raccolta fondi online, raggiungibile al seguente link: www.retedeldono.it/it/progetti/tennis-club-premeno-asd/12h4debra.

Si ringrazia “Tennis Club Premeno 1895” per il supporto nella gestione della raccolta fondi online.

#12h4Debra è il 12 ottobre. Mentre Anna corre per battere il record, aiutaci a raggiungere un nuovo record di solidarietà!

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Anna Mei è una ciclista italiana. Nasce in una famiglia di sportivi: il padre Aldo è un allenatore di tennis, mentre il nonno Vincenzo è stato primo maestro di tennis in Italia nonché capitano della squadra italiana di coppa Davis negli anni trenta. Diplomata ISEF è tuttora insegnante di educazione fisica. Nel 1996, agli albori dello Spinning in Europa, entra in contatto con questa specialità ciclistica indoor. Successivamente  si cimenta nelle prime gare di 24h Endurance di Mountain bike, competizioni riconosciute dall’UCI, specializzandosi definitivamente in queste gare. Anna detiene ben cinque record: il record mondiale femminile di 1000 km indoor percorsi in 35 ore, il record mondiale femminile di 738,851 km in 24 ore, il  record mondiale femminile di 398km in 12 ore, il record delle 100 miglia in 4 ore 35 minuti e quello delle 200 miglia in 9 ore e 45 minuti. Dal 2009 è testimonial di Debra Sudtirolo, lAssociazione che si occupa di aiutare i bambini affetti da epidermolisi bollosa.

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ropal

Una colonna di fumo nero si è levata oggi pomeriggio da Abbiategrasso. Era un incendio scoppiato nella zona ex Ropal di via Dante. Da quanto hanno rilevato i carabinieri tutto è avvenuto all’interno di un capannone dove hanno sede diverse atttività. In uno dei locali in disuso erano in corso dei lavori e sarebbe stato un operaio che manovrava la fiamma ossidrica ad urtare accidentalmente del materiale infiammabile.

L’incendio si è esteso a buona parte del capannone, intaccando altre ditte, e costringendo il 115 ad inviare sul posto numerosi mezzi dei vigili del fuoco, compreso il nucleo Nbcr. Il tetto del capannone era in fibra di amianto, ma sarebbe stato poco toccato dalle fiamme. Il rogo si è sviluppato soprattutto a terra dovec’erano prodotti chimici. Sono in corso i rilievi da parte dell’Arpa.

 

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Unknown

Conoscevo bene Luca Birindelli, tragicamente scomparso qualche anno fa. Un pioniere del commercio e dell’industria italiani all’estero, che aveva fondato degli studi legali a Hong Kong, Shanghai e Pyongyang, in Corea del Nord.
Un giorno, a Hong Kong, mentre eravamo a pranzo al ristorante Gaia di Paolo Monti, gli chiesi se davvero suo padre avesse affondato la corazzata Giulio Cesare, che al termine della guerra era stata ceduta all’URSS. Ricordo che rimase con una forchettata di spaghetti a mezzaria, mi guardò sorpreso e mi chiese di che diavolo stessi parlando. Glielo spiegai, ma lui scosse il capo, chiedendo la data dello scoppio. Gli dissi un’ora e mezza dopo il 28 ottobre 1955.
“Io ero in fasce, ma la data 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, è davvero sospetta…comunque, non ce lo vedo proprio mio padre dare un bacio a mia madre, uscire di casa, incontrare Borghese e gli altri, poi tornare tranquillamente indietro, dopo aver fatto saltare una nave da guerra russa in Crimea.” Ma promise di chiedere a suo padre.
Qualche mese dopo, durante il suo successivo passaggio nella ex colonia britannica, mi raccontò che gliene aveva parlato, ma che lo aveva visto stranamente evasivo e reticente, rifiutando ogni commento; un fatto strano per lui, ex uomo d’azione confinato fra quattro mura e sempre alla ricerca di qualcuno con cui chiacchierare, per vincere la noia quotidiana.

Suo padre era la medaglia d’oro ammiraglio Gino Birindelli (1911-2008). Con Teseo Tesei, Elios Toschi, Emilio Bianchi e Luigi Durand de la Penne fece parte della flottiglia MAS e il 30 ottobre 1940 violò la base di Gibilterra. Solo un’avaria al suo mezzo subacqueo lo costrinse a riemergere e consegnarsi agli inglesi. Fu liberato dalla prigionia alla fine del 1943 e si unì ai badogliani, essendo un convinto monarchico. Al termine delle ostilità prese il comando del Battaglione “San Marco” e della corazzata Italia. Dal luglio 1954 ebbe il comando dell’incrociatore Montecuccoli, con il quale, dal 1º settembre 1956 al 1º marzo 1957, effettuò una crociera di circumnavigazione del globo.

