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10 dicembre 2017

gerusalemme
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Foto Francesco Maria Bienati

Gerusalemme è stata riconosciuta, dagli Stati Uniti, capitale di Israele sin dal 1995, ma la formalizzazione è sempre stata rimandata, fino a quando Donald Trump ha dichiarato di voler trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme.

Non sono ancora chiare le tempistiche e soprattutto le motivazioni dietro questa decisione. Probabilmente il presidente intende differenziare, in modo plateale, la sua attività in politica estera rispetto a quella del suo predecessore e compattare così una parte importante del suo elettorato.

Il gesto ha suscitato il dissenso della comunità internazionale e ha scatenato la prevedibile rabbia dei palestinesi. Nonostante siano diversi i presupposti che lasciano presagire una continuazione dei disordini di questi giorni, è necessario tuttavia usare una certa cautela prima di dare per certa una nuova intifada (sebbene sia stata dichiarata), se la parola “risveglio” presuppone un’ampia insurrezione con ripercussioni importanti sull’assetto politico palestinese.

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la Città di Betlemme, durante un attacco Israeliano nel Novembre del 2000 – Foto Francesco Maria Bienati

La prima, scoppiata nel 1987 e conosciuta come “intifada delle pietre” per indicare i mezzi di fortuna usati dai palestinesi, ha portato alla nascita di nuove organizzazioni dedite alla lotta armata contro Israele, la più importante delle quali è Hamas. Il movimento ha rafforzato il suo ruolo durante la seconda intifada (2000), caratterizzata infatti da una solida organizzazione politica. La violenza degli scontri ha anche sortito l’effetto di convincere la maggior parte dell’opinione pubblica mondiale che la pace sia possibile solo prevedendo la nascita di uno stato palestinese indipendente da quello israeliano.

medioDa allora il Medio Oriente è profondamente mutato; i cambiamenti sono ancora in corso e lo saranno per il medio e lungo periodo. Gli esiti sono tuttora incerti ma “il fronte del rifiuto”, con cui si intende l’insieme dei paesi non disposti a trattare con Israele in assenza di determinate condizioni, è spezzato, e lo è da tempo. L’Iraq, la Libia e la Siria non sono nella condizione di poter agire; in particolare Damasco, come patria del nazionalismo arabo, non è mai rimasta insensibile alla questione palestinese, sia per la sua posizione geografica, sia per l’alto numero di profughi accolti nel paese. Hafez al Assad, i cui rapporti non l’Olp non erano idilliaci, era un politico realista, diventato progressivamente consapevole che Israele era ormai una realtà strutturata in Medio Oriente; l’unico modo per arginarne l’espansione territoriale era unire gli altri stati dell’area in un’opera di contenimento. L’impresa, al di là della retorica ufficiale, è fallita.

Attualmente, Arabia Saudita e Iran sono impegnati in uno scontro che, se non ha portato ancora a una guerra dichiarata tra i due, ha risvolti in Yemen, Siria e Libano. I sauditi anzi non hanno, negli ultimi anni, preso nette distanze da Israele, proprio in funzione anti-iraniana.

Solo Egitto, Giordania e Turchia possono permettersi una minima volontà di mediazione. I fronti sono troppi per aprirne con leggerezza un altro e questo spiega l’intera preoccupazione della comunità internazionale.

gerusalemme2Lo status giuridico di Gerusalemme è sempre stato, d’altra parte, complicato da definire e nessuna Conferenza di pace ha portato finora a una soluzione condivisa dalle parti. Israele rivendica l’intera città, acquisita militarmente durante la guerra dei Sei giorni, mentre l’Anp (Autorità nazionale palestinese) chiede che Gerusalemme est sia la capitale di un futuro (e al momento ipotetico) stato palestinese. Nel 2000, l’Anp ha dichiarato di considerare la parte orientale della città come territorio occupato, e come tale è riconosciuto anche dall’Onu e da numerosi paesi occidentali.

Le forti rimostranze a Gaza, in Cisgiordania, a Ramallah, Betlemme e Gerusalemme sono inoltre un banco di prova per l’accordo tra al Fatah e Hamas. L’intesa, iniziata gradualmente nel 2014 e firmata nel febbraio di quest’anno, tenta di porre fine ai contrasti tra i due ed è però la somma di due debolezze. Mahmud ‘Abbas (Abu Mazen), leader di al Fatah, rappresenta l’area più moderata della dirigenza palestinese, non in grado tuttavia di controllare i gruppi armati e neanche tutti i territori; ne è stata prova l’ottimo risultato elettorale di Hamas ottenuto nel 2006 nella striscia di Gaza.