Veniamo ora alla Giulio Cesare. Una nave di battaglia della classe Cavour, varata nel 1911 e che, dopo essere stata riammodernata nel 1937, dislocava a pieno carico 29.000 tonnellate.
In seguito, con l’armistizio del 8 settembre 1943, il Re ordinò alla flotta di consegnarsi agli inglesi a Malta. La Giulio Cesare, scortata dalla torpediniera Sagittario e dalla corvetta Urania, uscì da Pola si diresse verso Malta. Li attendeva un sommergibile tedesco fuori dal porto ma la Sagittario gli si buttò contro per speronarlo e permise alla corazzata di allontanarsi, con il siluro tedesco che esplose sugli scogli. Mentre navigavano davanti ad Ancora si ebbe un ammutinamento del suo equipaggio, che non voleva arrendersi agli inglesi e, armi alla mano, si preparano all’autoaffondamento. Ma il comandante Carminati riprese in mano la situazione, giurando ai propri uomini che, in caso di consegna agli inglesi, egli l’avrebbe autoaffondata. Il giorno dopo furono attaccati da Ju 87 Stuka ma la loro contraerea li respinse. Arrivati all’altezza di Taranto finirono la nafta e furono rimorchiati in porto dagli inglesi, dove giunsero l’11 di settembre e i capi dell’ammutinamento furono arrestati.

Alla fine della guerra, l’URSS a differenza delle altre potenze vincitrici non volle rinunciare ad appropriarsi di varie unità della nostra Marina. Questa cessione creò un grosso malcontento fra le nostre forze armate, al punto che furono disposte ispezioni subacquee ogni mezzora per evitare che gli uomini-rana della Flottiglia MAS le facessero saltare, come avevano minacciato di fare.
Oltre alla Giulio Cesare e la Cristoforo Colombo, i russi ottennero l’incrociatore Emanuele Filiberto, i cacciatorpediniere Artigliere e Fuciliere, le torpediniere Classe Ciclone Animoso, Ardimentoso e Fortunale, e i sommergibili Nichelio e Marea, oltre al cacciatorpediniere Riboty, ed altro naviglio leggero, quali MAS e motosiluranti, varie vedette, navi cisterna, motozattere da sbarco, una nave da trasporto e dodici rimorchiatori. Addirittura i sovietici avevano cercato di ottenere una delle nostre due moderne corazzate della classe Littorio, non ritirate da Stati Uniti e Inghilterra, e queste furono lasciate all’Italia solo dopo che garantimmo che le avremmo demolite.
La Giulio Cesare fu consegnata ai sovietici assieme al Artigliere e a due sommergibili nel porto albanese di Valona, con 900 tonnellate di munizioni, che comprendevano anche 1100 colpi per i cannoni principali e l’intera dotazione di 32 siluri da 533mm per i due sottomarini. Il nuovo nome della nostra corazzata divenne “Novorossijsk” e fu destinata a Odessa sul Mar Nero, che raggiunse il 26 febbraio 1949.

La sera del 28 ottobre 1955, la Novorossijsk ormeggiò a una boa nella baia di Sebastopoli a 100 metri dalla riva. La profondità del mare era di 17 metri, con ulteriori 30 metri di melma. A bordo vi erano un migliaio di marinai.
Alle ore 1:30 della notte del 29 ottobre, un’esplosione, della potenza stimata fra 3.000 e 5.000 kg di TNT sotto allo scafo squarciò la corazza, dal ponte inferiore fino al ponte del castello di prua, aprendo un enorme falla nella carena. Subito persero la vita circa 200 uomini dell’equipaggio, alle 2:00, il comandante Ovčarov ordinò di rimorchiare la nave in un punto meno profondo ma alle 2:32 la nave s’inclinò, mentre i rimorchiatori la trainavano e dopo 10 minuti, s’inclinò a babordo affondando da prua. Alle 4:15 si capovolse, con centinaia di marinai che si trovavano sul ponte, che caddero in acqua e che finirono schiacciati dallo scafo, mentre molti altri restarono intrappolati nei compartimenti della nave.
L’imperizia degli ufficiali e l’impreparazione dei soccorsi ampliarono i termini di quella tragedia, con perdite altissime di vite umane: 604 uomini! Questo forse spiega la ritrosia di Gino Birindelli e di altri componenti di questa missione.

Mosca, dapprima, disse che c’era stato un incendio bordo, e poi parlarono di una mina tedesca non disinnescata, dimenticata in quel porto. E in effetti ne rinvennero alcune, successivamente anche se il punto di ormeggio della Giulio Cesare era già stato bonificato. Alcuni alti ufficiali sovietici furono degradati e puniti, ma poi cadde la cappa del segreto militare e non se ne parlò più sino agli anni ottanta
Alla fine di dicembre del 1999, Vladimir Putin ha premiato sette marinai superstiti della corazzata, decorandoli con un decreto presidenziale.
L’ipotesi di un sabotaggio straniero vien giudicata palusibile da alcuni storici russi ed è stata recentemente rievocata dalla rivista russa Itoghi nel 2005, in occasione del cinquantenario dell’incidente. Il giornalista Luca Ribustini nel 2014 scrisse il libro “Il mistero della corazzata russa – Fuoco, fango e sangue”, cercando di ricostruire quella vicenda e attribuendo agli uomini della Xma MAS questo affondamento.

Angelo Paratico

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VARESE – Completato il 4 agosto il percorso di ristrutturazione avviato nel 2013: con la dichiarazione del Tribunale di Varese è stata infatti ufficialmente attestata la completa esecuzione del piano e positivamente concluso l’iter del concordato preventivo in continuità aziendale avviato da La Tipografica Varese (LTV), una delle più importanti realtà europee per la stampa di libri. La procedura ha permesso di preservare da eventi pregiudizievoli l’azienda durante le delicate fasi della ristrutturazione.

Gianandrea Redaelli, quarta generazione della famiglia in azienda, commenta: “Per il risanamento de La Tipografica Varese è stato fondamentale lavorare sui nostri tre asset tradizionali: tecnologie all’avanguardia, personale specializzato, clienti primari. Gli sforzi che abbiamo fatto in sintonia con i lavoratori che, con le loro rappresentanze, sono stati parte integrante e attiva della riorganizzazione – e a loro va il nostro ringraziamento per il sostegno e l’impegno dimostrati – ci hanno permesso di superare la fase più acuta della crisi. Il risanamento non sarebbe stato possibile senza la fiducia dei fornitori e degli istituti di credito: hanno creduto nel nostro progetto, e noi siamo soddisfatti di essere riusciti a portarlo a compimento, soprattutto se consideriamo che non sono molte le aziende che hanno concluso positivamente la procedura di concordato. Ora siamo consapevoli di dover affrontare questa nuova fase continuando a ricercare sempre maggiore efficienza, con attenzione, prudenza e oculatezza, per evitare ricadute e continuare ad essere una realtà di riferimento per i tanti editori nazionali e internazionali che da decenni ci accordano la loro fiducia. Lo dobbiamo a loro, e alle 130 famiglie che lavorano con noi: un valore sociale importantissimo per questo territorio, in cui operiamo da novant’anni. Crediamo in un mondo con i libri e vogliamo continuare ad esserci in futuro per stamparli”.

La scelta di LTV di proseguire l’attività, di ricostruire e riequilibrare gli aspetti patrimoniali, economici e finanziari dell’azienda ha richiesto grandi sforzi in un momento molto delicato e reso ancora più difficile non solo dalla crisi economica mondiale, ma anche dalla smaterializzazione di alcuni prodotti storici, che si è aggiunta alla generale contrazione della capacità di spesa delle famiglie. I libri sono stati infatti uno dei primi “lussi” ad essere tagliati. Il rapporto “L’editoria, la filiera distributiva, la lettura in Lombardia (2007-2015)”, a cura dell’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori (Aie) su dati Istat, ha certificato una contrazione del mercato: si è passati dai 145 milioni di libri venduti nel 2007 ai 79 milioni nel 2014.

Profilo aziendale
La Tipografica Varese Srl, fondata nel 1927 da Pietro Giuseppe Redaelli, è un riferimento europeo nel mondo della stampa dei libri e una realtà di rilievo del tessuto economico e sociale del territorio varesino. Con una struttura produttiva ‘a ciclo completo’ – dalla pre-stampa alla legatoria – realizza una vasta gamma di prodotti editoriali (tradizionale produzione libraria, saggistica e scolastica, dizionari, bibbie, codici e guide turistiche, riviste e cataloghista industriale).
Con 18 milioni di euro di fatturato nel 2016 (48% export), 130 dipendenti, un sito produttivo di 22mila metri quadrati e tecnologie all’avanguardia, LTV serve i maggiori editori italiani ed europei come Mondadori, Rizzoli, DeAgostini, Pearson, Gruppo Hachette, Sejer, Editis, Dalloz, Cambridge University Press.
Ha stampato prime edizioni importanti come “Il dottor Živago” di Boris Leonidovič Pasternak pubblicato in anteprima mondiale in Italia nel novembre 1957 dalla Feltrinelli; “Il Gattopardo” scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa ed edito da Einaudi; “Il Padrino” di Mario Puzo ed edito da Dall’Oglio; “Va’ dove ti porta il cuore”, scritto da Susanna Tamaro e pubblicato da Baldini e Castoldi; “Harry Potter e la pietra filosofale” e “Harry Potter e la camera dei segreti” della scrittrice J. K. Rowling, editi in Italia da Adriano Salani Editore. Dalla costituzione di Regione Lombardia ha sempre stampato il Bollettino Ufficiale, fino alla scelta di dematerializzarlo, così come i Fascicoli Servizi e gli Orari Ufficiali di Ferrovie dello Stato. Ulteriori informazioni disponibili al sito www.ltv.varese.it

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