WestLa vittoria non è stata riconosciuta da gran parte della comunità internazionale, che cataloga il gruppo come terrorista, e ha portato ulteriori sanzioni verso i palestinesi. Il governo di Gaza quindi è nato debole e gli scontri tra Hamas e al Fatah del 2007 hanno ulteriormente esacerbato i dissidi, provocando inoltre successive scissioni nell’organizzazione islamista. Nel frattempo, al Fatah ha avviato colloqui con rappresentanti del governo israeliano, i quali sono però decisi a non recedere sulla possibilità di bloccare gli insediamenti di coloni in Cisgiordania e hanno proposto la West Bank come possibile nucleo della Palestina, isolando così Gaza, condizione non accettata da ‘Abbas.

L’accordo tra le diverse anime della resistenza palestinese è solo una base di partenza e sarebbe, se fosse prorogato, un’impresa notevole: occorre mostrare un fronte compatto per avere qualche possibilità negoziale e ripristinare un rapporto di fiducia con i palestinesi stessi. Le varie azioni precedenti gli attuali disordini, compresa quella che è stata frettolosamente definita “l’intifada dei coltelli”, sono nate in modo spontaneo e senza una reale pianificazione “dall’alto”, frutto più della frustrazione che di un calcolo politico.

Ovviamente un’eventuale brusca conclusione del processo di avvicinamento tra al Fatah e Hamas porterebbe alla radicalizzazione delle reciproche posizioni, allontanalo ancora una volta il processo di pace.

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corbetta

Pioggia di euro dalla Regione Lombardia per le associazioni di vigili del fuoco volontari. L’assessore alla sicurezza, protezione civile e immigrazione Simona Bordonali ha annunciato la graduatoria per l’assegnazione dei contributi a favore delle Onlus che sostengono i distaccamenti.

Se al primo posto, con quasi 20mila euro, è stata premiata l’associazione amici dei pompieri di Garbagnate, all’associazione amici vigili del fuoco di Abbiategrasso sono toccati più di 16mila euro, all’associazione amici dei pompieri di Inveruno quasi 15mila euro e al gruppo amici pompieri volontari di Corbetta 7.300 euro. “Regione Lombardia – ha detto l’assessore – è concretamente vicina ai vigili del fuoco volontari, tanto da finanziare 32 progetti per l’acquisto di dotazioni tecniche come radio portatili, motoseghe, motoventilatori, termocamere e altro ancora”.

Nel complesso sono stati distribuiti ben 500mila euro per l’acquisto di strumentazioni di vario tipo.

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Giovanissimo, eppure nascondeva in casa un etto e mezzo di hashish. Un ragazzo di 19 anni, nella serata di giovedì, è stato arrestato dai carabinieri, durante un normale servizio di pattugliamento, mentre si trovava in via Novara a Bareggio. Lo hanno visto mentre cedeva della sostanza stupefacente ad un coetaneo. I militari lo hanno avvicinato e controllato.

Hanno fatto accertamenti anche sull’acquirente, appurando che aveva acquistato dell’hashish per uso personale proprio dal 19enne che controllavano. Non si sono limitari alle verifiche sul posto, ma hanno continuato la perquisizione domiciliare presso la sua abitazione, sempre a Bareggio. Dove è stato ritrovato un etto e mezzo di hashish, un quantitativo discreto soprattutto per un ragazzo. Il 19enne, già con precedenti di polizia sempre per reati connessi alla droga e ufficialmente disoccupato, è stato arrestato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio e accompagnato in caserma per completare le formalità burocratiche relative all’arresto.

Ieri mattina, difeso dall’avvocato Roberto Grittini, è stato trasferito al tribunale di Milano dove il giudice ha disposto gli arresti domiciliari presso la sua abitazione.

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vigevano

Bruxelles, 7 Dicembre 2017

E’ di poche ore fa la notizia dell’avvenuto invio di una lettera della Presidente della Commissione per le petizioni del Parlamento europeo, Cecilia Wikström, ai Ministeri dell’ambiente e dei trasporti e a Regione Lombardia in merito alla questione “NO Tangenziale”, oggetto di una petizione recentemente dibattuta a Bruxelles in presenza dei Comitati, degli agricoltori e di alcuni sindaci del Sud Ovest Milanese, territorio interessato dal tracciato della Superstrada Vigevano-Malpensa.

Rivolgendosi alle autorità nazionali e regionali competenti, la svedese Wikström ha accolto la proposta avanzata per M5S da Eleonora Evi, sulla scorta del dibattito in merito al progetto ANAS che ha tenuto banco al Parlamento europeo l’11 ottobre scorso.

L’appello che i Membri del Parlamento UE rivolgono a Gianluca Galletti, Graziano Delrio e a Claudia Maria Terzi intende innescare una riflessione sull’opportunità di realizzare questa infrastruttura.

Nella lettera si legge, in particolare, che “gli eurodeputati condividono le critiche dei cittadini sull’opera stradale in questione, anacronistica e sovradimensionata, perché penalizza le alternative alla mobilità sostenibile (i.e. trasporto pubblico e piste ciclabili) e provoca effetti devastanti sul sistema idrico, la biodiversità, l’agricoltura e il paesaggio dei Navigli lombardi e della zona del Parco del Ticino”.

Inoltre, richiamando l’ormai cronico problema dovuto alla scarsa qualità dell’aria che affligge il Sud Ovest Milanese per via dei continui superamenti dei valori limite di PM10 e NO2 – in palese infrazione dalla normativa europea – la lettera sollecita le autorità competenti a prendere le opportune misure correttive.

Ed è proprio in relazione a questo aspetto che verte il messaggio principale che il Parlamento UE ha voluto veicolare alle autorità italiane in merito alla Vigevano-Malpensa.

Un passaggio della lettera, infatti, definisce il progetto “controproducente sotto tutti i punti di vista (economico, ambientale e sanitario)” ed aggiunge che l’eventualità di una sua autorizzazione sulla base di una VIA obsoleta “potrebbe contribuire alla decisione della Commissione europea di deferire di nuovo l’Italia alla Corte di giustizia per le persistenti violazioni dei limiti di inquinamento atmosferico”.

Il Movimento Cinque Stelle ha lavorato per questo risultato e, a tutti i livelli, accoglie con favore l’invio della lettera del Parlamento europeo ai Ministeri competenti e a Regione Lombardia in tempo utile per la Conferenza dei servizi sulla Vigevano-Malpensa che si terrà a Roma il prossimo 14 dicembre.

Siamo convinti che questa missiva, insieme agli orientamenti sfavorevoli al progetto di Superstrada già espressi da alcuni enti territoriali, costituisca un valido elemento che deve necessariamente entrare nel dibattito in corso, e che deve essere preso in seria considerazione. Per gli scenari che evoca in merito a possibili azioni in sede europea e, soprattutto, perché esprime perfettamente la totale insensatezza di questo progetto viabilistico.

Eleonora Evi – Portavoce M5S Parlamento europeo

Massimo De Rosa – Portavoce M5S Camera dei deputati

Marco Carrettoni – Portavoce M5S Città Metropolitana   

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Compie ben 19 anni lo storico calendario per la missione di Maristella Bigogno in Togo.

IMG_1551Presentato oggi pomeriggio alla bottega della solidarietà di via Pretorio 17 (dove sarà possibile acquistarlo dietro contributo di 5 euro) da Francesco Bigogno dell’associazione Cuori Grandi Onlus e dallo sponsor Paolo Doria presenta anche per l’edizione 2018 contributi fotografici importanti prodotti direttamente dai volontari che hanno trascorso dei periodi ad Amakpapè.

19732207_1444325742282544_8719937271167339603_nQuest’anno la copertina significativa – racconta Bigogno – raffigura un bimbo con tante ciabattine davanti e la frase ‘Prima di intraprendere un cammino rifletti e subito dopo agisci”. Il progetto da sostenere sarà quello della realizzazione delle scuole medie e superiori per la missione di Amakpapè. “Una scuola ampia ed accogliente – continua Bigogno – che ospiterà anche la mensa al piano terra per quei ragazzi che, arrivando da villaggi lontani, si fermeranno a scuola a mangiare”.

Sono in molti, infatti, che devono fare 6, 7 chilometri di cammino per raggiungere la scuola e poi, la sera, ripetere la strada per rincasare. Oltre alle aule ci saranno anche le stanze per i laboratori. Maristella e Suor Patrizia vogliono investire molto nell’educazione. Perché solo in questo modo potranno convincere i giovani a rimanere nel Togo e a non trasferirsi verso i cosiddetti paradisi occidentali per sfuggire alla povertà.

17021951_1316525725062547_1306400569848703895_nNel 2017, anche grazie al ricavato della vendita dei calendari, sono stati realizzati importanti progetti. Per la questione sanitaria è stato realizzato un piccolo ambulatorio e si pensa ad un poliambulatorio con due o tre reparti specialistici. Sono novemila le persone curate dalla malaria, 275 i bambini a cui sono state fatte trasfusioni di sangue, 240 le persone aiutate per problemi di denti, occhi e per protesi. Spesso è la stessa Maristella, in situazioni di emergenza, a donare il sangue.

E sono state realizzate 11 casette per le mamme in difficoltà. Sono quelle donne abbandonate dai mariti e rimaste praticamente sole. Cosa è possibile donare, oltre ai soldi, per la missione di Maristella? Alimentari di lunga scadenza, detersivi per lavare i piatti e anche per l’igiene personale, stoffe e vestiti di cotone, ma anche biciclette (mezzo particolarmente utilizzato), zaini, cartelle e borse.

224227_187409067974224_6926928_nPer informazioni chiedere direttamente a Francesco Bigogno (bigogno@libero.it, presidente@cuorigrandionlus.org).

Negli ultimi tempi Cuori Grandi Onlus non è più accentrata solo su Magenta. Tante sono le persone da ringraziare e tra di loro c’è Maria di Catanzaro, il gruppo di Roma, Elena di Brescia, validissima infermiera, e tanti altri ancora.

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